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Editoriale

Ecco i giovani più forti d'Europa. Quanti sono gli italiani? I numeri e la Federazione. Parma, telefonate e riforme. La foto è sfocata

Nato a Terni il 6 maggio 1976, lavora a Sky come vice caporedattore e si occupa del coordinamento del telegiornale. Tra i volti più conosciuti del calciomercato per l'emittente di Rupert Murdoch.
19.02.2015 00.00 di Luca Marchetti   articolo letto 43442 volte
© foto di Federico De Luca

Pochi giorni fa un centro di ricerche svizzero ha fatto uno studio sui giovani, dal 1995 al 1992, quindi fino all'U23. E da questa analisi, fatta soprattutto realizzando degli algoritmi che tengono soprattutto in considerazione l'utilizzo nel proprio club e il valore di mercato, emergono dei dati interessanti.
Intanto i numeri. Nonostante l'Italia abbia più volte detto, anche attraverso le parole del suo presidente federale Tavecchio, di voler puntare sui giovani i giovani italiani praticamente non ci sono. Siamo staccati anni luce dagli altri campionati importanti europei. Lo studio prevede 5 nominativi per 6 "ruoli": portiere, terzino, difensore centrale, centrocampista difensivo, centrocampista offensivo, attaccante. Un totale di 30 giocatori per ogni anno di nascita. Per quattro anni fanno 120 giocatori nominati.
Potremmo definirli la "meglio gioventù", i migliori d'Europa. Si può essere d'accordo o meno sui parametri ma comunque difficilmente i numeri mentono. Ebbene su 120 giocatori "soltanto" 15 sono di proprietà italiana e naturalmente di questi solo la metà sono italiani. 6 portieri (Scuffet-Udinese, Gollini-Verona, Cragno-Cagliari, Leali-Cesena/Juve, Bardi-Chievo/Inter e Perin-Genoa) più un difensore, Romagnoli (Samp/Roma), e un centrocampista (Verratti) che però come sapete in Italia non gioca.
Al netto del portiere (scegliete chi volete!) si potrebbe fare una formazione anche abbatanza sensata con Hyasj (Empoli), Romagnoli (Roma/Samp) e De Vrij (Lazio) in difesa. A centrocampo forse i "nostri" uomini migliori con Pogba, Kovacic e (se ce lo consentite) Verratti, più Lestienne (Genoa) su una delle due fasce. In attacco Niang (Genoa/Milan), Boakye (Atalanta/Juventus) e Iturbe (Roma). In panchina pronto ad entrare se non potessimo tesserare Verratti Hallberg dell'Udinese.
Sono in totale 15 giocatori. 15 fra i migliori 120. Non un bel risultato, decisamente ultimi nella classifica europea. Una classifica guidata dalla Ligue1 con 29 giocatori, poi Bundesliga con 28. Spagna e Francia a parimerito con 24. Le politiche economiche da un lato (Inghilterra e le due grandi di Spagna) e le politiche federali dall'altra fanno la differenza. Non è un caso che Francia e Germania siano i campionati con più giovani top utilizzati in campo. I centri federali di crescita e formazione, gli obblighi (non come quelli recentemente approvati dalla Figc ma con una visione di più ampio respiro ed orizzonte) sulle rose delle squadre e il controllo stringente della federazione fanno la differenza. Ai tanti giocatori presenti nel listone le squadre italiane avevano pensato in fase di mercato. Qualcuno (come Marquinhos, Nastasic o Lamela) è già passato per il nostro campionato. Ma evidentemente il mercato non basta. Già ora i giovani sono molto costosi: bisogna essere bravi (e fortunati) ad arrivare prima degli altri. Quindi l'unico modo è testarne molti. Con un aiuto vero e concreto da parte delle istituzioni e del sistema con delle regole. Regole certe però e organismi che funzionano. Altrimenti ci ritroviamo come al solito al "fatta la legge trovato l'inganno". La prova lampante è il Parma. Insieme a degli amici più esperti che mi hanno aiutato a leggere bene i bilanci scorsi del Parma, senza neanche essere esperti di diritto, si capiva che la situazione era difficile e estremamente seria. In breve la liquidità che doveva essere usata nella stagione in corso (2014/15) era già stata utilizzata un anno e mezzo prima. E questo è scritto nel bilancio: per avere soldi dalle banche il Parma per esempio aveva già impegnato i proventi dai soldi delle tv, la cessione crediti della Lega. E nonostante questo i debiti - sempre nella lettura del bilancio - erano aumentati. Questi dati, pubblici soltanto ora, denotano un quadro molto difficile. Nonostante questo però la CoViSoc (organo della Figc) che forse aveva gli strumenti per fermare il Parma non lo ha fatto. Se non con la mancata licenza Uefa per il mancato pagamento di alcune trattenute Irpef. Insomma: le regole ci sono, gli strumenti pure, gli istituti anche. Allora dove si blocca il sistema? Ecco perché fare le regole non sempre serve. Serve saperle attuare anzi farle rispettare. Altrimenti rimangono solo belle idee.
I numeri difficilmente mentono: sia per i giovani, sia per il Parma. E ci danno una fotografia dell'Italia calcistica decisamente sfocata. Allora andiamo oltre (o dentro) le telefonate registrate e guardiamo ai contenuti: finora non abbiamo visto nulla.

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