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Editoriale

Juve: attaccare Allegri si può, massacrarlo è ridicolo. Inter: il paradosso dell'allenatore "da esonerare", ora eletto a nuovo guru. Milan: Montella ha preso una decisione coraggiosa, ecco quale. Napoli: c'è qualcosa da dire su Milik...

20.09.2016 20.38 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 74098 volte
© foto di Alessio Alaimo

Un giorno una maestra coraggiosa chiese ai suoi bambini: "In chi vi vorreste reincarnare, se poteste scegliere?". Uno disse "in Obama, per guidare il mondo nelle sue scelte più difficili", un altro rispose "nel Papa, per guidare i popoli fuori dalla crisi morale", un terzo assai spavaldo esclamò "nell'autista della Bartolini Trasporti, per guidare il furgone rosso e parcheggiare dove minchia mi pare", un quarto infine accontentò tutti: "Io maestra vorrei rinascere Marco Borriello...". La maestra trasalì: "E chi cazzo è Borriello?!".

Ecco, l'ingenua maestra non può capire, ma noi sì: questo editoriale è dedicato a Marco Borriello, un attaccante la cui vita è più bella di quella di Obama, del Papa e dell'autista della Bartolini. Un attaccante che non fa la preparazione atletica a Prato Fiorito come gli sfigati, ma a Ibiza con la gente che gli corre dietro, poi torna in Italia ed è più in forma di quelli che si sono allenati a Prato Fiorito. Un attaccante che fa gol e quando torna a casa non trova una che gli dice "oh, stasera passato di verdure e affettato", trova Belen che gli chiede i supplementari e poi ordina sushi a domicilio su pescirarissimi.com. Voglio rinascere Borriello, se proprio non si può nell'autista della Bartolini.
Ma ora veniamo a noi comuni mortali. C'è il turno infrasettimanale, ci sono cose da dire.
La cosa bella del turno infrasettimanale è che è lo "yang" della pausa per la nazionale, il suo esatto opposto: due giornate di campionato incollate, alla faccia di chi ci vuole male, e una marea di carne al fuoco che oggi ha un senso e domani non conta già più una fava.
Partiamo dall'Inter, per dire.

Il mondo del pallone è tutto fatto a modo suo. Un giorno sei uno stronzo, merce avariata, pastura per trote salmonate, quello dopo iddio in terra, un nuovo guru, Maria de Filippi.

La parabola di Franco De Boer in soli 40 giorni di interismo ha già vissuto gli abissi (la pastura) e i picchi (dopo la vittoria di domenica sfiora il "livello De Filippi"). La cosa bella è che lui sembra non essersi accorto di niente, o forse in grande serenità ha preferito fottersene perché è più scafato di chi a sua volta ha provato a fotterselo.

Franco De Boer è stato stropicciato dai media, dall'opinione pubblica, da una buona fetta dei suoi stessi tifosi. Gli hanno piazzato alle calcagna un paio di "sostituti virtuali" (Capello e Prandelli), come se il contratto sottoscritto un mese fa fosse stato vergato su carta da culo "due veli". Hanno detto "cazzo, questo in 30 giorni non ha ancora imparato l'italiano con quello che guadagna!" e altre cose visionarie che personalmente ho catalogato nel "prontuario anti-De Boer" (in calce al pezzo), buono da tirar fuori e utilizzare alla prossima sconfitta.
Sconfitta che arriverà, perché semplicemente è nell'ordine delle cose. Solo che "l'ordine delle cose" non va affatto d'accordo col "mondo del pallone", almeno qui in Italia, e quindi ciò che un secondo prima è "vergognoso" un attimo dopo diventa "pazzesco", così come un povero pirla da rispedire nel Paese delle cannette e dei troioni in vetrina, improvvisamente si trasforma nel nuovo dio della lavagnetta, surclassando Allegri che, invece, "non ci capisce un cazzo" (sì, si è sentita anche questa).

L'Inter è una specie di mobile Ikea con ancora tutti i pezzi sparsi sul tappeto e la sensazione che possa mancare qualche bullone. Epperò è un gran bel mobile dell'Ikea, uno di quelli che una volta montato rischi di farci il figurone con gli amici.

I 90 minuti contro la Juve non sono merito "esclusivo di De Boer che finalmente ha capito" o "esclusivo di Icardi che finalmente partecipa al gioco". Porca troia, non è che ci debba sempre essere un soggetto da immolare sull'altare degli stronzi o su quello dei geni, così come non è affatto detto che esistano solo il "vergognoso" o il "pazzesco". A guardar bene ci sono un sacco di sfumature che in un mondo normale andrebbero prese in considerazione. Solo che "il mondo del calcio" non è quasi mai normale, ha bisogno di "eroi" o "reietti" da sbattere in prima pagina, meglio ancora se da eroi si sono trasformati in reietti o viceversa. Non c'è equilibrio. Mai. E quindi Franco De Boer era un coglione e adesso "va a comandare", mentre Icardi un mese fa era un ingrato, un avido da svendere a 40 milioni e in un amen si è trasformato in "capitano coraggioso", uno la cui clausola da 110 milioni dimostra "l'inadeguatezza di una dirigenza che doveva metterla molto più alta!". Insomma, non va mai bene niente.

Chiuderemo con concetti molto forti, tenetevi pronti.

L'Inter domenica ha battuto la Juve non perché il Sagittario sia entrato in rotta di collisione con Alfa Centauri, semmai perché ha una marea di giocatori con i controcazzi, altroché balle. La figura di merda con l'Hapoel deve diventare eccezione, così come le vittorie si devono trasformare in regola. E quindi persino battere la Juve si può e in fondo non dovrebbe neanche sorprendere più di tanto: se i tuoi giocatori sono praticamente tutti nazionali, se in difesa hai il capitano del Brasile, se a centrocampo hai un campione d'Europa (Joao Mario), uno di Copa America (Medel), oltre al centrocampista "fulcro" dell'Argentina (Banega) e uno dei portieri che sorridono meno nell'emisfero australe, ma che il suo lo sa fare, se hai tutto questo oltre a tale Icardi, allora vincere deve diventare normale, non "pazzesco".

L'incredibile necessità di trovare carne da macello da dare in pasto alle belve da "polemica a tutti i costi" ha partorito l'ennesima vittima, ovvero un nuovo, straordinario esemplare: quell'incapace di Massimiliano Allegri.

Massimiliano Allegri è un pisquano, un mezzo fallito, uno che per sbaglio ha vinto praticamente tutto in Italia negli ultimi tre anni e per curiose coincidenze ha disputato una finale di Champions, è un miracolato dal dio di Coverciano che prima o poi andava stanato e messo di fronte alla sua inadeguatezza.

Massimiliano Allegri è un perfetto scemo perché tutti noi, dal barista, al giornalista, fino al parrucchiere e alla puttanaccia da strada, tutti noi col cazzo avremmo risparmiato minuti a Pjanic in Champions o a Higuain in campionato. Allegri invece sì, e quindi è un fesso se non addirittura un borioso. Chisseneimporta se in tre anni ha dimostrato di saper alternare le forze in maniera egregia, gli è evidentemente sempre andata di culo. Massimiliano Allegri va infine esonerato (sì, c'è chi lo pensa davvero), perché fin qui gli è andata bene, ma dopo "soli" due anni è venuta fuori la verità e cioè che non sa distinguere tra un attaccante e un fuoriclasse, non sa distribuire le forze, non sa scegliere.

Praticamente è un De Boer qualunque, ma quello della settimana scorsa perché, invece, il De Boer di questa settimana è il nuovo Allegri. Però l'Allegri della settimana scorsa perché, invece, quello di questa settimana è il nuovo Mourinho. Però quello del passato, non quello di quest'anno, perché quello di quest'anno lo vedono tutti che è praticamente finito, un coglione, uno che sì, l'ha scelto il Manchester, ma ormai fatica a mettere insieme la formazione.

Orcatroia, se applicassimo gli stessi giudizi tranchant non solo nel calcio, ma anche nella vita "normale" verrebbe fuori un puttanaio. "Marisa mi fa un caffè?". "Come ha detto scusi? Un latte macchiato?". "Via! Fuori dal cazzo! Esonerata la Marisa!".

La verità è che la Juve è semplicemente fuori condizione ma comunque seconda in classifica. Un po' di pazienza, per l'amor del cielo! Buffon è stato chiaro: "Indietro non ci siamo". Magari finirà con la cavalcata post-Sassuolo dell'anno scorso, magari invece servirà più tempo, in entrambi i casi tira una strana aria, quella di una parte di tifosi che sembra non vedesse l'ora di poter attaccare il tecnico. E questo è davvero masochista e ingeneroso non solo nei suoi confronti, ma anche in quelli di chi in panchina ce l'ha messo, ovvero la Juventus stessa.

Due cose veloci e andiamo a chiudere.

Il Napoli e l'Italia hanno scoperto un piccolo fenomeno, che poi è Milik. Parlavamo di equilibrio e sfumature: è il caso di riprendere il discorso. Da "De Laurentiis s'è fatto fregare dopo aver visto due partite dell'Europeo" siamo passati a "Milik è meglio di Higuain, altro che balle".

Il ragazzo sta segnando tanto, oltre le più rosee aspettative e, davvero, non sta facendo rimpiangere il Pipita. In futuro, però, sarà inevitabile che non riesca a sbloccare le partite e a quel punto sarà fondamentale evitare inutili paragoni.

Il Napoli ha giocato bene le sue carte estive, usando i soldi di Gonzalo per allungare la rosa: Zielinski è il primo grande rinforzo, Diawara e Rog daranno ulteriori alternative a Sarri. Parlare di un Napoli favorito per lo scudetto in questo momento ha davvero poco senso, così come aveva poco senso un mese fa considerare gli azzurri "destinati alla mediocrità" a causa dell'addio di Higuain. Per questo motivo ora sarebbe più utile non celebrare Milik (lo fa da solo dipingendo calcio), semmai provare in tutti i modi a motivare e risvegliare Gabbiadini: presto anche il suo apporto diventerà fondamentale.

Sorride - e ne ha tutte le ragioni- anche il Milan, che si gode i tre punti di Genova e soprattutto i suoi ragazzi: Donnarumma, Calabria, Romagnoli, Niang, Suso, Locatelli, senza dimenticare De Sciglio. Tutti under 23, molti italiani. Doveva essere il piano B di Berlusconi in caso di mancata cessione ai cinesi, invece potrebbe essere il progetto nascente di una squadra che i futuri proprietari non dovranno "rifare daccapo" ma rinforzare partendo da buone basi. Merito di Montella che, sull'esempio di Mihajlovic con Donnarumma, ha avuto il coraggio di dare fiducia ai giovanissimi rossoneri per colmare la lacune di un mercato carente (se non assente) quanto a giocatori di "prima fascia". Anche in questo caso servirà parecchia pazienza: quella del tecnico verso i suoi ragazzi, quella della piazza nei confronti di un gruppo che giocoforza rischia ancora di inciampare. Poi toccherà ai cinesi arrivare con i carichi da 90. Chi scrive crede nel "mercato importante" fin da subito, a gennaio. Staremo a vedere.

Come promesso vi lascio con il "prontuario De Boer", accozzaglia di frasi fatte da tirar fuori alla prossima sconfitta per la solita questione "un giorno sei leone, quell'altro sei coglione".

Ps. Se anche voi volete pesantemente insultare qualcuno o banalmente cercate un posto per fare della pessima informazione, potete mandare i vostri pezzi a ilsensodelgol@gmail.com (Twitter: @FBiasin @ilsensodelgol): li pubblicheremo alla cieca nella rubrica "Noi ci dissociamo".

De Boer, allenatore per caso.

Mandare via. Cacciare. Inadatto.

Non abituato al calcio italiano.

Troppo biondino.

In Olanda si fanno le canne, il risultato è un tecnico assente.

La scelta sciocca di Thohir.

I cinesi cazzo capiscono. Soldi buttati.

De Boer, meglio le figlie.

De Boer, meglio Mazzarri.

De Boer, mio cugino mi ha detto che ha il poster di Gullit in cameretta, che vergogna.

De Boer, lo sai che si gioca in undici?

De Boer non se la prende in conferenza ma anzi accetta le critiche e quindi è la riprova che non ci capisce un cazzo.

De Boer ha i sette giorni.

Aiutiamo De Boer a capire il calcio italiano, gli serve un tutor, uno del Cepu.

De Boer fallito, Icardi suo marito.

De Boer, pronto Capello.

De Boer, pronto Prandelli.

De Boer, pronti Capello e Prandelli in tandem.

De Boer, con l'Ajax lo scudetto lo vince anche Orrico.

De Boer, lo sanno tutti che il fratello sveglio è Ronald.

De Boer, ci sarà un motivo se gli olandesi svegli hanno il cognome che inizia per "Van" e non per "De".

De Boer, i 90 minuti nerazzurri più belli degli ultimi 5 anni.


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