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De Laurentiis, lo sai che hai affrontato Modric e CR7 al Bernabeu? Marotta, Verratti come Higuain: si migliora solo con un'altra 'follia'. Rodriguez, trattativa alla Perisic: dettagli e retroscena di una lunga maratona

Nato a Napoli il 10/03/88, laureato in Filosofia e Comunicazione presso l'Università Orientale di Napoli. Lavora per Tuttomercatoweb.com dal 2008, è il vice direttore dal 2012
19.02.2017 10.18 di Raimondo De Magistris  Twitter:    articolo letto 67132 volte
© foto di TUTTOmercatoWEB.com

Ma cosa si aspettava De Laurentiis? Mercoledì sera, in attesa dell'arrivo di Sarri nella sala stampa, ammetto di essere rimasto spiazzato dalle dichiarazioni del presidente del Napoli. Stupito. E mi sono presto accorto che non ero l'unico.
Venivamo da giorni in cui il numero uno del club azzurro, in tutti i modi, aveva pubblicamente promosso il lavoro del suo allenatore. Interviste su interviste per far sapere e ribadire che lui ha puntato su Sarri quando tutti erano diffidenti, che è il miglior tecnico per valorizzare la rosa e che apprezzava persino il suo look. "Finalmente un allenatore in tuta che non si veste con un damerino". E poi? Poi è bastata una sconfitta, un 3-1 sul campo dei campioni d'Europa e del Mondo in carica per cambiare registro. Per rovesciare critiche che non sono solo il frutto di una delusione perché appunti così dettagliati e precisi non li pensi un secondo prima. De Laurentiis, a torto o a ragione, li covava da tempo e ha aspettato la prima sconfitta dopo oltre tre mesi per buttar fuori ciò che non andava. Il momento peggiore e il modo peggiore per muovere delle critiche.
Ma torniamo alla domanda iniziale: cosa si aspettava De Laurentiis? Il Napoli ha giocato contro i campioni in carica. Contro una squadra che, per stessa ammissione di Zidane, ha giocato una delle gare migliori della stagione. Il Real Madrid ha dominato la sfida per quasi tutti i 90 minuti e ha campioni che quando girano come mercoledì scorso risultato alieni anche per squadre che la Champions la masticano tutti gli anni. Figurarsi per il Napoli.
Già, perché un conto è avere buoni/ottimi giocatori come Zielinski, Hamsik o Callejon. Un altro Modric, Kross e CR7, che sono tra i giocatori più pagati del mondo non per caso.
Il Napoli ha pagato con l'imprecisione il pressing asfissiante dei padroni di casa e con il timore l'autorevolezza di chi la Champions la conosce meglio di chiunque altro. Problemi che non aveva il Real, uno spettacolo per gli occhi grazie a campioni che non perdono mai il controllo e la lucidità anche quando si gioca a velocità doppia rispetto a una gara di campionato.
E allora va bene così. L'hanno capito i tifosi - esemplari e di sostegno per tutta la giornata a Madrid -, non l'ha capito De Laurentiis. Avesse segnato Mertens, il Napoli si sarebbe addirittura presentato al San Paolo con un 3-2. Ma sono state molto più alte le possibilità che gli azzurri prendessero un'imbarcata viste le tante occasioni fallite dai padroni di casa. Va bene così: se il Real al ritorno inciamperà in una serata storta, allora il Napoli avrà anche una piccola speranza di ribaltare il 3-1. Altrimenti andrà avanti il Real, perché da un lato c'è chi questa competizione l'ha solo assaporata dopo le sue annate migliori e dall'altro chi l'ha vinta due volte negli ultimi tre anni. Non una differenza da poco.

La Juventus in questa stagione ha dichiarato apertamente di puntare alla vittoria della Champions League. Non è ancora ai livelli delle primissime in Europa, di Real Madrid e Bayern Monaco, ma i bianconeri sono tra le quattro-cinque squadre più competitive in corsa e non c'è dubbio che possano riuscire nel loro intento. Pur non partendo da favoriti.
E' una premessa necessaria per parlare della forza di una rosa che in Europa ha davvero pochi eguali. Dalla scorsa estate, ma ancor più da un paio di mesi, i tifosi bianconeri hanno compreso l'importanza di avere in rosa Gonzalo Higuain, per Maurizio Sarri il migliore numero 9 al mondo. Per migliorare un attacco che era composto da centravanti come Morata e Mandzukic era necessario puntare solo sul meglio del meglio e per questo motivo Marotta e Paratici la scorsa estate decisero di pagare 90 milioni di euro per strappare il Pipita al Napoli. Si tratta di un prezzo folle? Si. Era una follia necessaria per migliorare la rosa? Altrettanto. Già, perché ormai una rosa fortissima come quella della Juventus si migliora solo così: con pochissimi innesti, ma tutti di primissimo livello. Non con i Rincon.
E' una lezione che non dovrà passare inosservata la prossima estate quando la dirigenza bianconera sarà chiamata a far fare un ulteriore salto di qualità al centrocampo.
Il discorso è molto simile: se in squadra hai già calciatori come Khedira, Marchisio e Pjanic sono pochissimi i giocatori che posso garantirti un netto miglioramento.
Tra questi c'è un italianissimo, c'è quel Marco Verratti che rappresenta al tempo stesso un rimpianto e un obiettivo. Venerdì sera Giuseppe Marotta, interrogato sulla questione, ha detto che per strappare il regista della Nazionale al PSG serve una follia. Ha ragione, perché per meno di 70-80 milioni l'ex Pescara difficilmente si muoverà. Ma ormai solo i colpi 'folli' possono realmente migliorare questa Juventus. E' una follia necessaria, proprio come Higuain l'estate scorsa.

Capitolo finale dedicato all'Inter. Ricordate la trattativa che nell'estate 2015 portò Ivan Perisic a Milano? Bene, in queste settimane, forse è meglio dire in questi mesi, la dirigenza nerazzurra sta portando avanti una trattativa simile, quasi identica. L'interlocutore è lo stesso, il Wolfsburg, ma l'obiettivo gioca qualche metro più indietro: è il laterale svizzero Ricardo Rodriguez. E' una trattativa lunga, estenuante. Le sensazioni sono positive, ma prima di arrivare alla fumata bianca definitiva servirà superare ancora diversi ostacoli.
Ci sarà innanzitutto da trattare sull'ingaggio. Perché Rodriguez ha un contratto col Wolfsburg stipulato qualche anno fa, quando la Volkswagen non aveva problemi col 'Diesel-gate' e puntava a contrastare il Bayern Monaco elargendo stipendi altissimi. Con Rodriguez, ad esempio, chiuse un accordo che bonus compresi permette al giocatore di guadagnare quasi cinque milioni di euro netti a stagione. Un'enormità. All'Inter, per intenderci, solo Icardi guadagna di più. Ecco perché ci sono ancora molti ragionamenti da fare: Rodriguez vuole l'Italia, vuole i nerazzurri. Ma da lì a dire che è pronto a decurtarsi l'ingaggio del 50% ce ne passa, anche perché Arsenal e PSG non sono certo alternative di basso livello.
Secondo punto: il cartellino. Rodriguez ha una clausola da 22 milioni di euro per liberarsi dal Wolfsburg. Tanti soldi che l'Inter non vorrebbe spendere forte anche di un contratto scadenza 2019 che il calciatore non vuole rinnovare. Dalla Germania però fanno sapere che per cifre inferiori a quelle presenti nel contratto il giocatore non si muove. Dichiarazioni che tradotte in calciomercatese vogliono dire: o con i bonus ci avviciniamo ai 22 milioni di euro o non se ne farà nulla.
Infine la tempistica. Ieri il Wolfsburg ha perso 3-0 sul campo del Borussia Dortmund e adesso ha soli tre punti di vantaggio sulla zona retrocessione. La situazione è preoccupante e il club della Volkswagen ha fatto sapere che, fino al matematico raggiungimento della salvezza, non si muoverà un dito. Tutti concentrati su un unico obiettivo, su una permanenza in Bundesliga che ad oggi è tutt'altro che scontata. Poi, solo dopo, si potranno aprire discorsi e chiudere trattative. Ma quel giorno, a giudicare dagli ultimi risultati, sembra ancora abbastanza lontano.

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