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Editoriale

I 10 comandamenti che condannano Mazzarri: Thohir lo conferma ma prepara uno strano piano d'emergenza salva-Inter. La follia del dopo Juve-Roma: attenzione a certi pericolosi salti indietro nel tempo...

Nato a Milano il 3/7/1978, laureato in Scienze ambientali presso l'Università dell'Insubria di Como, da ottobre 2008 è Capo Servizio Sport presso il quotidiano "Libero". Opinionista Rai, TeleLombardia e Sportitalia
07.10.2014 00.00 di Fabrizio Biasin  Twitter:   articolo letto 47572 volte
© foto di Federico De Luca

Non riesco a non pensare alla mano bionica di Mazzarri. Quella infortunata. Non ho scopi precisi, è solo che più osservo Walter arrancare in panchina col suo ditone cicciottone, più mi viene in mente E.T., il pupazzo alieno che voleva chiamare casa ma evidentemente non aveva campo.
Anche Walter somiglia a un extraterrestre, sempre più lontano dal pianeta terra, sempre più in difficoltà, sempre meno sereno davanti alle telecamere e certamente sprovvisto di bici magica per volare nell'iperspazio e non sentire quelli come me che "destabilizzano l'ambiente e condizionano i tifosi" (cit.).
E allora dopo il disastro di Firenze e attento a non condizionare l'ambiente, scelgo di esordire pubblicando l'elenco di comandamenti vergati da WM qualche mese fa per motivare la rosa: buona lettura.

1) "Il principio è recuperare subito palla: si corre meno e si corre meglio".
("Si corre meno"? Meno di così? Impossibile).

2) "Il recupero del pallone deve partire dal numero 9″
(Al momento il recupero del pallone parte dal numero 1 quando lo raccoglie dalla rete).

3) "Dovete esserci con la testa, voglio vedere se ci siete!"
(Ci siete? 'Ndo state? Stamo a giocà a nascondarella?).

4) "Dovete convivere con il dolore"
(Su questo niente da dire: mezza rosa ha i crampi dopo un quarto d'ora).

5) "Quando saliamo, 2-3 passaggi orizzontali al massimo, poi... all'attacco"
(Ehm...)

6) "Ascoltatevi: dovete essere i medici di voi stessi"
(Disse Walter prima di rompersi il dito...).

7) "Veloci veloci veloci: non ci annoiamo mai!"
(Di sicuro non si annoiano gli avversari).

8) "La palla sempre nel mirino, deve essere il vostro chiodo fisso"
(Passiamo al punto 9 che è meglio...).

9) "Mettiamoci in testa di fare gol subito"
(E puntualmente gli avversari passano in vantaggio che ancora la gente non si è sistemata sugli spalti).

10) "Dateci dentro, le vacanze creano il rotolino!"
(Questa sembra scritta da Jill Cooper, la tizia che ti vende in tv l'attrezzo per gli addominali e mette a confronto le foto "prima della cura" - 115 chili, pelato e butterato - e quella "dopo la cura" - praticamente un incrocio tra giorgclunei e Robocop).

Dunque, dei dieci comandamenti appesi da Mazzarri sulla porta dello spogliatoio durante la preparazione, ci sentiamo di dire che al momento solo il decimo è stato rispettato: grosse panze in campo non se ne vedono.
Il resto però è un mezzo disastro.
Possibile che tutto l'elenco dei buoni propositi sia andato in vacca in un amen? Possibile che lo spogliatoio remi contro il suo allenatore come sostiene qualche fetentone? Francamente non ci crediamo, altrimenti non si spiegherebbe il 7-0 con il Sassuolo.
Ma allora perché l'Inter sembra la Longobarda di Canà? La faccenda è parecchio misteriosa. E misteriosi, ma anche parecchio stucchevoli, sono i convenevoli del tecnico nel post-gara: "Non posso parlare altrimenti...", oppure "se sapeste...", oppure "se vi raccontassi le cose come stanno...". E cos'è, il terzo segreto di Fatima? Una puntatona di "Mistero" condotta da Enrico Ruggeri?
La verità è che il tecnico dopo i sette gol presi in due partite fatica a trovare appigli, arranca, si barcamena. È chiaro che prendersela esclusivamente con lui sarebbe riduttivo, addirittura capiamo il senso di accerchiamento manifestato dallo stesso Walter nella conferenza pre-Firenze (a tal proposito pubblico in calce le poche righe scritte dal sottoscritto su Facebook dopo il gol di Tomovic), siamo convinti che giocatori e società abbiano le loro belle responsabilità, ma il fatto è che di sicuro la colpa non è di chi commenta sui media, né di chi fischia legittimamente dagli spalti e neppure di chi si interroga sull'operato di un bravo professionista (perché resta bravo, ne siamo convinti) che però dall'alto dei 3 milioni e passa d'ingaggio annui dovrebbe dimostrare qualcosa di più e non nascondersi dietro ai "uuuuhhh se voi sapeste..." che ricordano tanto Tognazzi quando in "Amici miei" supercazzolava la moglie per uscire di casa a tarda notte per far baldoria.
Parliamoci chiaro: Thohir a meno di tracolli totali non cambierà il tecnico (ma risulta da più parti un sondaggio "perlustrativo" nell'universo Mancini). Per questo è il caso che il mister invece di pensare a come ricreare il "miracolo Reggina" o a rivangare i fasti di Napoli, si concentri piuttosto su come diventare un po' più "interista", ovvero non si nasconda dietro a scuse del genere "siamo stanchi" o "abbiamo i crampi da stress". Così facendo non farà altro che aumentare il distacco abissale che già c'è tra lui e tutto l'ambiente.
Ma son semplici consigli di giornalisti infamucci e un po' figlidizoccola, i medesimi consigli che tra l'altro diamo a Thohir, parso un po' troppo "spaesato" o forse solo "lontano" nelle dichiarazioni rilasciate dopo il dissanguamento viola. E, insomma, il presidente nerazzurro è parso sereno nonostante tutto, ha parlato di interventi da fare a gennaio per completare la rosa, ha detto in ogni caso che le cose non vanno poi così male. In definitiva stava parlando dell'altra sua squadra, quella americana, non c'è altra spiegazione.
Ecco, se a Mazzarri si chiede di essere "più interista", all'indonesiano si chiede di essere meno economo e più attento all'aspetto sportivo. Addirittura arriviamo a dire che non solo dovrebbe essere più "zampariniano" (vedi editoriale di settimana scorsa), ma anche un filo più "ferreriano", ovvero il presidente della Samp a cui tutti noi vogliamo bene in quanto fuori come il balcone di Romeo e Giulietta.
Parliamoci chiaro, dopo le tre fiorentine di domenica serviva il cazziatone reale, non la pacca sulle spalle, anche perché se non ci pensa il patron chi si prende l'incombenza? La qualificazione alla Champions è essenziale per pensare a un futuro degno di cotanto passato, ma a guardar bene lo spogliatoio sembra privo di un vero leader in grado di dare una scossa: capitan Ranocchia ha il volto che daremmo al buon Garrone nell'eventuale trasposizione cinematografica di "Cuore" di Edmondo De Amicis; il vicecapitano Nagatomo al massimo conosce le frasi base da dire ai tassisti se dovesse perdersi a Milano centro tipo "Porta me Appiano Gentile prego, ma non dire a Medel che altrimenti mi mena",
Vidic avrebbe le qualità per guidare gli altri ma prima ha bisogno di un paio di prestazioni all'altezza del suo passato. Col senno di poi ci si domanda perché a suo tempo non sia stata allungata una mano a Cambiasso che: 1) sarebbe rimasto volentieri. 2) Avrebbe preteso quattro soldi. 3) Non avrebbe sfigurato in campo. 4) In situazioni come questa si sarebbe fatto sentire eccome. Magari non come il "cheguevariano" Chicco Mentana su Facebook ma poco ci manca.

Per il resto domenica non è successo quasi niente... Come dite? Juventus-Roma? Beh in effetti qualcosa è successo. Rapido riassunto sul post-gara: Totti si incazza tipo iena, Garcia twitta, la moglie di Agnelli twitta a sua volta, Travaglio è juventino ma dice che si vergogna di essere juventino, i moviolisti e gli ex arbitri fanno a gara a chi ce l'ha più grosso (il moviolone, e che avevate capito?), tutti quanti (sottoscritto compreso) scoprono che la regola del fuorigioco ha un numero di sfaccettature pari ai maschi che si è fatta Brooke Logan di Beautiful, tal deputato Miccoli parte con l'interrogazione parlamentare come solo nel nostro Paese può accadere e si scorda che ben altri cazzi incombono sulle capocce di noi poveri italiani, quotidiani sportivi titolano parole avvelenate, sui social tifosi juventini scrivono "zitti rosiconi" e anti-juventini rispondono pubblicando disegni photoscioppati di aree di rigore ingrandite quanto basta, l'arbitro Rocchi disdice per cause di forza maggiore il "w-end nella capitale con cena da Gigi il porchettaro" acquistato di recente su Groupon. Un bel bordello, insomma, che non ha vincitori (almeno fuori dal campo) e che di colpo ci fa tornare indietro di dieci anni. A pensarci bene vengono i brividi. E dire che poi siamo proprio noi giornalisti a riempirci la bocca con frasi fatte del genere "è il caso di abbassare i toni" o " il calcio è malato". Mah...

Chiusura veloce sulle convocazioni di Antonio Conte. Verratti si fa male, Bonaventura c'ha il dolorino e chi ti rispunta? Pirlo, fermo da un mese e lasciato libero dalla Juve di aggregarsi all'azzurro. Miracoli del Ct? Di sicuro una buona notizia per la Nazionale.

Ecco infine lo sfogo "a caldo" del dopo Fiorentina-Inter:

"Vorrei scrivere che dopo i due gol della Fiorentina non ho visto lo straccio di una reazione, ma così me la dovrei prendere con Mazzarrone e rischierei di essere definito "uno di quelli che aizzano la gente contro l'allenatore". Per questo motivo me la prenderò con il magazziniere che è chiaramente il maggior responsabile di tutto lo schifo. E con il barista della Pinetina, altro colpevole. E con lo zio di Obi, vecchio filibustiere. Con Walter no, lui non ha colpe. Perché nel 1456 ha salvato la Reggina, mica pizza e fichi".

Ps. Il mio più sentito in bocca al lupo ai 141 cazzutissimi virgulti e virgulte iscritti al #workshopsport organizzato dal buon Crisci. Ora, badate bene: chiacchierare con voi è stato un vero piacere, ma non con quelli che in futuro proveranno a fottermi il posto di lavoro: maledetti.
In ogni caso ricordate: fare il giornalista è meraviglioso, fare il giornalista sportivo anche di più. E comunque sempre meglio che lavorare. (Twitter: @FBiasin).


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