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Garcia al capolinea: rinnovare il grande errore della Roma, serve cambiare subito perché nulla è perduto. Mihajlovic stanco degli attacchi, sarà un week-end decisivo. Juventus: la rivincita del progetto ma a gennaio serve investire

Nato a Firenze il 05/05/1985, è caporedattore di Tuttomercatoweb.com. Già firma de Il Messaggero e de La Nazione, è stato speaker e conduttore per Radio Sportiva, oltre che editorialista e vicedirettore di Firenzeviola.it.
20.12.2015 09.38 di Marco Conterio  Twitter:    articolo letto 49681 volte
© foto di Federico De Luca

Destinato all'addio. Comunque vada col Genoa. Walter Sabatini, direttore sportivo della Roma, ha già iniziato ad avere contatti con altri allenatori e non potrebbe esserci segnale più eloquente di un rapporto che s'è spezzato tra il francese e la piazza giallorossa. L'errore, a monte, è stato quello di mettergli sul piatto un rinnovo pesante, lungo, importante. Ad un tecnico che dopo lo splendido exploit iniziale non ha mai mostrato e dimostrato di sapere essere diverso da sè stesso. Pallotta e Sabatini pensano anche in grande, lo dimostra il sondaggio per Josè Mourinho. Sì, fallito, ma le mire della Roma sono grande, importanti. E che poco collimano con il gioco di un tecnico contropiedista, che non valorizza un centravanti di spessore internazionale come Dzeko, che ha resto Nainggolan e Pjanic due geni quasi prevedibili. Se il perno del tuo gioco è un corridore come Gervinho, significa che forse non sei riuscito a diventare grande come avresti voluto, sperato. La Roma vuole e deve cambiare, assolutamente. Perché l'errore della società, insieme al contratto di Garcia, è stato solo quello di non prendere un difensore centrale di spessore internazionale. Poi i giocatori ci sono: quale centrocampo, se non quello della Juventus, è migliore di quello giallorosso? Ha una bocca di fuoco invidiabile in mezza Europa davanti come Dzeko, ha Digne e Manolas che sarebbero degni delle migliori retroguardie del globo ed uno come Florenzi che il Barcellona prenderebbe ad occhi chiusi. Non è una questione (solo) di giocatori. E' una colpa di Pallotta e di Sabatini, già, ma principalmente di Garcia. I contatti con gli altri allenatori sono segnale chiaro: la Roma vuole cambiare, altrimenti che senso avrebbe chiamare Lippi, Mourinho, Bielsa e poi pure Spalletti e Mazzarri? E non è neanche troppo tardi, stupisce solo che Pallotta non abbia avuto la forza decisionale di Abramovich. "Fai male? Ti mando via, anche se mi costa un occhio della testa".

L'Italia è spesso terra d'eccessi, soprattutto nei giudizi. Certo, quando arrivano dall'interno, però, devono far riflettere. Le parole di Silvio Berlusconi su Sinisa Mihajlovic raccontano che forse, pure il Milan, è poco soddisfatto del suo allenatore. Sul club rossonero, però, è giusto aprire una parentesi. Perché spesso si addossano le colpe, e pure i meriti, agli stessi protagonisti. Il tutto, senza considerare che quella di Berlusconi è società con struttura complessa: un presidente decisionista, un amministratore delegato, la figlia Barbara, per il settore economico ed investimenti, uno per il reparto sportivo come Adriano Galliani. Lady B discuteva mesi, anni or sono, correva il novembre 2013, di una mancanza di rete capillare di osservatori del club. Beh, il Milan si è da sempre attrezzato, solo che da struttura societaria preferisce mettere davanti ai riflettori i capisaldi del progetto. Però, ad esempio, c'è un direttore sportivo come Rocco Maiorino che costantemente è all'opera ed insieme alla squadra. Che, con Galliani e per il Milan, segue il mercato rossonero. Nel bene e nel male, appunto. Perché gli errori non sono certo mancati e l'assenza di un regista vero, per il gioco di Mihajlovic, è la lacuna più pesante nel gioco che latita del tecnico serbo. Da lì la lunga catena di lamentele, dai tifosi fino a Berlusconi, fino a quella fiducia che latita da parte del presidente e che mette gioco forza in bilico anche la posizione di Sinisa. Detto per inciso, anche lo stesso Mihajlovic filtra come discretamente stufo degli attacchi e delle critiche. E non è da escludere nessuna decisione clamorosa, dopo il week-end, soprattutto se non arriverà un risultato importante. Dall'una e dall'altra parte.

Discutevamo prima del poco equilibrio dei giudizi, giusto? Bene. In primis, quelli sulla Juventus. E' una squadra vera, rinata e ritrovata. Bastava avere pazienza, bastava non gridare 'al fallimento' per il rinnovamento globale del progetto Marotta-Paratici. Che i loro errori li hanno fatti, vedi l'acquisto di Hernanes o la mancanza di un centrocampista di grande spessore che si alterni ai tre titolari. Però la squadra c'è, eccome se c'è. Gennaio, però, dovrà essere il mese del salto di qualità. La Juventus non può più permettersi di regalare punti alle piccole ed ha davanti, in Champions League, un Bayern Monaco nettamente superiore. Il centrocampista serve, magari uno capace di fare la mezzala e pure il trequartista. Magari anche un esterno per il 4-3-3, un attaccante, anche perché la gestione dei conti è da sempre giusta ed oculata (il titolo di regina dei bilanci non arriva per caso). E quest'anno le altre paiono vicine a colmare il gap. Chi gridava appunto 'allo sperpero' per i milioni di Mandzukic, si è già ricreduto. Chi lo faceva per il 'caso Dybala', idem. Resta il dubbio Alvaro Morata, però. La sensazione è che, in estate, il suo futuro sia al Real Madrid, come punta del dopo Karim Benzema.

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