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Editoriale

Il fatturato decide i campionati, seppur non sempre. Fiorentina ko da mercato, il Milan deve trovare tranquillità, mentre Roma e Inter sono superiori. Si conoscono già le retrocesse?

Nato a Bergamo il 23-06-1984, giornalista per TuttoMercatoWeb dal 2008 e caporedattore dal 2009, ha diretto TuttoMondiali e TuttoEuropei. Ha collaborato con Odeon TV, SportItalia e Radio Sportiva. Dal 2012 lavora per il Corriere della Sera
07.02.2016 00.00 di Andrea Losapio  Twitter:   articolo letto 41067 volte
© foto di Lorenzo Di Benedetto

Partendo da lontano, la Juventus era distante undici punti dalla prima in classifica, tredici giornate fa. Peccato che, almeno ai tempi, a comandare la classifica era la Roma, ora a quarantuno e allora a ventitré, mentre i bianconeri di Allegri fossero solamente a undici. Di fatto, una distanza incolmabile per chi aveva davvero troppi problemi, un allenatore in mezzo all'occhio del ciclone - famosissimo il ritornello "ha usufruito del grande lavoro di Conte" - e qualche attaccante a secco. Da Mandzukic a Dybala, passando per Morata: in tre su quattro - Zaza non era giudicabile - non riuscivano a trovare la porta. A distanza di qualche mese, esattamente tre, troviamo il Napoli primo in classifica e la Juventus seconda, a sole due lunghezze. Sarri ha avuto la possibilità di trovare la quadratura precedentemente, Allegri ci ha impiegato un po' di più ma ha ingranato. La realtà, e si vede dagli acquisti di Mandragora e Lapadula, è che il fatturato della Juventus permette di giocare con il mercato e con i giovani. Poi, certo, in campo non ci vanno i milioni, ma quando i guadagni sono quasi infiniti (rispetto alle concorrenti) allora è chiaro che si parta da un'altra base. Di fatto la Juventus rischia di essere il Bayern Monaco d'Italia, e solo un Borussia Dortmund epocale può spezzare l'egemonia: può essere rappresentato dal Napoli, ma solo con un'annata pressoché perfetta.

Capitolo terzo posto: c'è una sfida molto interessante fra Fiorentina e Inter, con Roma come terzo incomodo e Milan outsider. La realtà è che i giallorossi, almeno sulla carta, sarebbero i favoriti. Rosa lunga, grandi acquisti - se mantenuti in forma, al netto degli infortuni - tecnico di dimensione europea e che a Roma ha sempre fatto benissimo. Le avversarie non si possono permettere queste cose. A partire dalla Fiorentina, con delle conferenze stampa al limite del grottesco, perché quello viola è stato un mercato di rincorsa. Per una squadra che rischia di arrivare al terzo posto, di raggiungere la Champions League dopo anni, che per parecchie giornate ha comandato la classifica mostrando un gioco meraviglioso (a tratti) gli acquisti non possono arrivare solamente alla fine, ed essere la terza scelta della seconda. Kone e Benalouane, buone riserve, non rappresentano giocatori su cui puntare con continuità, almeno per un club così avanti in classifica. Paulo Sousa prova a supplire con il gioco, ci riesce spesso, ma le piazzate a mezzo stampa fanno capire che non condivide granché di quanto fatto sul mercato. Era il problema di Montella, lo era a tratti per Neto e Salah, prima ancora con Montolivo... La dirigenza si muove tardi, spesso con la superbia di chi pensa di avere raccolto buoni risultati (vero, ma non ottimi) e con l'idea che tutti sono importanti ma nessuno indispensabile. Anche qui, vero, ma l'ambiente poi si scalda troppo. Sousa ha fatto ricredere tutto, ma non può sempre fare le nozze con i fichi secchi. Invece il Milan appare undici diverso rispetto ai primi mesi con Mihajlovic: vero è che le pressioni lo hanno (quasi) eliminato, ma in qualche modo ha riportato i rossoneri ad avere una coralità. La vittoria nel derby può essere la svolta, ma rispetto agli anni passati c'è una coralità e una solidità che non moltissimo si sono viste. Ovviamente quando Galliani lo ha scaricato: la lungimiranza di una dirigenza si vede anche dalle scelte tecniche, senza mettere in discussione sempre tutti, a meno che non siano della propria "scuderia", direttamente promossi e sponsorizzati.

Ventitré partite, la terzultima ha diciannove punti, la quartultima ventiquattro. C'è una grossa differenza, nelle lunghezze, ma anche in budget e qualità tecniche. Se uno fra Frosinone e Carpi dovesse salvarsi sarebbe un miracolo, mentre l'Hellas Verona paga delle scelte abbastanza poco oculate. Perché, globalmente, gli scaligeri sono più forti di molte altre squadre di medio livello che ora galleggiano nella parte medio bassa della classifica. Quindici partite dalla fine, quattordici punti: la compagine di Delneri dovrà raggiungere almeno quota 37 per salvarsi. Ventitré punti non sono impossibili, ma una vittoria nelle prime gare della stagione raccontano che c'è un problema più profondo, al di là di quello prettamente tecnico.

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