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SONDAGGIO
Gagliardini-Inter, è il nome giusto per completare la squadra di Pioli?
  Sì, al centrocampo nerazzurro servono qualità come le sue
  No, non è ha il physique du role per giocare all'Inter
  Sì, pescare tra i migliori giovani italiani è la via giusta
  No, il prezzo chiesto dall'Atalanta è assolutamente fuori mercato
  La Juve alla fine avrà la meglio

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Editoriale

I colpi del condor di casa Milan e un giallo: Silvio aveva detto no... L'Inter si dimostra fragile: Mazzarri non convince Thohir a spendere (e un colpevole c'è). Juve, per fortuna arriva Coman...

02.09.2014 00.00 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 82399 volte
© foto di Federico De Luca

Mi hanno rubato la bici. Maledetti infami. Gli sfortunati che mi seguono su facebook lo sanno già, ho ammorbato lor signori per tutto il fine settimana con i miei peana allucinati e i piagnistei che a confronto Mazzarri è la reincarnazione di Chuck Norris. Lo so: oggi non è il caso di cazzeggiare che è giorno di bilanci, di mercati chiusi, di bla bla, di "io ce l'ho più grosso di te, tu ce l'hai più piccolo di me, io ho fatto la plusvalenza, tu sei in minusvalenza, un-due-tre Biabiany lo prendo me" e quindi poche troiate, se proprio vi interessa sapere cosa penso dei ladri di biciclette, vi rimando al link in calce.

Ora, sarò totalmente onesto: a me del mercato frega relativamente, frega più della mia bici o delle ultime tre puntate di "Breaking Bad" che mi sparerò stanotte prima di dire addio a Walter White (mi mancherai Walter...) e di crollare in un pianto che neanche Mazzarri dopo aver clamorosamente toppato l'interrogazione di geografia in terza media ("mamma, la maestra ce l'ha con me, mi ha chiesto i confini della Basilicata. Nessuno sa i confini della Basilicata. Ma io ho vinto la gara di calci d'angolo all'intervallo e un giorno salverò la Reggina"). Però è anche vero che son due mesi che stiamo dietro a 'sti matti e quindi è il caso di fare il punto e dire la nostra in maniera sfacciata, arrogante e senza paura di offendere qualcuno: in Italia quelli bravi a far mercato sono pochi, pochissimi. E non è affatto una questione di disponibilità economica, di crisi del calcio italiano, o comunque non solo: la verità è che in troppe piazze l'improvvisazione stravince sulla programmazione e si persegue la filosofia dell'uovo oggi che è meglio del gallinaccio domani. Volete i nomi? Eh? Facciamo i nomi???!!! Sputtaniamo tutti quanti 'sti magnapaneatradimento?? Eh? Li vogliamo fare? Corcazzo, che se partono le querele chi la compra la bici nuova? Oh, le bici mica crescono sugli alberi. Diciamo che in ogni caso potete arrivarci tranquillamente da soli e comunque la Basilicata confina a est con la Puglia, a ovest con la Campania, a sud con la Calabria e a nord forse con qualcos'altro. Forse però (bieco tentativo per distogliere l'attenzione dalla faccenda "fai i nomi").

Comunque, vi comunico ufficialmente che il mercato è chiuso. Ce lo auguriamo tutti quantomeno. L'ultima giornata è stata più o meno uno strazio. Pensavamo a botti clamorosi, abbiamo cazzeggiato per settimane dei Falcao, dei Lavezzi, dei Podolski, dei Jackson Martinez, dei Margheritoni e degli Aristoteles. Ebbene, il colpo dell'ultimo giorno è stato Bonaventura al Milan (oltre a Saviola al Verona). Biabiany invece è saltato per 3.500 lire. A guardare i titoli roboanti degli ultimi giorni ci sarebbe da riflettere su certe sparate alla Calboni di taluni cazzari (volete i nomi? Eh, li volete? Malefici cazzari, ora vi sbugiardo, li volete? Corcazzo, che poi mi tolgono il saluto e magari mi bucano le ruote della bici nuova).

Si diceva del Milan e del "condor" Galliani. I tre giorni del condor sono terminati con l'acquisto di Bonaventura per 7 milioni, l'arrivo in prestito di Torres e Van Ginkel, la cessione di Cristante per 6 milioni, il no di Zaccardo che ha bloccato Biabiany. Possiamo fare diverse considerazioni.

1) E' vero, Galliani negli ultimi tre giorni di mercato è un vero maestro. L'ha dimostrato anche ieri e si merita applausi sinceri. Il problema è che ci sono anche gli altri 57 giorni. Se tu costruisci la squadra per tempo e alla fine aggiungi la ciliegina hai diritto di vincere il "premio condor", se concentri il 60% del mercato nelle ultime 72 ore rischi di volere un giocatore (Biabiany) e di prenderne un altro (Bonaventura, comunque davvero ottimo).

2) Il gruppo consegnato a Inzaghi è effettivamente competitivo, almeno rispetto a quelle che erano le premesse. Torres per Balotelli è un gran colpo. Menez, Diego Lopez, Armero e Alex sono ottime soluzioni a basso costo. In definitiva Galliani affida a Inzaghi una rosa rinforzata. Il problema sono le prospettive e la progettualità: l'età media della rosa è rimasta la stessa, il monte ingaggi non si è abbassato. Per Torres sono stati investiti oltre 15 milioni di ingaggio al lordo per un giocatore appartenente ad altro club. Francamente un'esagerazione.

3) La cessione di Bryan Cristante non ha senso. O meglio, ce l'ha se pensi che nei prossimi anni non varrà più dei 6 milioni incassati dalla cessione al Benfica. Viceversa, hai deciso di vendere uno dei pochi prospetti della rosa e di concentrare le tue attenzioni su un altro giovine: Van Ginkel. Solo che l'olandese non è tuo, e se disputa una grande stagione se lo riprende Josè, e se invece è un pippone te lo lascia volentieri. «Il ragazzo ha chiesto la cessione perché voleva giocare, il Benfica non ha concesso il prestito», ha detto lo stremato ad dopo lo sprint. Se non gli avessero piazzato l'olandese del Chelsea davanti (con l'innovativa clausola se-gioca-non-lo-paghi), magari Bryan sarebbe rimasto volentieri.

Non si arrabbierà il buon Mauro Suma se per una volta sarò io a fargli notare che proprio il 29 agosto scorso "Milan Channel" annunciò che il presidente Silvio Berlusconi in persona aveva detto no alla cessione del giovane Cristante. Così invece Galliani il 24 maggio 2012: "Non ci interessa allevare ragazzi per venderli a due lire, sono più contento se un ragazzo della Primavera va in prima squadra che se vinciamo lo scudetto Primavera". In ogni caso con Bonaventura è stata messa una gran bella pezza.

Molto più complessa la situazione in casa Inter. Il mercato in questo caso era stato progettato per tempo, pareva più che buono, ma la partita di Torino e certi chiari segnali venuti dal campo nelle settimane precedenti avevano fatto capire a tutti quanti che la squadra cercava e, soprattutto, necessitava di un giocatore per completare il reparto avanzato. Per molti giorni si è parlato a sproposito di Lavezzi, anche per bocca dello stesso presidente Thohir. Inutile ipotizzare l'ingaggio di un giocatore dallo stipendio stratosferico se le possibilità non superano il 10%; meglio tacere, altrimenti poi i tifosi (giustamente) si incazzano come iene. Per il resto Biabiany è stato scartato, Bonaventura invece abilmente "scippato" dai cugini. La rosa, vista l'impossibilità di piazzare Guarin, è infine rimasta invariata e lascia la sensazione che il club sia rimasto con il cerino in mano.

Il fatto è che, impedimenti di carattere economico a parte, più di una responsabilità ricade sull'atteggiamento di un mister che ha fatto di tutto per togliere al suo presidente la voglia di acquistare. Che senso ha investire su un attaccante se poi Mazzarri schiera mezza punta anche contro la Difendese (nome di club inventato)? E' ora che il tecnico toscano faccia chiarezza con se stesso e con i suoi tifosi: se nella sua testa esiste solo il 3-5-1-1 allora la rosa va bene così (a patto che il tecnico più pagato della A la sappia far girare), viceversa l'allenatore avrebbe dovuto osare di più: contro il Torino e a colloquio con i dirigenti nerazzurri. Sembra in definitiva che il tecnico non si sia scrollato di dosso l'etichetta di "provinciale", quella di un "allenatore calcolatore" che teme anche la sua ombra e dopo un anno non si è ancora accorto che guidare l'Inter significa osare, avere coraggio anche se la squadra non è quella del triplete. Inzaghi in questo senso può già dare lezioni al suo dirimpettaio.

Capitolo Juve. Diciamo la verità: anche in questo caso sono stati fatti degli errori. Non si è trattato di un problema di comunicazione, semmai di "azione". Marotta e soci avevano tutto il diritto di sfidare i colossi d'Europa per Falcao, ma solo se avevano in tasca un piano B anche solo di "medio livello". Alla fine, invece, i bianconeri sono stati spiazzati via dalle volontà di club troppo più potenti. Non è ammissibile che la Signora - reduce da tre scudetti di fila - si ritrovi a Verona con l'attacco ridotto all'osso. Coman è una meravigliosa realtà e il merito è degli stessi dirigenti, ma affidarsi a un ragazzino è un azzardo che la Juve doveva e soprattutto poteva evitare. Un serbatoio che annovera tra gli altri Immobile (poi venduto), Gabbiadini, Berardi e Zaza andava sfruttato in maniera decisamente più saggia.

Chiudo con le altre: la Roma prende il terzo difensore (Yanga-Mbiwa) per dimenticare Benatia. Uno tra il francese, Manolas e Holevas riuscirà a far dimenticare il marocchino. La Fiorentina infoltisce il centrocampo con Micah Richards e Kurtic. L'Hellas invece investe ancora nel "vintage": dopo le intuizioni Jorginho, Romulo e Iturbe, Sogliano quest'anno invece di guardare i Dvd ha sfogliato gli annuari Panini. Sperando nella "cura Toni", dopo Rafa Marquez arriva a Verona anche Javier Saviola: 33 anni e compagno del messicano al Barcellona addirittura nel 2003/04, l'anno in cui - per dire - Fernando Torres diventava a 19 anni capitano dell'Atletico Madrid. Coman invece andava alle elementari.

Fine. Son le 22.27 e mi levo dalle balle. Se succede qualcosa che rimescola tutto il brodo fate finta che non abbia scritto niente e portate pazienza. In fondo è l'ora di Breaking Bad e della bici nuova, quella che qualche figlio di maiala mi ha spazzato venerdì nella città dell'Expo. http://www.liberoquotidiano.it/news/milano/11681380/Milano--cosi-mi-hanno-rubato.html (Twitter: @FBiasin)


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