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SONDAGGIO
Juventus agli ottavi: ora può arrivare fino in fondo in Europa?
  Sì, la squadra ha le possibilità di tornare a giocarsi la Champions
  No, è presto per fare certi giudizi e servirà un mercato invernale importante
  Sì, col rientro progressivo degli infortunati la squadra è da titolo
  No, troppa la differenza con le big spagnole, inglesi e tedesche

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Editoriale

Ecco la vera storia sul futuro di Conte: non tradirà mai la Juve. Pronto per la Nazionale. Cerci aspetta il Milan, Moratti fuori dall'Inter, Basanta è della Fiorentina

Nato ad Aulla (Massa Carrara) il 16/03/54 comincia giovanissimo a collaborare con La Nazione portando la partita che giocava lui. Poi inviato speciale e commentatore, oggi direttore del Qs Quotidiano sportivo della Nazione, Resto del Carlino e Giorno
25.07.2014 00.00 di Enzo Bucchioni   articolo letto 57422 volte
© foto di Federico De Luca

Sappiamo bene che oggi basta un tweet o un procuratore che passa per Place Vendome e gli sembra di avere visto un sosia di Conte, per far diventare una non notizia in una quasi notizia. Ma nessuno si sbagli e nessuno cerchi di inquinare le acque di un addio limpido e genuino anche se doloroso: nessun accordo col Psg.

Conte ha lasciato la Juventus solo per una serie di motivi che vi abbiamo costantemente spiegato negli ultimi mesi e dettagliato una settimana fa, non si è dimesso perché dietro l'angolo c'erano arabi o russi con contratti ben più sostanziosi o squadre più forti. Anzi, dimettendosi Conte ha lasciato alla Juventus sei milioni di euro, tre di stipendio e tre di contributi.

Del resto se avesse voluto, avrebbe avuto la possibilità di lasciare la Juventus già nella scorsa primavera quando gli erano arrivate (allora sì) proposte concrete e dettagliate.

La prima società a farsi avanti era stata il Monaco che già a gennaio aveva deciso di non proseguire con Ranieri. Guardandosi attorno i dirigenti francesi per conto del magnate russo, si sono indirizzati sul mister della Juve che ha detto no grazie.

Poi è arrivato un contatto con Ferguson, propiziato da Lippi buon amico dell'allenatore inglese, che ha pensato a Conte per il Manchester United.

A un certo punto anche il Psg ha fatto dei sondaggi. L'emiro non è contento del gioco di Blanc, vuole una squadra più aggressiva, più divertente e Conte aveva l'identikit giusto.

Infine Berlusconi ha dato mandato a Galliani di rifondare tecnicamente il Milan ripartendo proprio dall'allenatore della Juve. L'offerta era di quelle irrinunciabili (cinque milioni per tre anni con villa sul Lago), Berlusconi era convinto che anche con una rosa non eccezionale come quella attuale, in mano a Conte il Milan sarebbe tornato subito a vincere qualcosa.

Purtroppo per loro Conte ha cercato fino in fondo di andare avanti con la Juve, la squadra del suo cuore, avrebbe voluto fare qualcosa di importante anche in Champions, ma secondo lui non ci sono le condizioni.

Da qui le dimissioni che non stiamo a valutare, magari la Juve continuerà a vincere lo stesso. Vi riferiamo semplicemente le considerazioni e le decisioni prese da Conte.

Tutto il resto sono favole e letteratura, a cominciare dalle voci di stress o esaurimenti psicofisici vari che fanno sorridere uno con la grinta di Conte e la sua carica agonistica.

L'uomo non è sicuramente un mediatore o uno che scende a compromessi, anche su altre piazze (Bari e Siena) se n'è andato dopo aver vinto perché i programmi non lo convincevano. Da Bergamo è andato via perché non poteva lavorare. Conte è questo, prendere o lasciare, quindi fanno ancora più sorprendere certe notizie.

Se avesse voluto andare al Psg probabilmente avrebbe chiuso in primavera a cifre astronomiche, anzi proprio la squadra francese è quella che Conte avrebbe gradito di più per la presenza di numerosi giocatori che parlano italiano e avrebbero favorito l'apprendimento tattico. Ha semplicemente detto no.

Dunque, dove andrà Conte? Sicuramente non resterà fermo, molti lo vogliono, ma la scelta sarà ponderata, avverrà al momento giusto e soprattutto chi pensa di fare polveroni non scordi mai che Conte non si è dimesso per andare a guadagnare di più, né per allenare una squadra più forte. Almeno non c'è rapporto di causa-effetto: nel futuro si vedrà.

Intanto nella rescissione del contratto, Conte ha accettato di inserire la clausola che gli impedisce per quest'anno di andare in un'altra squadra italiana quindi Inzaghi può lavorare tranquillissimamente, tanto per dirne una. E anche tutti gli altri mister italiani.

Resta la Nazionale. Alcuni sondaggi (soprattutto dall'entourage di Tavecchio) sono già stati fatti. Conte, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, è molto tentato dalla sfida di rilanciare la squadra azzurra dopo il fallimento brasiliano. Vuole semplicemente sapere quali saranno i programmi della nuova Federazione, se ci sarà maggiore attenzione alla Nazionale e se saranno accettate le sue idee di lavoro. I soldi del contratto non sono un problema, Conte è affascinato soprattutto dall'idea di andare oltre quello che tutti pensano possibile.

Vuole provare a vincere, vuole vivere in maniera adrenalinica e non è detto che non accetti l'idea di provare a rilanciare l'Italia per vincere l'Europeo del 2016. Da Conte c'è da aspettarsi di tutto e comunque niente Psg, state tranquilli, l'ex allenatore della Juve non scappa da nessuna parte, non è tipo da Turchia...

Tempi di divorzi. Conte è destinato a non rimanere l'unico, all'orizzonte ce n'è un altro forse ancora più clamoroso: il definitivo addio di Moratti all'Inter. La vendita della società a Thohir gli aveva comunque garantito un'uscita soft, la presenza del figlio nel Cda, il suo ruolo di primo tifoso e consigliere: tutto intatto.

La luna di miele, però, è durata poco e come tutti i padroni Thohir vuol fare ciò che vuole senza dar retta a nessuno. Neppure allo storico ex presidente Moratti. Così si nota una graduale presa di distanza della Grande Famiglia, non in linea con certe scelte di indirizzo societario, con il cambio dei manager e anche con la campagna acquisti.

Massimo non si è presentato neppure un giorno in ritiro, anche il figlio sembra più lontano e meno attento a quel che succede in società. Siamo all'addio definito, alla vendita di tutto quello che resta della Moratti nerazzurra? L'aria è questa, potrebbe anche esserci un chiarimento e un riavvicinamento anche se è difficile. Capiremo presto se è il problema di un momento o un distacco per affari diversi, oppure se si tratta di una rottura. Quando ricomincerà il campionato Moratti ci sarà o no? Un bell'enigma.

Cambiando sponda milanese, il mercato rossonero è in una fase di stallo per una semplice ragione: Inzaghi vuole allenare Balotelli, vuole confrontarsi con lui, vuol provare a capire se è ancora da Milan o no, se il gruppo lo accetta con tutti i pregi e difetti.

Una quindici di giorni per capire se è meglio vendere o tenere Mario. Fino a quella data soltanto piccolo cabotaggio con una promessa strappata da Galliani a Cairo: Cerci non sarà venduto fino a quando il Milan non deciderà se prenderlo o meno. Ha il diritto di prelazione, il problema è trovare i soldi e quelli possono arrivare solo da Balotelli.

Intanto, tra mille rumors, una certezza. Il difensore nazionale argentino Basanta, 30 anni, due partite al recente mondiale brasiliano, passa dal Monterrey alla Fiorentina che ha pagato la clausola rescissoria.


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