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  Sì, al centrocampo nerazzurro servono qualità come le sue
  No, non è ha il physique du role per giocare all'Inter
  Sì, pescare tra i migliori giovani italiani è la via giusta
  No, il prezzo chiesto dall'Atalanta è assolutamente fuori mercato
  La Juve alla fine avrà la meglio

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Editoriale

Inter-Milan: 3 derby di mercato. Bonaventura: il Mino vagante. Rigori: Milan sotto schiaffo. El Shaarawy: regia di Jorge Mendes

Nato a Milano il 10 Maggio 1965; Giornalista Professionista dal 1994. Dopo le esperienze professionali di carta stampata (La Notte e Il Giorno) e televisive (Telelombardia, Telenova, Eurosport), dirige Milan Channel dal 16 Dicembre 1999.
02.01.2016 00.00 di Mauro Suma   articolo letto 46281 volte

E sono tre. Le voci di mercato che vedono Inter e Milan interessate allo stesso giocatore non se le fa mancare nemmeno questo mercato di Gennaio, una per reparto. Sul difensore juventino (ma perché dare ai bianconeri la goduria di un derby di mercato ad alto livello su una loro riserva?) Cáceres, i giornali danno in vantaggio i nerazzurri per subito e i rossoneri per Giugno. A centrocampo, il buon Adrien Rabiot con tanto di mamma pasionaria: appena il Corriere della Sera lo definisce ipotesi non campata per aria sul fronte Milan, ecco che l'Inter ne parla con il PSG a margine della sconfitta di Doha. Per finire Lavezzi, che a nostro giudizio potrebbe non finire in nessuna squadra italiana: l'ingaggio è elevatissimo e il suo entourage sembra partecipare alle trattative sopravvalutando molto il giocatore. Ma anche qui, freccia da una parte e freccia dall'altra, l'Inter ne parla con il solito PSG (Mancini dixit) e altri quotidiani annunciano un possibile incontro in Sede al Milan che è tutto da vedere se effettivamente si terrà. Tutti a piedi uniti su tutti per poi fare un disarmo bilanciato dividendosi i giocatori? No, molto più semplice. Le due milanesi possono fare solo un mercato di opportunità e di occasioni e per il momento sia da una parte che dall'altra solo pour parler e solo telefonate. E dagli umori di ogni singolo contatto, che chi chiama mette poi in circolo sui vari canali mediatici, può nascere tutto o niente. Sempre e comunque.

E anche per questo Natale, il buon Mino Raioia, notoriamente tiratissimo, non ha fatto pervenire ad Adriano Galliani la classica bottiglia di spumante delle Feste. Nemmeno quella. E chi ha elementi per affermare o dimostrare il contrario, sia il benvenuto. Ma non è questo il dettaglio. Non vogliamo scendere in polemica con chi è sempre stato serio e professionale nei confronti di Milan Channel, ma tutti sanno che da una delle parti siamo stati accusati di non conoscere i fatti sulla vicenda della procura di Giacomo Bonaventura. Dall'altra, il buon Jack ci ha letti e ringraziati dandoci atto di aver capito perfettamente la questione. Diamo conto di entrambe le posizioni, come è deontologicamente giusto fare. Perché vedete nel calcio non esiste la verità, c'è il calcio: che è un'altra cosa. Insomma, non sappiamo se Bonaventura sarà assistito o meno da Mino Raiola, ma se questo dovesse accadere è una scelta solo ed esclusivamente del ragazzo. E non sarebbe nemmeno una enclave rossonera quella di Raiola: ne avrebbe tre di rossoneri a titolo definitivo senza tener conto dei prestiti che vanno e vengono, eventualmente Jack oltre ad Abate e Donnarumma. Esattamente come Giovanni Branchini che ha Montolivo, Poli (il Milan ha detto no alle offerte per lui e Andrea rossonero dentro pensa solo a toccare quota 100 presenze ufficiali nel Milan, forza non manca molto!) e De Sciglio. Il Milan, come tutti, ha a che fare con tutti.

Oggi il Milan è il Milan solo quando va il presidente Berlusconi a Milanello. Per elettricità e sorrisi, sembra in questi casi che il Milan abbia appena vinto la coppa dei Campioni. L'augurio che ci facciamo per il 2016 è che lo stesso presidente Berlusconi riesca a tenere sotto l'asticella i suoi legittimi umori per i tanti soldi spesi e colga il senso del lavoro di Sinisa Mihajlovic. Persona onesta e perbene che ha fatto breccia a Milanello, in tutta Milanello: l'immagine natalizia della sua visita in Croazia ha preso il cuore di molti. Spiace che Galliani rischi di vivere gli stessi mesi, da scudo umano, vissuti per cohibentare finchè ha potuto Zaccheroni, Leonardo e Allegri. Quando i colleghi Ordine e Fedele sostengono e scrivono che ci sono dei ritardi sulla identità di gioco e sulla formazione tipo tra centrocampo e attacco, hanno perfettamente ragione. Ma pensiamo anche, fra un luogo comune e l'altro sputato sul Milan ogni 5 minuti da tutti i Siti del mondo, a tutto quello che Mihajlovic ha dovuto affrontare: le scorie di due anni di squadra frastornata e sballottata fra una scommessa e l'altra, un calendario duro in avvio il peggio che possa capitare a chi deve tentare di ricostruire, i lunghi infortuni soprattutto di Niang e Bertolacci, ma anche di Menez e Balotelli. Senza contare le tre espulsioni cotte e mangiate a Firenze, Genova e San Siro con tanti minuti in 10, le cinque ammonizioni (tre da impazzire) a Bonaventura sottratto dal Giudice Sportivo a Sinisa proprio nella partita in cui le forze erano contate ovvero contro l'Atalanta. E qui sta il punto. Mihajlovic è rimasto solo, almeno in pubblico, sul tema arbitri nel post partita del Verona. Ma è un tema che esiste, come urlano il gol regolare annullato a Bacca a San Siro e i tre rigori non dati al Milan contro Carpi, Verona e Frosinone come ha poi condiviso, sul punto di imbarcarsi per il Brasile, lo stesso Galliani. Quindi? Complotto? Scelte politiche federali del Milan fatte pagare dalla classe arbitrale? Errori puri e semplici? Nulla di tutto questo. Milan, guardati. Gli arbitri ti danno o non ti danno se ne hanno voglia, la tua eco è flebile. Qualsiasi cosa dici sul tuo 2015 arbitrale (10 rigori fischiati contro le maglie rossonere, solo 5 contro Napoli e Fiorentina), la ricetta è già pronta: è un alibi. Perché un minuto dopo ci si chiede se tutto il Milan la pensa allo stesso modo, perché un minuto dopo si dà più risalto alla contestazione (che poi è una partecipazione attiva alle vicende della Società) della Curva, perché un minuto dopo fanno notizia i fischi a Montolivo come il buon Pellegatti faceva giustamente notare proprio qui in settimana. Un episodio arbitrale sfortunato contro la Juventus, granitica e ben appoggiata editorialmente per le sue scelte di fondo fra uno schieramento televisivo e l'altro, fa uscire l'arbitro dallo Stadio con qualche pensiero. La stessa cosa contro il Milan si risolve in un sorrisetto sereno in coda alla gara. Tra problemi, errori, ritardi e contrattempi tutti in capo al Milan, lo scenario che abbiamo descritto è comunque costato 4/5 punti. Guardate la classifica e fate i conti.

Riecco Jorge Paulo Mendes, il potentissimo procuratore sportivo portoghese. Quest'estate ha espropriato e avocato a se la trattativa J.Martinez-Milan che era stata chiusa verbalmente fra Henrique Pompeo e il Club rossonero per indirizzare, in chiave anti Doyen, il giocatore a Madrid. E l'Atletico, se oggi potesse, farebbe volentieri a cambio fra lo stesso Jackson e il 10 volte in gol (9 Campionato e 1 Coppa Italia) Carlos Bacca. Ma non si può e comunque non è questo il punto. La scorsa estate proprio lui, proprio Mendes doveva essersi perso qualcosa. Ed era probabilmente l'unico colpo di coda dello stesso Milan sul mercato in uscita, quell'El Shaarawy a Monaco allenato dal suo, di Mendes, Leonardo Jardim. Risolvere, risolvere. Risolto. Anche Stephan finito in una vicenda più grande del campo e delle emozioni che lui ama.

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