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Juventus-Barcellona ai quarti: passare è possibile?
  Sì, la Juventus è cresciuta rispetto al 2015
  No, il Barcellona resta più forte dei bianconeri

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Editoriale

Dopo i somari, ecco i finocchi. Gasp: qualcuno lo ascolti. Napoli: i cori e la gente vincono sempre. Barcellona: Messi chiama Dybala

Nato a Milano il 10 Maggio 1965; Giornalista Professionista dal 1994. Dopo le esperienze professionali di carta stampata (La Notte e Il Giorno) e televisive (Telelombardia, Telenova, Eurosport), dirige Milan Channel dal 16 Dicembre 1999.
23.01.2016 00.00 di Mauro Suma   articolo letto 33825 volte

Fin dalle ultime ore del 19 Gennaio, abbiamo temuto il giorno dopo, il 20 Gennaio. Un giorno terribile, falso, ipocrita. Personaggi e personaggini che si rimbalzano dichiarazioni d'agenzia, improvvisamente tante anime belle che ci tengono a fare bella figura sul teatrino montato da Sarri e Mancini, un fogliettone inesorabile capace di trasformare per induzione, una intera giornata minuto per minuto, il mondo dello sport e dei diritti della persona in un tema nazional-popolare come in una qualunque giornata del Festival di Sanremo. Per fortuna però, è arrivato il 21 Gennaio. E qui il calcio è rinato, risorto. Sono tornate le tifoserie. Il presidente Moratti che sostiene le ragioni di Mancini, il sindaco De Magistris che tutela Sarri e tutta la Napoli sportiva. Ah ecco. Per fortuna. Rinfoderati pipponi e paternali inutili, vuoti e stanchi, il Paese del rutto libero social, delle minacce di morte ai giocatori che sbagliano un gol sotto la copertura omertosa della tastiera, è ritornato quello che conosciamo: interisti e juventini che vogliono indebolire il Napoli attraverso la criminalizzazione di Sarri, napoletani che si difendono, milanisti, romanisti e fiorentini che non s'impicciano. Ah ecco. Poi dopo, nel merito, Mancini ci perdoni ma non ce la facciamo. Non ci riusciamo proprio. Sicuramente la sua reazione è stata vissuta e indignata martedì' sera e noi siamo così piccoli che non riusciamo a farla nostra, ma no, proprio no, non riusciamo a cogliere proprio in lui e nelle sue parole l'essenza di un leader dei diritti civili contro l'omofobia e il razzismo. Sarà per quella brutta frase sugli arbitri, che hanno saputo incassare e deglutire, tutti somari che ogni tanto testimonia la sua impulsivita', sarà perché nel calcio siamo un pò tutti portati a pensare alla ricerca di vantaggi sportivi in ogni modo e in ogni dove. Insomma è molto meglio che a chiudere questa vicenda sia il benvenuto, saggio e responsabile comunicato interista di accettazione delle scuse di Sarri. È la miglior cosa accaduta nell'Italia di Sarri e Mancini dopo la famosa comunicazione del tempo di recupero in coda alla partita di coppa Italia del San Paolo. Che nonostante tutto c'è stata e si è giocata. Perché è un gioco. Non un momento di gloria.

La cosa più speciosa di questa vicenda è che ha coperto le uniche parole che dovevano risuonare per tutta la settimana in tutte le coscienze del mondo del pallone: quelle di Gian Piero Gasperini. C'è un mondo di ricatti e di interessi che tiene in scacco il calcio e la tranquillità di una persona e delle sua famiglia nel fare rientro a casa ogni sera? Le ha dette Gasp quelle cose e riguardano il Genoa, ma ciascuna tifoseria e tutti i singoli ambienti calcistici italiani sanno perfettamente che quelle parole possono riguardare ogni squadra e ogni tesserato. Ma sono finite sotto la panna montata di Sarri e Mancini. Così il mondo del calcio e l'ordinamento civile e penale che lo dovrebbero tutelare possono continuare a tirare avanti. Complimenti vivissimi.

Una ultima cosa su Napoli. Meravigliosa. Il dopo Napoli-Sassuolo è stato da brividi. Napoli è la città che più di ogni altra sa riportare il calcio al suo senso di festa di popolo, di sport condiviso con la gente. Quell'Higuain che per cinque-sei minuti non ce la fa a staccarsi dal coro "un giorno all'improvviso" cantato insieme ai suoi tifosi, è l'unica vera, grande immagine da cui dovrebbe farsi rappresentare il calcio italiano. Il coro non finiva mai, si autoalimentava. E ogni volta che ripartiva, Pipita sorrideva all'idea che fosse ancora più carico e bello del precedente. Sono questi i momenti che l'Italia deve cucirsi addosso. Siamo troppo abituati alle brutte immagini del calcio, dal fallo da rigore contestato alla rissa in campo, che rischiamo di perdere l'attimo. E invece quello di Higuain e di tutta Napoli abbracciati insieme dopo una partita di calcio, ma chi se ne frega della classifica Zvone, guarda ed emozionati, è una catarsi che non va persa. Se Napoli continua a riuscire con il suo campione, con il suo gioco e con le sue feste, a portare l'aroma del suo caffè e la musicalità dei suoi vicoli su un campo di calcio, non sarà un anno perso sulla scia dell'abbruttimento generale questo. Ma un anno bello, un anno in più. Grazie ad una Napoli che quando decide di non finire mai, è da sempre per distacco la prima in classifica.

Il Barcellona punta Dybala. Le cronache di mercato ne parlano con sufficiente sicurezza. Non è e non sarebbe una sorpresa. L'ultimo gioiello creato dal Palermo, Cavani, non è approdato nel calcio spagnolo e a Barcellona lo sanno. Ma la Juventus sa come tenere duro, secondo molti, noi compresi, Pogba avrebbe dovuto già essere stato ceduto nelle previsioni e nei pronostici di mercato. Dybala dal canto suo non ha accettato le proposte di Milan (il presidente Berlusconi conserva ancora oggi il suo filmato estivo con tante prodezze e tante giocate importanti) e Inter, perché voleva la Juventus. Quindi un legame c'è. E chiaro che per un argentino come lui, il richiamo del Barcellona non diventa e non diventerebbe quello di una Società gloriosa, ma di Leo Messi. E qui le cose potrebbero davvero cambiare.

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