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SONDAGGIO
Gagliardini-Inter, è il nome giusto per completare la squadra di Pioli?
  Sì, al centrocampo nerazzurro servono qualità come le sue
  No, non è ha il physique du role per giocare all'Inter
  Sì, pescare tra i migliori giovani italiani è la via giusta
  No, il prezzo chiesto dall'Atalanta è assolutamente fuori mercato
  La Juve alla fine avrà la meglio

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Editoriale

Conte sbotta? Ecco i temibili effetti collaterali: gli Agnelli hanno deciso che... L'intricata strategia di Seedorf per battere l'Atletico e... due avversari ancora più tosti. Mazzarri e le due punte: ora il dado è tratto

Nato a Milano il 3/7/1978, laureato in Scienze ambientali presso l'Università dell'Insubria di Como, da ottobre 2008 è Capo Servizio Sport presso il quotidiano "Libero". Opinionista Rai
18.02.2014 00.00 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 47328 volte
© foto di Federico De Luca

Non farò battute sul giovine Giovinco, perché ho molta molta molta paura. L'ira funesta di Antonio Conte potrebbe abbattersi su tutti noi, complici della campagna mediatica organizzata contro il suo attaccante prediletto. E allora lasciamo tranquillo il piccolo Sebastian, che già ha il suo bel daffare per portare in salvo la splendida cagnona Belle, lassù sulle Alpi. Forza Seba, siamo tutti con te e contro i cacciatori brutti e cattivi.
Ecco, il giovane (e bravo, lo dimostrerà...) Seba. Con lui Antonio s'è comportato assai bene, da vero "padre sportivo", salvo poi sbarellare nella conferenza post-partita. Per capirci: gran parte dei concetti espressi dal tecnico bianconero possono anche essere condivisibili, ma perdono di efficacia se esplodono uno sopra all'altro come bombe atomiche gettate accazzo su Hiroshima.
Antonio se la prende con i suoi tifosi per i fischi a Giovinco, ma poi attacca la stampa colpevole di un non meglio precisato accanimento nei confronti del suo giocatore. Poi risponde per le rime a Capello. E dice che l'anno prossimo iscriverà la squadra al campionato inglese. E sceglie di non parlare mai più nelle conferenze pre-gara (comprensibile ripicca per il "trattamento Scommessopoli"). E cita i "guri" (intesi come i "guru" al plurale). E mischia ironia e sarcasmo a reale incazzatura. E - utilizzando un giro di parole molto elegante - "pesta una merda" micidiale quando cita i due scudetti revocati a suo tempo. Poi si pente e chiarisce che i suddetti scudetti furono conquistati con pieno merito. E lo dice perché ci crede davvero e semplicemente poco prima si era lasciato prendere la mano in pieno delirio linguistico.
Per intenderci, uno che molti associano a Conte - l'Unto Josè from Setubal - da sempre le spara grosse, ma lo fa con tanto di abilissimo ufficio stampa alle spalle. A "casa Mou" nulla è improvvisato. E una volta attacca Lo Monaco di Tibet, e un'altra mister "zeru tituli" Ranieri, e un'altra ancora in conferenza stampa mostra a un giornalista assai sorpreso un vecchio articolo dove il tizio viene sputtanato pubblicamente, poi manda affanbrodo Wenger, infine tira in ballo nientemeno che l'Unicef. Un-bersaglio-studiato-alla-volta. Non cinque tutti assieme a creare una "jam session" avvelenata, dove per forza di cose ti scappa la minchiata.
E allora Conte (che con uno che si chiama Capello non può andar d'accordo per definizione) questa volta ben sa di averla fatta grossa. E - potete starne certi - rimedierà. Sul campo già a partire da giovedì, a parole un po' più avanti. Ma certo lo farà, perché ha cervello sufficientemente fino per capire che minare la convinzione del popolo juventino sui titoli 2005 e 2006 è qualcosa di molto pericoloso. Soprattutto se sei l'allenatore in carica della Signora. E tutto questo anche se è evidente che il tecnico è stato "strategicamente" travisato, in particolare da chi non vedeva l'ora di pescarlo con le mani nella marmellatona. In ogni caso crediamo che Conte abbia imparato la lezione che qui spieghiamo tramite sottile metafora: se a casa di Maxi Lopez parli di quando è buona la Wanda e di come è carina quando fa picci-picci con Maurito, poi non lamentarti se prendi due sganassoni.
Chiudiamo l'inghippo con la visione di casa Agnelli. A quanto risulta, in famiglia l'hanno presa bene nonostante un iniziale bruciore alle viscere. Fanno il tifo per il loro allenatore in carica ora come in passato. Chi dice che il divorzio tra Antonio e club sia questione di mesi è decisamente fuori strada.

Ma a conti fatti questa è la settimana dell'unica italiana ancora in Champions, la settimana del Milan e soprattutto di Seedorf. Anche il buon Clarence negli ultimi giorni ha fatto il mattacchione, ma il suo è stato più che altro uno sfogo strategico. Il tecnico conosce i media italiani come e meglio di Conte e finge di sorprendersi se la stampa lo attacca a proposito di presunti fastidi presidenziali. L'olandese sa perfettamente che sì, il Berlusca dopo le scoppole di Napoli s'è imbufalito come quella volta che ad Arcore è arrivato il conto dei fagiolini, ma sa anche che in campionato può sperimentare in abbondanza. Nessuno gli porterà via la panchina neanche se dovesse perdere tutte le partite da qui alla fine della stagione.

Neppure quel fenomeno di Inzaghi, che ieri al Viareggio ha portato a casa il suo primo "titulo" e ha uno sponsor del calibro di Galliani. Per intenderci: l'ad1 pur di vederlo sulla panca del Diavolo sarebbe disposto a passare la notte nel gabbiotto di Luxuria a Sochi, ma sa perfettamente che prima di realizzare il suo sogno deve aspettare la prossima era rossonera (Seedorf non si muove a prescindere, almeno fino a giugno 2015).
In mezzo a tanti match sperimentali, dicevamo, c'è quello con l'Atletico. Clarence è troppo intelligente per non sapere che - come lo giri lo giri - l'attuale 4-2-3-1 è un invito a nozze per i contropiedisti di Simeone. Non è un problema di tattica, ma di qualità dei giocatori. Seedorf tra le altre cose dovrebbe capire che al momento è un delitto tener fuori Pazzini e ostinarsi a schierare Balotelli come unica punta. Per dirne una: Mario ha spazzolato il Bologna con una magia proprio quando ha avuto la possibilità di agire da esterno nei tre.
Vedremo se il tecnico modificherà lo schema tattico già denominato "alla bersagliera", di sicuro sappiamo che al sito dell'Uefa ha ribadito un concetto carissimo a Silvio suo: "Non è solo importante vincere, ma anche come si vince". Paraculissimo. Per non rischiare di finire come quello che urlava "la piazza è mia" in "Nuovo Cinema Paradiso", meglio se per il momento fa suo un altro detto caro ai milanesi: "Piutost che nient l'è mei piutost".
Chiusura lampo sull'Inter. Fassone vola in Indonesia per mettere a posto la "questione banche", Thohir è atteso venerdì a Milano per parlare con Ausilio del mercato estivo, tutti son più sereni dopo la bella prestazione di Firenze. Piace in particolare l'umile presa di coscienza di mister Mazzarri, che dopo sabato ha capito almeno due cose. 1) E' giunto il momento di giocare sempre con due punte. 2) La "Wanda" nuoce solo a chi non ce l'ha. (twitter: FBiasin).


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