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Editoriale

Ibra: quella "parola" data a Doha. Balo: definitivamente Milan. Inter-Juve: sul mercato stravincono i nerazzurri

Nato a Milano il 10 Maggio 1965; Giornalista Professionista dal 1994. Dopo le esperienze professionali di carta stampata (La Notte e Il Giorno) e televisive (Telelombardia, Telenova, Eurosport), dirige Milan Channel dal 16 Dicembre 1999.
05.09.2015 00.00 di Mauro Suma  articolo letto 78627 volte

Adesso sappiamo, adesso abbiamo capito. Ci sentiamo, con tutti i rischi del caso, di ricostruire l'estate di Zlatan Ibrahimovic. Una estate che ha tenuto con il fiato sospeso milioni di tifosi, i rossoneri che ci speravano e i non rossoneri che gufavano, attorno alle quattro lettere che ormai da 15 anni fanno tendenza nel calcio italiano: Ibra. Lo Zlatan di metà Giugno era pronto a prendere in considerazione la tradizionale strategia del mal di pancia per andarsene non tanto dal PSG ma dal campionato francese che non lo stimola e dal calcio francese che non lo stima. A fine Giugno, però, cambia qualcosa. Il famoso incontro di Doha. Quasi a sorpresa, Zlatan trova un emiro soddisfatto delle sue prodezze, sereno, accondiscendente, ancora desideroso di investire su di lui. Ed è quella sera che, abbiamo appreso, Ibra rimane toccato e da la sua parola all'emiro: se le cose stanno così avete la mia solenne promesse, io rimango. E' in quel momento che la palla passa tutta e per intero al PSG. Poteva essere solo la proprietà o la guida tecnica del Paris a cambiare le cose. Se avesse fatto acquisti alternativi a Ibra, come fece con David Villa il Barcellona nell'estate 2010, se avesse mosso dei passi o con Ibra o con altri attaccanti sul mercato per cambiare le cose, allora di default, senza mal di pancia, Zlatan avrebbe lasciato la Francia e si sarebbe accasato al Milan con cui aveva affrontato, da Aprile in poi, tutti gli argomenti che andavano affrontati. Era questo di cui parlavano Ibra e Raiola sul volo di ritorno da Doha: per adesso va bene così, se invece dovessero cambiare le cose rimaniamo in contatto con il Milan. Ma dal momento che, settimana dopo settimana, il PSG non ha poi aperto alcun scenario alternativo e su questo Raiola ha tenuto quotidianamente informato Adriano Galliani, Ibra è rimasto a Parigi, con una proprietà ricchissima che aveva ormai preso la sua decisione. Ecco perché Zlatan non ha preso posizione, non ha innestato la marcia alta per andare via. Dopotutto il PSG lo ha voluto, tutelato e pagato molto per tre anni, contrariamente invece a quanto fece il Milan nell'estate 2012. E Ibra, che pure ha perdonato il Milan tanto è vero che se le cose fossero precipitate a Parigi è a Milanello che sarebbe tornato, ha apprezzato molto la fedeltà e la serenità di quello che è il suo Club da ormai tre anni a questa parte.

Sinisa Mihajlovic sta cambiando la retorica comunicativa del Milan. Che è sempre stata protettiva e rassicurante, priva di strappi e di toni duri. Al cuore del Milan c'è un pensiero: anche se l'ultima partita o l'ultima stagione è andata male, c'è una Storia inimitabile che deve far stare tutti sereni. Sinisa invece è sul pezzo, è al chiodo minuto per minuto. Giocato male? Giocato male. Senza sconti e senza paracadute. Non si corre? Non si corre. Anche su Mario Balotelli si nota la differenza fra la tradizione dialettica rossonera e i pensieri fast and furious dell'allenatore. Balotelli non è in condizione e comunque non conta quello che fa i primi giorni ma deve continuare a dimostrare nei mesi, negli anni e nella continuità, sostiene Sinisa. Speriamo sia davvero cambiato, il suo gol è una delizia, fa invece notare Adriano Galliani con una apertura cauta ma pur sempre apertura. Nel Milan 2015-2016 c'è spazio per tutto e per tutti. Energie diverse con un solo obiettivo: il Milan. Su Balo abbiamo due certezze. 1) Ha ragione Sinisa a inistere sulla prudenza. 2) C'è un solo posto al mondo in cui Mario Balotelli può essere restituito al calcio: il Milan. In questo senso riteniamo Balotelli rossonero a titolo definitivo. Se il Milan non lo recupera, è finita. Se il Milan lo recupera, non potrà più giocare in nessun altro Club, pena tornare irrimediabilmente indietro.

Quattro squadre, un cerino in mano. Alla Juventus. Gli ultimi giorni di mercato hanno spostato gli equilibri fra nerazzurri e bianconeri. Riassumendo: l'Inter ha avuto Perisic dal Wolfsburg, il Wolfsburg ha preso Draxler dallo Schalke, la Juventus è rimasta spiazzata perdendo Draxler e consentendo all'Inter di pagare Perisic con i soldi da lei medesima sborsati per Hernanes. Quindi, nomi giovani e robusti per Inter e Wolfsburg, un giocatore di qualità ma abbastanza crepuscolare, in fase sostanzialmente discendente, per la rosa bianconera. E tutto questo è accaduto nonostante fosse la Juventus, a inizio mercato, ad avere molto più vento in poppa rispetto all'Inter. L'Inter ha iniziato il mercato pieno di debiti, la Juventus piena di risorse economiche. Hanno avuto entrambe tanto e ben pagato mercato in uscita, ma l'Inter lo ha reinvestito in giocatori, la Juventus lo ha declinato in attendismo. Tutto questo è sorprendente. Ecco perché Allegri non ha iniziato la stagione con il piede sull'acceleratore, facendo dichiarazioni tutt'altro che bellicose e facendo scelte di formazione a Roma ad esempio, tutt'altro che offensive. Ha poi un bell'intervenire l'ad Marotta sul rimando al mittente di quello spirito da anno di transizione che probabilmente ha colto nell'atteggiamento del suo allenatore: in realtà a mandare certi messaggi al gruppo bianconero e alla muta delle avversarie sono state certe occasioni sbagliate proprio del mercato juventino. In ogni caso, in questo duello con l'Inter, la Juventus ha una importante quanto insperata possibilità di rivincita: Felipe Melo. Proprio lui, Felipao. La Juventus di Ferrara pose le premesse per il suo settimo posto proprio a partire dalla scarsa resa di quell'acquisto da bagno di sangue, 25 milioni di euro, fatto da Blanc e Secco nell'estate del 2009. Nei due anni di Felipe Melo, la Juventus è arrivata settima e settima. E sul metronomo brasiliano sono volate le reciriminazioni più alte di quel periodo. Oggi, sei anni dopo, l'Inter diventa mediaticamente "da Scudetto" proprio dopo l'arrivo del "regista" brasiliano. E' con tanti acquisti, ma soprattutto con il perno su cui Roberto Mancini vuol costruire il centrocampo nerazzurro, che l'Inter lancia la sfida alla Juventus per la "scucitura" dello Scudetto. Qui si gioca tutto, con la Juventus che sogna di poter dire: avete sbagliato anche voi, sei anni dopo di noi. Chi vivrà vedrà.

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