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Editoriale

Juve, dall'urna di Nyon arriva un regalo! Più cattivi che buoni nel Milan: ecco cosa succederà (e Miha...). Inter: il desiderio di gennaio di Mancini. Napoli: i 2 obblighi di De Laurentiis

Nato a Milano il 3/7/1978, laureato in Scienze ambientali presso l'Università dell'Insubria di Como, da ottobre 2008 è Capo Servizio Sport presso il quotidiano "Libero". Opinionista Rai, TeleLombardia e Sportitalia
15.12.2015 18.13 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 115359 volte
© foto di Alessio Alaimo

Letterina a Babbo Natale.

Caro Babbo Natale, lo so che non esisti, quindi non prendiamoci in giro. Tutti quanti sappiamo che dietro a osceni pellicciotti rossi e barbe finte che sanno di naftalina si nascondono poveri nonni obbligati da figli-arpie, cugini che volevano fare gli attori "ma il giorno dell'audizione decisiva avevo gli orecchioni", zii con manie di protagonismo, nei centri commerciali poveri diavoli pagati 30 euro la giornata con addosso calzamaglie urticanti: fingono di ascoltare i bambini e intanto guardano le bocce alle di loro madri. Dice il difensore della tradizione: "Lo facciamo per i bambini!". Ma quando mai. I bambini sono i primi a sapere che ciccio-barba non esiste. Poteva funzionare fino agli Anni 90, ma adesso con internet e cazzivari a tre anni sai già tutto, e prima dei tre anni nulla ha senso perché non capisci una mazza. I bimbi reggono la parte per intenerire papà e mamma e strappare regali migliori ma, diciamola tutta, se fosse per loro la farebbero più semplice: "Senti nonno, evita la stronzata di calarti dal camino che hai la prostata gonfia tipo mandarancio, fammi la busta con dentro i cento euro e viviamo tutti più sereni". Invece no, in nome dell'"atmosfera natalizia" si va avanti a suon di letterine.

Bei tempi quando i bambini credevano davvero a Babbi e Befane. Ricordo come fosse oggi il giorno in cui capii che era tutta una farsa. Avevo 6 anni. Poco prima di dormire mamma mi dice: "Scrivi la letterina alla Befana, ti porta piccole cose, meno belle di Babbo Natale, ma te le porta". Mi gaso tipo Pepsi e scrivo in stampatello: "Ciao Befana, voglio la Piramide Totale degli ExoGini e il Garagione Galattico delle MicroMachines". A occhio e croce saranno state 80-90 mila del vecchio conio. Piego la lettera in quattro e la do a mamma. Sto per addormentarmi bel sereno quando sento la voce di papà provenire dal salotto: "La Piramide Totale degli ExoGini? Il Garagione Galattico? Ma tu sei matta, saranno cento mila lire (papà sparava alto per fare sentire in colpa mamma ndr)! E poi la Befana porta il carbone, lo sanno tutti orcaeva!". E mamma: "Ok, niente regali. Ora però spostati da davanti alla televisione e fammi vedere cosa stai guardando sul Sinudyne" (disponevamo di un televisore marca Sinudyne). Pur auscultando con attenzione non percepisco il dialogo successivo, coperto dal suono della tv che recita codesto bislacco motivetto: "Cin Cin, Cin Cin! Ricoprimi di baci! Cin Cin, Cin Cin! Assaggia e poi mi dici! Cin Cin Cin!". Il 6 gennaio mi sveglio triste. Molto triste. "Ora arriva il carbone" penso. E invece con mia massima sorpresa in salone scorgo due mega pacchi: in uno la Piramide Totale degli ExoGini, nell'altro il Garagione Galattico delle MicroMachines. Mi sciolgo e non riesco a reggere la parte: "Grazie papà, grazie mamma, lo so che siete stati voi e che la Befana non esiste. Vi voglio bene". Papà, molto meno commosso, taglia corto: "No, vedi figlio mio maledetto, la Befana esiste eccome e si chiama Umberto Smaila". Ricordo il sorriso satanico di mamma.

Ecco, a pochi giorni dal Natale scriviamo letterine a caso alle squadre della serie A, così, giusto per non farci mancare niente.

MILAN

Milan in crisi? Si rischia di diventare ripetitivi. Anzi, già lo siamo in abbondanza. E quindi Mihajlovic che "non è il principale responsabile ma con quella rosa dovrebbe fare di più", Galliani che "per il bene della squadra e anche per il suo dovrebbe fare un passo indietro e farsi affiancare da un direttore sportivo", il presidente "che dovrebbe azzerare tutto e comunque alzare la voce", la figlia che "ma dove è finita Barbara?" eccetera eccetera.

Sapete a cosa servono le nostre parole e quelle di tutti gli altri? A niente. Da oltre due anni scriviamo sempre le stesse cose: giriamo le parole, gli aggettivi, un giorno il cattivo di turno è il tecnico, quell'altro l'ad, quell'altro ancora il capitano, il terzino, il presidente, tutti questi assieme. Ebbene, è cambiato qualcosa? Neanche una virgola e se qualcosa è cambiato lo ha fatto in peggio. Da novembre 2013 ad oggi in due hanno provato ad modificare lo status quo: 1) Barbara Berlusconi 2) Seedorf. La prima ha tentato il golpe proponendo un modello nuovo di gestione del club (teorico, per carità, ma quantomeno diverso) e per tutta risposta è stata messa da parte. Il secondo senza tanti giri di parole un bel giorno disse più o meno così: "Con questa squadra non si va da nessuna parte. Bisogna azzerare. Ho in mente una formula diversa con tecnici specifici per ogni reparto e un mercato di un certo tipo per ricostruire la rosa". Risultato? Cacciato, trattato come "quello stravagante", mandato via nonostante un quarto posto complessivo conquistato nelle 19 partite in cui è rimasto in sella. Avrebbe fatto meglio di Inzaghi e Mihajlovic? Impossibile dirlo, ma di sicuro avrebbe puntato su altri giocatori.

E siamo sempre alle solite: cambierà qualcosa nel futuro prossimo? La risposta è no. O meglio, un'eventuale eliminazione dalla Coppa Italia potrebbe convincere la proprietà a sostituire il tecnico (Brocchi in pole), ma servirebbe davvero a qualcosa? No, se non a mescolare un po' il minestrone per vedere se cambia il sapore. Il fatto è che intanto nessuno va a fare la spesa. Qualcuno sta pensando al mercato di gennaio o (cosa ancora più importante) a quello di giugno? Per avere una risposta basta giocare con Google al "gioco del fantamercato". Se in un motore di ricerca associ alla parola "mercato" il nome di una qualunque squadra di Serie A, viene fuori di tutto: il 99,99% delle notizie rasentano la puttanata, ma sono comunque sintomo che un qualche giornalista/agente di mercato ritiene funzionale accostare il nome di un giocatore X a quello del club in questione. Con il Milan non funziona più neanche quello. Si parla di Boateng, si mormora di eventuali scambi, qualcuno molto avventuroso azzarda ancora il nome "Witsel", per il resto vuoto assoluto perché nessuno crede più che al Milan la priorità sia "pensare alla squadra". Viceversa fioccano i comunicati "non ufficiali" per dire che il club prende atto delle parole del mister contro gli arbitri (ma non le sottoscrive), ogni tanto salta fuori Mr Bee, poi si parla di milioni, di marchio e di brand come se fossimo negli Anni Novanta, come se fosse tutto normale, come se i neanche 30mila spettatori presenti domenica a Milan-Verona non fossero il segnale che si è arrivati al punto di non ritorno, ma un problema secondario che si risolverà appena arriveranno i risultati. Perché "arriveranno", lo dice l'equazione 90 milioni spesi=risultati certi. Se fosse così semplice Moratti inciamperebbe nelle Coppe Campioni.

INTER

Troppo facile dire che è tutto bello, che va tutto bene, che per la prima volta da inizio stagione l'argomento "Inter" non è in cima ai notiziari sportivi perché non ci sono appigli, polemiche, strascichi, indiscrezioni pecorecce. E senza veleno è difficile riempire i giornali e costruire le trasmissioni. Icardi era l'ultimo appiglio, Jovetic il penultimo, hanno segnato entrambi e quindi ora dalle critiche esagerate si è passati in un sol colpo agli osanna, alle beatificazioni: quelle per gli attaccanti, per il gruppo, per Mancini divenuto "vero fenomeno del calcio italiano" dopo essere stato trattato come quello bollito e perdente. Il dato di fatto è che è molto presto per dire qualunque cosa: nessuno sa se i nerazzurri vinceranno lo scudetto, arriveranno terzi o falliranno miseramente l'obiettivo stagionale, ma a pochi giorni dal Natale (e dopo un pre-campionato passato a recitare il "de profundis" perché "l'Inter perde le amichevoli e quindi la stagione è già segnata") "la società Inter" può accomodarsi al tavolo del cenone con la consapevolezza di avere la coscienza pulita, quella di un gruppo di persone che hanno fatto tutto quello che potevano (e anche di più) per permettere ai tifosi di tornare a credere in un futuro vincente. Non è poco se si pensa alle voragini del bilancio ereditate da Thohir. A gennaio il mercato non sarà sfavillante, arriverà un centrocampista se Gnoukouri finirà in prestito, poco altro. Del resto avrebbe poco senso intaccare un gruppo in cui Mancini crede fermamente: a Udine ha giocato Montoya, non sorprendiamoci se presto anche Manaj avrà la sua chance da titolare. Il mister per gennaio ha un solo desiderio (ma forse è più quello della piazza nerazzurra): una stampa meno allarmista. Alla seconda giornata il distacco con la Juve era di sei punti, la settimana scorsa pure, questa settimana anche, eppure c'è chi da 24 ore insiste su "Inter, sei avvisata". Boh.

JUVENTUS

Ok, non giriamoci attorno: la pallina pescata da Zanetti ha rovinato la digestione della fiorentina mangiata solo 14 ore prima. Il Bayern è una brutta bestia ma in questo momento neanche i tedeschi possono rovinare l'umore a una squadra che in questi 4 mesi è passata dagli abissi dei disfattisti che pensavano "quest'anno lotteremo per la salvezza" ai picchi di gioia di domenica sera. La Juve anche quest'anno lotterà per lo scudetto perché in un amen è riuscita a far fruttare il suo potenziale. Il mercato bianconero si rivaluta ogni settimana: merito di chi l'ha organizzato - e quindi Marotta -, merito di chi anche quest'anno non si è fatto intimorire dalle critiche e non si è fossilizzato sul suo "credo sportivo". Allegri voleva una squadra "fondata" sul trequartista, non ha avuto quello in grado di distruggere gli avversari, si è riorganizzato sfruttando al meglio il suo gruppo di lavoro. È una cosa apparentemente banale, ma la sanno fare in pochi. Per questo a gennaio non immaginiamoci rivoluzioni, non sarà lo spauracchio Bayern a far cambiare idea agli Agnelli. Potrebbe arrivare Lavezzi, ma solo se il Pocho abbasserà le sue pretese economiche.

NAPOLI

A soli dieci giorni dagli osanna, ora la litania è cambiata: "Napoli da scudetto? Giammai, questa è una squadra non pronta. Bologna l'ha dimostrato, il match con la Roma l'ha confermato". Si parla di "dipendenza da Higuain", di "Sarri che deve crescere", di "rosa risicata". Ecco, tutti questi luoghi comuni lasciano il tempo che trovano, basterà una vittoria per rimandarli in soffitta. De Laurentiis si deve ricordare di una sola cosa: il mercato di gennaio - non essenziale per Inter e Juve - per il Napoli è manna dal cielo: servono un centrocampista e un difensore. Il patron lo sa e farà il suo dovere a prescindere dai risultati del box office.

In chiusura procediamo con i più classici "consigli per gli acquisti". Ecco a voi una recensione entusiasta scritta dal sottoscritto per ilsensodelgol.it

Buona lettura.

Inauguriamo una nuova rubrica dedicata alle recensioni dei libri che più ci piacciono.

Si intitola "Tre pagine a caso".

Questa speciale rubrica durerà come uno qualunque di noi al cospetto di Emily Ratajkowski: molto poco.

Il libro che recensiamo per inaugurare e chiudere la rubrica si intitola: Chiamatemi Bomber, dello scrittore contemporaneo Bobo Vieri.

Procediamo con l'esperimento.

Per selezionare le "tre pagine a caso" utilizzeremo il metodo scientifico della "conta".

Prima "conta": La balena senza culo.

"La/ ba/le/na/ sen/za/ cu/lo/ sa/ con/tar/ fi/no/ a/ 21: 1, 2 ecc ecc 21".

È curiosamente uscita pagina 196.

Andiamo a leggere cosa scrive il Vieri.

"Appena Andrea mi ebbe inquadrato un minimo, pronunciò la sua sentenza: "Io ti ho capito, Bobo, tu sei un tipo giusto per il Pineta". Lo guardai sbalordito pensando: "Che cazzo è il Pineta? E cosa ci vado a fare io in un bosco?" (...) Il locale mi sconvolse fin dalla prima volta, non avevo mai visto tante ragazze superfighe tutte insieme. (...) Gnocche dappertutto, gnocche che scherzavano, ridevano (...) Da quell'estate in avanti non volli sentire ragioni e, salvo poche eccezioni, ogni anno mi ritrovai a passare al Pineta dalle venti alle quaranta serate".

Potete notare, amici lettori, il sapiente uso del passato remoto del Vieri, tempo verbale a lui caro che indica sofferenza, rammarico. L'autore si strugge nel ricordo, rimugina su un passato ormai lontano e fatto di risate e sano divertimento.

Chiaro il rispetto del Vieri per l'altro sesso. Le donne non vengono mai messe all'indice, l'autore non scrive "Maria, Francesca, Laura...", preferisce mantenerle sullo stesso piano e accomunarle utilizzando termini decisi ma certamente rispettosi: "Gnocche", "Superfighe".

Interessante anche il passaggio in cui il giovane Bobo capisce di non essere più un ragazzo alla scoperta del mondo, ma un giovane uomo cui è impossibile tarpare le ali. Vieri invita il lettore a comprendere la sua condizione di "giovane ingrifatissimo" e per farlo punta molto sul fattore "temporale" e quindi sono "venti o quaranta serate al Pineta all'anno". Neanche Albertino.

Seconda "conta": Dante lo scorreggiante.

Dante lo scorreggiante ne fa una, ne fa tante: ne fa una al limone e fa scappare tutto il Giappone; ne fa una all'arancia e fa scappare tutta la Francia; ne fa una al caffè e fa scappare pure te!

E' curiosamente uscita pagina 198

Andiamo a leggere cosa scrive il Vieri.

"Si rideva insieme alle tipe (...) Riuscivo sistematicamente a convincerne una - a dire il vero anche due o tre nel corso della stessa serata - a seguirmi negli uffici del locale (...) Ci chiudevamo dentro e facevo quello che deve fare un bomber (...) Anche le ragazze si vogliono divertire, credetemi. Almeno quelle con cui sono stato io. (...) Succedeva che nella foga mi dimenticassi di chiudere la porta dell'ufficio e che, mentre ero lì a fare il bomber, Chicco (il proprietario) e i suoi ragazzi continuassero il loro viavai lavorativo (...) Ho smesso le volte in cui mi sono innamorato davvero".

Quanta amarezza nelle parole del Vieri, quel "si rideva", l'imperfetto utilizzato con maestria, tempo verbale ma anche e soprattutto atto di modestia come a voler dire "non sono infallibile, anzi". Ma il castello fatto di semplicità costruito dal Vieri crolla nella terzina successiva: "...A convincerne una/anche due o tre/ci chiudevamo dentro". Se le bomba tutte, Bobo, altroché, e non si nasconde più, consapevole che il giovane adolescente di un tempo è ora "bomber", già capace di dare lezioni e consigli alle future generazioni. E allora "Anche le ragazze si vogliono divertire, credetemi". Ti crediamo, Bobo, crediamo anche che le giovini siano certamente attratte "dall'uomo Vieri" e non dal suo portafoglio, giammai. Stereotipo - quello del "calciatore arrapato-velina maiala" - che l'autore tende a scansare aprendo a tutti il suo cuore: "Ho smesso le volte in cui mi sono innamorato davvero". Bobo abbandona per un attimo il bomberismo per tornare ragazzo semplice, ingenuo, soprattutto capace di insegnarci qualcosa: ci si può dimenticare di chiudere la porta mentre si tromba, si può regalare gioia effimera a Chicco e ai suoi onesti lavoranti, si può essere a volte scanzonati e giocherelloni, ma sempre toccherà fare i conti con quel mistero chiamato "amore", sentimento "democratico" che arriva ovunque, persino nei pressi della porta dell'ufficio di Chicco (che tanto, si sa, è aperta).

Terza conta: Mi buttai dal terzo piano/Con cento lire in mano/Quando arrivai giù/Le cento lire non c'eran più.

(grazie al cazzo, aggiungiamo noi)

E' curiosamente uscita pagina 220

"Un giorno dopo un allenamento con l'Inter, esco per ultimo dalla Pinetina (...) Duecento metri più in là una macchina parcheggiata a bordo strada (...) Penso: "Guarda che bella questa morettina". La fisso per capire se sia rimasta in panne e abbia bisogno di aiuto (...) Lei tira giù il finestrino e mi dice: "Ciao, sono una tua tifosa, se ti va di seguirmi ho un regalino per te" (...) Ci fermiamo in una piazzola dove non c'è anima viva, scende dalla sua macchina e sale sulla mia per fare quello che potete immaginare (...) Da quel giorno appuntamento fisso, prima degli allenamenti però. È stato così quasi tutti i giorni per sei anni".

Nell'ultima parte della sua opera il Vieri ci convince della bontà del suo scritto snocciolando una serie di aneddoti irriverenti e assai onesti, stralci di vita vissuta che ci fanno capire quanto il ragazzo fosse realmente appassionato al suo lavoro ("esco per ultimo dalla Pinetina") e per nulla spaventato dal detto "Non accettare caramelle dagli sconosciuti".

Il Vieri le caramelle le accetta eccome, si fida, non teme lo straniero, mostra il suo lato disponibile e generoso: "La fisso per capire se sia rimasta in panne e abbia bisogno di aiuto". L'avrebbe fatto con chiunque, anche con me e te. Ma Bobo è fortunato e gli capita una zoccolona da combattimento che "sale sulla mia auto per fare quello che potete immaginare". Qui Vieri lascia al lettore il diritto a interpretare. Cosa avrà fatto il bagascione "per sei anni prima dell'allenamento"? Avrà dato una controllata all'olio motore? Era un benzinaio? E dopo il trasferimento al Milan la giovane avrà trovato una piazzola anche nei pressi di Milanello o è ancora là, sperduta tra i boschi della Pinetina? Bobo ci lascia così, con questo alone di mistero legato a codesta musa ispiratrice e - qui ci affidiamo al nostro fallibile intuito - probabilmente anche "aspiratrice".

Finisce qui "Tre pagine a caso", la rubrica di critica letteraria de "Il Senso del Gol" dedicata ai grandi autori nostrani. Al prossimo appuntamento.

Ps. Le "conte" sono state selezionate da siti online specializzati in "conte e filastrocche".

Ps2. La redazione de Il Senso del Gol ritiene che l'autore del verso "ne fa una al limone e fa scappar tutto il Giappone" tratto da "Dante lo scorreggiante" sia un genio totale. (Twitter: @FBiasin @ilsensodelgol).


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