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Editoriale

Honda: non sono un 10. Trenta anni: da Farina a Berlusconi, da Cardillo a Galliani. Cáceres-Eder: uno resta, l'altro va. El Shaarawy: tra Vadim e Jardim

Nato a Milano il 10 Maggio 1965; Giornalista Professionista dal 1994. Dopo le esperienze professionali di carta stampata (La Notte e Il Giorno) e televisive (Telelombardia, Telenova, Eurosport), dirige Milan Channel dal 16 Dicembre 1999.
09.01.2016 00.00 di Mauro Suma  articolo letto 35982 volte

Usato e manipolato di traduzione in traduzione dall'inglese all'italiano, Honda è molto diverso da come è stato venduto. Ha il suo carattere, ma non è un presuntuoso e non è un brontolone. Al contrario, è molto umile e molto professionale. Lo spiegava proprio lui, dopo la partita di Frosinone, dove ha corso, lavorato, creato e dato assist: io non sono un numero 10, il 10 non è il mio numero, adesso che ho capito il significato che ha qui da voi ho capito anche che non solo è un numero che pesa ma non è nemmeno adatto alle mie caratteristiche: non sono un fuoriclasse del dribbling e dell'ultimo passaggio, sono un giocatore di lavoro e di aiuto alla squadra, non uno che fa la differenza con una giocata. Questa è la sua obiettività e la sua umiltà, lontana anni luce dalle balle sulla propaganda e sugli uffici stampa che battutisti dal rutto libero hanno cercato di cucirgli addosso. Fosse per lui cambierebbe anche numero di maglia, sebbene sia complicato e difficilmente fattibile. Anche contro il Bologna, Honda non ha giocato malissimo e non ha fatto certamente danni. Anzi, a proposito di aiuto alla squadra, con la sua uscita è mancato il riferimento consueto ad Abate che non a caso si è spinto troppo in avanti, non avendo la sponda giusta, nell'azione del gol di Giaccherini. Ignazio non era in area, proprio perché senza Honda davanti nell'azione precedente e senza il successivo meccanismo di protezione ha fatto una giocata offensiva innaturale determinata dall'assenza del giapponese.

Il 12 Gennaio 1986, martedì sono 30 anni, finiva la presidenza di Giuseppe Farina. La storia potrà anche essere circolare, ma non va raggirata e confusa. I giocatori-simbolo di quella presidenza sono stati l'ultimissimo Paolo Rossi e poi i vari Daniele Tacconi, Mancuso, Macina e Manzo. L'unica vera campagna-acquisti (Wilkins, Hateley, Terraneo, Di Bartolomei e Virdis) la finanziò la buona cara anima del nostro amico lassù Gianni Nardi nell'estate del 1984. Franco Baresi, Tassotti e Filippo Galli (tenuto nascosto per un po' perché bisognava giustificare l'arrivo dell'amico Spinosi) non sono stati una illuminata concessione di Farina a Berlusconi, in realtà sono stati prodotti anni addietro dal Settore Giovanile del Milan e dall'intervento di mercato sulla Lazio da parte di Felice Colombo. Per fortuna non sono stati cotti e mangiati come Franco che stava per essere ceduto alla Samp di Mantovani. E' ancora forte di quegli anni l'umiliazione di Collovati che resta all'Inter e già che ci siamo all'Inter ci tornano pure Pasinato, Canuti e Serena. Il buon Giancarlo ce lo ha raccontato a Milan Channel: "Ogni settimana pregavo Castagner di farmi restare al Milan...". Già, Ilario Castagner, altro che traditore: "Avevo visto in Germania e segnalato Lothar Matthaeus da giovanissimo, lo volevo, avevo fatto pressioni su Rivera, ma anche Gianni non poteva fare niente e Farina doveva muovere i suoi giocatori e sui giovani le cifre erano piccole". A Milan Channel ci hanno raccontato tutto anche Ottorino Piotti su quelle strane forme di pagamento dell'ingaggio che gli venivano proposte altrimenti giocava magari Nuciari e lo strepitoso Vinicio Verza: "Gli avevo firmato un contratto in bianco nell'estate 85, poteva mettere lui la cifra, sarei rimasto anche con 1000 lire, ormai avevo firmato, ma in premio per il mio attaccamento sono stato mandato a Verona". C'è un oceano fra Farina e Berlusconi, anche in questi anni di circolo vizioso. Di quei mesi da addetto stampa del Settore giovanile del Milan, ricordiamo la figura silente e felpata di Antonio Cardillo, il Galliani dell'epoca. Metronomo in campo della Ternana anni Settanta del gioco corto di Corrado Viciani, Cardillo vedeva tutto, sapeva tutto e non diceva nulla. Figura tutta interna alla società, niente Lega, niente media, niente interviste, resta uno dei grandi misteri del Milan di quegli anni da incubo, rispetto ai quali questi ultimi nostri anni difficili sono passeggiate di salute. Oggi Cardillo vive a Varese, non lontano da Milanello. Per la verità e per la Storia, noi siamo qua.

Caceres resterà alla Juventus, le voci fatte trapelare su Inter e Milan sono appunto state fatte trapelare. Interessa alla Juventus creare un interesse sul giocatore. Con tutto il rispetto per un giocatore solido e funzionale, a meno di condizioni vantaggiosissime da saldissimo irrinunciabile, Caceres non si muoverà da Torino: squadre medio-piccole non se lo possono permettere con quell'ingaggio, non a caso sono state chiamate in causa sui media Milan e Inter, è una situazione abbastanza bloccata come quella Ranocchia-Inter. A proposito di Inter, questa per Eder può essere davvero la volta buona.

Facciamo ammenda. Con le scelte economiche sul fronte El Shaarawy del vice-presidente del Monaco, Vasylev Vadim, e sulle legittime esigenze tecniche e fisiche dell'allenatore Leonardo Jardim, il super procuratore Jorge Mendes non ha nulla a che vedere. Verificato, firmato e sottoscritto. Jorge Mendes non solo è in ottimi rapporti con il Milan, ma è il primo ad augurarsi che la situazione si risolva nel reciproco interesse e nella soddisfazione di tutte le parti in causa. A Stephan non resta che continuare ad allenarsi bene a Monte Carlo e soprattutto fare gol, che tutto può ancora succedere.

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