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Editoriale

Inter, i "tiri Mancini" e quel segreto da svelare giovedì. Napoli, tutto il "non detto" sul turnover di Benitez. Juve, domani la coppa poi… Ibra!? Ahi Milan: hai scelto di non scegliere.

Nato a Milano il 3/7/1978, laureato in Scienze ambientali presso l'Università dell'Insubria di Como, da ottobre 2008 è Capo Servizio Sport presso il quotidiano "Libero". Opinionista Rai, TeleLombardia e Sportitalia
17.03.2015 00.00 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 44740 volte
© foto di Federico De Luca

Ve lo dico, sono in partenza. Mica per l'eternità, solo per un paio di giorni. Grazie a una clamorosa botta di chiappa vado a Londra a vedere la prima puntatona della quinta serie de "Il Trono di Spade". Avete presente? C'è il nano che tromba come un riccio, beve vino a volontà, dice cose intelligenti e poi ritromba bel sereno; ci sono maiale assortite a ogni angolo di strada che mostrano senza problemi le loro grazie e te la danno come se non fosse loro; ci sono gli spadoni, le teste mozzate, i draghi, la gente perennemente incazzata e soprattutto c'è il sangue, tantissimo sangue ovunque tipo festa della pummarola di Capaccio. Un puttanaio insomma. Quando guardo la serie domando sempre a me stesso con aria sognante: "Ti sarebbe piaciuto vivere in questa specie di mondo medievale?". La risposta è sempre la stessa: "Corcazzo, che appena giri l'angolo c'è uno pronto a infilarti lo spadone inderposto. Al limite al posto del nano che tromba e ritromba, ma poi dovresti dire cose intelligenti… meglio fare il giornalista".
Dice giustamente il lettore: "Biasin, ma io non è che ti dico tutti i cazzi miei e ti racconto il weekend a Viserbella, vogliamo andare al sodo?". Mi sembra giusto, è solo che – evidentemente strafatto di peperoni ripieni al tonno per i quali vado pazzo – volevo azzardare un paragone tra l'Inter e uno dei Sette Regni, a conti fatti però mi sono accorto che non ce n'è uno così disastrato e quindi amen, tanti saluti al nano trombatore e fine del prologo.

E quindi eccoci qui a parlare di Inter, di Mancini, di media punti, di Mazzarri che parla solo con i giapponesi (mah…), di stagione compromessa, di Ranocchia, della grigliata a ritmo di reggaeton dopo il ko con i tedesconi, di "che schifo", di "siamo stufi", di "si stava meglio quando si stava peggio", ma soprattutto del Mancio e del fatto che in tanti stanno passando dal club di quelli "Minchia il Mancio che figo" a quello "Ma per Ma a questo punto dateci Malesani, caSSo, che qui è una giungla!". Si rischia, insomma, di spararle grosse.
Procediamo per punti. La prima cosa che ci viene in mente è: si può chiedere a una mandria di bisonti di trasformarsi in una nuvola di farfalle? Si può chiedere a un gruppo nato per difendere "e poi vediamo" di trasformarsi in quello che attacca "e poi vediamo"? Certo che si può fare, ma occhio agli effetti collaterali. Diciamolo chiaro: Mancini non pensava di stravolgere l'Inter schioccando le dita, ma neppure di fare la figura di quello che gli fanno le pulci sulla media punti.
Al momento è l'atteggiamento del tecnico a spaventare un po': sempre e comunque sereno, distaccato, sicuro di sé, sorridente quando parla di Yaya Tourè che "è come un figlio", sognante quando gli si chiede del calcio inglese. Solo che la verità è che quello in campo non è "Yaya" ma "KuzKuz" e questa non è la meravigliosa Premier ma la pidocchiosa serie A delle moviole e dei casini H24. Mancio, su, in fondo lo sapevi che saresti finito a sporcarti il ciuffo e ora che ci sei ci piacerebbe vedere un po' meno "Mancio versione british" e un po' più "Mancio versione giocatore che si gli giravano i 5 minuti mandava affanbrodo tutta la terna arbitrale e recitava tutti i santi prima di essere calmato dal mito Vujadin Boskov".
E allora il dilemma è tutto lì, ha ragione lui a insistere, a mostrare serenità totale perché tanto "l'anno prossimo si lotterà per lo scudetto" o abbiamo ragione noi che ieri al minuto novanta per un nanosecondo ci siamo fatti trafiggere dal clamoroso dubbio: "Non è che si stava meglio quando si stava peggio e cioè con Mazzarrone e il suo micidiale record di calci d'angolo?". Per fortuna il brivido è durato il tempo di urlare a Ranocchia "svegliaaaaaaa! Limona con Medel che magari ti trasformi in Ciccio Colonnese che basta e avanza!" e subito siamo tornati in noi: no, non si stava meglio con l'auto-proclamato "miglior allenatore degli ultimi dieci anni", né hanno ragione coloro che si sentono persi e riescono solo a dire "qui è tutto uno schifo". Solo che a conti fatti non ha ragione neanche lui, il Mancio, né chi ce l'ha messo e, insomma, non ha ragione una fava di nessuno, neanche quelli che dicono "la grigliata dopo il ko no! Infami!", neppure quelli che la pensano al contrario e azzardano: "L'arrosticino dopo la sconfitta? Propedeutico per far gruppo!".
Ecco, non ha ragione nessuno e hanno ragione tutti, e quando va così, quando tutti dicono tutto ma non c'è una "vera verità" significa che manca un capo, un leader, un padrone, chiamatelo come volete; uno che spalanca la bocca e mette a tacere la piazza perché la sua è la parola sacra e le altre sono chiacchiere.
Mancini aveva questa possibilità e ce l'ha ancora se mai riuscirà a passare con un mezzo miracolo il turno in Europa League; viceversa verrà affossato dalla media punti, quella che tutti noi gli abbiamo perdonato perché "lui si è guadagnato il rispetto sul campo e in fondo i numeri non dicono sempre la verità", ma fino a un certo punto. Ci ha detto che il terzo posto era ancora possibile e gli abbiamo creduto neanche fosse William Wallace che arringa gli scozzesi prima della battaglia; ci ha promesso "la libertààààà" dalle prese per il culo al bar e ora non puoi ordinare un Crodino in santa pace che il vicino di bancone ti sussurra "insieme al Crodino vuoi anche un Guido Rossi? A volte funziona".
No, così non si può andare avanti, urge l'intervento del presidente, quello che "Presidenti? L'Inter ne ha due!" ma al momento non se ne vede neppure uno. Dov'è Thohir? E a Moratti fino a che punto interessa la sorte di questa gloriosa società vecchia 107 anni? Sono troppi gli interrogativi, tanta la sfiducia, sottilissimo il filo che tiene legata la Beneamata alla stagione 2014-2015. Tutto passa per Inter-Wolfsburg di giovedì, siamo appesi alla speranza che Mancini faccia ingurgitare ancora carne grigliata ai suoi perché essa si trasformi in fulmini da (perdonate il termine) cacare nel corso dei 90 e forse più minuti contro i tedeschi. Già, i tedeschi, ridono di gusto perché "dove vogliono andare questi italiani, spaghetti, mandolino, mamma e baffi neri che hanno pareggiato con il Cesena?". Ecco, a loro ricordiamo che, vada come vada, prima o poi le loro mogli e fidanzate chiederanno di trascorrere le vacanze a Riccione. Perché l'Adriatico è bello e ci sono i pedalò? Io non credo…

E poi c'è lui, Benitez, l'allenatore prototipo che "faccio il turnover perché lo so fare" e finisce sempre a grattarsi il pancione. Ma, insomma, qualcuno può dirci anno, giorno e ora in cui "mister Vattelappesca" disse ai colleghi "da oggi esiste il turnover, chi non lo fa è un coglione"? No perché a noialtri incompetenti tante volte sembra che gli allenatori moderni si sbizzarriscano con il turnover solo perché se non lo fai non sei nessuno, sei all'antica. E invece la maggior parte delle volte finisci a far la figura del pirla.

Senza esagerare con i paragoni, ma è possibile che in una marea di "altri sport" giochino 352345 partite di fila senza fiatare, mentre nel calcio "devono riposare poveri cicci"? Quando giocavo all'oratorio e tornavo con le ginocchia spezzate il giorno dopo ero più forte perché avevo calli, cicatrici ed ero incazzato nero. Oggi, don Giorgio, per entrare nel club dei preti moderni mi farebbe fare turnover perché ho le croste sulle ginocchia: "Su, da bravo, tu e Higuain oggi andate a suonare l'organetto". Mah...
Il Napoli è una squadra costruita bene. Certo, è perfettibile come tante altre ma ha mezzi a sufficienza per far soffrire meno i suoi tifosi. Benitez sia meno "futurista" e badi al sodo, solo così potrà lasciare un buon ricordo prima di andare a fare turnover al City o dove meglio crede.

Poi la Juve: domani la Signora può farsi un gran regalo, i quarti sono a portata di mano e bla bla bla. Inutile fare troppe chiacchiere 24 ore prima del match più importante della stagione. Molto meglio pensare all'"altro" regalo, quello che Ibra ha involontariamente servito ai bianconeri dopo aver gridato ai quattro venti "Francesi di m…" (Ibra, non si fa, molto meglio attaccarli sul fatto che in bagno non hanno il bidet, sporcaccioni): lo svedese al momento guadagna cifre astronomiche (14 milioni) ma con un futuro in terra transalpina parecchio incerto, la possibilità di spalmare l'ingaggio su più anni e la volontà mai nascosta del nasone di tornare in Italia… beh, sognare non costa niente.

E veniamo al Milan, che ha rimediato la solita serataccia a Firenze (questa volta immeritata) dopo aver a lungo sognato i 3 punti. L'incubo di Firenze è stato Joaquin, ma a Pippo Inzaghi sinceramente per tutto il giorno e pure alla vigilia è sembrato interessare solo quello di Maurizio Sarri. Dopo le voci circolate per giorni con le analisi, le indiscrezioni sul contratto, i profili-alla-Sacchi, il Diavolo s'è ricordato che in Toscana c'era andato per giocare e ha annullato l'incontro fissato con l'Empoli (anche se sembra che quel furbacchione di Galliani l'abbia anticipato a domenica a Forte dei Marmi). Inzaghi è andato in panca apparentemente rasserenato, ma in campo la differenza non s'è vista (del resto finché i baluardi si chiamano Essien e Van Ginkel il problema non è certo chi va in panchina). Ma né Pippo né soprattutto i tifosi stanchi meritano questo stillicidio di voci e delusioni, pettegolezzi e figuracce. Cerci, quello-che-ho-voluto-io, è entrato in campo giusto per assistere alla rimonta viola, Abate è stato sovrastato dal solito colpo di testa sul solito cross dalla fascia. Passano le partite, si spendono le parole, ma nulla cambia. Anzi, anche le ultime illusioni di Europa League se ne volano via insieme alla speranza che almeno quelle partite lì, quelle da giocare in contropiede senza vergognarsi, potessero raddrizzare le cose. Inzaghi ha fallito l'ennesimo esame di riparazione, ma non basterà a porre fine all'equivoco. Inzaghi non meritava un fardello del genere, doveva avere il tempo di fare esperienza e non essere chiamato a fare miracoli in una situazione disperata. Quantomeno doveva avere il coraggio di pretendere di più da chi la squadra l'ha costruita. Non meritano i tifosi questo supplizio: non bisogna sempre vincere, ma almeno correre sì. E almeno mostrare di avere uno straccio di idea. Donadoni, Sarri, Sabella, Montella (che se la ride a ogni conferenza sul tema, tanto lui ha già accordi con altri): l'elenco dei nomi per il futuro inizia ad allungarsi, ciò che si accorcia è la pazienza del popolo rossonero. Chi comanda faccia qualcosa, qualunque cosa, ma la faccia. E in fretta.

Infine una cosa che davvero c'entra come Nutella nel passato di verdure e ha l'importanza di un rutto nel deserto, ma che mi piace sottoporvi per rimpolpare l'eterno dilemma: "L'uomo nel 2015 appartiene davvero al genere arrapato senza speranza o a volte è colpa anche della donnetta stronzetta?". Selvaggia Lucarelli ha lanciato il tema (sul suo Facebook) io le ho risposto (sul mio). Ora potete tranquillamente urlare in coro: "E 'sticazzi?!".
Selvaggia Lucarelli: "Una delle cose più deprimenti degli approcci 2.0 è quando ti piace un uomo e quello finalmente ti scrive, tu gli rispondi una cosa carina e lui al secondo minuto di chat già parte con un'allusione sessuale. Ecco, in quel preciso istante sappiate che aulicamente parlando, ci cascano le palle. Ma sappiate anche che siete scontati quanto un perizoma di Belen a Formentera. Sappiate che diventate uguali a altri 72727 uomini che sono arrivati lì prima ancora di chiederci come facciamo di cognome. Sappiate che ormai la prima scrematura che fanno le donne intelligenti è "quelli che ti chiedono chi sei e quelli che ti chiedono che mutande porti". "Sappiate che nel praticare l'arte della battutina ad minchiam su come sarebbe bello vederci senza vestiti o nella posizione della mucca che rumina, non ci deludete, non ci scandalizzate, non ci irritate, non ci fate neanche incazzare. Ci annoiate. Perché questo siete: uomini di una ciclopica, colossale, avvilente NOIA.

Io: "Ciao Selvaggia Lucarelli, vuoi giocare all'Allegro Chirurgo con me? Io faccio l'Allegro Chirurgo.
No dai, scherzo. Anzi no. Anzi sì. Ecco, vedi? Il problema di noi corteggiatori 2.0 è che proprio non sappiamo come fare. Oddio, hai ragione, l'homo arrapatus è assai triste, ma c'è una cosa ancora più avvilente del tizio malato di ormonella che ti strappa virtualmente la mutanda nel breve raggio di un - "ciao, mi va di conoscerti" "ciao, anche a me va!" "Bene, piacere! Facciamo fiki-fiki brutta porcellona?" - e cioè la donna cresciuta a pane e Sex and the City che si prende giuoco del pipparolo senza speranza.
Parliamoci chiaro Selvà, se ti chiedo "Raccontami di te..." tu sarai anche mentalmente appagata ma, giunta sera, confiderai alla tua amica "oggi uno mi ha chiesto di raccontare come sono dentro e non intendeva conoscere la conformazione delle mie tube di Falloppio. Dev'essere frocio…". Se invece vado al sodo e improvviso l'aumm-aumm virtuale con vaghissimi giri di parole tipo "Si, ok, mi fa piacere che sei sensibile. Anche io sono sensibile. Ora che abbiamo capito che siamo entrambi sensibili ci vediamo al GuglielMotel in tangenziale? Ah, ovviamente per la stanza si fa alla romana" mi additerai come depravato cresciuto a pane e "Non è la Rai".
Dici giustamente tu, vince la via di mezzo, il colpo al cerchio e quello alla botte. E allora ti impegni per far colpo, ti spremi le meningi, ma poi rileggi appena prima di inviare e convieni che in ogni caso farai la figura dello stronzo.
1) "Tu non sei come tutte le altre". Banale.
2) "Prometto di non saltarti addosso, ma eventualmente spostati per tempo". Minchione.
3) "Sei bella come la Nutella". Bambino dell'asilo.
4) "Sei speciale, con te parlerei per ore". Gaio.
5) "Selvy con te mi farei un selfie". Senza speranza.
6) "Donna! E' arrivato l'arrotino!". Troppo diretto.
7) "Ti sposerò perché, hai del carattere". Quello che cita le canzoni.
8) "Che bella Selvaggia, con te andrei in spiaggia, ad Arma di Taggia". Poeta mancato.
Capisci che siamo fottuti a prescindere?
E allora avete ragione voi, siamo noiosi, ma perdonate noialtri maschietti strafatti di ormoni se dopo migliaia di anni ancora non abbiamo capito che alla biscia di Rocco preferite la favella di Cyrano. A patto che sappia utilizzare a dovere quel nasone furbacchione, ovvio. (Twitter: @FBiasin).


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