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SONDAGGIO
Gagliardini-Inter, è il nome giusto per completare la squadra di Pioli?
  Sì, al centrocampo nerazzurro servono qualità come le sue
  No, non è ha il physique du role per giocare all'Inter
  Sì, pescare tra i migliori giovani italiani è la via giusta
  No, il prezzo chiesto dall'Atalanta è assolutamente fuori mercato
  La Juve alla fine avrà la meglio

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Editoriale

Juve, ci siamo: il "nuovo" Pogba ha un volto! Inter: società furiosa, ma c'è molto di più... (e in 2 lasciano Appiano). Milan: la mossa di Montella in barba al mercato. Napoli: DeLa ha fatto una furbata

23.08.2016 11.19 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 294435 volte
Juve, ci siamo: il "nuovo" Pogba ha un volto! Inter: società furiosa, ma c'è molto di più... (e in 2 lasciano Appiano). Milan: la mossa di Montella in barba al mercato. Napoli: DeLa ha fatto una furbata

Ben ritrovati. Lo so, è iniziato il campionato ma io vorrei parlarvi dei signori che vendono il cocco in spiaggia perché se non lo faccio il 23 d'agosto non lo faccio più.
I coccari fanno una fatica bestia. Se fossero andati a Rio almeno un bronzo nei 3000 siepi o nella 50 km di marcia lo prendevano. E invece stanno in spiaggia. La particolarità dei coccari è che tu puoi andare in qualunque oasi inesplorata o dimenticata da iddio ma se c'è della sabbia e una qualche parvenza di mare, comunque il coccaro arriverà. I coccari hanno alcune peculiarità che li accomuna e che ora andiamo ad elencare:

1) se tu sei lì bel sereno sulla tua stuoia e ti prende la bestiale sonnolenza, stai tranquillo che in prossimità della fase rem giungerà il coccaro. "Cocco bello! Vitamina! Glicerina! Vuoi cocco bello tu?". "Cazzo coccaro, ero nella fase rem...". "Ma ora no, prendi il cocco che ti stende tipo Valium".

2) I coccari praticano prezzi da arresto senza condizionale. "Quanto viene un pezzo di cocco?". "Dipende, quanto c'hai in tasca?". "Come dipende...". "Dammi tutto, anche l'ombrellone".
La formula "questa è una rapina" utilizzata nelle migliori banche può risultare molto forte, ma è decisamente più onesta.

3) I jingolini dei coccari sono ipnotici, misteriosi, accattivanti, studiati nei minimi dettagli. Tu credi di sentire "cocco bello, coco loco, quanto è buono magnarne un toco", in realtà le loro frasi lette al contrario nascondono messaggi subliminali tipo "il latte di cocco salverà il mondo" o "dammi tutti i tuoi soldi e anche l'ombrellone".

4) I coccari a guardar bene hanno panze bestiali. Sono la prova vivente che lo sport, nonostante le dicerie di medici ed esperti, non serve a un cazzo. Altrimenti non si spiega.

5) Mi piace pensare che nell'intimità le mogli dei coccari dicano "tira fuori il Bounty" ma questo purtroppo non posso provarlo.

6) I coccari parlano sempre in rima. A un certo punto ho sentito uno che in spiaggia ha detto al compagno d'ombrellone: "Ma secondo te i coccari le pagano le tasse?". Il coccaro ha sentito e si è inferocito al grido di: "Cocco bello! Zio canaglia! Pensa te se questo deve far venire la pulce all'orecchio a quelli di Equitalia!". Per stemperare la tensione il tipo ha dovuto comprare tre cocchi e due ananas. Per pagare gli ha lasciato direttamente le chiavi della Punto.

Fine. L'ultimo dubbio che mi rimane riguarda il cocco, inteso come alimento scelto per far grano in spiaggia. Parliamoci chiaro: il cocco fa cagare. Al terzo morso ti viene la nausea come quando bevi un beverone a base di Batida che, infatti, è fatta con il cocco. Perché i coccari non puntano su altri prodotti e dicono - che ne so - "pompelmone, vitamina"? Credo in definitiva che la lobby dei coccari sia molto potente.

Più infingardo del coccaro, in spiaggia, c'è solo Carmandino, ma di questo parleremo molto seriamente a fine editoriale.

E, quindi, siamo ripartiti con il campionato, con l'Inter che frana a Verona giocando in maniera pessima. La buona notizia è che solo impegnandosi si può fare peggio. Fine delle buone notizie. Il resto è un mix di delusioni nerazzurre generate dalle attese per vedere cosa avrebbe combinato De Boer, di tifosi che si mandano a quel paese, di giocatori accantonati (Jovetic in uscita), di terzini appena arrivati e già bocciati (Erkin), di rivali che se la ridono, di difensori di Mancini che dicono "allora non era colpa di Mancini!" contro detrattori di Mancini che dicono "è colpa di come ci ha preparati Mancini!". Ognuno la vede e la vedrà sempre a modo suo. La certezza è che si è partiti con tanta e auto-indotta confusione. Quella della società che per bocca del suo presidente dice "ne prendiamo due" ma viene poi smentito dal vicepresidente ("dobbiamo stare attenti al fair play finanziario"); quella del tecnico olandese che da subito ha strizzato l'occhio al "calcio fantasia", al 4-3-3, al coraggio da leoni, che si è appellato alla cazzimma ma poi si è presentato alla prima di campionato con uno strampalato 3-4-1-2 (roba che neanche Mazzarri in periodo di monsoni), con Ranocchia al centro della difesa e Perisic sul balcone di Giulietta; quella dei giocatori, desolatamente ripetitivi nel mettere in mostra i loro limiti e difetti. E allora Handanovic dopo le lagne sulla "voglia di giocare in Champions" scende in campo col solito musone; Nagatomo pensi "sarà cambiato" e invece è sempre quella roba lì; Ranocchia pensi "sarà cambiato" e sì, lo è, ma se possibile in peggio; e via via tutti gli altri fino a Maurito, campione olimpico di "salto d'ingaggio" e in clamoroso spread negativo rispetto a quello che è riuscito a far vedere al Bentegodi.
Per carità, non è successo (quasi) niente e siamo solo alla prima, ma la sensazione è che si possa e debba essere severi proprio perché ci troviamo di fronte non a un gruppo di pippe irrecuperabili, semmai di giocatori che hanno più o meno irresponsabilmente buttato via due mesi: chi a cercare di far crescere il proprio conto in banca, chi a vivacchiare in attesa che la società provvedesse (con estrema e colpevole calma) a silurare il vecchio e distaccato tecnico per puntare su quello nuovo.
"Amala" è lo slogan dei tifosi, "rispettala" deve forzatamente diventare quello dei tesserati.
Ora tre cose sul Milan. Ma proprio tre. La prima è una comunicazione di servizio: la gran parte dei fruitori di siti specializzati rossoneri sa molto bene che il minchione qui scrivente non parla/scrive solo di Milan (in genere faccio un minestrone generale su questa e quella squadra), pochi altri invece ancora non se ne sono accorti. Mi dicono così: "Ho letto sul tal sito rossonero che hai scritto di Milan e bla bla bla. Ma non puoi pensare all'Inter che ha una marea di problemi? Eh?". E giù insulti. Vorrei far capire a costoro che io scrivo ANCHE di Inter e mi incazzo pure parecchio, solo che CURIOSAMENTE sui portali dedicati al Diavolo riportano solo quel che scrivo a proposito di Milan e non, chessò, di pizzoccheri. La parte sui pizzoccheri è più facile che venga ripresa su pizzoccheri.gnam. È strano, ma è così. In ogni caso anche su pizzoccheri.gnam c'è chi non ci arriva e mi scrive "ma non puoi pensare ai problemi dell'Inter?". Sui siti dell'Inter, invece, capita che dicano "ma non puoi pensare ai problemi dei pizzoccheri?". E così via. Vi assicuro che in maniera più o meno lucida (a volte ci si piglia, molte altre no) provo a rompere i coglioni o - se dovuti - a fare apprezzamenti a tutti in maniera indistinta. Scusate lo sfogo, ma davvero c'è chi questa cosa fatica a capirla.
> La seconda cosa che ci tenevo a dire è che il Milan vittorioso con il Toro permette di mettere in fila considerazioni abbastanza affidabili già dopo soli 90 minuti giocati. Montella sa decisamente dove si trova. E voi penserete: "Cazzo dici?". Provo a spiegarmi: gli ultimi allenatori del Milan - mal gestiti fin dal giorno della presentazione - avevano groppi in gola bestiali, responsabilità allucinanti, irraggiungibili obiettivi da raggiungere. Montella ha avuto il pregio di non dire cazzate e la fortuna che nessuno sopra di lui promettesse una beata fava. Niente proclami, solo lavoro. Il risultato è che l'attuale Milan difficilmente vincerà lo scudetto ma 1) Non ha mai osato pensarlo (fino all'anno scorso c'è chi lo faceva senza porsi grossi problemi quanto a credibilità). 2) Conosce i suoi limiti. 3) Non ha particolari assilli nel "dover dimostrare". Tutto questo ha portato una curiosa serenità al tecnico e al suo spogliatoio che contrasta incredibilmente con la confusione di chi, "a monte", si barcamena nel passaggio tra vecchia e nuova proprietà. Il Milan in 90 minuti - e pur rischiando moltissimo nel finale - ha dato idea di essere una squadra. Ancora piena di difetti, per carità, ma unita e consapevole. Ci sono cose che - per fortuna - non si comprano a casaccio al mercato ma si trovano dentro allo spogliatoio: le idee, gli strumenti, la voglia di migliorarsi e di sorprendere. Montella sembra poter essere un buon gestore di tutto il cucuzzaro. E proprio Montella - terza cosa di cui volevo parlarvi - è simbolo di una società che sì, ha finalmente saputo scegliere la sua guida, ma non tutto il resto. Il mercato 2016 del Milan spaventa non tanto per qualità (se mancano i soldi c'è poco da fare) quanto per logicità. Hai scelto di prendere un attaccante perché eri certo che avresti venduto Bacca (tra l'altro senza troppi rimpianti)? Il risultato è una tripletta dell'ex "cedibile", che rischia di emarginare fin da subito il nuovo acquisto, ora infortunato (Lapadula). Quest'ultimo a sua volta impedisce al Milan di avere le risorse per arrivare a un difensore ("dietro siamo a posto così", dice Galliani ma è difficile credergli) e, soprattutto, a un centrocampista. "Un vice Montolivo" racconta lo stesso ad, e non capisci se dice così perché è consapevole che senza quattrini è impossibile trovare di meglio (per Stambouli il Psg pretende l'obbligo di riscatto e lo Schalke si è fatto sotto) o se perché sa che mettere in discussione il capitano - il cui contratto è stato recentemente rinnovato - sarebbe come ammettere "abbiamo sbagliato qualcosa". Probabilmente trattasi di un mix delle precedenti, con il risultato che i rossoneri devono fare i conti con una cattiva e una buona notizia: la cattiva è che Montella fino a gennaio (e in attesa dei soldi cinesi) dovrà fare miracoli con una rosa senza valide alternative ai titolari. La buona è che se c'è uno che può far rendere questo gruppo più di quel che vale beh, quello è proprio lui. A volte basta il buonsenso: anche quello è a parametro zero ma in più non gli devi pagare neppure l'ingaggio.

Infine qualche rapida considerazione.

Una su Allegri e il suo "salto di qualità", che poi è il salto di qualità della Juve stessa. La capacità di gestire un gruppo ora costituito da professionisti quasi esclusivamente sopra la media, senza dover rendere conto a nessuno. Riuscire a trattare i giocatori non come star da coccolare, ma come dipendenti che devono rendere e entrare subito a regime (altrimenti non giocano) è la missione forse un po' "fredda" ma certamente vincente di chi non è più semplice strumento della società, ma perno della stessa insieme a direttore generale e direttore sportivo.
> Trattasi di clamorosa supercazzola per dire che Allegri, un tempo attaccato dalle masse perché "parte male in campionato", ora non sbaglia più neanche il "pronti via". Il mercato dice che siamo all'ennesima puntata dello "scopri chi arriverà a centrocampo" (ci rendiamo conto che siamo al milionesimo nome, perdonateci): Bakayoko è stato sondato (ma il trasferimento dal Monaco piacerebbe soprattutto al suo agente Boli), Schweinsteiger è l'usato sicuro (e a costo assai ridotto nonostante la scadenza al 2018 del contratto con il Manchester United) che non serve a Mourinho e affascina assai Allegri. La "Marottata" è dietro l'angolo...

Quindi il Napoli di DeLa. Il pareggio di Pescara non deve preoccupare più di tanto, la squadra non è meno forte dell'anno passato (la pensiamo in pochissimi così, ma tant'è), semmai è meglio riflettere sull'atteggiamento del patron, deciso a combattere una "guerra mediatica" che probabilmente avrà anche un senso ma di sicuro non aiuta la sua squadra né il prodotto calcio (lo stesso che DeLa ama criticare spesso e volentieri in quanto "arretrato"). Forse dal suo punto di vista c'è davvero la necessità di distinguere tra giornalisti amici e giornalisti nemici, ma vista così la faccenda pare tanto un evitabilissimo dispetto da 4 soldi, buono per distrarre le masse e evitare domande scomode tipo "ma i 60 milioni che eri disposto a spendere per Icardi su chi verranno investiti?".
Ultimissima su Squinzi, sul suo meraviglioso Sassuolo simbolo di programmazione e sulla questione "che tristezza i club con troppi stranieri". Una polemica che nel 2016 davvero non capisco. Al limite si può discutere sulla qualità dei tesserati non italiani, mica sul numero. Bisogna salvaguardare la nazionale? Metà dei giocatori del Portogallo campione d'Europa gioca all'estero, idem gli argentini vicecampioni del mondo. Chi se lo merita gioca, in Italia o nel resto del mondo. Il Medioevo è passato, per fortuna.

Fine. Vi lascio a Carmandino, il triste racconto di un incontro/scontro in spiaggia. (Twitter: @FBiasin @ilsensodelgol Mail: ilsensodelgol@gmail.com)

Ciao. Quarto giorno di mare. Scrivo dalla spiaggia.
Attività che si dovrebbero alternare in spiaggia: dormire, leggere, ascoltare la musica, bere, fare un cazzo di niente. Tutto tranne scrivere.
Solo che un bambino - tale Carmandino (mi auguro si tratti di un soprannome) - mi è passato di fianco mentre sognavo Vasco che durante il concerto mi invitava sul palco a intonare Alba Chiara ("dai Biasin, sali, ti stimo". E io, arrogantello: "Rossi, ancora con queste baracconate, vabbè solo perché sei tu. Respiri piaaaano per non faaarrr rumooooreeee..." e tutti che dicono "minchia se se la canta Biasin". Un gran sogno a guardar bene).
E, insomma, Carmandino con un colpo di collopieno ha spostato sulla mia capa l'equivalente di un paio di deserti-medi e mi son svegliato con la faccia incazzata. La madre: "Del resto in spiaggia c'è la sabbia...". Non sapevo cosa rispondere.

Il problema è che ai bambini non puoi dire niente per almeno due motivi: 1) Perché "son bambini" 2) Perché hanno padri con panze devastanti e mani fatte a bistecchiere tipo il papà di Carmandino, tale Budone (la moglie lo chiamava così).

Non potendo sfogarmi tirando un calcio nel culo a Carmandino ho scelto di scrivere questo breve ma sentito appello ai genitori di "bambini da spiaggia rompicoglioni". Ovvero tutti.

Genitori, di grazia, non dite ai vostri bambini che i loro castelli di sabbia costruiti con un mix di acqua, trito di cotton fioc, merda rilasciata dalle barche e un 10% di sabbia sono belli, perché finisce che i pargoli ci credono. ("Oh che bel castello! Sembra quello che abbiamo visto ieri mattina sul litorale, vero Carmà?". E dove cazzo siete stati ieri mattina, a Chernobyl Ammare?).
I castelli di sabbia dei bambini fanno cagare, bisogna dirglielo altrimenti poi a 13 anni invece di andare bei sereni a lavorare in fonderia dicono "io voglio FATTO il classico! Lo foglio FATTO!".

Genitori, non date da mangiare la melanzana o i rigatoni in spiaggia ai bambini, perché altrimenti quelli poi rompono il cazzo che stanno male. "Mammaaaa mi fa male la panciaaaaa!". "Budoneeee, guarda 'a Carmandino che tiene il mal di pancia! Sarà che ha preso freddo!". Freddo? Ho visto uno che si cuoceva un occhio di bue su un sasso e quella dice "freddo"?
In spiaggia dovrebbero vietare di portare i cestoni con dentro le lasagne e le torte salate. Oppure dovrebbero obbligare i bambini al bagno gelato subito dopo l'abbuffata, in modo da scoraggiarli con la minaccia della congestione.
Io, per dire, a Carmandino gliel'ho detto approfittando del pisolino dei genitori nella tenda (la tenda in spiaggia credo sia vietata in 4 continenti, ma non in Europa). Gli faccio: "Bambino vai a fare un bel bagno laggiù che ci sono le stelle marine e Biasin sogna Vasco". Quello aveva ancora un tocco di frittata tra i denti: "La mamma dice che fa male e che bisogna aspettare due o tre ore". Biasin: "La mamma dice anche che il tuo castello di cotton fioc è bello e invece fa cagare, racconta cazzate tua mamma, siamo onesti". Il pargolo sì è messo a piangere e non vi dico.

Genitori, non mandate i vostri bambini al Mini Club perché poi quelli imparano le canzoni e rompono i coglioni. "Come fa la canzone Carmandì?". "Vooooolaaaa l'estate vooooolaaaa e porta tanti amiiiiiciiii, facciamo un giro in biiiicciii e poi l'estate vooooolaaaaa!". Due considerazioni: 1) è evidente che nelle scuole di animazione il trauma del "dopo-Fiorello" non è ancora stato superato. 2) Lo Zecchino d'Oro ha rotto la minchia. I bambini SONO STONATI. TUTTI. Non prendiamoci per il culo. E guai se pensate "quelli che vanno dalla Clerici sono bravissimi e fanno gli acuti" perché è una cazzata. Lo vedi lontano un miglio che i piccini della Clerici in realtà hanno già 30/35 anni, li conciano da bambini per fare scena ma se guardi bene hanno baffi tipo Franco dei "Ricchi e Poveri".

Genitori di bambini rompicoglioni, veniamo al punto, il più importante: non è che siccome "i bambini sono bambini" allora possono cagare e pisciare in libertà. "Carmà vieni qua che ti tiro giù il costumino e facciamo la plin plin santa". Facciamo la plin plin? Ma che cazzo dici? Ma io ho dieci giorni di vacanza e devo vedere il pistolino arzillo di Carmandino? Piuttosto lo lancio tipo frisbee tra le meduse carnivore.
> E invece no, non posso, perché c'è Budone seduto sulla sedia a sdraio davanti alla tenda (è chiaro che questi sono passati all'Ikea prima di venire in spiaggia) che mi guarda come per dire "che stronzo quello lì che sta scrivendo in spiaggia e non ha portato neanche una teglia di cannelloni da papparsi. Carmandino quando sarà grande non farà quella fine").

Oggi ho deciso che prima o poi avrò un figlio.
Cacche, piscia, castelli di merda e cotton fioc, calcidicollo alla sabbia, canzoni del cazzo del mini club, tutto: sarà il più grande rompicoglioni da spiaggia mai esistito.

Provo a dormire.

"Carmà, ci sta un Pokemon vicino a quel signore che scrive! Vallo a raccattare!!". "Sì mamma, il signore pelato!".
Io lo odio Carmandino.


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