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Editoriale

Il Milan, la Juventus, l'Inter e Kondogbia

Nato a Milano il 10 Maggio 1965; Giornalista Professionista dal 1994. Dirige Milan Channel dal 16 Dicembre 1999.
09.04.2016 00.00 di Mauro Suma   articolo letto 29540 volte

Leggiamo da sempre Giampaolo Pansa. E abbiamo apprezzato, da umili osservatori, la grinta monferrina con cui il grande casalese si rivolgeva qualche decennio fa a Giorgio Bocca sui problemi delle concentrazioni editoriali dell'epoca: "Ma parla per te Giorgio" e così via. Mutatis mutandis e scendendo clamorosamente di livello, il "parla per te" perdendo anche la pazienza lo utilizziamo anche noi, modestamente e impropriamente quanto volete ma lo facciamo nostro per qualche riga. O giornalista interista, ma parla per te. Il Milan deve giocare con la Juventus, che c'entra l'Inter? Nulla, assolutamente. E poi il giornalista interista, almeno formalmente, non è l'Inter. Il fatto è che, è sempre Pansa che insegna, il troppo stroppia. Capito che conosci le tabelline, le percentuali, gli excel di tutti i mercati del Milan e capito, che in epoca di incazzature, qualche tifoso milanista ti cita addirittura come esempio perchè dici..."la verità". Ma almeno per qualche attimo e almeno noi nel nostro piccolo, andiamo oltre. Ma a chi continui a dare lezioni? Al Milan? Forte della tua Inter che negli ultimi tre anni è arrivata nona, quinta, ottava e adesso è ancora quinta, a chi devi continuare a spiegare come si fa il mercato? Su chi continui ad alludere, mostrando bene il sasso e tenendo la manina ben riposta? Al Milan e a Galliani che negli ultimi anni sono arrivati terzi, ottavi, decimi e adesso sono sesti? Fai pure. Il Milan oggi non è più cohibentato, è bellamente e continuamente infiltrato, per cui si può fare tutto. Ma sdottorare sul Milan e su Galliani, dopo aver definito un esempio di mercato intelligente il mercato di Vidic (!), Dodò (!), M'Vilà (!!!), Osvaldo (!) e Medel, è francamente il massimo. L'esempio che stiamo facendo non è di simpatia o antipatia personale, ne l'arrampicata sugli specchi o la classica sindrome da accerchiamento. E' una foto. Una istantanea. E' l'aria strana che respirano i Suso, gli Acerbi, i Torres, i Saponara, gli El Shaarawy, persino i Birsa. Quando arrivano vengono citati da tanti tifosi e addetti ai lavori, compreso l'Osvaldiano come esempio della spectre societaria o della casualità con cui vengono portati i giocatori in rossonero, quando vanno via e raggiungono lidi in cui c'è fiducia, serenità, compattezza e possono finalmente dimostrare il loro valore, ecco che gli stessi, rinforzati dall''M'Vilaiano ironizza sulla loro partenza. Comunque stia pure tranquillo il nostro Vidiciano, non è Mihajlovic il responsabile di tutto. Tanto è vero che il management sportivo, la squadra e tutta Milanello sono con lui e tifano per lui oltre che per il Milan. Mesto ieri il Mister? Non lo conoscete, dentro di se vuole spaccare tutto. E sa perfettamente che se porta i risultati può stare, con convinzione, tutela e protezione, nel Milan anche nella prossima stagione. Certo, che siano la Juventus e in fondo anche Allegri, criticatissimo ai tempi rossoneri dallo zizzanioso (grande Piero Ausilio, visto come li faccio becchi?) giornalista interista di cui sopra, gli arbitri di cotanto destino, non è il massimo che Sinisa o chiunque altro al suo posto possa augurarsi. Ma l'uomo può affrontare questo ed altro. Con buona pace della quantità industriale di rutti liberi che si riversano sul Milan, al netto dei problemi, delle contraddizioni, degli errori vissuti e commessi in questi anni. E con buona pace del buon Kondogbia. Che illustra, come fondamento delle proprie scelte di vita, la differenza fra il quinto e il sesto posto di oggi fra Inter e Milan. Siamo pigri e indaffarati, per cui non ci ricordiamo se fosse presente nell'ultimo derby di Milano e il motore di ricerca non funziona, magari è rimasto anche lui al palo. Ma al buon Kondogbia non stiamo per dare una buona notizia: non tanto a noi che non siamo nessuno e che non contiamo nulla, ma è ai suoi tifosi che va bene lo stesso se lui c'è o non c'è. Al contrario del tifosi del Milan per i quali se Kucka c'è o non c'è cambia molto, cambia tutto o quasi. Ecco questo è il segno dei tempi sta pensando il Dodoiano, nel suo incedere prevedibilissimo. Può essere, ma per chi avesse dei dubbi è proprio lui Kucka, è quello che sfrecciava per un ora senza mai essere preso sia nel derby di Settembre che in quello di Gennaio. E' quello che è costato tre milioni e non trenta tolti gli "spiccioli", ma soprattutto quello che parla poco e pensa tanto ad allenarsi e a correre. Si fidi Kondo, è un buon esempio da seguire.

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