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SONDAGGIO
Gagliardini-Inter, è il nome giusto per completare la squadra di Pioli?
  Sì, al centrocampo nerazzurro servono qualità come le sue
  No, non è ha il physique du role per giocare all'Inter
  Sì, pescare tra i migliori giovani italiani è la via giusta
  No, il prezzo chiesto dall'Atalanta è assolutamente fuori mercato
  La Juve alla fine avrà la meglio

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Editoriale

Juve e la volpe Agnelli: le parole su Pogba sono in accordo con Allegri! Mancini e la clamorosa partitella-verità dell'Inter (occhio al sorpasso su Salah). Milan: due nuove pedine nella lista di Miha

Nato a Milano il 3/7/1978, laureato in Scienze ambientali presso l'Università dell'Insubria di Como, da ottobre 2008 è Capo Servizio Sport presso il quotidiano "Libero". Opinionista Rai, TeleLombardia e Sportitalia
07.07.2015 07.12 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 151599 volte
Juve e la volpe Agnelli: le parole su Pogba sono in accordo con Allegri! Mancini e la clamorosa partitella-verità dell'Inter (occhio al sorpasso su Salah). Milan: due nuove pedine nella lista di Miha

Ciao. Venerdì ho compiuto gli anni. Tanti auguri ammè. Ne parlo a fine editoriale. Non qui. Alla fine. E sapete perché? Perché fa caldo. E il caldo rallenta tutto. Anche la voglia di scrivere. Per questo le frasi sono corte. Per il caldo. Per non far sudare i polpastrelli. Godono solo i gelatai. Infami. Un cono fiordilatte, nocciotella e pistacchione a tre euro e cinquanta. Più un euro se vuoi la panna montata. Ma siamo matti? Mica voglio la piantagione dei pistacchi, voglio una pallina. Che poi i pistacchi hanno la piantagione? Boh. Esiste la pianta di pistacchi? Io mica lo so. Che ignoranza. Che schifo. Che caldo. Fa talmente caldo che quelli di Studio Aperto hanno voluto esagerare. Non più "Consigliamo agli anziani di bere molta acqua e di non uscire a mezzogiorno col piumino della Monclair" ma un più convincente "consigliamo agli anziani di farla finita. Di bere una tolla d'acqua ragia. Inutile prolungare l'agonia, in ogni caso non ce la farete". Consiglio diverso agli anziani ricchi: "Andate alle Maldive. O a Cervinia. Oppure comprate un condizionatore da ricchi". Ecco, prendete mio nonno. Mio nonno non è ricco. Eppure si è fatto il condizionatore. Dice lui: "Grazie a dei soldi che avevo da parte". Il nonno spaccia metanfetamine. Tipo quello di Breaking Bad. O almeno mi piace pensarlo. Comunque, domenica, mosso a pietà, sono andato a trovarlo. Fuori il termometro segnava 38 gradi. Entro in casa. Pareva di stare in Lapponia. Otto gradi. Mio nonno era dentro una specie di saccapppelo rosso. Con una barba posticcia avrebbe vinto il rinomato "Premio Santa Claus" per nonni che somigliano a Babbo Natale. Lo assegnano al centro commerciale Iper. Il 23 dicembre però. E invece domenica era il 5 luglio. Gli ho spiegato che tra 8 gradi e 38 esistono interessanti vie di mezzo. Mi ha risposto che le vie di mezzo sono per le mezzeseghe. A quel punto mi ha allungato un sacchetto con dei cristalli azzurri. O almeno mi piace pensarlo. Sono uscito. Lo sbalzo mi è costato un mal di gola fotonico. Quindi ho pensato alla telefonata ricevuta una mattina di febbraio. Lui: "Senta, stiamo facendo le promozioni per i condizionatori della Maikin (nome fittizio) le interessa bla bla bla...". E io: "Ascolta bello, pensi che io sia il solito minchione che abbocca?". E lui: "Ma guardi che lo facciamo per voi, ora c'è la promozione, lo sa che il prossimo sarà il luglio più caldo della storia?". E io: "Ma se a luglio dell'anno scorso non c'è stato un giorno di sole! Bello di papà, alla larga lei e il suo logo col cammello...". E lui, minaccioso: "Ci risentiremo". Cosa darei oggi per un Maikin a casa. Ieri ho provato a ricontattarlo. Lui: "Ah, è lei? Come minimo ci vogliono 15 giorni e 3mila euro". E io: "Ma siamo matti? Non ho mica chiesto un cono fiordilatte, nocciotella e pistacchione!". Ha appeso. E quindi eccomi qui. A parlare di mercato. Di Ibra, Pogba e di questi qui che se per caso hanno caldo comprano il Maikin. Io no, ho preso un ventolone "tre velocità" alla Lidl da 9.90. Per carità, il ventolone fa anche il suo dovere. Solo che poi ti svegli la notte alle 5 con la gola secca e un rumore assordante tipo "cling-clang xsccd chh!! ozzio!" e pensi: "Dovevo fare il calciatore. O il nonno".

Parliamo di calcio. Che è meglio. Ieri ha parlato Andrea Agnelli. Con lui c'era Marchisio. Avevano facce riposate. Evidentemente hanno il Maikin. Andrea Agnelli ha sorpreso tutti con la storia di Pogba che non è incedibile, almeno fino a fine mercato. Sapete che c'è? Questa e l'ennesima prova che il francese non se ne andrà. Oppure sì, andrà via, ma solo in presenza di un'offerta da cento (e più) milioni. Agnelli ha fatto bene a non chiudere, a giocare a carte scoperte: se si creerà l'asta bene, altrimenti tanti saluti a tutti e arrivederci all'anno prossimo.
Il messaggio era probabilmente indirizzato anche a chi vorrebbe portare Vidal a Madrid. Il senso è: "Volete Arturo? Volete il fresco vincitore della Copa America? Lo volete? Allora evitate di avanzare proposte ridicole". Per carità, nulla di ufficiale, ma solo leggere che Vidal potrebbe lasciare Torino per meno di 30 milioni fa sorridere. Soprattutto nell'estate dei prezzi pazzi. Ecco, Vidal. Per il cileno l'offerta giusta potrebbe arrivare, ma non sarebbe un dramma. Allegri, fresco di rinnovo, ha le idee chiarissime: vuole fare il lifting alla Signora, puntava tutto su Marchisio e l'ha fatto blindare, pretende un trequartista e lo avrà. Il nome è sempre lo stesso, Oscar, che è giovane, "di ruolo" e però costa parecchi quattrini. Tocca aspettare, ma Marotta non ha fretta, anzi, per lui "il mercato è chiuso". Non credetegli, fa solo il suo mestiere. E lo fa bene.

Oltre all'afa e alla questione greca, l'altra faccenda che ha segnato il fine settimana si intitola "Panerai e la twittata anti-Inter". Panerai è un dirigente della Fiorentina. Evidentemente pure lui domenica aveva molto caldo. Si è lasciato andare a considerazioni piuttosto esagerate: "Inter da retrocessione! Platini fai qualcosa! Interveniamo! Dove prende i soldi l'Inter? Le Caiman! ecc ecc". Il tutto a margine del caso Salah. Questo l'assunto di Panerai e di chi la pensa come lui: "Siccome l'egiziano ha detto no ai viola è chiaro che c'è qualcuno che sta tramando alle spalle: l'Inter!". E infatti giovedì Salah sarà in ritiro con il Chelsea, che poi è il suo club di appartenenza. Per capirci: è probabile che Ausilio - così come altri direttori sportivi - abbia sondato le volontà del giocatore, ma in ogni caso gli interessati dovranno trattare con lo zio Abramovich. Trattasi di atteggiamento scorretto? Forse, come il 90% delle operazioni di mercato del resto. Viceversa come puoi far sapere a un terzino o a un bomberone che sei interessato alle sue prestazioni? Con i segnali di fumo? Con l'alfabeto farfallino? La verità è che la Fiorentina si è fidata troppo di un giocatore che - comportandosi non benissimo - ha subdolamente rimandato ogni tipo di risposta. Si è tenuto il classico "portone aperto" in attesa di capire se finirà in nerazzurro o alla Roma (destinazioni più probabili). Tutto questo giustifica il peana di Panerai (che tra l'altro come fa notare Nicola Savino "ha ancora l'uovo su Twitter")? No.

E infatti l'Inter ha fermamente replicato per far capire che "indonesiano" non è sinonimo di "pungiball", anzi. E Della Valle ha preso le distanze. Totale: dopo le sparate di Pablo Dana e quelle di Panerai è chiaro che questo è/sarà il primo, vero, pericolosissimo "mercato twittarolo".
Nel frattempo Mancini zompetta con i nerazzurri a Brunico: ieri nel corso della partitella "titolari contro riserve" ha tenuto i vari Santon, Shaqiri, Vidic e Andreolli nella squadra B. Cosa avrà voluto dire: A) "Voglio semplicemente confondere le acque ma voglio bene a tutti". B) "Trovatevi una squadra o domani vi mando a raccogliere le margherite". Propendiamo per la B, anche se per Ausilio non sarà affatto facile realizzare la combinazione "trovo una squadra che vada bene agli interessati e contemporaneamente incasso la cifra che abbiamo in testa". La certezza è che il mercato nerazzurro è nella fase ibrida: si completano gli acquisti (Perisic più di Jovetic, Mario Suarez più di Felipe Melo, infine un attaccante a basso costo come vice-Icardi), si inizia a tagliare per rientrare nel "Piano Tavecchio" (rose di 25 con 4 giocatori costruiti "in casa" e altri 4 cresciuti in Italia, a partire dal 2016. Al momento sono in regola solo Bologna e Sassuolo).

Quindi il Milan. Ammettiamo, da quando è iniziato il mercato ci ritroviamo a scrivere a settimane alterne. Una volta "quanto è brutto il Milan, quanto non sono capaci i suoi dirigenti", quella dopo "ma che bel Milan! Va che bravo Galliani". Come spesso capita la verità sta nel mezzo. Da inizio mercato abbiamo solo una certezza: il Diavolo ha quattrini da spendere. E tanti. Il mercato non terminerà con l'arrivo di Josè Mauri (ottimo innesto), Ibra è più di un sogno ma destinato a realizzarsi più avanti. Resta solo da accontentare Mihajlovic, felice di avere una rosa più che buona dalla trequarti in su, ma in attesa di capire se Galliani lo accontenterà a centrocampo e in difesa. Manca un centrale che possa dare una mano a De Jong, serve una certezza da piazzare davanti a Lopez. In settimana ci siamo permessi di sottolineare che Galliani, con il grano a disposizione, resta sempre tra i più bravi (quando sei squattrinato devi essere un fenomeno a spendere quel poco che hai, quando hai il portafoglio pieno devi saper spendere bene): confermiamo, anche se siamo convinti che se si facesse affiancare o scegliesse un direttore sportivo di livello potrebbe solo fare meglio. Lo farà? No, non lo farà.

Prima di chiudere inauguriamo l'angolo dei saluti, una rubrica assolutamente originale che ho inventato io. Questa settimana l'angolo è dedicato a Paolo Riva e a quei minchioni de "La Cabala", gruppo di ragazzi che si definiscono "Padoindipendenti". Si descrivono così: "Siamo universitari a Milano e abbiamo due dei: il Pado ed Evra. Tutto gira su di loro. Vietato insultarli/lasciarli in panchina. Quindi se Evra non gioca, Pogba è Evra. Grande importanza viene data alla finestra che deve restare aperta fino al 17esimo del primo tempo, anche se nevica. Insomma siamo venti stronzi che ogni partita prendono mille birre e mille infarti ogni volta che Chiellini la passa di destro. L'unica volta che abbiamo cambiato usanze è stato il 6 giugno, il resto è storia". Non potevo non citarli anche perché hanno promesso svariati giri di liquorame offerti.

E ora per la serie "totale delirio di onnipotenza" ecco a voi "Quando bere era più facile: riflessioni di una certa importanza che ti prendono il giorno del tuo compleanno" (pubblicata venerdì su Facebook).

Oggi è il mio compleanno
Una volta bevevo. Non solo al mio compleanno, abbastanza spesso.
Per carità, mica una roba da fuori di testa, diciamo che era utile per combattere la timidezza. O la noia. O entrambe.
Che poi il problema non era l'alcol - siam mica qui a "moralizzare" - semmai l'incoscienza legata all'assenza di vil danaro. In effetti si beveva in modo totalmente sconclusionato: birra, birra sgasata, gintonic, amaro Braulio, vodkatonic, lemongintonic, cubalibre, tonicgincuba, birra "Desperados" che mi pare avesse dentro della tequila a comporre un mix micidiale, B52 che era una roba parecchio infiammabile e quindi malsana, amaro Unicum, prosecco, tris di DuDemon comprate alla Standa "perché è birra ma ha la gradazione del cherosene e quindi compriamone e beviamone tutti".
A volte, ma solo se eravamo fortunati e la nonna ci aveva dato la mancia "per prendere il gelato", tutti questi rosoli riuscivamo a berli in un'unica serata birbantella. Il tutto alla faccia dei più saggi, quelli che "l'importante è non mischiare". L'ammonizione era da noi vissuta come un tentativo di tarparci le ali e, quindi, annegato in un mix di caffècorretti e negroni (il noto cocktail tripartito e assai ambito perché "non lo possono allungare con l'acqua" e ti sbronza molto. Ma poi il barista ti fotteva con il ghiaccio).
>> La mancanza di palanche abbassava parecchio le nostre pretese e con esse la nostra dignità di uomini: il gin non era gin, spesso era "gynn"; quanto al rum bramavamo il mediocre Havana, ma poi il barista ti diceva "Havana 3 o 7?". E tu: "Cosa cambia?". E lui: "L'Havana 7 costa tre euro in più". E tu: "Mi dia l'Havana zero". A quel punto comparivano bottiglie proibite, tenute sotto banco, ampolle dal colore marrone intenso che tu pensavi "ueilla che rummone della madonna", ma poi lo versavano e ti rendevi conto che l'intruglio era curiosamente verde-stagno e in piccolo sull'etichetta c'era scritto "bevanda al gusto di rum". L'effetto acetone era immediato.
A pensarci adesso trattavasi di involontari tentativi di suicidio. Tra l'altro era il periodo del "vale tutto", antecedente a quello attuale in cui trionfano slogan del genere "la sicurezza sulle strade è più importante della vita stessa". E quindi te ne sbattevi fino all'azzardo di guidare sulla statale a 110 munito del cappellino di Homer (quello con le due birre e la doppia cannuccia). Ma questa è un'altra storia.
Durante la "serata tipo" la possibilità di conoscere esseri con una minima parvenza femminile passavano dall'improbabile all'impossibile mano-mano che saliva il tasso alcolico. Ore 20: "me la faccio". Ore 21: "la limono". Ore 22: "le tocco il culo". Ore 23: "fa la figa ma è chiaro che ci sta. Me la faccio domani". Ore24: "Troia". Ore 25: goliardate tra amici tipo strizzarsi le palle a sorpresa come Benigni con Baudo ad un Sanremo di qualche anno fa. Ore 1000: oblio.
Il risveglio dopo l'oblio era uguale per tutti: "Non mi ricordo cos'è successo". Chiamavi l'amico tuo: "Ho fatto figure di merda?". Lui: "Non mi pare. Io?". Tu: "Non mi pare". Poi controllavi il cellulare e avevi fatto la cazzata, tipo spedire l'sms patetico alle 3 del mattino a quella che "non le scriverò mai più, giuro". Messaggio tipo: "Ciao Franceschina, lo so, non dovrei scriverti ora che stai con Enzo ma bla bla bla cuore e amore e bla bla bla come te nessuno mai". E lei: "Guarda che ho sentito che alle ore 24 precise mi hai dato della troia". Cose così.
In compenso la sera successiva potevi ricominciare a bere. E il giorno dopo bene o male stavi in piedi.
E veniamo al punto: vent'anni dopo non va così, magari bevi meglio, ti fai lo sprizzino reale, ti concedi il "Gin Mare" da ricchi con le bacche di ginepro e il ramoscello di rosmarino. Eppure il giorno dopo non ce la fai, arranchi, hai una nausea ancestrale, il mal di vivere, ti svegli con una sete fetente tipo deserto del Sinai, dici a te stesso "smettila di bere coglione", quindi prendi due Oki ma ti fanno appena il solletico al cervello. Poi controlli il cellulare: "Oh cazzo...". Ma in realtà non mandi più neanche l'sms accazzo, è un bere fine a se stesso, praticamente inutile.
Ecco perché questa sera per ringraziare tutti voi che vi siete ricordati del mio misero compleanno (grazie, grazie, grazie) annuncio una grande, grandissima novità: smetto di bere? Mi ritiro? Divento vecchio? Giammai! Stasera brevetto il GinOkiTonic. E vediamo chi la spunta.
Tanto vi dovevo. E ancora grazie. (twitter: @FBiasin).


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