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Editoriale

Dall'Inter al Milan, i cinesi non escludono l'effetto grandi ritorni: servono davvero? Dirigenze tra eredità pesanti e inattese figure. Controcorrente sulla Juve: Allegri, gestione da grande allenatore. Foggia, un altro tecnico top

Nato a Firenze il 05/05/1985, è caporedattore di Tuttomercatoweb.com. Già firma de Il Messaggero e de La Nazione, è stato speaker e conduttore per Radio Sportiva, oltre che editorialista di Firenzeviola.it e voce di TMW Radio.
02.10.2016 09.09 di Marco Conterio  Twitter:    articolo letto 64634 volte
© foto di Image Sport

A volte ritornano. Massimo Moratti, magari pure Silvio Berlusconi già prima che ceda il passo. Entrambi, per Inter e Milan, hanno rappresentato la gloria, i successi. Un passato recente così bello che scrollarselo dalle spalle parrebbe sbagliato, a detta e impressione di molti. Anche e soprattutto dei cinesi, ma andiamo con ordine. L'idea, anzi la richiesta, di Zhang di rivedere Massimo Moratti presidente è decisamente particolare. Serve davvero? Il petto ed il cuore del tifoso, non può dire altrimenti. Ma serve, un'altra testa che decide, e che decisionista nel caso, all'Inter? Ha investitori dalla Cina, presidenza indonesiana e futura possibile guida italiana. Ha un agente iraniano, Kia Joorabchian, che è entrato così fortemente nelle vene di Suning da essere ascoltato alla stregua, se non oltre, Piero Ausilio. Che è pronto a rinnovare, forte dell'ottimo lavoro fatto in passato, ma si scordi l'autonomia che ne aveva sempre contraddistinto il lavoro. Un agente così forte è vantaggio ma anche fardello per un club e per un direttore sportivo che vorrebbe, e che pure dovrebbe, decidere.

Poi il Milan. Se l'Inter ha chiuso la cessione in pochi mesi, perché Suning è andata dritta al cuore della questione, ovvero quella economica, trattare con Silvio Berlusconi non è stato facile. Tra le postille dell'accordo, ci sarebbe anche quella di un Berlusconi presidente onorario ma come nel caso dell'Inter, sorge un dubbio: chi rappresenterà, in Italia e nel Mondo, il club una volta che Sino Europe Sports avrà acquisito il club? I cinesi sono, in entrambi i casi, azionisti. Imprenditori che investono col placet del governo ma che non gestiscono in nessuna parte del globo l'attività direttamente. Lo fanno per far crescere il brand Cina, per arrivare ai Mondiali del 2026 e per portare il Gigante Asiatico sempre più verso la guida del pianeta. Il 'rischio' di un vuoto di potere c'è. Il Milan adesso è stato Silvio Berlusconi e Adriano Galliani (sussurrano ancora di un futuro al Genoa, se non sarà come pare in rossonero). Con i grandi club europei i rapporti erano di Umberto Gandini, saggiamente pescato dalla Roma. La Juventus, in questo, insegna, è maestra: ognuno ha un suo compito, in ogni settore ci sono professionisti di primo livello. Marco Fassone e Massimiliano Mirabelli, futuri dg e ds del club, hanno le qualità ma non ancora lo spessore mediatico per rilevare il club dalle mani di Berlusconi, Galliani, Gandini, Maiorino. Servirà loro tempo, ma come abbiamo visto altrove, le proprietà cinesi non ne concedono troppo. Spendere significa vincere. Punto.

Spostiamoci in casa Juventus e vado controcorrente su quella che in molti considerano una patata bollente. Massimiliano Allegri sta gestendo nel migliore dei modi Gonzalo Higuain. Ma non solo per il Pipita, bensì perché nelle grandi squadre non ci sono soltanto undici giocatori. Contro l'Inter, Allegri ha deciso di buttare nella mischia Mandzukic. Col Palermo li ha schierati insieme. Oggi vedremo, ma il succo della questione è che così nessuno è scontento, sintomo che Allegri è capace di vedere al di là della singola partita. E' allenatore per il presente ma di progetto. Lo ha fatto lo scorso anno proteggendo Dybala e ora, che poteva riposare, lo ha messo in Champions per farlo sbloccare. Tanto di cappello, Allegri sta sbagliando pochissimi colpi e anche i tifosi della Juventus dovrebbero arrivare ad apprezzarne questa visione e grande qualità.

La chiosa su una bellissima storia, in Lega Pro stavolta. L'avvento di Giovanni Stroppa sulla panchina del Foggia non è stato dei più facili. Tira, molla, De Zerbi che viene richiamato, poi la presa di posizione del club e la saggia lettera dei giocatori che manda la sua solidarietà all'attuale tecnico del Palermo e dà il benvenuto a Stroppa. Il tipo di gioco è simile, forse anche più evoluto. Chi ci ha giocato, racconta Stroppa come uno dei più grandi talenti mai espressi fino in fondo del calcio italiano. Chi gioca per lui, chi lo segue dagli spalti, è invece soddisfatto. Velocità, rapidità. Intuizioni, risultati. Oggi ha un grande esame a Matera ma comunque vada (scongiuri concessi, mister, tifosi idem), a Foggia sta nascendo qualcosa di bello. Anzi, sta proseguendo. La proprietà ha capito i propri sbagli, quel che avrebbe potuto e dovuto fare. Con De Zerbi ha sbagliato la gestione, ma il direttore Di Bari ha avuto pure lui un'altra intuizione. Stroppa, altro maestro del 4-3-3. Un altro destinato a far carriera, ed una volta tanto viva le storie di gavetta e di sudore.

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