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Da TUTTOmercatoWEB.com le ultime notizie di calcio mercato su Juve, Milan, Inter, Napoli, Roma
      
SONDAGGIO
Juventus agli ottavi: ora può arrivare fino in fondo in Europa?
  Sì, la squadra ha le possibilità di tornare a giocarsi la Champions
  No, è presto per fare certi giudizi e servirà un mercato invernale importante
  Sì, col rientro progressivo degli infortunati la squadra è da titolo
  No, troppa la differenza con le big spagnole, inglesi e tedesche

TMW Mob
Editoriale

Inter e Juve: tutti sicuri di avere Cerci. Kakà-Adel-El Shaa: partita a scacchi. Samp-Inter: Kovacic, l'idolo di Sinisa. Napoli, tutti vicini a Jolanda De Rienzo. Destro-Roma: in quella manata la foga di tutta la stagione

Nato a Milano il 10 Maggio 1965; Giornalista Professionista dal 1994. Dopo le esperienze professionali di carta stampata (La Notte e Il Giorno) e televisive (Telelombardia, Telenova, Eurosport), dirige Milan Channel dal 16 Dicembre 1999.
12.04.2014 00.00 di Mauro Suma   articolo letto 36587 volte

Alessio Cerci, il giocatore di tutti. Adesso è del Toro e dall'ambiente granata sale fiero l'urlo di battaglia: no, alla Juve no, questa volta non lo diamo. Interroghi l'ambiente juventino e affiora tutt'altra sicurezza. E cioè è presto detto, Cerci viene da noi nell'ambito degli accordi su Ciro Immobile. Si tratta di buoni rapporti collaudati nell'operazione Ogbonna. Siccome in questo caso due più due non fa quattro, continui il giro d'orizzonte e scopri che Cerci, proprio lui, lo stesso giocatore che non va alla Juve anzi sì viene da noi..., è già dell'Inter. Si è già nostro, filtra dagli ambienti interisti, si tratta di accordi già definiti quando è arrivato D'Ambrosio. Peggio del cubo di Rubik. Un fatto è certo: Cerci piace parecchio e difficilmente resta al Toro. Ma se c'è qualche altro che è certo che Alessio vada nella sua squadra, faccia pure un passo avanti. C'è posto.

Il riscatto di Rami e Taarabt è sempre d'attualità per i media che seguono il Milan. Adriano Galliani, attento ai prezzi e agli equilibri, non ne parla. Gli interessati hanno invece affrontato l'argomento. Attenzione, con accenti diversi. Rami: non mi interessa di niente e di nessuno, io resto al Milan. Taarabt: vediamo, parleremo, io voglio dare il massimo. I tifosi rossoneri fanno gli scongiuri. A sua volta non parla del futuro un certo Ricky Kakà. Ma l'amore per il Milan, il miglioramento della squadra e dell'atmosfera societaria fanno vedere sempre più rossonero il 2015 al Bambino d'oro. E poi c'è El Shaarawy, il più giovane rispetto a Taarabt e Kakà e il più strutturato contrattualmente: non è in prestito e non ha l'accordo in scadenza né oggi né fra un anno. Quindi, niente Napoli e niente Torino. Faraone tutto rossonero. Se il Milan resta in Europa c'è posto per tutti e tre, se il Milan non dovesse farcela, potrebbe iniziare una sottile, delicata, partita a scacchi. In ogni caso Taarabt gioca sempre. Proprio lui ha spiegato, dicendo la verità, i motivi per cui Mister Seedorf non lo ha schierato contro Parma e Lazio. Niente di contrattuale, nessuna clausola, nessun tetto di partite, niente obblighi rossoneri a seconda di un certo numero di partite giocate. Come volevasi dimostrare.

Se prima di Sampdoria-Inter, chiedessero a Sinisa Mihajlovic qualche giocatore vorrebbe nella sua squadra, le puntate sulla sua risposta avrebbero quota zero. Uno e solo uno: Kovacic. Per Sinisa, Kovacic non deve giocare davanti alla difesa, ma come regista/trequartista offensivo. Eppure il suo attuale allenatore, Walter Mazzarri, lo ha sgridato pubblicamente dopo una partita in cui lo ha schierato davanti alla difesa, niente meno che Juventus-Inter. Il giovane talento nerazzurro viene schierato un po' all'incontrario: in panchina nelle gare in cui l'Inter deve fare la partita e al centro del gioco ma in posizione arretrata quando l'Inter deve costruire una partita accorta. Kovacic per Mazzarri rischia di essere quello che è stato Henry per Ancelotti...

Può capitare all'ospite di una trasmissione televisiva di non essere d'accordo con il conduttore, o al conduttore stesso di non esserlo con un proprio collaboratore o un proprio ospite. Ma per amore del proprio lavoro e per il bene della trasmissione, si accetta e si affronta tutto. Anzi, si discute fino in fondo e si rende la vicenda accessibile a tutti, senza lasciare nulla di inespresso. Il conduttore della trasmissione tv napoletana in cui Jolanda De Rienzo è stata zittita ed esposta al pubblico giudizio per il rapporto che ha diritto di avere nella propria vita privata, non ha reso un buon servizio alla televisione stessa. Si è arroccato, ha messo alla porta i telespettatori, non tanto e non solo la collega. Il telespettatore aveva il diritto di sapere, sui punti, sui contenuti, se Jolanda la pensava in un modo oppure in un altro perché emotivamente coinvolta cosa della quale è stata accusata. Intanto la fermezza con cui ha sostenuto il contradditorio, ha mostrato chiaramente che di emotivo nel suo stato d'animo non c'era proprio nulla. Invece, spalleggiato inizialmente sul tema da Luciano Moggi, il conduttore della trasmissione ha deciso per la collega e le ha ordinato di lasciare lo studio. E' parso, dagli stralci dei filmati sulla rete, che anche il pubblico non fosse d'accordo con la "cacciata". Insomma, è curioso scoprire cammin facendo che Jolanda è coinvolta nelle vicende del Napoli: peraltro Frustalupi, assistente di Mazzarri all'Inter, è un professionista misurato e ponderato, lontanissimo dalle luci della ribalta, e oggi lavora con serietà per un altro Club senza aver mai fatto nessun tipo di polemica su qualsiasi fronte. Lo si sarebbe dovuto stabilire all'inizio del ciclo di trasmissioni, il coinvolgimento emotivo. Se la De Rienzo è stata invece ritenuta professionalmente in grado di partecipare al programma, deve poter dire la sua, non può rimanere vittima di un silenzio finto e prefabbricato. Non è televisione, non è vita. Piuttosto, in maniera ancor più trasparente, si segnala al pubblico il suo legame sentimentale e poi si ascolta la sua opinione. Tocca al pubblico stabilire se il suo giudizio è viziato o meno da aspetti emotivi, a nessun altro.

Mattia Destro va capito. Ha stretto i denti per tanti mesi. Ha temuto che il suo infortunio non finisse mai. Ha sofferto e palpitato per il Mondiale, temendo di perderlo. E sul più bello si è ritrovato bello, forte, lanciato, prolifico. Non ha retto del tutto, probabilmente, al cambio del colore della sua stagione e ha vissuto con foga, quasi bulimica, un normale contrasto di gioco fino a dare una manata non vista dall'arbitro. Mattia lo ammetta e eviti che il confronto juventini-romanisti sfoci nella solita guerra civile a sfondo calcistico del bel Paese. La partita in cui l'arbitro non ha visto il suo colpo ad Astori, altro ragazzo serio come Destro, era Cagliari-Roma. La Juventus non giocava. Con tutta la stima che si deve a Garcia, alla Roma e a tutto il popolo giallorosso per la splendida stagione, prima finisce questa diaspora e meglio è per il Campionato. E per il nostro calcio.


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