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Editoriale

Juve: attenti al piano di Allegri (e a chi lo odia). Inter: svanisce il sogno, al via i processi (ma dalla Cina Ausilio torna con tre nomi). Milan: due novità verso il closing (e una pacca a Gigio). Napoli: l’idea di Sarri per la Coppa

04.04.2017 00.00 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 28897 volte
© foto di Alessio Alaimo

Arieccoci amici della facile-lettura. So che molti di voi in questo momento sono bei sereni sulla tazza. Me lo scrivete in tanti: “Ti leggo al cesso, non offenderti”. Questa per me è davvero una grande soddisfazione. Tirate l’acqua, da bravi.

Ma ci sono cose molto più importanti che non possono essere ignorate.

La fame nel mondo? No, il caso Volpe-Magalli.

La Volpe ce l’ha con Magalli. Magalli non ha rispetto per la Volpe. Se non sapete di cosa stiamo parlando siete persone sane, meglio per voi.

Il dato di fatto è che le cose cambiano a seconda del “punto di vista”.

Prendete Paletta-Donnarumma. Da 24 ore il Paese si è diviso. “Ha ragione Donnarumma, non si passa il pallone nello specchio della porta, te lo insegnano nei Pulcini!”. “No, ha ragione Paletta: Donnarumma piede a banana!”. Son problemi.

Oppure Napoli-Juve e “l’accoglienza in città”. Ci si divide. “Bravi i napoletani, solo fischi e sfottò ma nessuna esagerazione!”. E dall’altra parte: “Che vergogna il pullman che deve cambiare strada! Che vergogna la Juve che non riesce a fare la rifinitura pre-partita! Che vergogna tutto!”. Punti di vista.

O i cinesi del Milan. “Sono dei truffatori merdosi!”. “No, ci salveranno dalla dittatura berlusconiana!”. Ognuno la pensa come vuole, tutti hanno la verità in tasca.

E sapete che c’è? Va bene così. Si chiama “diritto di fare e pensare ciò che ci pare nel rispetto della libertà altrui”.

Solo che a Milano c’è il Salone del Mobile. Che non è un grosso magazzino con dei divani, ma una specie di mostra di cose molto moderne e alla moda per persone di un certo livello. E poi c’è il Fuorisalone, che è un insieme di feste e festicciole legate al Salone, che ti consentono di ubriacarti molto con la scusa della “serata molto chic alla quale non potevo mancare”.
Ebbene, noi “poco alla moda” non siamo invitati a codeste feste, ma osserviamo con grossa invidia chi vi partecipa.

Ecco, ieri in centro a Milano ho visto un uomo con la gonna. E voi direte: “Che male c’è, siamo mica nel Medioevo”. Avete ragione, solo che mi sono sincerato e ho scoperto che no, costui non era scozzese. Era solo un “uomo con la gonna”.

Ora, voi direte “minchia che bigotto Biasin” e forse avete ragione, ma io proprio non ce la faccio. Per intenderci, mi reputo uno del genere “vivi e lascia vivere”, ma l’uomo con la gonna non lo capisco.

Perché metti la gonna, uomo? Per essere alla moda ed entrare alle feste del Fuorisalone? Per essere ben refrigerato lasssotto? Per attirare l’attenzione? Non capisco.

Decisamente frastornato ho chiesto alla mia collega esperta di moda. E lei: “Che male c’è? Siamo nel 2017. Il problema non è lui che metta la gonna, ma tu che ne parli”. Mi son messo riflettere sulla questione, ma poi è iniziata Inter-Sampdoria.

QUI INTER

Alla fine il castello è crollato. L’Inter perde con la Samp, dice addio alle residue speranze di arrivare al terzo posto e innesca tutta una serie di “processi” che Biscardi ci farebbe 34324 puntatone.

“Icardi non può sbagliare certi gol, pensa troppo alla Wanda!”. “Pioli l’avevo detto che era inadatto!”. “Gabigol perché non gioca, con lui in campo sarebbe cambiato tutto!”. “Via tutti, dentro altri!”.

Un grande classico.

Ci si meraviglia? Neanche un po’. Funziona così da che mondo e mondo.

La sola consolazione per i nerazzurri è legata a Zhang e alla sua voglia di emergere (ne scriviamo in fondo all’editoriale).

Sappiamo che Ausilio è stato a Nanchino, sappiamo che in Cina ha presentato alla proprietà una lista di giocatori “che piacciono” (i nomi sono noti: Manolas, Ricardo Rodriguez e Berardi i favoriti) e un’altra di “sacrificabili”. Sappiamo che ha elencato a chi ha il grano le caratteristiche di coloro che potrebbero arrivare e i relativi costi di massima; sappiamo che l’intenzione del patron cinese è quella di accontentare il più possibile allenatore e tifosi, ben sapendo che prima si dovrà convincere l’Uefa a ridiscutere i paletti del fair-play.

Si può fare? Sì, si può, ma il dato di fatto è che in questo momento tutti sono concentrati proprio sull’”allenatore”. Oggi è il giorno del “tutti tranne Pioli”, si parlerà di Conte, Simeone, salteranno fuori altri nomi (è scontato) e nessuno aspetterà un secondo in più per impiccare “il traghettatore”. Funziona così, almeno tra quelli che non riescono a vivere il calcio per quello che è.

QUI MILAN

Si parla molto dell’errore di Donnarumma e la verità è che la questione non è “ha sbagliato Gigio, anzi no Paletta”, semmai “ma non avete proprio nulla di cui parlare?”. L’errore di Pescara non cambierà di una virgola la carriera del portiere rossonero, destinato al meglio per concessione divina. L’inciampo, semmai, certifica un fatto: se Donnarumma non è perfetto, il Milan rischia di non portare a casa i tre punti.

Un dato di fatto piuttosto stucchevole se si pensa che anche i più talebani sanno perfettamente che il Milan ha i suoi problemi, ma nessuno con cui prendersela (almeno in campo).

Si aspetta il 14 aprile, forse il 13. Che poi è il giorno dell’arcinoto closing. Sappiamo che i soldi per completare il passaggio di consegne ci sono, sappiamo che il prestito da 303 milioni stanziato dal fondo Elliott contempla anche i quattrini necessari per gestire la prossima stagione.

Sappiamo altre cose? Sì. I negativi a prescindere disegnano scenari apocalittici del genere “Mister Li non troverà il denaro per ripianare il debito contratto e il Milan verrà svenduto al mercatino delle pulci”. Ci può stare, così come ci può stare che dall’alto discendano le bibliche cavallette e per tutti noi siano cazzi amari.

Domanda: se uno chiede un prestito da 300 milioni è viene dipinto come un “gran furbo” è più facile che sappia quello che fa o che abbia scelto di suicidarsi, economicamente parlando? Staremo a vedere.

Il dato di fatto è che la “macchina del closing” è ben avviata ma (visti i precedenti) va seguita metro dopo metro. Ad oggi sappiamo che non esiste alcun paletto nell’accordo Li/Elliott per quanto riguarda acquisti e cessioni (il futuro patron e i suoi collaboratori potranno decidere in libertà), conosciamo il nome di una possibile nuova colonna del cda (Paolo Scaroni, ex Eni) e confermiamo che lo stesso fondo americano non imporrà alcun nome al cda stesso.

La convinzione di Li (e quella di molti altri investitori suoi connazionali) è quella che nel breve/medio periodo il protezionismo cinese lascerà spazio al libero mercato, con conseguente ritorno dei “famosi” investitori che non si sono – come dice qualcuno – “sfilati”, semmai restano “congelati”. Ma siccome il rischio è sempre quello di eccedere “dall’altra parte” (troppo ottimismo), continuiamo ad affidarci alla logica: Li non spenderà fantastiliardi da subito, ma investirà nell’ottica di un miglioramento costante che gli possa consentire di fare quello che vuole fare, ovvero un affare (quotazione in Borsa, cessione “alla Thohir"). Quanto romanticismo “alla Berlusconi” c’è in tutto questo? Zero, neanche un briciolo. Quanta, invece, è l’“elettricità” legata al cambiamento? Tanta, o almeno quella sufficiente per decidere di non guardare più indietro.

QUI JUVE

Nella logica manzoniana del “dagli all’untore” è ovviamente ripartito il processo ad Allegri, allenatore indegno. Il pareggio di Napoli non è passato come “dimostrazione della capacità del tecnico di sapersi adattare alle situazioni”, semmai come “prova della sua piccolezza”. Che poi è la piccolezza del tecnico che in Europa ha i numeri migliori di tutti. Quelli del possesso palla o dei tiri fatti? No, quelli relativi ai punti in classifica, ovvero i più importanti.

Dire "se la Juve gioca così, contro il Barcellona sono cazzi suoi" è – perdonate la volgarità - una puttanata, perché ogni partita da che mondo e mondo è diversa dall’altra.

Riuscire a portare a casa il risultato nelle difficoltà è dimostrazione di grandezza, così come “dimostrazione di maturità” è quella dei tifosi che capiscono “i momenti”. La Juve che ha faticato a Napoli sarà diversa da quella che tornerà a Napoli domani e sarà ancora diversa da quella che giocherà prima con il Chievo e poi con il Barcellona. Il periodo degli “scontri diretti” e delle partite ogni tre giorni da che mondo e mondo ci consente di distinguere i tecnici bravi da quelli eccellenti: la storia insegna che Allegri raramente sbaglia. Se invece l’obiettivo è giocare sempre come gli Harlem Globetrotters beh, scusate, ma per quello hanno inventato la playstation.

QUI NAPOLI

Quindi il Napoli, bellissimo domenica al San Paolo ma non per questo appagato. L’errore in questo momento sarebbe quello di dire “siamo i più belli”, che è stra-vero per quello che si è visto sul campo (che squadra ragazzi…), ma conta nulla se al gioco non si associano i risultati. Sarri lo sa, per questo sarà contento solo in caso di impresa nella sfida-bis di Coppa Italia.

Chiudiamo baracca con un’ultima segnalazione. Ieri il patron interista Zhang ha acquistato i diritti tv 2018-2023 della Bundesliga per il mercato cinese. Ha speso 235 milioni di euro, due spicci. È solo una delle tante cose che ha fatto negli ultimi 365 giorni, ovvero da quando sono uscite le prime voci di un suo interessamento alle faccende interiste.

Buona lettura se vi va (Twitter: @FBiasin @ilsensodelgol Mail: ilsensodelgol@gmail.com)

Ciao.

Il 5 aprile di un anno fa giornalisti molto bravi scoprivano che tale Mr. Zhang - cinese, 54 anni, sguardo austero, volendo anche un bell’uomo - era interessato all’Inter. “Come semplice partner di Thohir”, si diceva.

Si presentava come patron della Suning Commerce Group (valore aziendale: 11,7 miliardi di euro. Patrimonio personale: 7,43 miliardi di euro. Posizione nella classifica Forbes: 162° al mondo).

Col crescere delle “voci” aumentava l’eco di quelli che “i cinesi sono il male, occhio ai cinesi, i cinesi fanno fallire tutto, i cinesi puzzano, cacca e pipì”.

Benissimo. Eccoli qui i cinesi “cacca e pipì”, raccontati in maniera disordinata ma assai completa in quello che definiremo “cazzutissimo primo anno italiano di un cinese con le idee abbastanza chiare”.

Sottotitolo: “Zhang non ti assume alla partita di calcetto, meglio se gli mandi il curriculum”.

Ringraziando Claudio Savelli per la sommaria raccolta dati (molte cose ci saranno certamente sfuggite), vi invitiamo a leggere d’un fiato quanto segue, tenendo ben presente l’assunto “i cinesi sono il male, cacca e pipì”.

COSE CHE HA FATTO ZHANG IN MENO DI UN ANNO (IN RIGOROSO ORDINE SPARSO)

1) Ha investito 270 milioni di euro per l’acquisizione del 68,55% dell’Inter.

2) Ha preso in carico 310 milioni di monte debiti.

3) Ha finanziato 180 milioni per restituire il prestito a Thohir (131,6 milioni + interessi).

4) Ha speso 125 milioni per la sue prime due, semi-improvvisate, sessioni di mercato (Candreva 25 milioni; Gabigol 30 milioni; Joao Mario 45 milioni; Gagliardini 25 milioni).

5) Ha aperto il primo store ufficiale Inter-Jiangsu a Nanchino. Lì sono trasmesse le partite dell’Inter giocate in Italia alle 12.30 o alle 15 (il prossimo derby, per dire).

6) Ha lanciato la nuova app “Suning Sports” sull’iTunes cinese per diffondere news ufficiali sull’Inter.

7) Ha ideato e messo in atto la prima presentazione ufficiale di un giocatore diffusa tramite i canali social ufficiali di un club italiano (Gagliardini).

8) Ha scelto di diffondere Inter Channel in Cina attraverso PPTV (tv di proprietà Suning che detiene i diritti per la trasmissione in Cina di Liga e Premier League) e a livello globale con Infront.

9) Ha acquisito i “naming rights” dei centri sportivi Inter “La Pinetina” ad Appiano Gentile e “Interello”, rinominati rispettivamente “Suning Training Centre in memory of Angelo Moratti” e “Suning Training Centre in memory of Giacinto Facchetti”.

10) In contemporanea ha rinnovato e migliorato tutte le strutture di allenamento.

11) Ha sponsorizzato i cosiddetti “kit da allenamento” (sui quali Pirelli non possedeva l’esclusiva) con contratto di quattro anni a 15 milioni di euro a stagione.

12) Ha provveduto al rinnovo pluriennale con i seguenti sponsor ufficiali: Deutsche Bank, Kimbo, Frecciarossa, Cavit, Technogym, Radio Italia e Lete.

13) Ha stretto collaborazioni con sei nuovi sponsor ufficiali: Infiniti (automobili), Prozis (nutrizione), Keylog (servizi di pulizia), Locauto (noleggio auto), Manpower (risorse umane), Expert (vendita al dettaglio di prodotti elettronici).

14) Ha avviato una partnership con Swm Motors. Il modello di auto X7 di Swm Motors è "Official Car di F.C. Internazionale per l’area Greater China".

15) Ha sottoscritto una partnership con “TLC Corporation”, uno dei principali produttori di televisori al mondo: creazione di una linea di prodotti con marchio Inter e collaborazione pubblicitaria.

16) Ha ulteriormente sviluppato il progetto “Inter Academy”: aperti nuovi centri in Argentina (Cordoba), Giappone (Tokyo), Cina (Pechino, Nanchino, Shanghai).

17) Ha stretto un accordo con la Camera di Commercio Italiana per avviare scambi economici e commerciali tra i due paesi e offrire nuove opportunità di business per le imprese, in un quadro di cooperazione con le prime 5 imprese italiane attive nei settori food: cibo, bevande, vino, birra, olio commestibile.

18) Invitato a Verona dai rappresentanti dell'Italian Trade Commission, ha avviato una collaborazione con “Vinitaly”. In contemporanea ha già sviluppato un accordo con le distillerie Gujing per vendere in Cina vini speciali a marchio Inter.

19) Ha chiesto ed ottenuto di disputare l’imminente derby di Milano il sabato alle ore 12.30 (prime-time cinese) per conquistare un pubblico potenziale di 600milioni di spettatori nel mondo (Stracittadina più seguita di sempre).

20) Ha avviato il progetto di ristrutturazione di San Siro, in alternativa è pronto a presentare idee per un nuovo impianto ad uso esclusivo dell’FC Internazionale. E’ in attesa che qualcuno gli dia dei segnali.

Sapete quante parole ha detto Mr. Zhang mentre faceva tutte queste cose? Solo due: “Fozza Inda”.

Per questo motivo l’hanno preso per il culo.

Continuate pure.


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