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Editoriale

In dubio pro ritiro: Napoli, i risultati ottenuti danno ragione a De Laurentiis. Benitez impone un pesante aut aut al presidente...

Laurea in Giurisprudenza, scrittore, giornalista professionista, radiocronista dal 1985 e telecronista Mediaset Premium per le partite del Napoli. Corrispondente di Tuttosport, coordinatore per Piùenne, produce e conduce "Si gonfia la rete"
19.04.2015 00.00 di Raffaele Auriemma   articolo letto 18032 volte
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews

Farsene una ragione per il bene collettivo. Parliamo del ritiro, quella costrizione intollerante per chi da due anni a questa parte era stato abituato diversamente. Non sappiamo se era meglio o peggio, è noto solo che la presa di posizione del patron ha sortito gli effetti sperati: due vittorie con 7 gol fatti e solo 1 incassato, oltre all'ipoteca della semifinale di Europa League quando sembrava più probabile il ko in casa del Wolfsburg. Sarà stato un caso? Forse, ma come recita il diritto penale, "in dubio pro ritiro": meglio proseguire lungo la strada tracciata con il diktat presidenziale, così da non lasciarsi addosso nessuno scrupolo quando la stagione sarà tramontata. E poi, non saranno pochi giorni di ritiro a rovinare l'esistenza dei calciatori messi sotto chiave tra mille sbuffi e imprecazioni, qualche altra ora di convivenza comune non estinguerà il ménage familiare. Il loro lavoro, remunerato da nababbi, è fatto anche di questi momenti necessari a ritrovare verve e condizione. Ora la squadra gioca con più grinta ed una concentrazione sconosciuta in precedenza, forse perché troppi momenti di libertà fanno calare la tensione agonistica che si sviluppa, di contro, con lo svolgimento di una vita d'atleta e con il chiacchierare comune delle cose relative al pallone e dell'avversario che si andrà ad affrontare. Non è una novità e non c'è nulla di cui sorprendersi, è quella "preistoria" ancora necessaria in un calcio che cambia vorticosamente. Ecco perché ogni ritiro viene definito scorrettamente "punitivo", trattandosi invece di un momento per ritrovare l'assieme venuto a mancare. Proprio come è accaduto nel Napoli, già da un po' di tempo, e con la necessità di un intervento che è stato tardivo. De Laurentiis avrebbe dovuto (voluto) metter mano già dopo la sconfitta di Milano, per poi fare dietro front al cospetto di una contrarietà ferrea ed opposta, quella di Benitez. Sarebbe stato giusto riproporre il provvedimento dopo lo scivolone di Palermo, ma stavolta doveva essere don Rafè disporre la serratura sui ranghi un po' sfilacciati. Non l'ha fatto e ha atteso silenziosamente speranzoso che fosse il patron ad intervenire per riaccendere il motore del Napoli ormai prossimo allo spegnimento. Con tutte le conseguenze del caso, a cominciare dalla turbolenza interna al gruppo poi sancita con l'abbraccio coram popolo, titolari e riserve, voluto da Mertens dopo il vantaggio contro la Fiorentina. Tutto calcolato da De Laurentiis, consapevole della necessità di vestire i panni del burbero per sollecitare il clima di solidarietà tra i calciatori. Era stato messo nel conto anche la furente reazione di Rafa Benitez che stavolta ha dovuto ingoiare un provvedimento che il suo datore di lavoro aveva sempre rinviato, finché ha potuto, per non invadere l'area di competenza del tecnico. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: il mercato che lui avrebbe voluto ed incautamente spifferato alla vigilia della gara- chiave della stagione, oltre all'elenco delle condizioni dettate pubblicamente da Benitez subito dopo il successo in Germania. Dal business plan al settore giovanile, passando per il mercato e lo stadio, quelle sì che sono state parole che hanno il sapore di un addio scritto da Benitez con la firma apposta lettera per lettera. Gradualmente e non senza livore. Magari avrà ragione lui è forse De Laurentiis gli affiderà le chiavi del Napoli, oppure no e le loro strade si separeranno chissà con quanta cordialità. Poi si ricomincerà grazie alla generosità della tifoseria partenopea, che ha sopportato tutto, finanche un fallimento che altrove non è mai stato scritto in presenza di identiche condizioni debitorie. Se in 25 anni, quelli che ogni tanto Benitez ricorda esser stati sprovvisti di trofei, Napoli è rimasta ai margini del calcio che conta, è successo non per scelta ma per l'imposizione di un Tribunale. È proprio vero che non basta visitare musei e monumenti per poter dire di conoscere la storia di Napoli.

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