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SONDAGGIO
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  Sì, al centrocampo nerazzurro servono qualità come le sue
  No, non è ha il physique du role per giocare all'Inter
  Sì, pescare tra i migliori giovani italiani è la via giusta
  No, il prezzo chiesto dall'Atalanta è assolutamente fuori mercato
  La Juve alla fine avrà la meglio

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Editoriale

Consigli a presidenti e direttori sportivi: i migliori 10 giovani allenatori italiani

Nato ad Avellino il 30-09-1983, si è trasferito a Milano per lavorare ad Eurosport e Sportitalia. Direttore di Tuttomercatoweb dal 2007 e di Sportitalia. Conduttore del Gran Galà del Calcio AIC 2011 e 2012, fondatore della società Micri Communicat
23.03.2015 00.00 di Michele Criscitiello  Twitter:    articolo letto 43443 volte
© foto di Balti Touati/PhotoViews

Nell'era degli Inzaghi, Seedorf e Stramaccioni, vogliamo fare alcune riflessioni sui giovani allenatori; del presente e del futuro. La moda dei "Guardiola" sta lentamente finendo perché i presidenti hanno capito che, la maggior parte delle volte, risparmiare e fare la scommessa della vita non porta a nulla. Fino a due anni fa, il passaggio dal campo alla panchina era repentino. Sono andati così, lentamente, in soffitta gli allenatori navigati con esperienza trentennale. Hanno pagato questa corsa al giovane, i vari Cavasin, Mutti, Cagni, Colomba, Silvio Baldini e tanti altri che con la loro esperienza avrebbero fatto comodo a tante società. Poi ci sono le esplosioni lente, vedi Sarri ad Empoli, gli sconfitti che vanno sempre di moda, l'esempio è Zeman, e le giovani promesse mancate, quelli del "vorrei ma non posso". Marcolin, Aglietti, Calori, Zola, Pancaro e altri mille che hanno avuto le loro occasioni ma le hanno bruciate una dietro l'altra. Chi per incapacità e chi per presunzione. Guardiamo al futuro, proviamo ad individuare dieci giovani allenatori che faranno una grande carriera. Un tecnico non si giudica mai al primo anno, ne occorrono almeno tre. Bisogna valutare le idee, il gioco, ma soprattutto il suo comportamento nello spogliatoio. Poi bisogna capire se l'allenatore è un aziendalista oppure un testardo presuntuoso. Gli allenatori, oggi, devono essere manager e non tecnici. A loro, e grazie a loro, si devono meriti o demeriti di club che fanno il salto di qualità o falliscono. Sono allenatori che, nella peggiore delle ipotesi, gestiscono capitali da 6-7 milioni di euro. La nostra lista, le nostre spiegazioni. Consigli, forse, utili per il futuro.

Roberto Stellone, classe 1977. Scadenza con il Frosinone 2015
Ha il profilo giusto per allenare, già dal prossimo anno, in serie A. Porta il Frosinone in B al primo colpo, sta disputando una cadetteria da vertice e, tranne alcuni alti e bassi, ha un rendimento superlativo. Le sue squadre giocano molto bene in fase offensiva, specchio di un allenatore ex attaccante, dà grande sostanza e anche fuori dal campo ha il giusto atteggiamento. Una sorpresa per il suo approccio alla panchina. Gli manca l'ultimo anno a grandi livelli per la definitiva consacrazione. Miglior modulo, un pulito 4-4-2.

Massimo Rastelli, classe 1968. Scadenza con l'Avellino 2016
Ha fatto tutta la gavetta possibile, dalla Juve Stabia al Brindisi, da Portogruaro ad Avellino. Per conto suo parlano i numeri. In carriera ha una media di partite vinte del 41,6% e solo il 28,9% di sconfitte. Il vero artefice del miracolo Avellino di questo triennio. Una promozione in B con una squadra partita per fare un campionato di metà classifica, play off sfiorati lo scorso anno in B e quest'anno un campionato da vertice. Tutto questo con squadre che costano alla Proprietà gli stessi soldi ricevuti dalla mutualità della Lega. Il classico esempio di allenatore manager; individua i giocatori, li sceglie e li allena. Lo segue, non a caso, l'Atalanta. A lui si deve l'esplosione di Zappacosta e la seconda giovinezza di Castaldo. La fotografia di Rastelli è Galabinov. Cambiato allenatore, cambiato il rendimento. 3-5-2 pulitissimo con esterni utili nella doppia fase. Il suo problema più grande è quello di allenare nella sua Regione. Troppe pressioni ed aspettative. Un unico dubbio: la preparazione atletica. Nel girone di ritorno troppi cali, rispetto a quello di andata.

Roberto De Zerbi, classe 1979. Scadenza con il Foggia 2015
Da calciatore lo abbiamo lasciato arrogante e che si trascinava sul finale di carriera. Ha iniziato da allenatore ed è partito con il botto. Un ragazzino in panchina ma con il carattere giusto per farsi rispettare da tutti. Vera rivelazione dei tre gironi di Lega Pro. Il Foggia lotta per i play off con una squadra normalissima e costata pochissimo. De Zerbi ha grandi idee di gioco ed è molto pratico. Valorizza gli attaccanti, in accordo a quella che era la sua filosofia da calciatore. Può arrivare molto lontano. Modulo preferito: 4-3-3, come quello di Pasquale Marino ai tempi del Catania di De Zerbi, Mascara e Spinesi. 43,3% di vittorie ottenute e solo il 20% di sconfitte.

Mimmo Toscano, classe 1971. Scadenza con il Novara 2016
Allenatore giovane con idee da innovatore. Pragmatico e concreto. A Cosenza e Terni ha sorpreso tutti con i suoi risultati e le sue promozioni. Arrivava dalle giovanili del Rende e, da subito, ha saputo vincere con i grandi. Ha una grande dote: farsi rispettare nello spogliatoio e tenere sempre unito il gruppo. Si trascina da anni uno staff tecnico di elevatissima preparazione e ha capito che un allenatore meridionale per sfondare non deve restare in Patria ma deve emigrare al Nord. Ha una sua idea di gioco: 3-4-3, ma la sua duttilità quest'anno a Novara lo ha portato a giocare con il 3-5-2. Valorizza i giovani e fa guidare il gruppo ai "vecchi". Secondo i filosofi vince chi fa la collezione di figurine, gli hanno detto che aveva una corazzata ma per trequarti di stagione ha giocato con giovani del 96 (Dickmann), 95 (Schiavi) 94 (Vicari) e altri 90 come Tozzo, Bianchi, Faragò e Corazza. Ottimi metodi di allenamento. Se, davvero, questa squadra è diventata una corazzata grazie a Toscano lo dimostrerà nelle ultime 7 giornate. A Terni, in molti, lo rimpiangono.

Antonino Asta, classe 1970. Scadenza con il Bassano 2015
Signori, qui stiamo parlando di un allenatore che ha tutto per sfondare. Lo stiamo tenendo d'occhio da due anni e i risultati sono eccellenti, anche nelle difficoltà. Partito bene con le giovanili del Torino, potrebbe rappresentare proprio il futuro del Toro ed invece è stato scaricato con troppa fretta. Bene lo scorso anno a Monza, benissimo quest'anno a Bassano. Ama giocare con il 4-2-3-1, anche perché ha gli uomini per farlo. Iocolano ammazza gli avversari e Nolè e Pietribiasi li abbattono del tutto. Centrocampo di quantità, difesa da perfezionare, ma la qualità non si può improvvisare. Ha avuto un periodo di calo ma poi con 4 vittorie consecutive è tornato a lottare per la vetta, con 3 successi ottenuti in trasferta. Gran motivatore, non molla mai. Pronto per la B, con o senza Bassano.

Stefano Vecchi, classe 1971. Scadenza Inter Primavera 2016
La sua scelta può essere condivisibile o meno, noi non la condividiamo, ma il risultato non cambia. Anche con la squadra Primavera dell'Inter vince. Il Viareggio in cassaforte e la voglia di tornare ad allenare i grandi. All'apice della sua carriera è tornato indietro e nessuno glielo aveva chiesto. Il miracolo di oggi del Carpi capolista parte dalle sue fondamenta. Ottima stagione anche con il Sudtirol. Ha fatto tutta la trafila, quest'anno avrebbe avuto altre grandi occasioni in B ma il tempo per rimediare c'è tutto. Le sue squadre giocano bene e vincono.

Roberto D'Aversa, classe 1975. Scadenza con il Lanciano 2015
Continuare nel segno di Baroni non era facile, eppure è riuscito a tenere il Lanciano ad alti livelli. Il rischio era altissimo, lui è stato bravo a tenere unito il gruppo e alta l'attenzione. Prima direttore tecnico, poi allenatore. D'Aversa ha bisogno di altri due anni di rodaggio prima di essere del tutto pronto. Le premesse sono ottime anche se, quando non passi per i campi di Lega Pro, qualcosa ti manca sempre. Che alleni in B o in A. Lui ha avuto la fortuna di partire direttamente dal secondo piano del palazzo. Predilige il 4-3-3 ma cambia spesso e bene. Classico esempio di allenatore aziendalista.

Michele Marcolini, classe 1975. Scadenza con il Real Vicenza 2015
Lui diventerà allenatore. Prepara benissimo le partite, conosce tutti i calciatori e sa lavorare sia con i giovani che con le vecchie volpi (vedi Bruno). L'ex centrocampista del Chievo Verona è nel nostro mirino già da un paio di anni. E' partito subito forte con il Lumezzane, ricordandoci un po' Davide Nicola. Al Real Vicenza ha fatto un girone di andata da fuoriclasse, andando al di là delle più rosee aspettative, ma questo si è rivelato un boomerang perché ha fatto credere che una squadra buona fosse diventata la regina del torneo. Ha pagato con un esonero assurdo ed è stato richiamato ma, ormai, è troppo tardi e in queste ultime 7 giornate di campionato potrà dire poco alla stagione. Lui ha vinto! Giovane e preparato. Gli serve un altro anno di Lega Pro, ma con squadre che puntano a vincere, e poi sarà pronto per il salto in B. Farà strada.

Davide Nicola, classe 1973. Scadenza con il Bari 2016
Aveva detto che non avrebbe accettato proposte dalla B perché voleva la A. Poi ha fatto la fesseria ed è sceso di categoria, anche se la piazza è da serie A. Nicola è il classico esempio di allenatore gentiluomo. Persona educata e tecnico preparato. La B gli sta stretta. Ha bruciato tante tappe grazie a quel "folle" di Spinelli che lo prese a Livorno, dopo un solo anno a Lumezzane. Lui ha ripagato con i fatti e soprattutto con i risultati. In carriera ha vinto tanto (37,6%) e perso tanto (37%). Pareggia di meno (25,5% di pari in 4 anni). Lo aspettiamo in serie A.

Pasquale Padalino, classe 1972. Svincolato
Qui andiamo controcorrente. Non ha ancora vissuto fasi up della sua carriera, eppure crediamo tantissimo nelle sue qualità. Metodi di allenamento eccellenti, pugno di ferro quando serve e grande preparazione generica. Strano che finora ancora non sia esploso. Aspetta il suo momento ma se continua a scegliere Presidenti come Camilli, la sua esplosione avverrà nel 2034. 3-5-2 pragmatico, non si intestardisce sul 4-3-3 di zemaniana memoria. Nel breve potrebbe essere una piacevole sorpresa. Gli va data fiducia ma soprattutto gli va dato un anno intero per fare il suo mestiere.

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