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SONDAGGIO
Gagliardini-Inter, è il nome giusto per completare la squadra di Pioli?
  Sì, al centrocampo nerazzurro servono qualità come le sue
  No, non è ha il physique du role per giocare all'Inter
  Sì, pescare tra i migliori giovani italiani è la via giusta
  No, il prezzo chiesto dall'Atalanta è assolutamente fuori mercato
  La Juve alla fine avrà la meglio

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Editoriale

De Jong: no Juve. Pippo Baudo: critica Berlusconi ma fa come Berlusconi. Lotito-Iodice: un trappolone organizzato. Icardi-Inter: è già finita. Napoli: arriva Mihajlovic

Nato a Milano il 10 Maggio 1965; Giornalista Professionista dal 1994. Dopo le esperienze professionali di carta stampata (La Notte e Il Giorno) e televisive (Telelombardia, Telenova, Eurosport), dirige Milan Channel dal 16 Dicembre 1999.
14.02.2015 00.00 di Mauro Suma   articolo letto 33488 volte

Massimiliano Allegri ha fatto bene ad anni alterni al Milan. Scudetto il primo anno, un passo indietro il secondo quando, per tanti e non semplici motivi, ha perso la scia dello spogliatoio nel momento topico della stagione. Molto bene il terzo anno con l'insperato terzo posto e un altro passo indietro nella stagione dell'esonero che in cuor suo ha vissuto come una liberazione ma che pur sempre esonero è stato. Dunque, il primo e il terzo anno, il primo e il terzo posto. Nella stagione tricolore, Nigel De Jong non c'era perché giocava nel Manchester City. Ma nella stagione del terzo posto, il Milan ha cambiato marcia e ha iniziato la sua vera rincorsa al terzo posto solo dopo la rottura del tendine d'Achille di De Jong quando al posto dell'olandese fu Montolivo a prendere la guida del centrocampo. Non c'è quindi un particolare nesso fra Allegri e De Jong. E forse anche per questo abbiamo raccolto un secco no dalle parti di Torino, alla ricerca di elementi su un futuro bianconero del giocatore olandese. Sul quale ci sembra si brancoli. Fino a dieci giorni fa era praticamente firmato il pre-contratto con il Manchester United di Van Gaal, oggi quello con la Juventus di Allegri. Se davvero il Milan ridisegnerà il suo centrocampo in chiave tutta italiana, De Jong potrebbe partire. Ma nel vero senso della parola, tornare alle origini tecniche del suo passato olandese, tornare in Premier, tornare…non allungarsi di un centinaio di chilometri rispetto a Milanello.

Pippo Baudo fa il fenomeno contro tutti. Dileggia il presidente Berlusconi, cosa che si guardava molto dal fare quando ne apprezzava il colore dei compensi, ma in questo non è il primo e non sarà l'ultimo nel Bel Paese e dintorni naturalmente. Ma quello che fa ulteriormente riflettere è il suo alzo zero contro Antonio Conte. E' capitato anche a Baudo in carriera di doversi difendere da accuse importanti, e sta a lui valutare se fossero più importanti degli addebiti mossi oggi al Ct della Nazionale che, a questo punto, deve porsi l'obiettivo di fare come Marcello Lippi in Germania nel 2006. Come Lippi non doveva andare al Mondiale e poi lo vinse, allo stesso modo Conte non deve, secondo Baudo, andare all'Europeo ma lui deve andarci e vincerlo. Torniamo a Baudo. Usa toni da sottoscala contro Berlusconi, ma è diventato il protagonista di una campagna anti-Ct azzurro negli stessi termini in cui lo era diventato, suo malgrado, lo stesso presidente Berlusconi rispetto a Dino Zoff nel Luglio 2000 dopo la Finale europea fra Italia e Francia a Rotterdam. In quel caso Silvio Berlusconi esprimeva in buona fede rilievi tecnici che Zoff ha però utilizzato come assist per raggiungere la poltrona presidenziale della Lazio. Questa volta come finirà la vicenda Baudo? E, soprattutto, come mai parla proprio in questi giorni in cui va in scena un grande Festival di Sanremo? Nostalgia?

Il presidente Lotito avrebbe dovuto trarre una morale dall'opti pobà-gate estivo. Il bisogno di protezione di quei giorni da parte del presidente Tavecchio gli avrebbe dovuto suggerire qualcosa di importante per il futuro, una sorta di nodo al fazzoletto comportamentale. E cioè lo scrupolo, l'attenzione. E cioè la discrezione, il basso profilo. I continui duelli fra maggioranza e opposizione, come ha ricordato il comunicato stampa di domenica della Juventus contro Galliani e contro Infront, gli opposti schieramenti televisivi, Mediaset da una parte e Sky dall'altra, non sono posta in palio da niente. Roba seria. Roba da giganti. E quindi bisogna stare attenti. Soprattutto alle trappole. Vi sarete chiesti perché la crociata ischitana di Pino Iodice contro Claudio Lotito ha visto un uomo solo al comando. Lui, Iodice, da solo. Senza un territorio, senza l'intera isola indignata al suo fianco. Perché Ischia sa bene che la battaglia di Iodice non è per l'Ischia calcio, ma è quella di un dirigente da sempre legato allo schieramento opposto a quello di Mario Macalli. Una bufera a orologeria, una bufera voluta e organizzata. Questa è l'attenuante. Ma all'interno del mondo vicino a Claudio Lotito, nonostante l'attenuante, si inizia a guardarsi bene negli occhi.

Sarebbe stato molto meglio, per i tifosi interisti, se Mauro Icardi avesse spiegato la sua mancata esultanza dopo i gol di Inter-Palermo, come una sua reazione offesa all'episodio con la Curva di Reggio Emilia dopo Sassuolo-Inter. Saremmo stati di fronte a qualcosa di vero, di umano, di vivo. E invece era tutto concordato. Un volto corrucciato per motivi contrattuali. Almeno Trezeguet allo stadio Olimpico di Torino, quando si era rivolto duro ai dirigenti juventini dal campo, era stato spontaneo, espressivo. In pratica Icardi dice ai propri tifosi: voi siete felici dopo un gol dell'Inter, io invece ne parlo prima con il mio procuratore. Da oggi quello fra Icardi e i suoi tifosi non è più un rapporto diretto, di feeling, di entusiasmo. Ma schermato. Prima c'è il procuratore. Anche nel momento dell'esultanza. E l'esultanza è come il gol, la naturale prosecuzione del gol, in molti casi più importante del gol.

Per Sinisa Mihajlovic, Napoli sarebbe molto più di una grande sfida professionale. Sarebbe una questione di storia, di vita. Il grande Vujadin Boskov ha allenato il Napoli. E per Sinisa sarebbe una consacrazione. Mihajlovic ha il polso e la personalità per farlo. E' al punto giusto della maturazione per una sfida non solo tecnica e professionale, ma anche psicologica. Il presidente Ferrero si sente già abbandonato e ha forse già intuito tutto. Napoli cadrebbe in piedi. Al termine naturale della vicenda con Benitez, arriverebbe un allenatore stimolante per la città più appassionata e affamata di calcio del mondo: Napoli.

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