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SONDAGGIO
Juventus agli ottavi: ora può arrivare fino in fondo in Europa?
  Sì, la squadra ha le possibilità di tornare a giocarsi la Champions
  No, è presto per fare certi giudizi e servirà un mercato invernale importante
  Sì, col rientro progressivo degli infortunati la squadra è da titolo
  No, troppa la differenza con le big spagnole, inglesi e tedesche

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Editoriale

Grinta, cul e un piano segreto: ecco dove andrà a finire il Milan di Inzaghi. L'Inter vola, ma Mazzarri ora è di fronte a un bivio senza ritorno.

16.09.2014 00.00 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 50391 volte
© foto di Federico De Luca

Domenica ero a San Siro. Non capita spesso perché A) Sono pigro. B) Anche a tre chilometri di distanza il parcheggio costa minimo 7 euro. C) Trovi sempre qualcuno che ti urla "Biasin coglione" e tu puoi fare finta di niente ma un po' ci rimani male.

Domenica però potevo usufruire di due clamorosi "bigliettoni omaggio". Non avevo scuse, insomma. E poi era la prima della nuova Inter, c'era un bel sole e nella "zona hospitality" servivano lasagnette ai due ragù e pasta casereccia in quantità.

Parcheggio la macchina a tre chilometri di distanza: il cartello dice "1,20 euro all'ora". Penso: "Metto grattaesosta per 4,80 euro e sono a posto". Trovo la gentile signorina provvista dei tagliandi: "Me ne dà quattro per favore?". Risposta: "No, deve prenderne uno da 7 euro". E io: "Ma come scusi, c'è qualcosa di profondamente illogico in tutto ciò". Da lontano uno urla: "Biasin coglioneeee!!!". E la tizia: "O mi dà 'sti 7 euro o partecipo al coretto". Pago senza colpo ferire ma ho la seria intenzione di rifarmi con le lasagnette ai due ragù. In zona buffet è il solito vergognoso carnaio: c'è chi magna a quattro palmenti, chi per non rifare la fila due volte tenta il colpo del campione: "Posso avere tre bicchieri di rosso per favore?". "Ma lei è da solo". "C'è una mia zia di primo grado laggiù in un angolo". "Lei dice cazzate". "Allora mi dia un bicchiere solo ma molto grosso. Una tazza se possibile". Cose così. A un'ora dall'inizio del match sono sbronzo come una pigna. Alterno i carboidrati della lasagna agli zuccheri dei pasticcini e delle frolle. Nel mio stomaco si rivive la battaglia di Waterloo. E ovviamente io sono Napoleone. Decido che è ora di occupare gli spalti, prima scelgo lucidamente di accedere al cesso reale per non avere problemi di plin-plin durante il match. In zona pisciatoi uno mi osserva: lo vedo, capisco che ce l'ha con me. Me ne vado. All'uscita tendo l'orecchio. Il tizio parla a un amico: "E' quello che scrive su Tmw". E l'altro: "Bel coglione". E sono due. Penso: "Almeno questo non l'ha urlato sulla pubblica piazza". E in un amen sono sugli spalti.

All'altoparlante danno le formazioni e lì capisco di essere totalmente in balia dei tannini: mi sembra di capire che Mazzarri schiererà Kovacic assieme a Hernanes e Osvaldo vicino a Icardi. E' chiaro che vivo uno stato di delirio. E invece no, è tutto vero. Walter stupisce tutti quanti dimostrando coraggio leonino. E l'Inter gioca una partita all'altezza pur contro un Sassuolo dopolavoristico. In conferenza stampa Mazzarri è giustamente soddisfatto, se la tira un po' ma in fondo chi non lo farebbe dopo cotanta vittoria? Ora siamo al bivio: Walter ha la possibilità di diventare finalmente "nerazzurro", i tifosi sono dispostissimi ad assecondarlo. Per meritare gli osanna, però, deve confermare "l'Inter alla bersagliera" anche a Palermo, su un campo difficile dove però ha il dovere di aggredire: così devono fare tutte le squadre che ambiscono alla zona Champions. La sensazione è che il tecnico combatta una personalissima battaglia personale tra quello che vorrebbe fare (modulo a una punta per non rischiare troppo) e modulo a due punte che tanto piace alla gente e a patron Thohir (oltre a Moratti, ieri in tribuna dopo la "pace ritrovata" con l'Indonesiano).

Le certezze intanto sono in campo: Medel ha muscoli e fosforo sufficienti per essere anche solo accostato al Gattuso dei bei tempi. Se anche valesse la metà di Ringhio sarebbe comunque un acquisto azzeccato. Icardi ha movimenti da prima punta illuminata: certe cose non te le insegna nessuno, te le regala mammà. Per Kovacic vale lo stesso ragionamento, ma a differenza dell'argentino il baby gioiello deve dimostrare di essere in grado di fare la differenza anche nelle partite più difficili. Insomma, da San Siro tante buone indicazioni e qualche certezza: A) Non basta un 7-0 per parlare di "squadrone" (in fondo finì con lo stesso risultato anche l'anno scorso). B) Mazzarri ha "svoltato" ma ora deve dimostrare di sapere gestire il doppio impegno campionato-Europa League. C) Se due indizi fanno una prova, sono un coglione.

Lo stesso volgarissimo epiteto non vale per il vero protagonista della seconda giornata e cioè il francesino Menez. In quanto "coglione" confesso di aver ampiamente toppato il mio giudizio sul giovanotto venuto da Parigi. Pensavo in buona sostanza che si trattasse del solito parametro zero senza arte né parte, destinato a venire a Milano a mangiare pane a tradimento e senza dare nulla in cambio. Ebbene, dopo due sole partite possiamo affermare con ragionevole sicurezza che Galliani questa volta ha pescato il jolly: il ragazzo corre, si sacrifica, ha doti non comuni e rientra ampiamente nel "cerchio magico di Pippo". Ecco, Pippo. Chi ha visto il match bestiale di Parma non può non aver notato lo spettacolo nello spettacolo che va in scena sulla panchina del Diavolo: Inzaghi è senza dubbio il 12° giocatore del Milan e - non si offenderà - ha il culo tipico dei grandi allenatori. Sacchi, per dire. Anche in campo sembra che i rossoneri possano volgere prima o poi verso un 4-4-2 camuffato con Bonaventura/El Sharaawy e Honda sugli esterni e Torres e Menez davanti.

Lusso vero che però non può non far dimenticare certi obbrobri visti al Tardini. La fase difensiva del Milan non funziona, la riproposizione costante di Bonera sa di "accanimento terapeutico", per un Abate che risorge c'è un De Sciglio davvero sotto tono, e poi tocca ancora una volta trattare la faccenda portiere, Diego Lopez in questo caso, presentato con peana e orpelli che neanche Yashin e ora già completamente in discussione. Per intenderci: alla notizia "Diego Lopez è infortunato: salta certamente la Juve" in certi Milan Club hanno acceso ceri di ringraziamento per il miracolo compiuto da San Abbiati da Abbiategrasso. E' la solita faccenda dei parametri zero o giù di lì: una volta ti va bene, quell'altra ti dice male.

Questione Napoli. In questo caso c'è poco da fare i pirla. Da un paio di settimane, chi scrive, fa notare che è ora di uscire allo scoperto. De Laurentiis o chi per lui (magari non il figlio, già ribattezzato "la tocco piano Edoardo") ha il dovere (l'obbligo?) di parlare alla sua gente. Dove sono finiti i tweet, le interviste, le presentazioni in pompa magna, gli appelli anche un filo arroganti ma capaci di creare entusiasmo nella piazza? Che fine hanno fatto le fughe in motorino, gli attacchi al sistema e tutto il corollario di "apparizioni" che hanno trasformato il produttore in uno dei re del nostro calcio? Il De Laurentiis "normalizzato" ci piace poco. Ancor meno il Napoli confuso e svogliato che ha perso con il Chievo. Higuain è parso svogliato, sicuramente meno "in palla" di Maxi Lopez, uno che ha un centesimo del talento dell'argentino ma compensa col sudore. Il Napoli ha prodotto molto ma a tratti sembrava in vacanza come il suo allenatore durante la sosta per le nazionali (l'ha fatto anche l'anno scorso? Ha sbagliato due volte). Il pubblico di Napoli non merita di essere "abbandonato" e la già povera Serie A non può perdere così presto la terza in ordine di pronostico per lo scudetto.

Chi resta in vetta alle quote è la Juve: la squadra di Allegri vince in modo diverso da quella di Conte. Più organizzata e meno furiosa, più manovriera e meno aggressiva: il risultato non cambia. Anche in questo caso personalmente ero scettico, e invece il toscanaccio sta davvero bruciando i tempi nel suo processo di "juventinizzazione".

Ora Max dovrà esibirsi nella sua specialità: il superamento del girone di Champions. Con il Milan ce l'ha fatta quattro volte su quattro, contro avversari spesso alla portata e senza mai mettere insieme più di 10 punti. Come dire: massimo risultato con il minimo sforzo. Proprio quello che serve ai bianconeri per dimenticare Istanbul. A Milanello in passato hanno dimostrato di sapersi liberare degli incubi della capitale turca, ora tocca a Max.

P.s. Chiudo con l'argomento più interessante e centrale della settimana, la discussione che ha tenuto svegli tutti gli italiani: ma la nuova Miss Italia è buonacomeilpane o è un ferro da stiro? Dopo lunga, lunghissima, straziante e personalissima riflessione sono arrivato a una conclusione davvero profonda: mi son fatto di peggio (E voi? Vi siete fatti di peggio? Dite dite... Twitter: @FBiasin).


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