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Editoriale

Il ciuccio è da sballo ma non siamo americani... Inter, non facciamo scherzi con Kovacic...

Nato a Magenta il 28/4/1974, giornalista professionista dal 2001. Vanta collaborazioni con diverse testate web e cartacee, oltre ad esperienze da telecronista. Opinionista Campionato dei Campioni. Direttore del mensile cartaceo CALCIO2000
24.09.2014 00.00 di Fabrizio Ponciroli   articolo letto 25374 volte
© foto di Federico De Luca

Florenzi ci ha intenerito ma il ciuccio, beh il ciuccio di Tevez è stato di altra categoria... Lo ammetto, le esultanze fantasiose mi sono sempre piaciute. Ricordo ancora l'esultanza di un giovanissimo Vucinic, perfetto nell'emulare il gesto del taglio della gola del compianto Benoit, stella WWE. Indimenticabile il bruco dei "baresi" Protti e Tovalieri, la culla di Bebeto ai Mondiali, insomma potrei andare avanti all'infinito. Un gol, si sa, è la massima esaltazione per un calciatore. Festeggiarlo è doveroso (vero Balotelli?). Eppure, nel nostro calcio, la troppa esultanza è portatrice di guai: il cartellino giallo è lì, pronto a strozzare in gola la voglia di far festa di ogni bomber... Ma perché? Tutti dovrebbero avere il diritto di godere, a proprio piacimento, del proprio capolavoro. Non in Italia. Il nostro è un tifo particolare. La nostra cultura sportiva è diversa da tante altre (Premier in testa). Mi soffermo su Lampard, per capirci... Il buon Frankie, dopo 13 anni al Chelsea, ha pensato bene di rovinare la domenica a Mou, segnando, con la casacca del City, il gol che ha condannato i Blues al pareggio. E che hanno fatto i tifosi del Chelsea a fine gara? Insulti, imprecazioni, cosa? No, no, tutto il contrario. Hanno festeggiato la loro ex bandiera, nonostante il gol... Nel nostro calcio non sarebbe mai accaduto! Per le esultanze vale lo stesso concetto. Vedere un avversario dare sfoggio della propria fantasia per la rete appena siglata dà fastidio a chi non ha la stessa fede calcistica. Non si apprezza l'artista, si odia a prescindere... Non siamo americani, la nostra fede calcistica ci impone di restare concentrati solo e solamente sulla nostra squadra e etichettare come nemici tutti coloro che non ne fanno parte. Liberare le esultanze, eliminando il tanto odiato cartellino giallo, non cambierebbe nulla. In Italia, ci sono delle regole non scritte che sono radicate nel nostro patrimonio genetico. Ben venga il ciuccio ma non potrà mai essere la quotidianità. Lo so, mi sono soffermato su disquisizioni futili ma, a volte, è gradevole evitare le grandi problematiche che attanagliano il nostro calcio... Ma c'è spazio anche per un po' di serietà. Nome: Mateo. Cognome: Kovacic. Io non so se sia merito di Mazzarri, di Medel o di Sua Santità ma resta il fatto che il giovane gioiello croato (ricordo, classe 1994) ha messo finalmente le ali e senza ingurgitare nessuna bibita. Lampi di pura classe, freddezza da campione sotto porta, insomma un fuoriclasse. Platini ringrazia ancora oggi Furino perché correva al suo posto, Kovacic ha appena osannato il buon Medel. I miei complimenti vanno all'Inter. Dopo un anno e mezzo francamente da buttare, Thohir ha creduto ciecamente nel ragazzo. Non è partito, è rimasto e ora vale il triplo di quanto è stato pagato nel gennaio del 2013 (11 milioni circa). Il presente dice che Tevez, ciuccio compreso, è la star indiscussa del nostro calcio ma, ragazzi, Kovacic può essere l'erede. Ecco, non facciamo scherzi. La prossima estate, il croato sarà oggetto di mille attenzioni. Verratti, Immobile, Cerci, tanti hanno già fatto le valigie, Mateo vorremmo restasse...

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