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SONDAGGIO
Juventus-Barcellona ai quarti: passare è possibile?
  Sì, la Juventus è cresciuta rispetto al 2015
  No, il Barcellona resta più forte dei bianconeri

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Editoriale

Juve, dopo Berlino il mercato è un problema. Napoli, sbagliata la strategia con Sarri; De Laurentiis piazza il primo vero colpo. Genoa, da Preziosi attendiamo risposte. Aglietti retrocede ancora: bluff senza fine

Direttore di Sportitalia e Tuttomercatoweb
08.06.2015 00.00 di Michele Criscitiello  Twitter:    articolo letto 114168 volte
© foto di Balti Touati/PhotoViews

Segnatevi quello che vi sto dicendo: sarà il mercato estivo più bello degli ultimi 7-8 anni. Con i cambi di allenatore, obiettivi da raggiungere, società che passano di mano (in maniera totale o parziale) succederà di tutto da qui a fine agosto. Negli occhi abbiamo ancora le splendide immagini di Berlino. Aver portato l'Italia del calcio a disputare una finale di Champions è stato motivo d'orgoglio. E' andata male ma avremmo firmato per arrivare a Berlino, come firmeremmo oggi per portare un'italiana in finale a Milano, nell'anno in cui Milano l'Europa non la vede neanche dallo spioncino della porta di servizio. E' stata una bella serata di calcio, gioia vera del Barcellona e lacrime sportive di Pirlo e Morata. L'analisi a fine partita di Buffon è stata lucida e sensata. Un campione si riconosce anche da questi particolari. Inutile che vi scervelliate per spiegarvi la sconfitta della Juventus con il Barcellona. Allegri aveva 11 campioni in campo, gli spagnoli avevano 8 campioni + 3 fenomeni. In un solo anno non si può pensare di far miracoli. In Italia, i bianconeri sono destinati a vincere ancora per un po' ma in Europa sono state gettate le basi per il futuro. D'ora in poi l'obiettivo Champions' dovrà essere sempre quello di entrare tra le prime 4. Se andrà così, la Juve avrà vinto, a prescindere dall'esito delle eventuali ulteriori tre partite. Adesso c'è la trappola del mercato per Marotta e Paratici. Come rinforzare questa squadra che rischia soprattutto di indebolirsi? La vedo dura. Se andassero via Tevez, Pirlo e Pogba significherebbe smantellare la rosa di Berlino; e questo nessuno lo vuole. Se, però, Pirlo non ha più le motivazioni e vuole andare in pensione in America, se Tevez ha nostalgia di casa e se arrivano 70-80 milioni per Pogba non si può fare diversamente. Non vorremmo essere nei panni di Marotta, stavolta. Il rischio di incartarsi è elevatissimo e la certezza che chi arriverà farà bene come hanno fatto bene gli eroi di questa stagione non è scontato. Ad esempio, siamo tutti certi che Dybala avrà lo stesso impatto che ha avuto Tevez nella Juventus, se lui dovessere essere l'erede designato? Non credo!
Il Napoli è ad una svolta. De Laurentiis cambia tutto e tutti dopo il fallimento di questa stagione. Dall'internazionale Benitez, a Sarri il napoletano. Dal giovane Bigon, probabilmente si passa alla rivelazione del Carpi, Cristiano Giuntoli. Analizziamo pro e contro della vicenda. Non vogliamo contraddirci perché, per mesi, abbiamo sostenuto che Inzaghi non potesse passare dagli allievi del Milan alla prima squadra in soli due anni, sbandieriamo ai 7 venti l'importanza della gavetta e poi Sarri firma a Napoli e ci lamentiamo? No! Sarri è l'emblema della gavetta. Ottimo conoscitore e studioso di calcio, idee innovative, un credo unico e con tanta polvere mangiata sui campi di provincia. E' arrivata, finalmente, l'occasione della vita. Anche economica. Dai 400.000 euro di Empoli passa al milione e mezzo di Napoli. Lavora benissimo con i giovani e qui potremmo avere dei dubbi sulla gestione di eventuali big nello spogliatoio. Se siamo certi che, con Sarri, Gabbiadini esploderà ulteriormente, nutriamo dubbi su altri calciatori. Così come portare un big europeo a Napoli, con Sarri in panchina, potrebbe essere più complicato se ci si trovasse di fronte lo snob di turno. Ma ce ne frega. Il vero problema credo sia uno: De Laurentiis è il primo che non crede in Sarri. Lo dimostrano i fatti, non le chiacchiere. Se prendi un allenatore e gli fai firmare un contratto di un anno, con opzione sul secondo da esercitare da parte della società, significa che se le cose, malauguratamente, non dovessero andare bene, impieghi un minuto a dargli un calcio e a spedirlo a casa. Detto così è brutto ma un allenatore in scadenza in uno spogliatoio come quello del Napoli rischia di diventare facile preda di tigri e leoni. Non c'è un progetto che ruota attorno a Sarri e non c'è neanche la convinzione che sia arrivato quell'allenatore capace di farti vincere quello che Benitez non ti ha fatto vincere. Se il Presidente avesse creduto realmente in Sarri, non sarebbe andato prima in Spagna a fare giri turistici e gli avrebbe fatto firmare, almeno, un biennale con opzione sul terzo anno. Il primo colpo De Laurentiis, però, già l'ha fatto: liberarsi di Riccardo Bigon. Il Direttore Sportivo che a Napoli non ha lasciato alcun segno. Zero in tutto. L'abitudine da team manager di andare in panchina, poche partite viste in giro per l'Italia e per il mondo e l'opportunismo di legarsi agli allenatori in base alla loro presenza a Napoli. Si fa, in queste ore, il nome di Cristiano Giuntoli, artefice del miracolo Carpi. Anche qui due considerazioni, tra pro e contro. Giuntoli è un grandissimo Direttore Sportivo. Un lavoratore che riesce a fare ottime squadre con 4 soldi. Direttore aziendalista, talmente preparato che potrebbe tranquillamente sedere in panchina al fianco del Mister. Al contrario di Bigon, Giuntoli è sempre sul pezzo, grande gavetta e vede almeno 50 partite a settimana, di cui una ventina dal vivo. Lo trovi su tutti i campi, conosce calciatori di serie D e Lega Pro come noi comuni mortali conosciamo Messi e Cristiano Ronaldo. Il dubbio su Giuntoli potrebbe essere uno soltanto: finora, per le società che ha gestito, doveva conoscere mercati secondari, in così poco tempo riuscirà a prendere immediatamente confidenza con il mercato internazionale che serve al Napoli? Questa potrebbe essere l'unica perplessità ma sul Direttore e sulla persona, De Laurentiis ci ha visto benissimo.
Premesso che voi tutti sapete il mestiere che facciamo (i giornalisti e non i giudici) proviamo a mettere becco in casa Genoa. L'allarme non è suonato e se è suonato non l'ha sentito neanche il vicino di casa. Enrico Preziosi dovrebbe uscire allo scoperto e Lega, Figc e Aic prima di contare i morti dovrebbero provare ad evitare altre stragi. Non sappiamo se la situazione economica del Genoa sia paragonabile a quella del Parma ma anche qui abbiamo un metodo di gestione particolare, anche qui abbiamo troppi tesserati tra Genoa e in giro per l'Italia, anche qui c'è un passato fatto di valigette, retrocessioni e tesserati coinvolti nel calcioscommesse. Tavecchio dove sei? Non venire poi a novembre a bussare al fondo di solidarietà. Spiegaci oggi perché il Genoa per il calcio italiano è in regola e per la Uefa no. Spiegaci Casamassima della Co.Vi.Soc. che funzione ha e soprattutto indicaci ad inizio stagione quale può essere l'obiettivo massimo di un club italiano. Assurdo scoprire alla fine del campionato, dopo gioie e vittorie, che anche se ho vinto e raggiunto l'obiettivo non posso partecipare alla competizione europea. Di questo passo il campionato del Genoa rischia di non avere alcun significato, basta salvarsi e poi champagne e fragoline per tutti. Questo genera un circolo vizioso pericolosissimo. Facciamo un esempio sulla prossima annata. Il Genoa, a fine febbraio, ha già superato quota 40 punti e sa che in Europa non potrà andarci se non risolve prima tutti i suoi problemi. Cosa farà il Genoa quando affronterà squadre in corsa per la Champions o per la salvezza? Si falsano i campionati e con un precedente così Preziosi dovrebbe dare delle spiegazioni. Non a noi che contiamo come il due di picche ma alle Istituzioni, ai tifosi, al Sindaco di Genova, a Tavecchio e a tutta la Lega Calcio. Preziosi faccia meno l'arrogante e sia chiaro con quello che sta succedendo a Genova.
Infine spazio alla serie B. Dopo Varese, Brescia e Cittadella retrocede un'altra squadra del Nord: l'Entella che pareggia due volte con il Modena e dopo un solo anno saluta la B. Siamo meravigliati di questa retrocessione, assolutamente evitabile. La proprietà è forte e i dirigenti non sprovveduti. C'è da dire che hanno commesso una marea di errori, allestendo una squadra fatta da calciatori esperti ma quasi tutti sul viale del tramonto, strapagati e con la pancia piena. In B sono sempre meno gli allenatori che vincono giocando con il tridente offensivo. Marino a Vicenza un'eccezione ma già a Pescara ne uscì con le ossa rotte. Esonerare Prina per prendere un altro con le stesse idee di gioco è stato un autogol decisivo, poi puntare su uno come Aglietti è stata la retrocessione certificata al momento della firma del contratto. Alfredo Aglietti parla tanto ma basterebbe vedere il suo curriculum per rendersi conto della pochezza di questo allenatore, presuntuoso e minimamente aziendalista. Con l'Empoli di Tavano e Maccarone si è salvato ai play-out al 125' della gara di ritorno contro il Vicenza, altrimenti sarebbe finito in C con una squadra che, con Sarri, due anni dopo (quindi di due anni più vecchia) ha vinto il campionato ed è stata promossa in serie A. Arriva a Novara in corsa e perde i play off. Tutti credevano che il segreto fosse lui, per poi capire con il tempo che Aglietti era un bluff e quel Novara volò grazie agli acquisti di Giaretta: Seferovic e Bruno Fernandes. Tre anni di contratto a Novara e in 10 mesi retrocede, anche qui al play out, con una squadra che aveva il terzo tetto ingaggi della serie B: Gonzalez (quest'anno promosso), Lazzari (play off a Pescara), Pesce (promosso), Perticone (salvezza a Trapani), Sansovini (play off a Pescara), Marianini (ha smesso), Crescenzi (play off a Perugia) e tanti altri... Talmente furbo che quest'anno - scelto da Giuntoli per guidare il Carpi - rifiutò perché i soldi offerti erano pochi. Fate voi. Poi la chiamata/suicidio dell'Entella ma a Superbi dissi: se vuoi retrocedere prendi Aglietti. Mi ha dato retta. L'Entella non funzionava con il 4-3-3 di Prina e lui inghiottito dalla sua presunzione non si è posto il problema che quei calciatori non fossero adatti per quel modulo e ha creduto, invece, che il problema fosse Prina e con lui sarebbe cambiato tutto. E' andata come peggio non poteva. Aglietti non sa gestire le difficoltà e fa il duro per nascondere le sue debolezze e lacune tecniche oggettive. Chi vuole provare l'ebbrezza della retrocessione, da oggi, sa a chi rivolgersi.

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