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Inter a orologeria: lo strano ultimatum a Mazzarri e le due novità per l'anno prossimo. Da Abu Dhabi a Singapore, in otto giorni tre grosse sorprese in casa Milan

Nato a Milano il 3/7/1978, laureato in Scienze ambientali presso l'Università dell'Insubria di Como, da ottobre 2008 è Capo Servizio Sport presso il quotidiano "Libero". Opinionista Rai e Telelombardia
08.04.2014 00.00 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 35143 volte
© foto di Federico De Luca

Inizio a scrivere dieci minuti esatti dopo aver perso tutti i numeri di telefono del mio modernissimo smartphone 'Stafava (marca fittizia). A un bel punto entro nella rubrica e non c'è più nulla, neppure il contatto di Flavia Vento, rubato a suo tempo a una collega distratta per fare sontuosi scherzi telefonici in certe noiose sere tra amici, annaffiati da amaro Unicum. Flavia, se per caso stai leggendo sappi che Leonardo di Caprio non è mai stato a Frosinone alla sagra del cecio e soprattutto non ha mai pensato a te come partner per "Titanic 2, la riemersione". Anche perché non è che il barcone può venir su dagli abissi e poi affondare un'altra volta. Che è, Mandrake?
Maremma ladra prataiola, mi vien da dire, ma non lo farò perché sono un signore e perché in fondo la signorina del call center è stata gentile. Io: "Come posso fare per salvare il salvabile?. Lei: "Ha fatto il becap?". Io: "No, però la varicella sì". Lei: "Mi ha fatto perlomeno un giro di recente su Aiclaud?". Io: "No, era tutto prenotato". Lei: "Ha problemi di tavolini che ballano?". Io: "No, perché?". Lei: "Perché ora al massimo il suo cellulare serve a bilanciare il tavolino traballante. Lo faccia traballare, è un peccato altrimenti". Simpatica.
Questo in effetti non è un editoriale, ma un appello: tu, amico disperso, rimandami il tuo numero. Io in cambio prometto di fare due becap al giorno e provo a capire dove si è nascosto questo maledetto Claud. E anche Thohir, mi mandasse il suo contatto, così potrò ammorbarlo con la mia strampalata teoria sullo stato delle cose interiste.
Prendiamo l'indonesiano: fa avanti e indietro da Giacarta tipo trottolino amoroso dududu dadada per il bene dell'Inter. Quando è a casa gli tocca stare sveglio a indicibili orari marzulliani per vedere partite di rara bruttezza. Allora rilancia: "Vado a San Siro, che magari mi tolgo qualche soddisfazione e faccio il figo con gli amici". Arriva al Meazza e infila una serataccia dopo l'altra, non ultima quella incredibile col Bologna con tanto di rigore - il primo stagionale - calciato assai male. "Non so se ridere o piangere", ripete Et. Ma la risposta la sa già: c'è da piangere. Non sarà lui a farlo. A meno che non arrivi la benedetta qualificazione all'Europa League a salvare la capra del patron e i cavoli dell'allenatore. Perché la frase "Mazzarri sarà l'allenatore della prossima stagione" ha lo stesso valore di "Strama, stai sereno" di un anno fa. Trattasi in definitiva di una piccola bugia, anche perché a Walter non basterà il sesto posto (quello che costringe ai preliminari della coppetta) causa impegni internazionali già presi da Erick.
In caso di fallimento l'esonero sarà quasi scontato, soprattutto perché Mazzarri, tra una bottiglietta azzannata e un "Walter Mazzarri Post Gara Show", non sembra avere propriamente in mano lo spogliatoio. Sfortuna, momento negativo, vortice di sfiga, suicidio di massa, invasione di cavallette: le scuse sono tante, molto poche quelle credibili. La faccenda in definitiva è sempre la stessa: Erick in attesa di vedere come andrà a finire "l'anno zero", ha già fatto i suoi bei sondaggi all'estero (il nome del papabile - se mai accetterà - non lo ripeto perché vi ammorbo ormai da due mesi).
Al contrario, certe scelte a livello di "giocatori da liquidare" sembrano già state prese. I 250 milioni in arrivo dalle banche serviranno per subentrare alle garanzie di Massimo Moratti (170 milioni) e mettere qualche soldino da parte, ma non aspettatevi grandi spese. Venti milioni sono già stati spesi per Hernanes, poco meno di 40 se ne andranno per il rosso del prossimo bilancio. Il sogno impossibile rimane Dzeko, ma è, appunto, impossibile. La necessita riguarda un centrocampista (Obi Mikel più di Javi Garcia oltre a Nilton, quasi fatto), ma per puntare ai grandi colpi bisognerà fare indicibili sacrifici. Handanovic partirà solo in caso di offertona da leccarsi i baffi, Guarin è tornato a vacillare dopo la "sceneggiata Vucinic" dello scorso gennaio. Tutto da capire invece il destino di Kovacic: l'allenatore non lo vede, il patron invece lo considera il giocatore simbolo del suo progetto gggiovane (con tre G). Tra Walter e Mateo, ne resterà soltanto uno.
Acque mediamente agitate (ma si è visto di peggio) pure in casa Milan. Barbara Berlusconi e Adriano Galliani continuano a mandarsi pubblici messaggi d'amore del genere Pina con Ugo ("Mi ami?" "No, però ti stimo moltissimo"). BB ribadisce che la famiglia cerca soci per finanziare mercato e stadio griffato "Fabio Novembre". Nel frattempo AG incontra Peter Lim: un riccastro di Singapore che - voci spagnole assai poco credibili - vorrebbe prendersi il 51% del Milan per circa 300 milioni. Francamente troppo pochi per un brand appetitoso come quello rossonero. Ma soprattutto si tratterebbe di un'inimmaginabile invasione di campo del braccio destro di papà Silvio, troppo intelligente per commettere certi errori. Barbara attualmente è a caccia di soldi dall'altra parte del mondo, il suo rientro anticiperà di poco il cda del 16 aprile. Lì ci sarà una prima resa dei conti: la questione ds è ancora aperta (Sogliano addio, Galli forse), mentre Paolo Maldini attende paziente un nuovo segnale dalla famiglia. La partita è apertissima.
Mentre ce la raccontiamo, si gioca ancora a calcio. La Signora tira due pacchette sul sedere a coloro che pensavano a una fantasmagorica riapertura del campionato. Neanche per idea. La Juve - stanca o non stanca - è troppo forte per la meravigliosa Roma targata Garcia, figuriamoci per il pericolante Livorno. Il terzo scudetto targato Conte sarà anche il più meritato.
Ottime notizie anche in casa Milan: "l'allenatore con la valigia venuto dall'Olanda", "l'inadatto", "il raccomandato", "quel mattacchione di Clarence" ha dimostrato a lor signori che basta un po' di cervello per mettere a cuccia chi gli vuole male. Seedorf ha in testa un tipo di calcio ben diverso da quello che sta promuovendo, ma ha fatto un saggio passo indietro quando ha capito che gli stavano scavando la fossa. Mica pirla... (Twitter: @FBiasin).


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