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Editoriale

Inter, è il partito di Simeone che vuol cacciare De Boer. Serve una società più forte. Napoli, i perché della crisi. De Laurentiis non ha mai amato Sarri: la lite continua. Serve Klose. Juve, Herrera e Cazorla. Poco gioco, Allegri lo ammette...

21.10.2016 00.00 di Enzo Bucchioni   articolo letto 27848 volte
Inter, è il partito di Simeone che vuol cacciare De Boer. Serve una società più forte. Napoli, i perché della crisi. De Laurentiis non ha mai amato Sarri: la lite continua. Serve Klose. Juve, Herrera e Cazorla. Poco gioco, Allegri lo ammette...

La vittoria in Europa League sul Southampton serve solo a far stare zitti per qualche giorno "quelli che mandiamo via De Boer". L'Inter ha giocato male anche vincendo, paradossalmente ha fatto meglio in alcune partite perse, ma non è questo il problema.

Ai soloni del nulla vorrei fare una domanda: ma si può mettere in discussione un allenatore arrivato il dieci agosto, senza conoscere il campionato italiano e la nostra lingua?

La logica dice no, ma da qualche tempo la Milano calcistica invece di ragionare, parteggia. Fra i milanisti ci sono le vedove di Galliani e i Galliani boys che aspettano solo il fallimento della cordata cinese per sperare che il loro Ad luminoso (ogni riferimento alla pelata è puramente casuale, caso mai siamo colleghi) possa in qualche modo restare.

Una cosa simile sta accadendo alla Milano nerazzurra. C'è il partito degli anti-De Boer a prescindere, e il partito di quelli che, pilotati dal folto gruppo degli argentini vice presidente compreso, stanno tifando per Diego Pablo Simeone. Nostalgia pura. Interessi, amicizie e potere. Simeone di sicuro è un ottimo allenatore, all'Atletico ha fatto benissimo, ma vi piace davvero così tanto il calcio giocato dagli spagnoli? Ma l'Inter, con Moratti in testa, non è sempre stata la squadra del bel gioco e dello spettacolo?

Comunque la situazione è pirandelliana. De Boer andrebbe protetto di più e lasciato lavorare. Qualcuno dovrebbe spiegare ai cinesi che prima di comprare altri giocatori e cambiare allenatori, dovrebbero preoccuparsi di organizzare la società, di farla diventare fortissima negli uomini e nell'organizzazione. Il povero, bravissimo, Ausilio è un altro uomo solo. L'affare Icardi è la prova provata di un dilettantismo che resiste e persiste. Ma come fa un vicepresidente come Zanetti a dare in pasto agli ultrà (e dico ultrà) un giocatore, il capitano, pochi minuti prima di una partita? Icardi ha sbagliato, ma non è il solo. E poi, tornando al discorso, cacciare De Boer oggi vorrebbe dire buttare via un'altra stagione. Con questa squadra e questa situazione forse non riuscirebbe a far meglio neppure Ancelotti (ad esempio), l'allenatore più bravo in circolazione. Almeno per me.

L'allenatore sta diventando un caso anche a Napoli, ma qui ci pensa direttamente il presidente De Laurentiis. L'altra sera negli spogliatoi ha fatto il Vesuvio, nel senso di vulcano. Agli amici ha detto di tutto e di più sugli errori e sui limiti del suo allenatore che di sicuro qualcosa sta sbagliando, ma spesso ha fatto vedere il miglior calcio giocato in Italia. La verità è che De Laurentiis non ha mai amato Sarri. L'anno scorso dopo averlo preso fra mille dubbi e avergli dato solo 700 mila euro (lo valutava poco), in quell'inizio stentato del settembre del 2015, dopo la terza partita, pensava già all'esonero e anche in quel caso lo confidò ad amici. Poi c'è stata la tiritera del contratto, l'ha fatto firmare solo nel giorno stesso dell'ultimatum, quando ha capito che Sarri era davvero pronto a dire ciao.

De Laurentiis è fatto così, fa cose buone, ma con il suo modo estemporaneo destabilizza l'ambiente e la squadra. Con l'allenatore le strade sono solo due: o lo cacci o lo proteggi sempre. Se hai qualcosa da dirgli lo devi fare in gran segreto. Dunque, tempi duri per il Napoli anche oltre le tre sconfitte. Quando servirebbero calma e riflessione, arrivano il furore e l'istintività del presidente. Il problema è che lui colpe non ne vuole, lui è perfetto. La cessione di Higuain, ad esempio, favorita e benedetta da Adl, è colpa della Juve e del giocatore che ha tradito. Ma quando mai. Vi abbiamo detto in anteprima, molti mesi fa, che Adl sapeva già ad inizio primavera delle intenzioni del giocatore. E la clausola l'ha messa Adl. Ora di sicuro Sarri sta sbagliando qualcosa, è testardo con Gabbiadini, con il modulo, con i nuovi, è poco duttile e coriaceo, ma è sempre stato così: ha idee forti e ci crede. Le fiammate di collera di Adl servono solo a buttare all'aria le tante cose buone fatte fino ad oggi.

Detto fra noi, se davvero Adl vuole prendersi dei meriti ulteriori, offra un contratto a Klose. Se è in condizione, i gol li sa ancora fare, messo nei meccanismi del Napoli, preso a giuste dosi, può dare un contributo pratico e carismatico.

Parlando di Napoli e di Higuain, pensare alla Juve è automatico. Non voglio riaprire la questione del gioco che l'anno scorso mi ha contrapposto con una parte della tifoseria bianconera, tanto sapete come la penso. A qualcuno piace solo vincere, bontà sua. Questa volta però a parlare di brutto gioco, ci ha pensato direttamente Allegri. L'allenatore ha ragione, giocando così per la Juve non sarà sempre facile vincere, non ci saranno ogni volta i Buffon e Cuadrado a risolvere. In Europa serve una mentalità diversa e spero che l'allenatore lo dica, ma ci creda pure. Siamo solo all'inizio della stagione, la condizione non è ottimale, ma con il rientro degli infortunati è logico aspettarsi più velocità e più personalità altrimenti addio sogni di Champions.

Nel frattempo quelli che scoprono l'acqua calda spacciandola per fredda, hanno ritirato fuori la storia della Juve di Sousa, scritta più volte nei tempi giusti. L'anno scorso Allegri ha faticato a rinnovare il contratto (l'ha firmato solo il cinque maggio), aveva avuto contatti inglesi e non solo. La Juve lo sapeva e per cautelarsi contattò Paulo Sousa, ma tutto è successo in primavera ed è rimasto lì. Ora la Fiorentina va maluccio, ma non perché Sousa pensa alla Juve come Montella pensava al Milan, questo deve essere chiaro. Le cause sono altre.

Nel frattempo la Juve, società che programma, aspettando lo Zenit per Witsel, continua a seguire centrocampisti. Per gennaio nel mirino c'è sempre Herrera del Porto che ha solo un problema: non potrebbe giocare in Champions. Marotta sta lavorando anche su Santi Cazorla, 32 anni, che non rinnoverà con l'Arsenal. La Juve è in pole, dall'Inghilterra arrivano conferme, all'orizzonte c'è un altro colpo alla Evra o alla Dani Alves.

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