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Editoriale

Insigne segna, De Laurentiis si gasa: il Napoli da scudetto pensa a un colpaccio. Signora in imbarazzo: ecco il nome per scordare Immobile. Il piano Inzaghi per non andare in fuorigioco e un consiglio "obbligatorio" a Thohir

Nato a Milano il 3/7/1978, laureato in Scienze ambientali presso l'Università dell'Insubria di Como, da ottobre 2008 è Capo Servizio Sport presso il quotidiano "Libero". Opinionista Rai e Telelombardia
10.06.2014 00.00 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 48694 volte
© foto di Federico De Luca

In un passato ormai lontano (era l'agosto del 2001, tra l'altro un agosto rovente) un'insensibile fidanzatina mi fa: "Fabbrì, mi spiace, ma è finita...". E io: "Ma perché Filomena (nome fittizio), pensaci...". E lei: "Ho bisogno di una pausa". E io: "Ma ieri mi hai detto "ti amo", me lo ricordo bene e ci sono i testimoni...". E lei: "Ieri mi hai offerto la cena ai "tre velieri", non me la sono sentita". E io: "Ma...". E lei: "Senti, mi hai rotto i co....: sto con Ciccio da due settimane". E io: "Ma non si era parlato di una pausa?". Se n'è andata.

Ecco, su "mi hai rotto i co...." ho sentito il cuore sbriciolarsi come un Pavesino nelle mani di Perin. Poi l'ho perdonata: meglio l'amara verità del "vedremo" o del "sarà quel che sarà". Per questo motivo (e solo per questo) ho apprezzato l'asettico comunicato Milan che mandava affanbagno Clarence Seedorf. Niente "in bocca al lupo", niente "ringraziamo il tecnico per il lavoro svolto...", niente balle. Il Milan (inteso come "buona parte del Milan") non sopportava Seedorf e dopo mesi passati a farci credere che "tutti assieme" si stava cercando una via d'uscita alla crisi è venuta fuori la verità: il "tutti assieme" non contemplava Clarence Seedorf. Né la sua portavoce. Né il suo entourage. Né le sue uova. E figuriamoci le sue ciabatte. Niente e nessuno insomma. La "verità" però è che restiamo appesi alle nostre considerazioni, a quello che ci hanno detto, non sappiamo in definitiva come e perché si sia arrivati a dare il benservito a un tecnico che bene o male il suo dovere l'ha fatto. "Culo basso" va in Brasile a fare l'opinionista per la BBC: un mese di lavoro e 208mila euro dal Milan. Poi magari ad agosto si riposerà e ne prenderà altri 208mila. Circa 300 euro all'ora per non fare niente. Nel frattempo il buon Galliani pregherà tutte le sere che qualcuno decida di assumere l'olandesino: non sarà facile.

Ma son storie trite e ritrite, scritte e riscritte, cose che ormai guardano al passato: il mistero Seedorf resterà tale, il portafoglio di Seedorf sarà sempre più gonfio, il futuro del Milan è chiarissimo. Tocca a Pippo Inzaghi, il tecnico che Berlusconi apprezza (ma non così tanto da affidargli la panca a gennaio) e che pare abbia preso la cosa molto seriamente: è carico, preparato, indiavolato come quando sbranava le aree di rigore degli avversari. Il problema è che tra un gol e l'altro ogni tanto Pippo finiva in fuorigioco. Ecco, il ragazzo deve stare attento: abnegazione e idee buone sono un ottimo punto di partenza, ma non sono sufficienti senza un minimo di "peso" in società. Stramaccioni diceva sempre "sì" e si è ritrovato Rocchi a 36 anni e Schelotto in rosa, Inzaghi deve riuscire a imporre un minimo di mercato "come vuole lui", altrimenti rischia di sentirsi dire: "Del resto era troppo inesperto...". La solita cantilena insomma...

Al momento Pippo deve fare i conti con gli esodati di Casa Milan: Kakà scappa in Brasile (la questione familiare sommata all'eventuale milioncino in meno in busta paga sono due ottimi motivi per far ciao ciao dall'abbaino), Taarabt costa troppo. Soprattutto impazza il mercato: l'Arsenal aspetta di vedere Balotelli al Mondiale, De Sciglio è la seconda opzione per la fascia del Real Madrid e persino il giovane Cristante è nel mirino del Benfica. Giovani, italiani e in partenza: dov'è il progetto Inzaghi? SuperPippo rischia di scoprire presto "com'è dura l'avventura", ma se anche dovesse andar male verrà certamente ringraziato con tutti i crismi e gli orpelli del caso.

Dice: "Magari in rossonero arriva Mandzukic". Difficile, quasi impossibile: il bomberone del Bayern Monaco costa troppo e vuole fare la Champions. Potrebbe farci un pensierino la Juve, di sicuro lo farà il Napoli se Higuain si facesse convincere dalla corte del Barcellona. E sarebbe l'ennesima plusvalenza di De Laurentiis. Il patron ha in testa lo scudetto e vuole rinforzare tutti i reparti: oltre a un bomber, si avvicina Candreva (riscattato dalla Lazio ma non per restare a Roma) e un centrocampista di quantità (Mario Suarez più di Sandro). Per il tricolore ci sarà da combattere con la Juve, certo, e con la Roma che in attesa dell'offerta giusta per Benatia (da quando Sabatini ha fatto il prezzo - 61 milioni - gli avvoltoi sono spariti), valuta la cessione di Strootman (United) e vuole chiudere in fretta per Iturbe.

E la Signora? Aspetta Morata. Certo, il ragazzo è in gamba ma fa la riserva al Real. Non di Benzema, ma di Jesé. Ha giocato pochi minuti in finale di Champions, ma non sembra il bomberone capace di portare a casa la Coppona adorata. Ancelotti lo ha liberato, ma solo per un anno («può andare in prestito»): che senso ha far crescere un giocatore che poi torna a far le fortune del club di appartenenza?

Molto meglio puntare su un giocatore che conosce il campionato italiano, uno che fa gol in quantità, uno che costa quasi nulla, uno che ha già dimostrato di saper fare la differenza. Immobile, per esempio. Ecco, la faccenda Immobile proprio non torna: con i tre gol realizzati contro la Fluminense il cartellino di Ciruzzo sarebbe tranquillamente salito a 25 milioni. Con un paio di gol al Mondiale (tocchiamoci i gioielli...) a 30 e più. E invece niente. Stupisce il fatto che Juve (e Torino) si siano fatti venire siffatto prurito. Per intenderci: ricordate il bomberone con la coda di cavallo Andy Carroll? A 22 anni nel 2011 venne ceduto al Liverpool per 41 milioni. Ebbene, quest'anno con la maglia del West Ham ha segnato la miseria di due gol. Per Ciro invece fanno 20 milioncini scarsi. E poi, per dire, la Juve poteva addirittura fare questa follia: tenersi il capocannoniere di serie A in rosa. Dice: "Ma forse arriva Morata. O Drogba. O Sanchez". Ecco, sulla carta solo il terzo (forse) è meglio dello scugnizzo. Niente da fare in uscita invece: Pogba e Vidal non si muovono, nemmeno di fronte ad un'offerta normale (per i colpi di testa degli sceicchi non garantiamo). Real non ci sperare.

Questione Inter. Ieri Thohir si è superato: ha parlato di Balotelli, di nazionale italiana, ha "disegnato" la nuova Inter, ha citato coloro che certamente resteranno, ha parlato di Europa League, ha assicurato che osserverà tutti i giocatori del Mondiale (e che è, Mandrake?). Stop. Niente coretto "chi non salta lossonelo è", niente promesse alla Calboni tipo: "Arriverà uno tra Morata, Dzeko e Torres". Ecco, Thohir è sempre una sorpresa: prenderà M'Vila dal Rubin Kazan, ma solo per far tenere buono Walterone. ET è così: una volta ti fa sognare, quell'altra ti sbatte a terra. La verità è che ieri in mezzo a tante confidenze più o meno interessanti ha consegnato a Mazzarri un perfetto alibi per la prossima stagione. "Il nostro obiettivo è entrare in Europa League e restarci uno, massimo due anni. Vogliamo andare ovviamente in Champions, ma si deve creare una squadra che sia in condizione di farlo e lo faremo gradualmente". Nulla di più sbagliato. Immaginiamo il buon Walter che al primo intoppo si presenta davanti alle telecamere e sentenzia: "Sono Walter Mazzarri, figlio naturale di Elvis Presley. Abbiamo pareggiato con l'Empoli? Colpa di Kovacic. E poi comunque l'obiettivo è l'Europa League, 'azzo volete?". E invece no: l'obiettivo "dichiarato" dell'Inter deve essere la Champions League, anche se è impossibile: solo così non si daranno alibi a tecnico e giocatori, solo così si può sperare di tornare nell'unica competizione in grado di garantire al club quello che Thohir vuole: la visibilità intercontinentale.

Ps. Giovedì inizia il Mondiale. Improvvisamente ci trasformeremo tutti in ct, diventeremo esperti di calcio internazionale ("guarda quel messicano, io queste cose gliele ho viste fare nel Pachuca", "gli iraniani hanno una grande tradizione di mezzali sinistre") e ci innamoreremo di giocatori finora sconosciuti. La speranza è che gli operatori di mercato italiani non facciano lo stesso: è proprio dopo i Mondiali che si prendono le fregature più pesanti. Salenko vi dice niente? E Milosevic? Persino l'eroe Fabio Grosso s'è rivelato un floppino dopo Germania 2006. Occhio ai colpi di sole. (Twitter: @FBiasin).

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