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SONDAGGIO
Gagliardini-Inter, è il nome giusto per completare la squadra di Pioli?
  Sì, al centrocampo nerazzurro servono qualità come le sue
  No, non è ha il physique du role per giocare all'Inter
  Sì, pescare tra i migliori giovani italiani è la via giusta
  No, il prezzo chiesto dall'Atalanta è assolutamente fuori mercato
  La Juve alla fine avrà la meglio

TMW Mob
Editoriale

Juve: Dybala-Allan ma il vero obiettivo di Allegri è un fantasista... inedito! Le parole di Berlusconi nascondono sorprese sul futuro "italiano" del Milan: ecco cosa succede. Inter, in arrivo un regalo "esterno". Napoli, De Laurentiis cambia tutto

Nato a Milano il 3/7/1978, laureato in Scienze ambientali presso l'Università dell'Insubria di Como, da ottobre 2008 è Capo Servizio Sport presso il quotidiano "Libero". Opinionista Rai, TeleLombardia e Sportitalia
12.05.2015 16.03 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 140520 volte
© foto di Federico De Luca

Ciao. Sono in volo. Vado nell'Alberta, che non è un modo gentile per dire che voglio fare porcherie con una tizia dal nome birichino, ma una regione del Canada tra il nulla e il niente. Ci rimarrò 48 ore esatte, il tempo di dire "Topoli Canada", poi tornerò a Milano. Se vi serve una di quelle utilissime boccette di vetro con dentro la neve, fate sapere entro oggi pomeriggio (Twitter: @FBiasin). Trattasi di roba di lavoro, praticamente mi attendono a Calgary per intervistare la fidanzata dell'Uomo Ragno. Giuro che non sono immerso in una tazza di chetamina, produrrò prove tipo mega selfoni galattici con la sciura Kirsten Dunst o come si scrive. Non mi sento di azzardare altro approccio del genere "mani sul culo": temo la possibile incazzatura dell'aracnide che, tra l'altro, non potrei affatto biasimare.
Al momento ho le chiappe ben assestate a quota diecimila metri e, come sempre, anche questa volta ha stravinto il sig. Murphy, quello della nota Legge: "Se una cosa può andare storta, lo farà". Per dire, nel viaggio verso l'Alberta davanti a me poteva sedersi un profumiere, meglio ancora un bel figone, invece no, per la gioia mia e del mio collega, la poltrona è invasa da un essere corpulento e soprattutto capace di emanare odori del genere "terzo giorno in Interrail". Solo chi ha vissuto il tipico viaggio adolescenziale sa di che genere di effluvi stiamo parlando, un mix letale di fetori rarissimi e causa di nuove e misteriose domande che affliggono la specie umana: da dove veniamo? Dove andiamo? Perché c'è ancora della gente che non ha scoperto i deodoranti 24h da 1,99 a stick? Mistero. Vi risparmio ulteriori dettagli, diciamo solo che quelli de "la Compagnia delle Indie" al mio posto avrebbero certamente fatto delle sceneggiate (altra domanda che affligge la specie umana: chemminchia è la Compagnia delle Indie? Una squadra di calcetto di manzi sempre profumati? Esiste davvero? Boh...).
Ok, non divaghiamo. Il pateracchio iniziale serve per chiedere venia a tutti voi se questa settimana sarò sbrigativo e poco preciso (non che di solito...), ma giocoforza non posso fare il mio classico giro di telefonate "dammi-una-notizia-te-prego" (corcazzo chiamo dal Canada).
Mi limito dunque a discutere di quel che ho visto prima del decollo e, soprattutto, prima di finire a due passi dal puzzone. Son partito con Pogba che tornava in campo mostrando discreta forma, col Berlusca che parlava del futuro societario del Milan e scivolava sul palco di Genova (rigore nettissimo, a mio avviso) e con Mancini che diceva "della multa dell'Uefa fottesega, faremo comunque un gran mercato" (diciamo che lui "fottesega" non l'ha detto... ma l'ha certamente pensato).
Partiamo dal Berlusca. Le sue considerazioni sparigliano una volta di più tutta la faccenda Milan. Organi di informazione ci avevano fatto intendere che avrebbe certamente venduto la maggioranza e che, anzi, Mr Bee aveva già concluso l'affare. Poi c'è stato l'annuncio in simultanea con il thai ("trattiamo"), quindi il virgolettato dello stesso Silvio ("tengo la maggioranza"), in seguito il comunicato Fininvest ("il Milan resta saldamente nelle mani di Silvio Berlusconi"), infine le parole di sabato dello stesso patron ("potrei anche vendere ma solo a un soggetto in grado di investire cifre importanti e comunque non a uno come Thohir"). Insomma, tutto e il suo contrario. Nel frattempo c'è chi farnetica di un possibile ritorno di Ibra (siamo alle favole), mentre Inzaghi - con Menez squalificato - porta a casa tre punti assai meritati ai danni della Roma (sarà un caso se in assenza del francese la squadra gira meglio? Forse no).
Chi scrive ha nette sensazioni, le stesse da mesi ormai: Berlusconi non ha
interesse a chiudere con il thailandese, tratta con i cinesi ma è ben lungi dall'ufficializzare un qualsiasi accordo, soprattutto perché gli amici di Pechino difficilmente accetteranno le condizioni imposte dall'attuale patron, ovvero 600 milioni per rilevare il pacchetto di maggioranza e l'impegno a investire nel club una cifra vicina ai 200 milioni a stagione. Un'intenzione nobile quella dell'uomo di Arcore, ma che a queste cifre ci regala ulteriori certezze: il prossimo sarà ancora il Milan del binomio Berlusconi-Galliani con buona pace di chi, anche sabato scorso, ha chiesto espressamente un taglio netto con la gestione recente, in particolare quella tecnico-sportiva. E sarà - parola dello stesso Silvio - un Milan italiano, quello dei Bonaventura, degli El Shaarawy (ma quando torna?), degli Antonelli, dei Montolivo e dei diavoli che arriveranno per sposare la causa "dell'italianità" che fa rima con "di-grano-da-buttare-non-ce-ne-sta". E quindi occhio ai vari Baselli, Okaka, Immobile, oltre ai rientranti Matri e (forse) Saponara.
Sarà un Milan sperimentale e senza Pippo, anche se al momento è difficile stabilire chi lo sostituirà in panchina perché nomi concreti - credete - non ce ne sono. Un Milan che sposerà un progetto nuovo che ha il pregio (finalmente) di potersi chiamare davvero "progetto" ma allo stesso momento porta con se molti interrogativi legati alle pecche antiche e recenti di chi dovrà gestire tutto l'andirivieni di "italianità". E allora il discorso è chiaro: Berlusconi ha ragione quando dice che "l'interista" avrebbe preferito un Abramovich piuttosto che un Thohir, ma lo stesso interista ha accettato di buon grado il cambio di rotta nel momento in cui ha capito che l'alternativa sarebbe stata proseguire con Moratti "senza portafoglio", ovvero l'uomo che ha vinto tanto, speso tantissimo ma che per sua stessa ammissione non aveva più stimoli e possibilità economiche. Per lo stesso motivo i tifosi del Milan ringraziano chi si preoccupa che il club non venga ceduto a faccendieri in cerca di pubblicità, ma sperano che, in attesa del "passaggio", chi resta in plancia possa comunque garantire una gestione meno improvvisata rispetto a quella degli ultimi tre anni. Il piano "Italia" può essere vincente? Forse sì, ma a patto che "Milan all'italiana" non diventi sinonimo di "Milan sperimentale, a costo zero e messo insieme esclusivamente quando il mercato entra nel periodo dei saldi". Altrimenti, pur con tutti i rischi del caso, meglio un "fratello" di Thohir, l'investitore estero che di miliardi certamente non ne regala, ma magari prova a spenderli meglio. Sarebbe già un bel passo avanti.

Poi ci sono gli "altri", quelli che qualche anno fa stavano molto peggio del Milan e ora stanno meglio di tutti proprio grazie alle idee e alla buona amministrazione. Trattasi della Juve che domani proverà di nuovo a fare toc-toc sul popò di Carletto, mister in difficoltà. Totalmente inutile e un filo arrogante azzardare pronostici del genere "io so che finirà 6-7! Me l'ha detto il Divino Otelma!", più saggio far notare che a prescindere da come andrà al Bernabeu la Signora avrà comunque di che bearsi. La quota "premi in coppa" sfiora i 90 milioni; il mercato è già impostato e ha i volti di Dybala (in settimana si chiude) e - più complicato ma affatto impossibile - Cavani; Pogba salvo offerte "senza senso" resterà ancora un'altra stagione soprattutto perché lo desidera (e comunque di telefonate concrete a casa Marotta ancora non ne sono arrivate), infine Allegri lavorerà per la vera rivoluzione della prossima stagione, quella tattica: la Juve avrà il suo fantasista per richiesta esplicita del tecnico, così che si possa ragionare su una squadra "diversa", in grado di fare a meno di Pirlo - possibile partente - e che sposti il suo fulcro dieci metri più avanti. Le domande da un miliardo sono: 1) chi è codesto fantasista? 2) Chi entra in rosa per sostituire (in caso di addio) o affiancare (dovesse decidere di restare) Pirlo? Per la prima qualunque risposta sarebbe un azzardo ma sappiamo che i dirigenti ci stanno lavorando in gran segreto. Non abbiamo certezze, ma la lista è ristretta: Pastore o Oscar (ma solo se non arriva Cavani) per puntare subito alla grande coppa; Praet (Anderlecht, classe '94) o Fekir (22enne del Lione) per tentare un nuovo "colpo Pogba". Per la seconda questione pare che nell'universo bianconero stiano crescendo a dismisura gli estimatori di Allan, già vicinissimo all'Inter a gennaio e ora nel limbo dei giocatori destinati a cambiare casacca in quanto fortissimi, ma ancora in attesa di conoscere la rispettiva destinazione. Come dire: in serie A la forbice tra campioni d'Italia e resto del mondo rischia di allargarsi a dismisura.
Bene. Infine sono atterrato. La prima cosa che ho letto una volta presa la connessione è stata "Berisha para rigore a Icardi. Pirla. Tu, non Icardi", messaggio scritto su WhatsApp da due amici in contemporanea. Ho pensato: "Si son messi d'accordo per farmi lo scherzone". Era vero. Poi Hernanes ha completato la sua doppietta e si è tolto qualche sassolino per tirarlo sul capoccione di Lotito. Il quesito però è sempre il solito: cosa farà l'Inter sul mercato? E Yaya? E Tutu? E Zazà? Come sta Zazà? Eh? Ha ragione Silvio? Thohir non spenderà niente o l'indonesiano stupirà tutti con acquisti mirabolanti? Come spesso accade la verità sta nel mezzo: non arriveranno giocatori da 5 e più milioni di ingaggio a stagione (lo sa anche Mancini), ne arriveranno altri nell'ottica del "meglio spendere qualche soldo in più nel cartellino che nell'ingaggio". Ad Ausilio è stato chiesto di organizzare un mercato a costo zero: si spende quello che si incassa (i giocatori in uscita sono attorno alla decina). In entrata - con Allan più bianconero che nerazzurro - torna di moda l'altro udinese, il "pendolino" Widmer, corteggiato anche dal Napoli che, però, al momento è bloccato sul mercato dal solito caso Benitez. Eventuali "regali" di Thohir extra budget, invece, saranno decisi dal patron stesso in corso d'opera se dovessero materializzarsi le classiche "opportunità" (e vai a capire cosa significa). Intanto - in maniera decisamente rocambolesca - è arrivata la vittoria di Roma che non avvicina i nerazzurri all'Europa League ma spazza via dal cervello di tanti l'idea balzana che una squadra possa scendere in campo per non andare scientemente in coppa "perché non le conviene". Roba da matti.

Leggo anche della faccenda Higuain. Non ho visto e non mi esprimo, parleranno il giudice sportivo e - si spera - gli azzurri anche se in silenzio stampa. A Napoli come detto comunque i problemi sono altri. De Laurentiis si è stufato di aspettare Benitez (che a sua volta attende telefonate da Liverpool), ma sopporta i continui rinvii solo per mere questioni legate alla possibile qualificazione alla finale di Europa League. Il pari col Parma paradossalmente ha avvicinato la zona Champions, ma ormai è chiaro a tutti che l'obiettivo è tentare il filotto vincendo il trofeo (coppa+qualificazione). Se le cose dovessero andar male il rischio è quello della rivoluzione, coi probabili addii di Higuain e Callejon e - anche in questo caso - una squadra più "italiana", un allenatore di polso (Mihajlovic) e Gabbiadini finalmente titolare inamovibile. Tra i possibili colpi in lista più facile il ritorno di Reina che l'arrivo di Diego Lopez, mentre per Valdifiori siamo ai dettagli.
Bene, non so dalle vostre parti ma qui nevica. Anzi, c'è proprio una bufera. Sul mio Facebook, strafatto dal fuso orario, farnetico col mio "caro diario".

Caro diario, qui Calgary. No Cagliari, Calgary. Tipo che da te sono le 6 del mattino e qui le 22. Sono appena arrivato. Guardo l'hockey al pub col mio amico ubriacone qua davanti e con il "panza" canadese. Sono tutti composti, anche l'ubriacone. Ci sono i grattacieli che sembrano appena passati col Glassex. Tutti sono gentili. C'è il verde. Son qui da cinque ore e non ho sentito lo straccio di un vaffanculo. Ai semafori automobilisti e pedoni si fermano al verde per questioni di gentilezza: "passi lei geometra" "no la prego commendatore, passi prima lei". E diventa rosso. Nessuno fa polemica. Neanche il "panza". E la sua squadra sta perdendo di brutto: cazzo, "panza", indignati, quantomeno reclama un moviolone! E invece niente, tace bel sereno.

Caro diario, diciamolo, che bello il calcio con tutti i suoi "vaffanculi" e "mortacci tua". E che bella l'Italia, noi che al semaforo passiamo solo col rosso perché col verde è troppo facile e ci sentiamo tanto soli se almeno una volta al giorno non ci urliamo l'un l'altro "tua mamma maiala!". Ah, l'Italia, che gran Paese... Ciao.

(Twitter: @FBiasin)


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