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Editoriale

Etica, economia e calciomercato: i casi di Bonucci e Pogba per spiegare i nuovi rapporti di forza e in che direzione vanno le perplessità dei tifosi. Gli errori di Zaza e Pellè, il ciclo di Conte e il 'fenomeno' Pjaca: dieci fotografie di Euro 2016

Nato a Napoli il 10/03/88, laureato in Filosofia e Comunicazione presso l'Università Orientale di Napoli. Lavora per Tuttomercatoweb.com dal 2008, è il vice direttore dal 2012
10.07.2016 11.50 di Raimondo De Magistris  Twitter:   articolo letto 56683 volte
© foto di TUTTOmercatoWEB.com

Quando nel 1952 l'armatore Achille Lauro sfondò il muro dei 100 milioni di lire per l'acquisto dall'Atalanta dell'attaccante svedese Hasse Jeppson la società civile, che appena uscita dalla guerra trovò nel calcio la principale via di fuga dalla barbarie del recente passato, urlò allo scandalo. Sembrò un investimento immorale, non solo per le implicazioni politiche di quella operazione ma anche e soprattutto per la somma astronomica: 105 milioni di lire. Un investimento talmente importante che portò i tifosi partenopei a ribattezzare Jeppson 'o Banco 'e Napule, appellativo dato per sottolineare che da solo il bomber svedese valeva quanto l'intero capitale dell'istituto di credito cittadino.
Fu probabilmente quello il primo caso in cui s'accesero i riflettori a scala nazionale sul legame tra etica e calciomercato, due binari che viaggiano paralleli senza mai incrociarsi. Fu l'inizio di un dibattito che s'è reiterato negli anni a ogni colpo di testa di un presidente. E' giusto spendere tutti questi soldi per un calciatore? E' giusto, mentre il 90% dei cittadini arriva a fine mese tra mille difficoltà, consegnare a ragazzi di 20 anni che hanno il solo merito di avere tanto talento palla al piede così tanti soldi?
Gli attori principali del calcio, dall'altro lato, si sono giustificati esternando la più semplice quanto importante regola dell'Economia: il valore lo fa il mercato. E se il calcio s'è ben presto trasformato nel 'dorato mondo del pallone' è perché quel mondo che genera ormai miliardi e miliardi di euro permette ai suoi attori principali di valere milioni e milioni di euro.
Il riproporre questa risposta ogni volta che l'asticella si sposta un po' più avanti ha prodotto assuefazione: i due miliardi spesi dal Napoli nel 1975 per Savoldi generarono molto più scandalo rispetto ai 94 milioni di euro pagati dal Real Madrid per CR7. I soldi investiti da Giussy Farina per un giovanissimo Paolo Rossi fecero molto più rumore dei 100 milioni di euro spesi da Florentino Perez per Gareth Bale.
I tifosi, ormai, sono stati sedotti dalle risposte che arrivano dal mondo del calcio. E' giusto così, è inutile continuare a porsi questa domanda. Il calciomercato da venti anni a questa parte s'è trasformato in un virtuale set cinematografico, ci permette di esaminare in ogni suo aspetto un mondo altro da noi. Ci permette di vestire, almeno idealmente, i panni dei protagonisti e quindi di applaudire o criticare le loro scelte. Proprio come facciamo durante un film.
La svolta definitiva ci fu probabilmente con Zidane. Quel trasferimento dalla Juve al Real Madrid fu commentato più per i nuovi investimenti che quella cessione permise ai bianconeri piuttosto che per i 150 miliardi di lire spesi allora dai galacticos. Oggi, a distanza di 15 anni, pensare di tornare indietro è pressoché impossibile. Lo testimonia il tam-tam mediatico attorno a Paul Pogba e Leonardo Bonucci. Il primo, con lo United pronto a investire 120 milioni di euro, 'rischia' di diventare il calciatore più pagato della storia. Il secondo, col City che ha messo sul piatto 60 milioni di euro, il difensore più pagato di sempre. Cifre da capogiro, ma nessuno sembra più scandalizzarsi. Le domande d'attualità sono profondamente diverse rispetto a 40-50 anni fa. Non più quesiti sulla moralità, bensì sull'utilità. E' giusto cedere Pogba per 120 milioni di euro o è meglio trattenerlo almeno un altro anno? Si riesce con 60 milioni di euro a trovare sul mercato un difensore forte come Bonucci? E' giusto rinforzare i competitor per la Champions? Queste le domande a cui ognuno di sente in diritto di dare una risposta. E' questa la nuova frontiera. Idealmente siamo tutti direttori sportivi pronti a dire la nostra senza scandalizzarci più per cifre e ingaggi che non hanno alcuna connessione con la vita reale.

Dal calciomercato al calcio giocato, l'Europeo che oggi allo stadio Saint-Denis chiuderà i battenti ci ha consegnato una competizione in cui in finale sono arrivate le squadre che hanno dovuto fare i conti con un cammino più agevole. L'unico vero ostacolo del Portogallo verso la finale è stata la Croazia, l'unico vero ostacolo della Francia verso la finale è stata la Germania. Per il resto, tante gare interlocutorie che permettono alle due contendenti di giocarsi l'atto conclusivo al pieno delle energie. Di seguito dieci considerazioni su un torneo apparso interlocutorio, che non ha regalato svolte epocali né troppe gare spettacolari.

Né armate invincibili, né squadre materasso - Col calcio in tv in ogni salsa e l'exploit dei settori scouting non ci sono più giocatori sconosciuti, né giocatori sbarcati in Francia per caso. Il livello medio del calcio europeo s'è alzato rendendo tutte le gare molto più equilibrate. In questo Europeo c'erano ben cinque esordienti, ma nessuno sembra averci fatto caso col Galles giunto addirittura fino alle semifinali. Un livellamento dovuto anche all'assenza di campioni nettamente più forti rispetti agli altri giocatori. "E' la globalizzazione, bellezza!"

I rigori sbagliati da Zaza e Pellè - Avessero segnato, il gesto del cucchiaio e la rincorsa saltellata sarebbero passati alle cronache del web come gli ennesimi sberleffi dei confronti di una Germania che ha 'rischiato' di perdere nonostante la netta superiorità tecnica. Invece hanno sbagliato e allora ecco foto, gif, status e commenti per farli passare come gli ultimi dei brocchi presuntuosi. Pericolosa questa moda di internet capace di rendere i calciatori idoli della folla 24 ore prima e bimbi montati il giorno dopo. La verità sta nel mezzo: contro un fenomeno come Neuer ci hanno provato a loro modo e hanno sbagliato. Esattamente al pari di Bonucci, Darmian, Özil, Müller e Schweinsteiger.

La formula a 24 squadre - Dando la possibilità a quattro terze su sei di qualificarsi s'è giocata tutta la fase a gironi con la classica mentalità del meglio due feriti che un morto. In pratica, solo sei delle squadre che hanno staccato il pass per Euro 2016 non hanno avuto la possibilità di accedere alla fase a eliminazione diretta. Organizzati in questo modo, i gironi sono inutili o quasi considerando che il Portogallo è in finale, nonostante non abbia vinto nessuna delle prime tre sfide. Con la formula in vigore fino a quattro anni fa, CR7 e compagni sarebbero a casa già da un pezzo.

Il Belgio è la nuova Olanda? - "Il Belgio ha tutta l'aria di diventare la nuova Olanda calcistica, non solo per i tanti talenti sfornati, ma anche per i fallimenti al momento del dunque. Siamo al primo flop per questa generazione, al contrario degli oranje che eccetto Euro '88 sono sempre puntualmente caduti sul più bello, ma l'affinità fra le due scuole calcistiche porta in quella direzione. E con una difesa simile non vai da nessuna parte". Non l'ho scritto io, bensì il mio collega Gaetano Mocciaro su facebook subito dopo l'eliminazione dei diavoli rossi che avevano tutto a disposizione per approdare almeno in finale e, invece, sono usciti a testa bassa contro il Galles. Non c'è molto altro da aggiungere, ne abbiamo discusso anche in redazione. Per me è il secondo flop contando Brasile 2014, per lui due anni fa erano troppo giovani per considerarli tra i favoriti. Ma la sostanza non cambia ed è davvero un peccato.

Pjaca, fenomeno grazie a una partita - Prima dell'Europeo il suo cartellino non valeva più di dodici milioni di euro. Adesso, il doppio se non di più: servono 25 milioni di euro per strapparlo alla Dinamo Zagabria. Il tutto dovuto a un Europeo che, dati alla mano, l'ha visto sul terreno di gioco solo per 101 minuti. Può una buona gara contro la Spagna raddoppiare il valore di mercato di un giocatore? Misteri del calciomercato.

L'Italia e un ciclo già chiuso - Trentuno anni e 169 giorni. Per la sfida d'esordio contro il Belgio, l'Italia ha stabilito un nuovo record scendendo in campo con la squadra con l'età media più alta. Un dato che rende bene l'idea del gruppo portato in Francia da Antonio Conte, ct concentrato esclusivamente sul qui e ora. Il ciclo s'è di fatto concluso col suo addio. Il centrocampo composto da Parolo, De Rossi e Giaccherini dovrà necessariamente lasciar spazio alle nuove leve così come parte della difesa e il tandem offensivo Eder-Pellè. Il nuovo ct Ventura sarà obbligato a cambiare tanto, nonostante gli applausi che hanno accompagnato gli azzurri al rientro in Italia.

Mai acquistare calciatori portoghesi - Il titolo è una forzatura, ma l'impressione è che buoni calciatori portoghesi vengano sempre ceduti al prezzo di campionissimi. João Mário ha una clausola rescissoria da 60 milioni di euro e lo Sporting Lisbona non vuole darlo via per meno di 45 milioni. Strategia praticamente identica quella attuata dal Valencia per André Gomes. Il cartellino di Renato Sanches, bonus compresi, potrebbe costare al Bayern Monaco addirittura 80 milioni di euro. Poi William Carvalho (clausola da 45 milioni di euro), Adrien Silva (clausola da 45 milioni di euro), Danilo (clausola da 40 milioni di euro) e tanti altri. Tutti buoni giocatori, per carità. Ma perché costano così tanto? Misteri del calciomercato (seconda parte).

Croazia, talento e sregolatezza - Avevano tutto per arrivare fino in fondo. La migliore Croazia di sempre - al pari di quella vista in Francia 18 anni fa - e un tabellone abbordabile. Eppure, subito dopo una gara sublime contro la Spagna, la squadra croata ha confermato tutti i difetti delle squadre balcaniche. Tanto talentuose quanto discontinue.

Conte il migliore commissario tecnico - Wilmots ha rovinato il Belgio, Hodgson alla guida dell'Inghilterra ha fatto disastri, Del Bosque ha dimostrato di essere ormai alla fine di un ciclo, mentre Löw e Deschamps non hanno dato nulla in più a rose già fortissime. In positivo, l'unico commissario tecnico tra le big capace di fare la differenza in positivo è stato Antonio Conte. Il gruppo dinanzi ai singoli e giocatori che hanno dato tutto e anche di più. Solo meritati applausi per loro al rientro in Italia, nonostante l'amaro epilogo ai rigori.

La finale - Si affrontano le due squadre che hanno dovuto fare i conti col percorso più semplice. La Francia, nel 1984 come nel 1998, ha dimostrato che quando gioca in casa ha una marcia in più. Il Portogallo, d'altro canto, stasera a Parigi vorrà riscattare proprio quella finale persa in casa dodici anni fa contro la Grecia. Sarà anche la sfida a distanza tra Griezmann e Cristiano Ronaldo 43 giorni dopo un'altra sfida in finale, quella a Milano che ha visto trionfare l'asso portoghese. Chi la spunterà questa volta? Buon Portogallo-Francia a tutti!

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