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Editoriale

Il ritorno di un Conte sempre avvelenato: più che una condanna una macchinazione. Intanto Drogba è a Londra e Jovetic insiste: a giugno vuole la Juve

Nato ad Aulla (Massa Carrara) il 16/03/54 comincia giovanissimo a collaborare con La Nazione portando la partita che giocava lui. Poi inviato speciale e commentatore, oggi direttore del Qs Quotidano sportivo della Nazione, Resto del Carlino e Giorno.
07.12.2012 00.00 di Enzo Bucchioni  articolo letto 20960 volte
© foto di Federico De Luca

Domani finisce la squalifica, domenica prossima Antonio Conte tornerà in panchina a Palermo dopo oltre quattro mesi. E' il suo debutto in campionato, ma non pensate di trovare un uomo rasserenato, più tranquillo. Anzi, in questo lungo periodo di esilio dalla panchina ha rimuginato e cercato di darsi una ragione per quella che lui ritiene una ignobile macchinazione. , le parole dette nell'unica conferenza stampa post-squalifica, sono ancora il suo pensiero. E la sua fissa. Agghiacciante quello che gli è successo, agghiacciante il modus operandi della giustizia sportiva e il comportamento del circo mediatico che distrugge le persone come carta da macero. Conte non riesce a capacitarsi come la sua parola conti meno di quella di un pentito smentito più volte. Non capisce come non abbia potuto difendersi. Non capisce tante cose ed è sempre più convinto che il nome dell'allenatore campione d'Italia sia servito a tutti per buttare fumo negli occhi nell'inchiesta scommesse. Un capro espiatorio, una vittima designata. Ma Conte non molla di un millimetro, è convinto di aver subito una enorme ingiustizia, insiste sulla sua assoluta estraneità a queste vicende e ,secondo lui, la sua innocenza non può essere messa in dubbio da nessuno.
In questi mesi ha letto le carte, studiato gli atti, osservato i comportamenti di tanti e non dimenticherà. Ha dentro la rabbia che soltanto un condannato convinto di essere innocente può avere. Proprio per questo non aspetta altro che poter guardare negli occhi tutti quelli che in questi mesi hanno aggiunto pepe e sale a quello che stava succedendo. Non ha mai gradito fare la vittima sacrificale, il ruolo di vitello grasso non è il suo.
Così, da uomo ferito dentro, profondamente turbato, si sta riavvicinando al calcio pubblico. Da quello privato, quello del campo, del lavoro, per fortuna non si è mai staccato. Così non ha ancora deciso se domani tornerà a parlare. Non ha ancora deciso se sarà in conferenza stampa pre-partita o lascerà la ribalta ancora ad Alessio, il suo secondo, o al capitano Buffon. Ma forse alla fine ci sarà, in fondo è un ritorno alla vita. Vedremo, ma Conte non è più lo stesso uomo, la condanna lo ha provato e reso umanamente diverso. Intatta è la sua carica agonistica e anche se la Juve ha fatto bene senza di lui, con Conte in panchina l'approccio e la gestione delle partite migliorerà di sicuro. Non ci sono controprove, ma certe partite (Lazio e Milan ad esempio) con Conte in panchina e la sua rapidità di decisione, forse potevano finire diversamente. Forse.
Intanto, comunque, Conte ritrova una Juve in testa alla classifica e prima nel girone da Champions dopo una splendida gestione della gara con lo Shakthar. La Signora non ha ancora un organico da squadra di caratura internazionale, ma dimostra di possedere una grande personalità e una maturità tattica non comune che le consente di gestire e interpretare al meglio le partite. Soprattutto quelle più difficili. Poi, qualità non comune, cerca sempre di far gioco e in Europa le squadre che hanno identità tattica e cercano sempre di vincere attraverso il gioco escono spesso premiate.
La Juve resta la favorita in campionato e può fare strada anche in Champions. E' questa la morale. Con Conte può fare un ulteriore salto di rendimento.
Allora non serve più il top-player in attacco? Errore. Proprio perché il passaggio del turno porta soldi dalla Uefa nella casse della Juve, e proprio perché Agnelli ha capito che questa squadra può competere con tutte e deve provare a vincere, un investimento (o due) può contribuire ad alzare gli obiettivi. Drogba è sempre nel mirino. Il giocatore è in Europa, si allena con il Chelsea, ma Abramovich non ama i cavalli di ritorno e i Blues fuori dalla Champions hanno minore appeal. Il corteggiamento della Juve prosegue, la proposta bianconera è arrivata (un anno e mezzo di contratto per otto milioni) e il giocatore la tiene sul comodino. Deciderà a breve, appena riuscirà a liberarsi dal vincolo cinese. In Cina a giocare (se può) non vuol più tornare. La Juve aspetta. Intanto i bianconeri incassano l'ennesimo contatto con uno dei due procuratori di Jovetic che tiene i contatti con i bianconeri. Il giocatore viola corteggiato dalla scorsa primavera e poi bloccato da Andrea Della Valle che sta costruendo una grande Fiorentina, tiene sempre la Juve in testa alla lista delle squadre gradite per un eventuale trasferimento a giugno.
La Fiorentina ha un canale preferenziale con il City dopo l'affare Nastasic, ma Jovetic ha un sogno per il suo futuro: vestire alla bianconera. Marotta aspetta le mosse della Fiorentina (se va in Champions rilancia) e incassa i sorrisi del giocatore. Per cominciare non è poco.

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