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SONDAGGIO
Juventus agli ottavi: ora può arrivare fino in fondo in Europa?
  Sì, la squadra ha le possibilità di tornare a giocarsi la Champions
  No, è presto per fare certi giudizi e servirà un mercato invernale importante
  Sì, col rientro progressivo degli infortunati la squadra è da titolo
  No, troppa la differenza con le big spagnole, inglesi e tedesche

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Editoriale

Inter: lo Jiangsu il grimaldello per il Fair Play. Roma: Caceres, rischio-Gabbiadini. Conte: effetto Chelsea sulle convocazioni. Milan: niente Kucka per il Toro

Nato a Milano il 10 Maggio 1965; Giornalista Professionista dal 1994. Dirige Milan Channel dal 16 Dicembre 1999.
04.06.2016 00.00 di Mauro Suma   articolo letto 42411 volte

L'Inter è sotto fair play finanziario. Il club nerazzurro e l'Uefa si sono parlati, si sono stretti la mano, hanno ratificato tempi e accordi. La squadra è alla Fase a gironi di Europa League e non può far finta di niente. Ma l'accordo imminente con il brand Suning apre alla Società milanese una straordinaria quanto immediata opportunità. Suning Group non è infatti solo un colosso dell'elettronica e degli elettrodomestici. Ha una squadra di calcio, lo Jiangsu, proprio la stessa squadra che nel corso dello scorso mese di Gennaio ha misteriosamente e imprevedibilmente cambiato sul filo di lana i termini dell'accordo economico con il "milanista" Luiz Adriano quando il calciatore brasiliano si è presentato a Nanchino. Ma, bando agli incisi, avere una squadra di calcio significa acquistare grandi campioni e poi magari prestarli...Ad esempio, all'Inter. Se così fosse, i paletti del fair play sarebbero salvi. Lo Jiangsu può fare tutto questo, così come ha speso 100 milioni nell'ultimo mercato per Alex Texeira e Raimires. E il FPF rimarrebbe immacolato anche nel caso in cui l'Inter potesse cedere alcuni suoi giocatori a prezzi importanti sempre allo Jiangsu. Chi stabilisce il prezzo dei giocatori? A livello istituzionale e regolamentare, è campo apertissimo alla libera trattativa. Non è solo Inter-Suning. E' soprattutto Inter-Jiangsu.

Sono molte le voci di mercato che attribuiscono l'uruguagio Martin Caceres alla Roma. Guardia alta: a Gennaio sembrava ci fosse un derby di mercato Milan-Inter per il giocatore, ma non era vero. Tra Roma e Juventus c'è un asse televisivo, la Roma sta pensando di rizollare la difesa, per cui è una voce che, con prudenza, si può seguire. Ma a questo punto è la Roma che dovrebbe fare tesoro di un precedente: Gabbiadini. La Juventus lo ha lasciato partire, destinazione Napoli, con la stessa "ansia" con cui spera di trovare una sistemazione per Caceres. Esattamente nello stesso modo, né più né meno. Ma Gabbia a Napoli non è progredito, non è esploso, non ha cambiato passo. Per Caceres a Roma le premesse sono le stesse, se fossero i medesimi anche gli sviluppi sulla sponda giallorossa del Tevere ci sarebbe ben poco di cui rallegrarsi.

Le mancate convocazioni di Donnarumma, Abate e Bonaventura non sono passate inosservate. Le chiamate di Meret e Sturaro sembrano messaggi chiari, duri, diretti, non le possiamo definire ritorsioni ma sembrano comunque avere un retrogusto obliquo, amarognolo. La pancia della tifoseria rossonera non ha preso bene tutto questo, così come la mancata convocazione di Romagnoli, volutamente sottostimato nelle pagelle ma reduce da una ottima stagione, a discapito di Ogbonna. Il sottobosco delle voci e l'ufficio malignità in servizio permanente effettivo nel calcio attribuiscono ad alcuni pregiudizi, tutti interni al sistema di rapporti e relazioni del mondo del pallone, queste scelte. Non abbiamo verificato, non possiamo provare, stiamo zitti. Non possiamo sapere se davvero i contatti sviluppati sulla strada di Londra possano aver influito in qualche maniera sulle convocazioni per l'Europeo, l'unica cosa che ci auguriamo è che il campo smentisca tutto e sopisca ogni tipo di illazione.

Il calcio frulla, il calcio cambia. Nove mesi fa, alla fine del mese di Agosto dell'anno di grazia 2015, Juraj Kucka era un insulto per i tifosi del Milan. Era il simbolo della Spectre di mercato. Il simbolo del declino. Uno schifo allo stato puro. Nove mesi dopo, lo stesso giocatore, Kucka, il 50 per cento della rappresentanza del Milan ai prossimi Europei, guai a chi lo tocca. Giocatore importante, giocatore che deve rimanere, questo pensano i tifosi. Nello scorso Settembre, dopo la sua prima ottima prestazione con il Milan contro il Palermo, secondo tempo giocato con una caviglia gonfia e blu ma ugualmente decisivo, di Kucka disse Mihajlovic: "Noi veniamo da quelle parti là dell'Europa e ci capiamo. Lui aveva male alla caviglia, ma gli ho detto che senza di lui non avremmo vinto e allora è tornato in campo". Risultato Milan-Palermo 3-2. Risultato di oggi, a Mihajlovic, nuovo allenatore del Torino, Kucka piace ancora molto, sono due che continuano a parlare la stessa lingua. Il Milan conosce questo feeling e questo gradimento. Ma Kucka non parte e resta al Milan.


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