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Il 14 Dicembre del Milan. La confusione del Sassuolo. Pioli, il terzo scomodo. E' bruttissimo il calcio fra Biella e la Questura di Como

26.11.2016 00.00 di Mauro Suma   articolo letto 16909 volte

All'esterno del Milan l'attesa spasmodica è per il 13 Dicembre. All'interno del Milan la curiosità e la suspence sono tutte per il 14 Dicembre. Chi entrerà a Casa Milan quel giorno? Le chiavi saranno sempre nelle stesse mani o saranno consegnate ai nuovi proprietari? Cambieranno dirigenti e prospettive, oppure no? Tra chi si dice certo che non cambierà nulla e chi pensa che ormai il Milan sia già di Sino Europe, il divario è enorme. Tra un colore e l'altro poi, una serie infinita di tonalità di grigio, di congetture, di ipotesi per le quali vale tutto e il contrario di tutto. I fatti: il 5 Luglio, Silvio Berlusconi annuncia all'uscita dall'ospedale San Raffaele di aver ceduto il Milan. Dopo quelle dichiarazioni, cambia la cordata e nasce il contratto preliminare del 5 Agosto. Arrivano 15 milioni. Poi 85 milioni. In totale fanno 100. Il closing doveva essere fra il 4 Novembre e il 4 Dicembre. Siamo al 25 Novembre e l'Assemblea dei Soci è stata fissata per il 13 Dicembre. Tra un passaggio della trattativa e l'altro, fra una data e l'altra, Fininvest e Sino Europe tirano dritto. Piccolo particolare: ha ricominciato a parlare Silvio Berlusconi e il fatto non è mai trascurabile. Dopo le sue parole del 5 Luglio, è cambiata la prima cordata e sono spariti Galatioto e Gancikoff. Nel frattempo, oggi, prova a riapparire all'orizzonte un Mr Bee Taechaubol più sfocato mediamente, non sostenuto dalle solite ammiraglie. Cosa dice l'esperienza? Che Silvio Berlusconi è sorprendente e decisivo per sua natura. Ogni volta che parla, agisce. E ogni volta che agisce, determina. Fossimo nei pasionari dell'uno e dell'altro schieramento, fossimo fra i fans della Cina è già qui oppure della Cina non esiste, faremmo un passo indietro in entrambi i casi. Non è il caso di esibire la verità. L'unico che la disegna è lui, Silvio Berlusconi. E a giudicare il suo attivismo mediatico, il presidente del Milan sembra tutt'altro che un numero uno vicino ai titoli di coda. Tutt'altro.

Quest'estate Eusebio Di Francesco ha risposto in maniera un po' ruvida e sbrigativa ad una domanda sul Milan: "Non vado dove c'è confusione". Per carità, non è che il Milan degli ultimi anni abbia brillato per univocità, ma al buon Di Francesco è andata male. Si è ritrovato tanta confusione attorno, anche senza andare al Milan. La confusione fra la posta elettronica del Sassuolo e della Lega di Serie A. La confusione sui mesi dell'infortunio di Berardi, passati in un battibaleno da uno a tre. La confusione sul passo da tenere fra Campionato ed Europa League, smarrito su entrambi i fronti. Ma il tecnico del Sassuolo sa già come risolvere tutti i problemi, approfondire l'arbitraggio di Guida. A San Siro. Contro il Milan. Naturalmente.

Il terzo a volte è incomodo. In questi caso Stefano Pioli non lo è, è stato invocato, selezionato, ben accolto. Non è incomodo, ma certamente scomodo. Ha fatto un buon primo tempo contro il Milan, finendo per segnare dopo una rimessa laterale mezza e mezza e dopo un calcio d'angolo. Ha esultato ed è andato in Israele dove, forse, ha capito tutto. Non ci sono soluzioni rapide per l'Inter. Con quella difesa e con quella fragilità nella psiche e negli equilibri, l'Inter anti-Juve dichiarata da Massimo Moratti nella seconda quindicina d'Agosto non c'è, non esiste. Tanti soldi spesi, tanti allenatori rescissi, tante proprietà che intervengono e dichiarano. Grande abbondanza all'Inter, ma non di difensori.

Domenica 20 Novembre. Una squadra di Eccellenza piemontese, siamo fra i Dilettanti, lo Stresa sta raggiungendo Biella in pullman per giocare contro La Biellese. Si sente male il Team manager, Fabio Marchionini. Emorragia cerebrale: pericolo di vita. Nonostante l'intervento, prima timido e poi più energico del presidente della Lega Nazionale dilettanti piemontese Mossino, La Biellese vuole giocare. E si gioca. La Biellese vince pure. Con quello splendido ragazzo in ospedale a lottare contro il malore e i suoi ragazzi in campo con la pena nel cuore. Per fortuna, oggi Fabio sta meglio. Ma che calcio è questo? E' ancora sport? E che gente è quella che costringe un giornalista a recarsi presso la Questura di Como per difendersi dalla sputata di gruppo che uno stalkerino su Facebook stava "organizzando", davanti alla sua tv, per manifestare disaccordo rispetto alle sue tesi sul Milan? Nel calcio di oggi, il campo è marginale. Non vince questa o quella squadra, vince sempre il peggio.

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