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SONDAGGIO
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  Sì, al centrocampo nerazzurro servono qualità come le sue
  No, non è ha il physique du role per giocare all'Inter
  Sì, pescare tra i migliori giovani italiani è la via giusta
  No, il prezzo chiesto dall'Atalanta è assolutamente fuori mercato
  La Juve alla fine avrà la meglio

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Editoriale

Euro 2016, ci siamo: Italia in quarta fila sulla griglia di partenza! Motta e la 10 a una riserva: quali erano le alternative? Conte ha lasciato a casa i due migliori bomber del 2016: speriamo di non doverli rimpiangere

Nato a Napoli il 10/03/88, laureato in Filosofia e Comunicazione presso l'Università Orientale di Napoli. Lavora per Tuttomercatoweb.com dal 2008, è il vice direttore dal 2012
05.06.2016 10.10 di Raimondo De Magistris  Twitter:    articolo letto 59999 volte
© foto di TUTTOmercatoWEB.com

"Il calcio è l'ultima rappresentazione sacra del nostro tempo. E' rito nel fondo, anche se è evasione. Mentre altre rappresentazioni sacre sono in declino, il calcio è l'ultima rimastaci. Il calcio è lo spettacolo che ha sostituito il teatro. Perciò considero il calcio l'unico grande rito rimasto al nostro tempo". Queste frasi, sempre attualissime, uno degli intellettuali di spicco dello scorso secolo come Pier Paolo Pasolini le pronunciò in un'intervista rilasciata a 'L'Europeo' qualche mese dopo il Mondiale del '70. Quella competizione sancì in maniera definitiva il legame indissolubile tra il calcio e i suoi tifosi, tra l'Italia e gli italiani. Era la Nazionale di Riva e Boninsegna, che fu umiliata dal Brasile in finale dopo l'impresa storica contro la Germania Ovest in semifinale.
Quel Mondiale fu argomento di discussione per mesi, per anni. Il 4-3 lo è ancora. Confermò che le divisioni di quartiere ogni due anni si fermano per far spazio a un unico coro, a un unico grande tifo: quello per la Nazionale. Fu così nel '70, sarà così adesso. Perché tra qualche giorno, e per qualche settimana, gli occhi saranno tutti per una squadra oggetto di critiche asprissime quanto di amore e ammirazione.
Sappiamo farci valere nelle competizioni che contano, lo certificano quattro Mondiali e un Europeo. Sappiamo anche, però, che questa Nazionale non ha i campioni che per decenni ci hanno accompagnato. Tecnicamente, è una delle più povere di sempre e per questo motivo, nella mia personalissima griglia di partenza (aspetto le vostre critiche e le vostre liste...), è lontanissima dalle squadre sul podio.

1° posto - Germania - Organizzazione, multiculturalismo e nessuna paura nel lanciare i giovani. I migliori giocano al Bayern Monaco o lontano dalla Bundesliga, gli altri si fanno le ossa nei settori giovanili tedeschi ed emergono meglio e prima degli altri. La Germania è la favorita di questo Europeo, arriverà in Francia due anni dopo aver vinto un Mondiale in cui ha umiliato il Brasile padrone di casa. La coppia di centrali di difesa Boateng-Hummels è stellare. Il centrocampo ha una qualità unica al mondo, non solo in Europa. Difetto? Il centravanti, forse. Senza Reus, Joachim Löw non dovrebbe avanzare Müller con Gomez che a questo punto partirà titolare. Un buon giocatore, ma non all'altezza degli altri dieci.

2° posto - Francia - Il campionato è noioso come pochi altri in Europa, ma gli investimenti della federazione hanno prodotto risultati eccezionali. La squadra che tre anni fa ha vinto il Mondiale Under 20 era guidata da Paul Pogba, la stessa stella che adesso, in Francia, avrà il compito di trascinare la squadra transalpina verso la vittoria finale. Mancherà Benzema, è vero. E Giroud è un buon giocatore, ma tre gradini sotto l'attaccante del Real Madrid. La qualità però abbonda anche in attacco con Griezmann, Payet, Coman e Martial. In mezzo al campo, oltre alla mezzala della Juventus, giocatori come Matuidi, Kante o Sissoko sono pronti a cantare e portare la croce. Qualche dubbio in più in difesa: la coppia Rami-Koscielny non è proprio la migliore del torneo. Da non sottovalutare, infine, il fattore campo: nel 1984, come nel 1998, la Francia ha alzato al cielo un trofeo, rispettivamente un Europeo e un Mondiale. E in entrambe le circostanze giocava in casa.

3° posto - Spagna - Sono i campioni in carica, vengono da due vittorie consecutive all'Europeo e quattro anni fa hanno demolito l'Italia in finale. E allora perché il terzo posto? Colpa del ricambio generazionale, che costringe una Spagna comunque fortissima a stazionare sul gradino più basso del podio. Due anni fa in Brasile la figura è stata pessima e Del Bosque, che ha aperto un ciclo unico nella storia delle furie rosse, saluterà dopo l'Europeo.
La squadra è di livello assoluto. Ramos-Piquè è una coppia di centrali impareggiabile, Iniesta resta un centrocampista di inarrivabile qualità e giocatori come Silva e Fabregas possono cambiare la gara in qualsiasi momento.
L'attacco rende bene l'idea del contrasto che in questo momento c'è tra vecchia e nuova generazione: da un lato Alvaro Morata, dall'altro Aritz Aduriz, bomber dell'Athletic bravo a colmare il vuoto di grandi centravanti con cui nell'ultimo biennio ha dovuto fare i conti il ct. Riusciranno insieme a consegnare alla Spagna una storica tripletta?

4° posto - Belgio - Ranking FIFA alla mano, è la migliore squadra del torneo. Poi, però, già all'ultimo Mondiale hanno dimostrato di avere qualche problemino nel gestire pressione e aspettative alte. Il gruppo del 2014, adesso, ha due anni di esperienza in più e le qualità per centrare una prima storica vittoria ci sono tutte. Hazard ha finito la stagione in crescendo, poi De Bruyne, Carrasco e Mertens alle spalle di uno dei migliori bomber d'Europa quale è Romelu Lukaku: chi può vantare un attacco così?
Il centrocampo è all'altezza delle squadre sul podio, la difesa a causa degli infortuni di Kompany e Lombaerts dà qualche certezza in meno. Al fianco di Vermaelen potrebbe giocare il giovane Denayer, l'unica incognita di una squadra molto, molto forte.

5° posto - Inghilterra - Dalla Premier quest'anno sono arrivate risposte nuove e confortanti per il ct Hodgson: Vardy, Kane, ma anche Alli e Dier. Tutti calciatori che sono letteralmente esplosi nell'ultimo campionato e, adesso, si propongono come titolari nella nazionale dei tre leoni. L'incognita è rappresentata dall'esperienza, quasi un paradosso per la nazionale più antica al mondo. L'età media dell'undici titolare è bassa e questo aspetto, in una competizione fin da subito molto ostica come l'Europeo, non è da sottovalutare.

6° posto - Portogallo - C'è Cristiano Ronaldo, e già questo dovrebbe bastare per mettere questa nazionale tra le favorite. C'è però anche tanto altro. Il ct Fernando Santos ha deciso di risolvere l'atavico problema del centravanti semplicemente non schierandolo: con CR7 in avanti ci sarà Nani. O al massimo Quaresma.
Alle spalle degli attaccanti un centrocampo di tutto rispetto, con William Carvalho che 'rischia' addirittura la panchina vista la presenza di giocatori del calibro di André Gomes, Renato Sanches, Moutinho, João Mario, Adrien Silva e Danilo. Un passo indietro la difesa, l'anello debole di una squadra che solo a causa del suo reparto difensivo è fuori dal podio.

7° posto - Croazia - Kovacic, Modric, Brozovic, Badelj, Perisic e Coric. Il centrocampo della Croazia è fortissimo, all'altezza delle squadre sul podio. Tantissima qualità, degna della squadra che nel '98 concluse il Mondiale al terzo posto. La nazionale del ct Cacic, tra le outsider, è quella che dà più certezze. Giocherà con una punta, ruolo che verrà ricoperto da Mandzukic. Cosa manca? Una difesa all'altezza del resto della squadra.

8° posto - Italia - Fa un certo effetto vedere la squadra azzurra così dietro nei pronostici. L'Italia, storicamente, non è mai partita tra le favorite, ma una Nazionale in quarta fila lascia l'amaro in bocca, rende bene l'idea del livello del nostro movimento. La squadra, almeno in partenza, non dà garanzie, tra le peggiori che si ricordino per qualità dei singoli e pericolosità degli attaccanti. Proprio il reparto avanzato è il vero tallone d'Achille con cui dovrà fare i conti il ct Conte: Simone Zaza è il migliore a disposizione, ma tutti sembrano abbastanza 'normali' se paragonati agli attaccanti delle altre nazionali.
A centrocampo tanta quantità, tanta corsa, ma forse troppo poca qualità. De Rossi sarà il regista in un centrocampo a cinque che vede Giaccherini e Florenzi (entrambi adattati) nel ruolo di interni. I due esterni di centrocampo, così come la difesa, il punto di forza della Nazionale, di una squadra che se vuole centrare una clamorosa vittoria è chiamata a sovvertire ogni pronostico. Come e più delle altre volte.

Considerazioni ulteriori proprio sulla nostra Nazionale. Venti giorni a Coverciano sono serviti a Conte per lavorare molto sull'aspetto fisico e addestrare i giocatori a un modulo, il 3-5-2, che rappresenterà in terra francese una delle poche certezze. Un modulo che non contempla l'utilizzo di un trequartista e che ha scatenato le polemiche sull'assegnazione della maglia numero 10 a Thiago Motta. Due gli aspetti che più colpiscono, al di là della lunga scia di polemiche che ci sarebbe stata anche se fosse stata assegnata a un altro giocatore, a caso, degli altri 22 in lista. Innanzitutto il ruolo di Motta in questa Nazionale: in questo momento è una riserva, è l'alternativa a Daniele De Rossi in cabina di regia. Poi la sconcertante mancanza di alternative per quella casacca: Insigne e Bernardeschi, per caratteristiche i più indicati alla 10, non sembravano comunque all'altezza di una così prestigiosa casacca. Non hanno pedigree, esperienza, caratura internazionale e spalle larghe per quella maglia. Motta, almeno, ha dalla sua una carriera costellata di grandi vittorie e grandi club. Il problema non è quindi la 10 a Motta, ma l'impossibilità di assegnare quella casacca ad altri calciatori. Assegnarla a Daniele De Rossi, lo stesso che la indossò nell'Europeo del 2008, sarebbe stato di maggior buon senso, ma lo stato dell'arte non sarebbe poi mutato troppo.
Chiosa finale sulla formazione che Conte schiererà al prossimo Europeo. Dalla mediana in giù sembrano esserci pochi dubbi. Tra difesa e centrocampo, sono ben delineate riserve e titolari: Buffon; Barzagli, Bonucci, Chiellini; Candreva, Florenzi, De Rossi, Giaccherini, Darmian. Questi i giocatori avanti nelle gerarchie.
In attacco, invece, tutto è ancora in bilico. In principio, la coppia Eder-Pellè sembrava destinata a diventare titolare, poi la scarsa resa dei due giocatori anche nei test amichevoli ha permesso agli altri tre attaccanti convocati - Zaza, Immobile e Insigne - di guadagnare campo.
I dubbi restano comunque tanti, il reparto avanzato è l'anello debole di una squadra che non ha centravanti all'altezza delle altre corazzate europee. In cinque nel 2016 hanno realizzato 21 gol, uno in più del tandem Belotti-Pavoletti. Sono loro i due centravanti italiani più prolifici del 2016 e Conte ha lasciato entrambi a casa in nome del gruppo che ha trascinato la squadra all'Europeo: speriamo di non doverli rimpiangere tra poche settimane.

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