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Il piccolo Ibra: la Juve va su Petkovic. Roma: Diawara in lista d'attesa. Toni: Vicepresidente a Verona. Bacca: il presidente Berlusconi va convinto. Ibra: davvero United

Nato a Milano il 10 Maggio 1965; Giornalista Professionista dal 1994. Dirige Milan Channel dal 16 Dicembre 1999.
28.05.2016 00.00 di Mauro Suma   articolo letto 38944 volte

Milan e Inter sono comprensibilmente in tutt'altre faccende affaccendate. E la Juventus fa ogni giorno la doccia nella sua spietatezza. L'obiettivo bianconero è scavare sempre più il fossato del suo vantaggio, sfruttare le faccende altrui e vincere non soltanto oggi ma anche domani. E' per questo che il Club bianconero, mentre tutti sono alle prese con il consueto specchietto delle allodole estivo rappresentato da Zlatan Ibrahimovic, va su chi promette di ricalcarne almeno qualche piccola traccia. L'uomo, anzi il ragazzo, si chiama Bruno Petkovic, sta trascinando il Trapani verso un grande sogno. Croato, classe 1994, forte fisicamente, forte sulle punizioni, la Juventus è già sul giocatore. E dalla determinazione, dalla cattiveria, con cui la Juventus si è fatta sotto, anche a Trapani hanno capito quanto sia forte e articolato il progetto bianconero. Petkovic, prospetto solido e sicuro.

E siamo ormai a 100. Sono proprio 100 i milioni di euro, soldi veri, non carta autenticata, inseriti da Joey Saputo nel Bologna. L'ultimo versamento da 22 milioni cash ha portato alla cifra tonda, milione più milione meno. E' per questo che il mercato del Bologna deve partire da una cessione. Non da una qualunque. Ma dalla cessione di Amadou Diawara, classe 1997, non ancora 20enne e già trascinatore nell'ultima stagione di un centrocampo della Serie A italiana. Roma e Bologna sono già d'accordo, ma sembra che il Club giallorosso abbia chiesto a quello emiliano di pazientare fino alla seconda metà di Giugno. A Bologna hanno pensato che fosse per ragioni di sessioni di bilancio e/o di fair play finanziario. Adesso invece che si infittiscono le voci su Brozovic alla Roma, a Bologna sono tornati a guardarsi attorno.

Le voci sono insistenti, pressochè quotidiane. Già anticipate dai giornali, l'attesa adesso è per l'ufficialità. Luca Toni sarà il vice-presidente del Verona. Anche dipendenti e collaboratori scaligeri sono consapevoli della svolta. Toni dunque ha fermato le lancette. Dopo le tante squadre che hanno colorato la sua carriera, si è fermato sull'ultima. Ha scelto la scrivania. Non altri ruoli fumosi. La scrivania in una società presieduta da un giovane come Setti, la piazza giusta per inserirsi, apprendere, iniziare a muoversi. Senza andare a caccia di soldi facili, ma per progettare un futuro concreto e consistente da dirigente. L'insegnamento di Toni, una grande carriera in Nazionale e in Serie A, potrebbe essere utile o potrebbe essere stato utile anche a molti altri e più celebrati suoi colleghi e avversari in tante sfide.

Sembra che nella sua ultima visita a Milanello prima della Finale di Coppa Italia, il presidente Berlusconi si interrogasse e interrogasse lo spogliatoio sulle qualità di Bacca. Che sia un formidabile finalizzatore nessuno lo mette in discussione e lo ha forte e chiaro nei suoi pensieri anche il numero uno del Milan. Ma come mettere questa vena realizzativa al servizio della squadra nelle partite in cui il gol non arriva, è lo sviluppo del discorso. Sarà un tema dell'estate. Carlos Bacca è un patrimonio del Milan, ma è anche con le frasi recenti di Christian Abbiati che bisogna misurarsi. Costruire la squadra su Bacca o lavorare perché Bacca costruisca per la squadra. Sarà il primo pensiero di campo del Milan dopo tutti i discorsi e le trattative di società in itinere. Siamo fra coloro che non pensano che il presidente Berlusconi non si riferisse a Bacca mercoledì sera su TL quando parlava di alcuni giocatori che il Milan ha in animo di cedere. Ma il di cui sopra costruire o lavorare, in relazione a Bacca, è il blocco di partenza del Milan della prossima stagione.

A volte i tifosi rossoneri, nel nostro specificissimo caso, commentano l'intenzione e il non detto di ciò che proviamo a scrivere in questo spazio, piuttosto che concentrarsi sul contenuto. Che è sempre la cosa più importante. Non conta la scorsa estate o questa estate, la realtà è che né il calcio italiano né il Milan, come tra l'altro ripetevamo a più non posso esattamente un anno fa mentre attorno a noi tutti si illudevano su Ibra al Milan, possono permettersi l'ingaggio di Zlatan Ibrahimovic. E' fantasia solo ipotizzarlo. La sensazione forte, come riportavano ieri il Corriere dello Sport e La Repubblica, non Suma, che Zlatan vada davvero al Manchester United. Come chi lo conosce bene, ha acutamente interpretato dal ghigno di giovedì dal ritiro della Nazionale svedese.

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