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Juventus-Barcellona ai quarti: passare è possibile?
  Sì, la Juventus è cresciuta rispetto al 2015
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Editoriale

Juve, dimenticata Calciopoli: ecco come spenderà 100 milioni. Con Dybala c'è l'accordo. Milan, i cinesi portano Lippi come dt

24.04.2015 00.00 di Enzo Bucchioni   articolo letto 65730 volte
© foto di Federico De Luca

La Juventus è il fenomeno calcistico del momento. Sono passati soltanto nove anni dalla cenere di Calciopoli, dalla infamia della serie B con una società e una squadra distrutte, e i bianconeri sono di nuovo sul tetto d’Europa dopo essere ritornati quattro anni fa sul tetto d’Italia e nessuno se l’aspettava una risalita così rapida anche in Champions League.

Questa è la dimostrazione che quando ci sono le idee chiare e si fanno programmi a medio-lungo termine, il calcio italiano è ancora vivo, ha ancora grandi potenzialità. Resta il rammarico per come sia organizzata e guidata la Federcalcio, per come sia spaccata la Lega, ma se si facessero le riforme e gli stadi, il nostro pallone potrebbe tornare presto a comandare nel mondo.

Intanto al vertice c’è tornata la Juve di Andrea Agnelli. E ci sono tornate anche la Fiorentina dei Della Valle e il Napoli di De Laurentiis, entrambe semifinalista dell’Europa League, guarda caso due società che vogliono il calcio spettacolo, investono, ma stanno anche molto attente a fare buona amminitrazione e a tenere i conti in regola. La Juventus ha in più lo stadio che vuol dire molto, ma bianconeri, Fiorentina e Napoli sono la faccia del rilancio del nostro calcio.

Tornando alla Juve, il giovane presidente Agnelli ha grandi meriti, dopo commercianti e tennisti, ha riportato alla Juventus degli uomini di calcio, c’è tanto di suo nella scelta di Marotta, Nedved e Paratici che hanno fatto buone cose senza pensare di essere dei mostri sacri.

Marotta ha cominciato dalla gavetta, mastica calcio da sempre, sa cosa fare o lo sta facendo. Il capolavoro, credo, è stata la sostituzione di Conte con Allegri. Perdere il tecnico dei tre scudetti consecutivi a stagione iniziata poteva mandare tutti nel panico, far saltare la stagione.

L’assunzione di Allegri poteva essere un rischio (noi non l’avremmo preso, lo abbiamo scritto e i fatti ci hanno dato torto, chapeau). Allegri veniva dal Milan, da un brutto esonero. E invece è stata la chiave per ripartire, rivincere lo scudetto (il quarto a fila) e ritornare tra le prime quattro squadre d’Europa. Non ancora come fatturati o come organico e questo depone ancora di più a favore del lavoro fatto in sede e sul campo.

Cosa fare adesso per migliorare ancora dal punto di vista tecnico, per tornare stabilmente tra le grandi d’Europa? E’ proprio su questo interrogativo che Agnelli, Nedved e Marotta stanno lavorando.

La semifinale di Champions ha portato la gloria, ma anche un notevole flusso di denaro. Soltanto l’ultimo passaggio dai quarti alla semifinale, vale circa dieci milioni di euro fra premi Uefa, sponsor e indotto. Sommati a tutte le entrate stagionali, il tesoro della Juve è di cento milioni di euro. O quasi. E’ vero che il bilancio è in rosso e molti soldi andranno per ripianare (circa 50 milioni), ma con questi denari uniti ai 90-100 milioni in entrata con la cessione di Pogba, la Juventus conta di fare un mercato capace di riportarla fra le grandi.

Nella strategia e nei nomi non c’è niente di più e di meno di quello che vi abbiamo anticipato nelle scorse puntate, compresa appunto la decisione di cedere di Pogba al maggiore offerente già presa da qualche settimana, operazione della quale si sta occupando Mino Raiola dallo scorso mese di gennaio, quando ha avuto mandato dalla Juve.

In entrata possiamo confermare che la pista Dybala è caldissima anche in virtù di un accordo con il giocatore che la Juventus è riuscita a strappare prima che sull’argentino si scatenasse la bagarre. Dybala è affascinato dalla Juve, vuole restare in Italia e la sua scelta l’ha già fatta tanto più che l’ingaggio concordato, tre milioni netti a salire nel giro di un paio d’anni a cinque con bonus legati ai gol e al rendimento, è assolutamente competitivo. C’è l’incognita Zamparini che continua a sparare 40 milioni e più, ma anche lo scafato presidente sa che è meglio prendere quello che offre la Juve (32 tra cash e ottimi giocatori) piuttosto che mettersi contro il giocatore e complicarsi la vita con cessioni strane all’estero. Si sta discutendo, ma l’affare si farà e l’Inter si è mossa tardi.

Confermiamo anche quanto scritto la settimana scorsa su Cavani, anche qui c’è l’ok del giocatore. Guadagnerà meno, ma vuol tornare a essere un numero uno e non uno dei tanti. Con il Psg la Juve tratta sulla base di 40 milioni. Abbandonata la pista Vazquez, il trequartista sarà Mkhitaryan, guarda caso assistito di Raiola, mentre è più in salita la trattativa per Witsel, ma il centrocampista è nel mirino da tempo e ora che i soldi ci sono l’intesa con lo Zenit si troverà.

Per la difesa il giovane Rugani è considerato un grande colpo, l’erede di un gruppo di centrali di prim’ordine. Se Neto dovesse saltare si cerca il nuovo Buffon che potrebbe diventare il giovane Scuffet dell’Udinese per il quale si era già aperta una trattativa l’estate scorsa.

Questa sarà la Juve del futuro, ma il presente può ancora offrire soddisfazioni, basta che oggi nell’urna di Nyon non capiti il Bayern di Guardiola, una squadra di mostri.

Più difficile ipotizzare il futuro di Milan e Inter, le grandi decadute del nostro calcio.

Sulla vendita del Milan abbiamo sempre avuto le nostre remore. E’ vero che i rossoneri sono sempre stati nel vulcano dei media, ma certe operazioni si fanno sott’acqua. Ci puzza, in senso buono, l’atteggiamento di mister Bee, il thailandese. Parla troppo, ostenta troppo, spara ambizioni, fa addirittura sapere data e ora del giorno in cui sarà in Italia. Assurdo. Cerca strane attenzioni che in certi casi sarebbero da evitare. E’ davvero lui l’uomo giusto?

Quanto detto e soprattutto non detto, ieri da Marina Berlusconi deve far riflettere. Il Milan è uno dei rami d’azienda Fininvest e la sua cessione impone altri passaggi, più tempo, più verifiche e soprattutto silenzio. Che la famiglia voglia vendere subito è noto da tempo. Che Berlusconi sia invece per un passaggio più soft, magari prima di una quota e nel giro di qualche anno di tutto il resto, è noto anche questo. C’è qualcuno disposto a comprare dilazionato nel tempo? Forse si discute proprio su questo e la cordata del cinese mister Lee sembra più silenziosa e più affidabile.

Questo non toglie che qualcosa cominci a trapelare, soprattutto sui nomi delle persone interpellate per entrare a far parte del progetto. Lee porta un gruppo solido di imprenditori cinesi e in Cina sono innamorati di Lippi. L’ex Ct, già cercato anche da Berlusconi a gennaio per sostituire Inzaghi (ha detto no grazie, non vuole più allenare un club), ha invece detto sì con grande entusiasmo all’idea di fare il direttore tecnico, una sorta di Ferguson del Milan che verrà. Porterebbe anche tutto il suo staff di osservatori internazionali, tutto il suo scouting. L’allenatore, per quanto ci risulti, non è ancora stato scelto, si sta procedendo per gradi. Resta in piedi anche la terza opzione, un gruppo a sorpresa con il quale starebbe trattando la stessa Marina Berlusconi. I tempi non saranno strettissimi, ma non possono neppure essere lunghi. L’esposizione del Milan è forte (300 milioni), l’iscrizione al campionato impone di mettere a posto i conti e poi c’è un mercato da fare: la cessione avverrà prima di luglio. Su questo ci sono fondate certezze.

Incerto anche il futuro dell’Inter. Perché Thohir ha incontrato subito Moratti, appena arrivato a Milano? Cosa c’è scritto esattamente nell’accordo di vendita nessuno lo sa, Moratti però ha di sicuro il diritto di ricompra a certe condizioni, quindi il trenta per cento ancora oggi posseduto dall’ex presidente, potrebbe tornare a salire visto che Thohir forse sta spendendo più del previsto per risanare i conti e rifare la squadra.

Nonostante le smentite Moratti e i suoi amici stanno lavorando per stare vicino a Thohir e pensare a un possibile ritorno al comando qualora il tycoon indonesiano si trovasse in difficoltà. Si tratta di capire quanti soci sono i disponibili e per quale importo. I nomi sono sempre i soliti, da Pellegrini (già interpellato da Moratti prima di vendere a Thohir) a Tronchetti Provera. Ma non solo. Interisti doc unitevi, Moratti da solo non può ma il sogno di rimettere l’Inter in mani italiane è grande.

Nel frattempo il rinnovo di Icardi ha fatto diventare tutto più chiaro. Saranno ceduti Handanovic e Kovacic, per il portiere si punta lo svincolato Neto, mentre Mancini ha quasi convinto il suo pupillo Yaya Tourè a guadagnare meno, ma a divertirsi di più nell’Inter e nel calcio italiano. Jovetic aspetta un segnale per venire di corsa. Infine bocciato direttamente da Mancini il difensore Vida della Dinamo Kiev, in Italia così ce ne sono tanti. Sempre alte invece le quotazioni di Richards che sempre ieri sera ha parlato direttamente con il suo ex allenatore al City. Probabile la sua nuova destinazione Inter dopo la non felice esperienza viola.

Per il resto, nonostante le smentite c’è il pre-accordo fra Mihajlovic e De Laurentiis (coppia esplosiva per il carattere opposto), Benitez ha due opzioni Psg o Real per un anno se Ancelotti mollerà tutto per andare al City che lo corteggia da mesi a suon di bigliettoni verdi. Nel senso dei dollari. Il suo orgoglio ferito da Florentino Perez potrebbe anche fargli sbattere la porta spagnola. Fra le cose minori, Stramaccioni in bilico a Udine (arriva Maran) e Prandelli bocciato anche a Bergamo: si cerca un allenatore più giovane.

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