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Editoriale

Galliani-Sacchi da una parte e Capello dall'altra anche il 29 settembre. Napoli, Sarri rischia la sindrome da stress. Inter, non era colpa di Brozovic

01.10.2016 00.00 di Mauro Suma   articolo letto 16819 volte

I 30 dei suoi 80 anni regalati da Silvio Berlusconi al Milan non sono stati tutti rose e fiori. Oltre ai petali di rose, ci sono state le dinamiche interne, le tensioni. Nei momenti degenerativi anche le fazioni. Ne abbiamo avuta una rappresentazione simbolica il 29 Settembre, nella completa, appassionata, intensa, e nella nostra interpretazione assolutamente realistica diretta di Tiki Taka su Italia 1 nel giorno del compleanno presidenziale. Sacchi-Capello ad esempio: Arrigo aveva appena finito di dichiarare a Milan TV "lasciamo stare" ad una domanda sulla partecipazione alla manovra di Carlos Bacca, ed ecco che Fabio parte live all'attacco di Galliani proprio su Bacca. "E' fondamentale", dice Don Fabio, "deve esserci sempre, e loro lo volevano vendere"...Ad un Galliani che si stringe nelle spalle, sorvolando sulle reali volontà di cessione nonchè sulle intenzioni iniziali dello stesso Bacca, e che risponde sorridendo "E qui", Capello risponde "Meno male, per noi milanisti meno male". Noi che eravamo Milanisti anche dal 2004 al 2006, prendiamo atto. E il buon Paolo Maldini? Deve essere stata dura per lui non essere al fianco del suo amico Marco Van Basten, ma da una parte c'era Fabio Capello con il quale dopo l'espulsione di Roma del 1998 non si era lasciato benissimo e dall'altra Adriano Galliani con il quale i rapporti sono cordiali e sorridenti, ma proverbialmente lontani. Niente di cui stupirsi, è il Milan, ragazzi. Personalità forti, caratteri veri, profondi. E che Silvio Berlusconi sia riuscito a sintetizzarli e a compattarli tutti in 30 anni è il vero senso, la vera eredità della sua Presidenza. Il 29 Settembre è stata la festa della Storia del Milan. Alla quale non bisogna avvicinarsi in maniera arruffata e tendenziosa. Perchè dal tritacarne della Storia, poi se ne esce piccoli piccoli. La scelta storica ad esempio di Shevchenko al Milan è stata più volte raccontata da Adriano Galliani: "Il suo arrivo è stato merito di Braida. La sera che andammo a vederlo io e Ariedo a Kiev lui giocò male, ma Ariedo riuscì a farmi vedere anche le cose che non si vedevano quella sera e mi fidai di lui". Se poi oggi, per compiacere chissà quale motore immobile e per provare a rendere nuovamente irrespirabile l'aria, si ritoccano anche le verità ormai assimiliate dal Tempo, è solo una conferma del fatto che purtroppo il Milan deve essere dolorosamente venduto dal suo Presidente per il semplice motivo che sono quattro anni che non riesce più ad essere completamente sè stesso. Esattamente dallo Scudetto, perso, non vinto, nel 2012.

Per chi insegna calcio come Maurizio Sarri, non può che essere la Champions League l'alveo naturale. La Champions è una competizione nella quale l'unità di misura è il gioco. Non conta altro, la Champions per sua natura smaschera utilitarismi, tattiche mezze e mezze, speculazioni di campo di vario tipo. E' consequenziale che il suo Napoli trovi le sue ispirazioni migliori nell'Europa che conta, adesso che è sicuro del suo gioco e tutti i giocatori sanno come essere coinvolti nel gioco. Non è facile mettere in campo una squadra così, ce ne rendiamo perfettamente conto. Far giocare il Napoli come abbiamo visto con il Benfica, significa avere cura del Napoli. Volergli bene, tenerci tantissimo. E questo dal punto di vista nervoso, costa. Ci raccontano di un Sarri intimamente ed esteriormente nervosissimo dopo Genoa-Napoli. Deve curare anche sè stesso, Sarri. Non solo la sua creatura. Lo stress di cui è stato vittima Arrigo Sacchi nel 2000 lo conferma e lo insegna. Maurizio va tutto bene, è bellissimo vedere giocare il Napoli, ma con calma e con giudizio.

Frank De Boer ha utilizzato Brozovic per indicare al gruppo un modello di non comportamento, di non atteggiamento. Cose da non seguire e da non imitare. Effettivamente, nel primo tempo di Inter-Hapoel proprio Brozovic era stato irritante. Ma a Praga il croato non c'era. Il capro espiatorio diventano tanti capri espiatori. Senza Brozovic, l'Inter non è riuscita a dare importanza all'Europa League neanche contro lo Sparta. Erano in campo sette-otto undicesimi della formazione titolare. Mancava la spina dorsale, Murillo-Joao Mario-Icardi, ma di fronte c'era una squadra in crisi appena battuta in casa nel derby dallo Slavia Praga. Quindi è tutta l'Inter dell'Europa League che non funziona. La lista UEFA monca, per comprensibili ragioni di Fair Play Finanziario, ha inoculato nella squadra il concetto che quest'anno la competizione vera è il Campionato. L'Europa League viene dopo, meno giocatori, meno campioni, meno vetrina, meno potenzialità, meno tutto. I tifosi si sfogano contro i giocatori, ma il problema Europa League dell'Inter di quest'anno è strutturale, non umorale.

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