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Editoriale

Da Conte a Zaccardo, quando le decisioni ti cambiano la vita

Nato a Magenta il 28/4/1974, giornalista professionista dal 2001. Vanta collaborazioni con diverse testate web e cartacee, oltre ad esperienze da telecronista. Opinionista Campionato dei Campioni. Direttore del mensile cartaceo CALCIO2000
03.09.2014 00.00 di Fabrizio Ponciroli  articolo letto 39577 volte
© foto di Federico De Luca

La vita di tutti noi è fatta di scelte. C'è chi le prende in un nano secondo, chi impiega una vita solo per valutare pro e contro. Alla fine dei conti, tuttavia, andiamo dove ci portano le nostre scelte. Conte e Zaccardo sono figli di queste imprescindibile regola di vita... Partiamo dal primo. Domani, in un San Nicola caldo come non mai (si va oltre alle 40.000 presenze, come tradizione impone a Bari quando passa la Nazionale), Conte capirà se la sua decisione di abbracciare l'azzurro è stata intelligente o, come direbbe il diretto interessato, agghiacciante. Nel lavoro quotidiano, quando ha tutti i suoi giocatori a disposizione giorno dopo giorno, è un fuoriclasse assoluto. A Coverciano la musica è cambiata. Certo, lui ha già imposto il suo diktat ma, alla fine, i giocatori che chiama in Nazionale sono stipendiati da altri... Ecco perché, far bene con l'Olanda, sarebbe fondamentale. La sua vogli di risollevare l'Italia è tanta quanta quella di LeBron James di portare un anello NBA ai Cavs ma potrebbe non bastare. Personalmente ho grande fiducia in Antonio, meno nella Nazionale, tecnicamente povera di talento... Intanto non c'è Balotelli e, alla fine, questa è già una novità. Nessuno avrà favori (fatta eccezione, forse, per Giovinco e Giaccherini, figliocci del credo di Conte), tutti partono alla pari. Peccato che, per vincere le partite che contano, servirebbero stelle e non soldati... E di stelle, in questa Nazionale, non ne vedo, Conte a parte... Dall'altro lato del mondo, ecco Zaccardo. Biabiany, rossonero mancato, se lo sognerà a lungo. Per colpa del suo no al Parma, è rimasto ai ducali, lasciando il posto dell'armadietto, a Milanello, a Bonaventura, uno che, invece, accenderà un cero per la scelta del buon Zaccardo. Si dice che il suo no al Parma sia stato dovuto ad un vecchio conto non saldato da parte dei gialloblù nei suoi confronti (di circa 150.000 euro). Altri suggeriscono che si senta ancora in grado di convincere Inzaghi a dargli spazio... Comunque sia, la sua presa di posizione lo ha esposto a due possibili scenari. Se Bonaventura farà bene (se lo meriterebbe) con il Milan, nessuno lo manderà al Diavolo. Se Biabiany illuminerà Parma, sarà, sportivamente parlando, crocifisso. Che abbia le spalle larghe non è un segreto. Nel 2008, a 26 anni, se ne è andato in Germania, al Wolfsburg quando non era poi così normale lasciare l'Italia (tra l'altro, da Campione del Mondo). Tuttavia, al Milan, non è che sia amatissimo, per usare un gentile eufemismo. In un anno e mezzo, lo si visto 12 volte in campo in campionato e, quest'anno, rischia di godersi le partite fisso dalla panchina. A Parma, dove ha fatto sempre bene, avrebbe giocato ma, si sa, vai dove ti portano le scelte che prendi...

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