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Editoriale

Juve, da Conte ad Allegri la musica non cambia. Il nostro CT piange e rimpiange. Inter, Romeo precedente pericoloso. Napoli, il mercato parta dalla difesa

Nato ad Avellino il 30 Settembre 1983 è Direttore di Sportitalia e Tuttomercatoweb. Vive e lavora a Milano dal 2004. mcriscitiello@sportitalia.com Twitter: MCriscitiello
24.11.2014 00.00 di Michele Criscitiello  Twitter:    articolo letto 38854 volte
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews

Se qualcuno ha notato la differenza tra Conte ed Allegri alzi un dito. Scegliete voi quello che preferite. Allegri è un tipo silenzioso e pacato, Conte è preferito dai giornalisti perché alza la voce, urla e corre in panchina come uno scalmanato alla prima partita in serie A; ma per risultati e gioco la situazione, alla Juve, non è cambiata di una virgola. Vinceva e vince, con facilità, in Italia. Stenta, perde e a volte vince in Champions League. La garanzia dei tifosi bianconeri è la società. Dove per società si intendono Agnelli, Marotta e Paratici che quotidianamente fanno un ottimo lavoro, scoprono giovani di valore ed arrivano primi sul mercato. La Roma, per fortuna che c'è e speriamo continui ad esserci, ha un ottimo passo ma non ha ancora carisma ed esperienza tali da soffiare lo scudetto alla Juventus. Vedere Pogba in Italia è un privilegio. Ci lamentiamo che mancano i Campioni in serie A ma, in un organico, poter contare su gente come Tevez, Pogba, Pirlo e Buffon è un ottimo bigliettino da visita anche per il resto del mondo; il problema sarà trattenerli più a lungo possibile con un progetto che soddisfi i grandi campioni. Il vero pericolo è Pogba, perché gestito da uno come Mino Raiola che sa fare benissimo il suo lavoro; il suo appunto. Ripetizioni sul metodo Raiola. Prende un big, lo gestisce benissimo, dopo uno, massimo due anni gli inizia a suggerire di fare casino nello spogliatoio, dichiarazioni alla stampa mirate con un solo obiettivo: un suo assistito, in carriera, deve cambiare aria almeno 4-5 volte. Questo comporta un giro di danari elevato, contratti più importanti e il vero jolly non lo cala mai sulla percentuale (misera) sulla procura bensì sulla famosa mediazione. Vamos Mino. Non vi siete chiesti perché quando Raiola ha agganciato Hamsik dopo poco lo ha perso? Semplice, Hamsik è uno che fa una vita sana, non accetta i consigli di chi gli dice di sfasciare tutto per andar via, anche perché Marek a Napoli sta bene e guadagnare 4 milioni o 3 milioni all'anno, per lui, non c'è differenza. Adesso il rischio è con Pogba. Il ragazzo è serio ma l'importante è tutelarlo bene alla Juve.
Parlavamo di Allegri e Conte. La Juve non è cambiata, con il nuovo mister ma neanche l'talia è cambiata nel passaggio da Prandelli a Conte. La crisi del calcio italiano non si risolve in due mesi e neanche pagando 10 milioni ad un allenatore in due anni. A Conte avevano promesso di spostare il Duomo in Piazza Plebiscito e di portare il Vaticano in Piazza del Campo. Ingenuo Carletto (No Tav) che gli ha promesso tutto ciò oppure chi ha creduto alle favole estive? Conte non ha capito una cosa: in Nazionale non serve urlare in conferenza stampa e sbraitare dalla panchina per cambiare il modus operandi di una Federazione vecchia e senza idee di ringiovanimento. Oggi Don Antonio sembra sia morso da una tarantola perché gli manca la quotidianità del campo, il campionato e il rapporto fisso con i calciatori. Vorrebbe 200 incontri all'anno con i tecnici di A e B, poi vuole parlare con quelli di Lega Pro e infine conoscere anche gli allenatori di serie D. Conte senza limiti. Premesso che nessuno lo caccia fuori se va a vedere un paio di allenamenti in B, Lega Pro e D, non può pensare che il mondo cambi per far felice lui. Ha accettato questa scommessa assurda, adesso la provi a vincere; ricordando che per fare meglio di Prandelli dovrebbe vincere l'Europeo in Francia e non migliorare il risultato del Mondiale.
Facevamo una riflessione a voce alta, l'altro giorno in diretta su Sportitalia. Riporto il mio pensiero: l'assunzione, a libro paga, dell'arbitro Romeo nella FC Internazionale è una mossa strana e pericolosissima. Svolgimento: vedendo entrare Romeo, tutto sorridente, nello spogliatoio interista prima del derby fa riflettere. Eri interista quando arbitravi l'Inter? Perché tra mille team manager esperti, la società nerazzurra si è sentita "in dovere" di prendere Romeo in questo ruolo? Stiamo parlando di un arbitro di A che ha smesso ieri e non 20 anni fa. Attenzione: gli arbitri si riuniscono e si parlano, si dicono tutto. Oggi una società di serie A fa arrivare all'orecchio la voce ad un arbitro di serie A (ripetizione voluta per stressare il concetto) che quando smetterà con il fischietto ci sarà un contratto in società ad aspettarlo. Questo arbitro con che spirito arbitrerà il club in questione? Il giochino è pericoloso e un arbitro che ha smesso di fare questo mestiere un anno fa non può ritrovarsi, dopo poco, nello spogliatoio di una grande squadra come l'Inter. Non c'è nulla di male, certo, ma evitare i cattivi pensieri sarebbe preferibile. Immaginate cosa accadrebbe se, a fine carriera, Gianluca Rocchi diventasse il nuovo team manager della Juventus. IMMAGINATE!!!
Chiusura di editoriale dedicata al Napoli. Poche righe per esprimere l'imbarazzo di una società che doveva pensare a costruire la squadra partendo dalla difesa e non dall'attacco. Benitez deve rivedere molte cose se in casa prende tre gol dal Cagliari di Zeman che è lì a lottare per non retrocedere. Mancano le basi e il Napoli, per puntare al terzo posto, deve correre ai ripari prendendo rinforzi utili alla fase difensiva.

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