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Conte con Giovinco come Sacchi con Mussi. Inter, chi di Robinho ferisce di Guarin perisce. Milan, c'è chi rosica e chi Suso. Biasin, pensa a Thohir e ascolta Mou

Nato a Milano il 10 Maggio 1965; Giornalista Professionista dal 1994. Dopo le esperienze professionali di carta stampata (La Notte e Il Giorno) e televisive (Telelombardia, Telenova, Eurosport), dirige Milan Channel dal 16 Dicembre 1999.
06.09.2014 00.00 di Mauro Suma   articolo letto 38231 volte

C'era una volta Roberto Mussi. Appena arrivati al Milan, estate 1987, lui e Walter Bianchi vengono proposti a...Mauro Tassotti e Paolo Maldini come modelli da seguire in termini di dedizione alla squadra e di conoscenze tattiche. L'autore della provocazione, una di quelle cose che tengono alta l'attenzione di una squadra, è un certo Arrigo Sacchi. La letteratura rossonera di quegli anni, per la verità, canzonava un po' Arrigo per quella doppia scelta. E lui lo sapeva, come sapeva anche delle perplessità dirigenziali su Mussi e Bianchi. Punto sul vivo, Sacchi seppe però rimanere fedele alle sue intuizioni e ai suoi parametri. E va bene, finì più o meno così, Mussi non farà il titolare qui al Milan ma un giorno giocherà in Nazionale...Cosa poi realmente accaduta, nel 1994, ai Mondiali, quando il Ct però era lo stesso Arrigo. Eh ma non vale...Questo ricordo calza più o meno a pennello per il palmo di mano in cui Antonio Conte porta Sebastian Giovinco. Il talentuosissimo giocatore della Juventus fatica sempre più a trovare spazio nella Juventus, ma in Nazionale ci va uguale e gioca, anche se nel finale di gara. Non solo, ci va con la maglia numero 10, con tutti gli onori. E il pensiero torna a quella domenica di Campionato in cui lo stesso Conte si spazientì niente meno che con lo Juventus Stadium per i fischi a Giovinco. Gli allenatori dogmatici hanno i loro giocatori di riferimento. Le sfide tutte loro. Quel braccio di ferro continuo fra i loro pensieri e il flusso dei luoghi comuni. Sacchi fece molto bene ma divise molto. La sensazione è che anche Conte sia pronto ad incamminarsi per la stessa strada.

Il pronto soccorso mediatico nerazzurro è sceso in campo in forze, questa settimana. Campionario in grande stile. Non è arrivato Lavezzi? E chissenefrega. Guardate Handanovic, come para i rigori! E quell'offerta del Barcellona per Kovacic, queste sì che sono notizie! Per non parlare poi dell'età media: gioite gente, è scesa a 26 anni e mezzo. Mica come quei vecchioni del Milan che hanno un'età media di...27 anni. E poi le articolesse contro Galliani, in cui il sottotraccia era: ma come si permette di dire che ha soffiato Bonaventura all'Inter! E' l'Inter che ha lasciato il giocatore, per non aver potuto cedere Guarin. Piccolo particolare: al dirigente rossonero non è mai passato per l'anticamera del cervello il pensiero di aver soffiato Bonaventura all'Inter. Era semplicemente divertito dal fatto che, proprio perché l'Inter avesse tenuto in stand by il giocatore in base alle possibili evoluzioni del proprio mercato, fossero già tutti a Milano: presidente dell'Atalanta, direttore dell'Atalanta, giocatore e procuratore del giocatore. E se devi fare una operazione di mercato a due-tre ore dalla fine del calciomercato, questo agevola eccome. Certo se Guarin fosse partito, le cose sarebbero andate diversamente. Ma su Guarin, il calcio insegna qualcosa. Qualche anno fa ne ha pagato le conseguenze anche il Milan. Belle o brutte che siano, quando le operazioni di mercato sono sul punto di essere fatte, mai tornare indietro. Il risultato di quell'affare interrotto fra Guarin e Vucinic è sotto gli occhi di tutti: l'espressione media con cui il colombiano sta nell'Inter è tutt'altro che vivace, il suo rendimento così così ha indotto il Club ad acquistare Hernanes che va pagato e tanto e che a sua volta inibisce almeno parzialmente la consacrazione di Kovacic che pure sta molto a cuore ai tifosi nerazzurri. E per finire di offerte per l'acquisto del Guaro non ne arrivano. Lo chiedono solo in prestito e di conseguenza i Bonaventura della situazione non arrivano. E' la seconda sessione di mercato guariniana in casa Inter. Come quando c'erano le sessioni robinhane in casa Milan, ma lì il pronto soccorso mediatico non arrivava mai.

Nessuno deve fare i caroselli in casa Milan. Dopo l'ultima pessima stagione, pancia a terra e correre. Con impegno e rispetto delle regole. La strada non cambia. Ma qualche virgola la si può mettere a posto. In questo mercato il Milan ha rifatto la squadra, migliorato il gruppo, tamponato la falla dei 30 milioni mancanti all'appello per la non qualificazione Champions League e abbassato il monte-ingaggi. Restano alcune questioni aperte. Cristante ad esempio: oggi il mercato in Italia, nessuno escluso, si fa o con i ricavi delle Coppe o con le cessioni di cartellini importanti. Per fare le cessioni ci vuole coraggio e fortuna. Solo il tempo dirà chi ci ha guadagnato fra Milan e Benfica su Cristante. Lui è un '95 che deve ancora fare il salto di qualità e per lui c'era una offerta dal Benfica senza la quale non poteva arrivare Bonaventura. Che è un giocatore pronto subito ed è subito che il Milan deve provare a tornare in Champions League pena un altro mercato, estate 2015, ancora sui carboni ardenti. Fernando Torres: basta con la balla da scuola materna che sia in prestito. Aveva 2 anni di contratto con il Chelsea e adesso i 2 anni ce li ha con il Milan. Ripassare la grammatica, please: non è più del Chelsea. Gli amministrativi e i legali hanno inserito la formula del prestito biennale per evitare al Chelsea il problema della minusvalenza, avendo acquistato i Blues il giocatore per 58,5 milioni di euro. E' la stessa formula di Dodò, solo che su Dodò non lo si può dire perché poi scatta il pronto soccorso mediatico. Vero che Dodò è più giovane ma poi, fra due anni, alla fine del prestito iniziale, bisognerà iniziare a pagarlo. E per tre anni. Torres no. Fra due anni lo spagnolo potrà prolungare per una terza stagione con il Milan. Non c'è praticamente altro. Visto che i ghini del tacco specializzati nella diffamazione da strada stanno finendo gli specchi per Diego Lopez, Menez e Alex, all'interno della Società rossonera c'è chi preferisce non curarsi minimamente dei castorini sconclusionati. Meglio pensare a Suso per Gennaio o per Giugno.

Colpo sotto la cintura del mio amico Biasin. Milan Channel ha annunciato che il presidente Berlusconi aveva dichiarato Cristante incedibile? Mica vero, gli annunci ufficiali sono grafiche e notizie elaborate direttamente ed espressamente dal Canale tematico del Milan. Io stesso invece, venerdì 29 Agosto , durante un collegamento di mercato mi sono imbattuto in alcuni Siti che davano questa notizia e l'ho letta con lo spirito di chi dà conto di quanto non è ufficiale ma che si scrive sulla rete attorno al Milan. Se così fosse, ho aggiunto, Cristante potrebbe partire solo in prestito. Cosa che il Milan avrebbe nettamente preferito, come ha dichiarato la Società rossonera. Ma Biasin va capito. Il suo "mercato intelligente dell'Inter" era qualcosa di più di un mantra. Era un versetto della Sacra Bibbia. Da recitare almeno tre volte al giorno. E all'ennesima orazione, il mercato intelligente del Biaso ha fatto un po' la fine delle partenze intelligenti dell'esodo agostano. Le programmi, le segui alla lettera e pochi chilometri dopo il casello sei già in coda. Il mercato intelligente quando non ha né guizzi né colpi di reni rischia di fare la fine di una sostanziale incompiuta. Eppure le premesse erano diverse. Il 28 Aprile 2014, il presidente Thohir dichiarava "uno fra Dzeko, Torres e Morata arriva". Fermo restando che nessun tifoso interista si era strappato le vesti per l'anche solo paventato arrivo di Fernando Torres, il problemino vero è che non è arrivato nessuno dei tre. E invece dall'altra parte è arrivato uno che, a sentire Mourinho, aveva solo bisogno di cambiare aria ed era un affare. Non so se questa affermazione del Mou dei Cieli e della Terra sia intelligente, ma intanto c'è. E chissà se durante il corso della stagione non ci si debba fare i conti.

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