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Inter, De Boer e altri colpevoli: ecco cosa succede (occhio all'insospettabile!). Juve: c'è chi sta commettendo un errore grossolano. Milan: Montella si è meritato un regalo, ma c'è un rischio... Napoli: un esame per Sarri

25.10.2016 16.30 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 56355 volte
© foto di Alessio Alaimo

Arieccoci. Siccome è periodo di scioperi pensavo anch'io di scioperare contro gli interventi in scivolata in area di Santon, a causar rigori. Per la gioia di molti, il mio atto di ribellione si concretizzerà con una introduzione priva di stupidate e solo una linea disegnata: ---------------------------------
Fine dello sciopero.
Stuzzicato dalla legittima reprimenda di quelli che "sempre vanno allo stadio", rivolta via striscione a tutti noi scribacchini e benpensanti ("Leone da tastiera/sei a casa anche stasera?"), sono andato a vedere Atalanta-Inter.
Volevo sfruttare le belle giornate di autunno, i colori che solo questa stagione riesce a regalare, la gita fuori porta, le emozioni del bel calcio. Ebbene, diluviava. Non solo in campo, ma sull'Inter tutta.
Per quanto mi riguarda, eviterò di bissare la reprimenda giusta, ma anche assai "facile", che da 48 ore riscalda qualunque piazza sociale e virtuale ("Inter schifo! Società incompetente! Serve l'uomo forte! Dov'è l'uomo forte? Tirate fuori l'uomo forte!") e mi limiterò a raccontarvi di un incontro avvenuto giusto ieri.
Ieri è venuto a trovarmi in redazione il buon amico Pietro Aradori, capitano di Reggio Emilia e nazionale azzurro (trattasi di basket). Aveva un cappotto straordinario color cammello da arresto immediato. Mi fa: "Beviamo un caffè?". Gli rispondo: "Non posso, c'ho da analizzare la faccenda Inter". E lui: Ti posso dire la mia?". E io: "Prego". E lui: "Ti dirò una cosa parecchio banale, ma la soluzione, l'Inter, ce l'avrebbe a portata di mano. Basterebbe che tutti difendessero il loro allenatore: i giocatori, la dirigenza, il magazziniere, tutti. Basterebbe che un dirigente dicesse "Questo è e sarà il tecnico dell'Inter anche dovessero arrivare dieci sconfitte di fila". Sarebbe la soluzione e sai perché? Perché l'Inter è una squadra forte. Se tutti facessero muro attorno al loro tecnico, col cavolo l'Inter perderebbe le partite, con la qualità che ha si metterebbe a vincere. E, invece, prevale la paura: quella di perdere e quella di esporsi. E la paura, da che mondo e mondo, genera paura. Io la penso così". Beh, sapete che c'è? Mi ha convinto.
Il problema dell'Inter non è De Boer o comunque non solo. Il problema dell'Inter è una società che nelle 24 ore successive al ko di Bergamo non ha saputo prendere una posizione, per un verso o per l'altro. Pensi che De Boer sia il problema? Lo saluti con la comoda formuletta ("ringraziamo l'allenatore..."). Credi in lui? Metti il muso davanti alle telecamere e come hai tempestivamente fatto in occasione della diatriba Icardi-CurvaNord ("I tifosi vanno rispettati!") prendi le parti del tuo tecnico, lo difendi, ma non "a tempo" che è un po' come quando in albergo ti concedono il "late check-out" (puoi stare un'ora in più nella stanza, ma comunque alla fine ti devi levare dai coglioni lo stesso). Ecco, il "late-check out" concesso a De Boer mi pare proprio una boiata, così come mi pare una boiata il "silenzio-tattico", così come mi pare una boiata la "riunione generale" atta a decidere quale schieramento vincerà tra quelli che dicono "avanti con De Boer, almeno ancora un po'" (Thohir e Bolingbroke), quelli che spingono per la soluzione italiana alla Pioli o Reja (Ausilio e Zanetti), quelli che fosse per loro si butterebbero su Leonardo ma magari pure Orrico (Moratti), quelli che aspettano il nome più costoso per fare soldi (Kia Joorabchian) e quelli che hanno il grano e probabilmente pensano di essere finiti in una gabbia di mattacchioni (Zhang padre e figlio).
Fa sorridere, ma il paradosso è che questa Inter funzionava meglio quando era squattrinata e con l'acqua alla gola: sembrava avesse più idee. I soldi, invece, sono sembrati la scusa per abbassare l'attenzione che "tanto se butta male c'abbiamo il grano".
No, cambiare non è la soluzione se "il cambio" non va di pari passo con la volontà di mettere ordine e di auto-responsabilizzarsi. Lo deve fare il tecnico (a patto che sia ancora in tempo per salvare le chiappe), colpevole domenica di aver abdicato al suo credo tattico; lo devono fare i giocatori che "forse sarebbe il caso di giocare un po' più coperti". Cazzate. Il riferimento vigliacco alle scelte del mister sarebbe legittimo se non avessimo assistito a Inter-Juve: perché in quell'occasione il "credo tattico" funzionò? Su, facciamo che ognuno si mette a fare "il suo" al 100% e qualcosa di buono verrà fuori.
Da ultimo mettiamo in mezzo anche noialtri "blateranti", perché le colpe sono ovviamente di chi è dentro lo scatolone nerazzurro, ma in minima parte anche di chi è fuori, di chi critica la società ma poi si auto-contraddice e dice cose come "è sbagliato prendersela con De Boer! Io però punterei su Zenga. Arriva Zenga? E l'uomo forte?". Oppure: "In società non hanno pazienza! Comunque bisogna fare la corsa salvezza su Crotone, Palermo ed Empoli". Oppure: "Che società di incompetenti! Hanno cambiato 9 allenatori! Io punterei su Vecchi fino a gennaio, poi su un traghettatore che possa introdurre Simeone. In futuro il grande ritorno di Mourinho, ovvio, insieme a un uomo forte!". L'uomo forte servirà anche, ma potrà poco in assenza di "forti uomini", ovvero tutti gli altri tesserati. Mica solo De Boer...

Opposte sensazioni lascia il Milan, impegnato stasera a Genova per provare ad acchiappare la vetta, anche solo per 24 ore. Non giriamoci attorno: a questa squadra bisogna chiedere scusa. Il sottoscritto, almeno, si sente in dovere di farlo. Nei clamorosi pronostici pre-campionato i rossoneri erano dati come quinta forza del campionato "se tutto fosse andato bene". E invece no, questa squadra vale tanto di più ma, davvero, non è solo e soltanto una questione di classifica.
Nessuno può sapere se i ragazzini di Montella reggeranno fino a stasera, fino a Natale o magari fino a maggio. Tutti però possono già riconoscere il primo obiettivo raggiunto, probabilmente il più complicato: il "nuovo Milan", inesperto e coraggioso, ha ridato entusiasmo alla sua gente, da anni abbandonata a se stessa. Molti credevano che per tenere buone le folle servissero i fenomeni, i campioni da 50 milioni, le promesse e i paroloni: cazzate. Bastava un po' di sincerità. Ecco, questo Milan è "sincero": non promette, corre, rema in una sola direzione e ottiene risultati. È un Milan "sano", privo di mele marce nello spogliatoio e nemici fuori, è un Milan che non ha fatto promesse e ragiona giorno per giorno, è un Milan che per ovvi motivi a gennaio deve e sarà aiutato dalla nuova proprietà cinese.
Aumentano le possibilità che Fabregas arrivi a rinforzare il centrocampo: c'è da battere la concorrenza del City ma con il ragazzo l'intesa c'è. Allo stesso modo è assai probabile (nonché doveroso) che la rosa venga rimpolpata (al momento Montella sta facendo dei veri e propri miracoli "gestionali": la panchina offre davvero poche alternative). Il resto è questione di giorni, quelli necessari per conoscere l'elenco delle aziende che faranno parte della nota "cordata" e che porteranno ossigeno (tradotto, quattrini) per dare una mano a Locatelli e soci. Montella e i suoi baby ne hanno assoluto bisogno: chi pensa che possano farcela a reggere le pressioni di un intero campionato da soli, commette un pericoloso peccato di presunzione. Fino ad allora, applausi sinceri per tutti.
Sulla Juve è giusto mettere un freno a un certo tipo di critica, quella di chi è abituato a mangiare caviale e in assenza della cucchiaiata quotidiana si mette di traverso. A Milano, la Signora ha perso per demeriti propri e di altri (per semplificare la definiremo "la rizzolata") e subito sono tornati a galla i nemici di Allegri, "Mister inadatto e colpevole a prescindere".
Quando si perde le critiche sono legittime, a volte doverose, le esagerazioni invece no, non lo sono. Lo dicevamo una settimana fa a proposito di Buffon ("Chi lo definisce bollito si pentirà"), lo ribadiamo anche per Max: chi gli dà del "provinciale" non solo ha gli occhi foderati di "prevenzione" ma non capisce che se c'è uno in grado di arrivare in fondo alla Champions League, beh quello è Allegri (anche solo perché ci è già riuscito).

Allo stesso modo solo Sarri può tirare fuori il Napoli dal momento di incertezza generale. Contro il Crotone gli azzurri hanno portato a casa tre punti nonostante quella che definiremo "manolata". Gabbiadini ha sbagliato e costringerà il tecnico a fare i salti mortali per mettere giù una formazione credibile sabato allo Stadium. Ma se il centravanti - l'unico rimasto in rosa - ha accumulato tanto nervosismo non è colpa solo della solita stampa nemica, ma anche della fiducia a corrente alternata riservatagli dal suo allenatore. Ora a Sarri tocca il compito di recuperare Gabbiadini - almeno fino a gennaio - e continuare l'inserimento del "resto della rosa": Diawara ha dimostrato quanto vale, Giaccherini è una certezza, Rog scalpita. Solo così il Napoli potrà reggere il ritmo dei bianconeri è quello indiavolato della Roma.
Questa settimana va così, mi adeguo al periodo delle foglie che cadono e continuo col mio personalissimo sciopero chiudendo con un'oscena barzellettona.

Watson bussa alla camera di Holmes e lo sorprende affaccendato con una minorenne.
Watson: "Ma cosa diavolo stai facendo Sherlock! Farà le scuole medie a malapena!".
E Holmes: "Elementare Watson...".

Fine dello sciopero. Giuro.

(Twitter @FBiasin @ilsensodelgol mail ilsensodelgol@gmail.com).


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