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Ibra: non, non e ancora non. Zlatan: onore a Liedholm. Juve: Pirlo, torna! Inter, Mancini: troppo mercato

Nato a Milano il 10 Maggio 1965; Giornalista Professionista dal 1994. Dopo le esperienze professionali di carta stampata (La Notte e Il Giorno) e televisive (Telelombardia, Telenova, Eurosport), dirige Milan Channel dal 16 Dicembre 1999.
22.08.2015 00.00 di Mauro Suma   articolo letto 87606 volte

La settimana che precede la Settimana è stata atipica per Zlatan Ibrahimovic. Lui, abituato alle maiuscole e ai punti esclamativi come abito mentale e come griffe della sua carriera, si è dovuto limitare ad una sfilza di non, una serie dura e lapidaria di negazioni. Ibra non ha ancora prolungato il contratto con il PSG, non è stato convocato per la gara dei parigini contro il Montpellier, non si è ancora ripreso del tutto dal suo infortunio, non ha letto concetti positivi nei suoi confronti su France Football che dopo l'intemerata di Giugno è tornato a ricordargli che ormai lui non è più il numero uno, non ha letto nell'atteggiamento del Paris Saint Germain il benchè minimo spiraglio nei confronti di una anche remota intenzione di lasciarlo partire un anno prima rispetto alla scadenza del suo contratto. Una settimana ZlataNON che tiene vive le illusioni, non le nostre a proposito di non, sul suo futuro ma che al di là di quella che sarà la sua prevedibilissima permanenza nel PSG scolpisce una fase della carriera di Ibra completamente diversa da quelle che è abituato a vivere.

A proposito, l'attesa fra i tifosi del Milan, cui senza crudeltà vogliamo ricordare una formuletta glamour ("Non conta quello che hai provato alla fine della corsa, ma quello che hai provato mentre correvi"), nei confronti del presunto rebus Ibra è assolutamente spasmodica. Su facebook esistono gruppi pronti a darsi appuntamento in Piazza Duomo a Milano per una ubriacatura collettiva in caso di. Brividi oltre ogni misura. E siamo nel 2015. Sono passati tanti anni, 14 per la precisione, dalla grande visione di un altro Svedese. Il primo infatti in assoluto, per rispetto della Storia quella vera e non quella riscritta in maniera pretenziosa e pasticciata, ad accorgersi di Zlatan Ibrahimovic era stato proprio lui, il Barone, Nils Liedholm, uno dei più grandi personaggi del calcio mondiale. Lo voleva portare alla Roma nell'Aprile del 2001, quando il gigante era ancora al Malmoe, ma l'Ajax fu più veloce. Avrebbe tentato anche, in seguito, Liddas, ma la notizia è che 14 anni dopo la sua grande intuizione, nonostante non sia stata coronata da successo, la carriera di Zlatan è ancora nel vivo e le sue possibili evoluzioni generano grandi attese fra migliaia e migliata dei tifosi.

Fossimo nella Juventus ci faremmo un pensiero. Se New York City non si qualifica per i playoff, perché non immaginare una stagione alla Beckham all'incontrario per Andrea Pirlo. Il regista dei 4 Scudetti bianconeri è settimo in classifica con New York City, gli dedicano addirittura striscioni irriverenti in un Paese in cui non eravamo a conoscenza dell'esistenza del tifo contro, mentre da questa parte dell'Oceano ci sarebbe un grande bisogno di lui con Khedira e Marchisio out per infortunio e le prospettive di mercato per l'acquisto di un regista non propriamente in discesa. Nell'anno e mezzo di contratto newyorchese del Maestro (nei 10 anni di Milan, a Milan Channel, lo definivamo "Giocatore meraviglioso", ma i tifosi rossoneri ci criticavano e tra i media si parlava di giocatore logoro e chilometrato...), può starci un rientro autunnale-invernale per tenere tonica la gamba e per sostenere alto, in assenza di Vidal e Tevez, le physique du role juventino nella fase a Gironi di Champions League. Non succederà, ma un pensiero vale assolutamente la pena farlo al netto del cabotaggio di Pirlo negli USA e della situazione obiettiva del centrocampo bianconero oggi.

Senza la pretesa di voler dare lezioni a nessuno, perché mai poi, in attesa delle vittorie dell'Inter su Atalanta e Carpi, il campo comunicherà quanto saranno indicative, vale la pena a prescindere riflettere su quello che potrà accadere sul lungo periodo della stagione nerazzurra. Roberto Mancini sparge tranquillità all'esterno sulla crescita della squadra all'esterno e insiste all'interno per l'arrivo di nuovi giocatori. Anche Jovetic, appena arrivato, ha respirato questo clima e lui, rinforzo, ha chiesto subito rinforzi. Amato dai tifosi perché fa arrivare i giocatori, Roberto Mancini dovrà poi inserire gli altri nuovi giocatori che chiede, dopo i molti che già sono arrivati, in un sistema, in una identità di gioco. Che ancora, l'idea del 4-3-3 è spuntata più di un mese dopo il raduno, non sembra esserci. Il mercato non è un modulo, i singoli non sono un sistema di gioco. Ci vuole altro, anche perché Ranocchia e Juan Jesus non saranno più i capri espiatori della scorsa stagione.

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