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Juve, ecco cosa potevi fare per non uscire col Bayern. Essere eliminati e godere ricorda Tafazzi. Ma Collina ce l'ha con l'Italia...

Giornalista professionista e scrittore, editorialista del Quotidiano Sportivo che ha rifondato e diretto per cinque anni. Opinionista radio e tv. Twitter @EnzoBucchioni
18.03.2016 07.34 di Enzo Bucchioni   articolo letto 60560 volte
© foto di Federico De Luca

Una incredibile, contagiosa, sindrome Tafazzi ha contagiato i tifosi italiani. Dopo i romanisti che hanno goduto per l'eliminazione con il Real, l'altra sera i bianconeri erano euforici dopo il ko con il Bayern.

I titoli dei giornali hanno contribuito ad alimentare la sensazione che Roma e Juventus siano state eliminate per caso o per colpa dell'arbitro e il divario tra le grandi d'Europa è ormai colmato. Perfino Buffon per il quale nutro una stima incondizionata come uomo e come giocatore, perfino affetto per averlo visto debuttare in azzurro nel gelo di Mosca nel 1997 e poi seguito tutta la sua straordinaria carriera, pensa che in Europa oggi solo il Barcellona sia più forte della Juve.

Purtroppo non è così. Ma non lo dico io, lo dicono i fatti, lo dicono il gioco e la mentalità.

Mi dispiace che la Juve sia uscita. Avrei voluto vederla in finale a San Siro, magari alzare il trofeo. Come non godo per tutte le altre italiane uscite prima del tempo, Lazio compresa. Era dal 2001 che non succedeva, è una Caporetto per il calcio italiano. Anche su questo bisognerebbe riflettere. E invece, purtroppo, qualche buona prestazione rischia di essere soltanto una foglia di fico per un movimento calcistico allo sbando, guidato da incompetenti o da conservatori poco illuminati. Aspetto sempre l'intervento di Malagò e del Governo, ma questo è un discorso lungo.

Torno più volentieri sulla Juventus che ha scatenato il dibattito alimentato da Sacchi prima e da Bergomi dopo, già a seguit del 2 a 2 casalingo con il Bayern.

La domanda è banale: si può essere contenti della Juve che ha lottato in certi momenti alla pari con il Bayern, ma alla fine è stata eliminata? La risposta normale e altrettanto banale dovrebbe essere una e una soltanto: no.

Al posto della soddisfazione inutile manifestata dopo una eliminazione, come ha detto giustamente Spalletti, il modo sano di ragionare per crescere dovrebbe essere un altro.

Una grande società e una grande squadra come la Juventus dovrebbero capire come mai quest'anno sono finiti fuori agli ottavi dopo aver giocato la finale pochi mesi fa, e dove hanno sbagliato, per correggere gli errori e migliorare.

Dire che la Juventus ha preparato alla grande la sfida di ritorno con il Bayern, che Allegri da abile stratega ha studiato tutte le mosse per neutralizzare i rivali, che i bianconeri hanno difeso alla grande e sfoderato un contropiede micidiale, non serve a niente. E' una soddisfazione parziale. Inutile.

Il ragionamento per crescere deve essere un altro e sono sicuro che un presidente giovane, abile e intelligente come Andrea Agnelli sta riflettendo su cosa fare, magari battendo anche altre strade diverse dalla tradizione. Da sempre la Juve ha giocato con carattere, cuore e determinazione pari a nessuno. Sono queste le sue qualità storiche. Da sempre la Juve sa difendere come pochi e la sua arma migliore è tradizionalmente il contropiede. O ripartenza. Queste qualità non bastano più, altrimenti i bianconeri sarebbero ancora in gioco in Champions.

Allargo il discorso. In Italia la Juventus è la società più strutturata. E' stata la prima (ora sono due con l'Udinese) ad avere uno stadio moderno, di proprietà, che frutta dal punto di vista economico e sportivo. Ha lavorato come poche altre sul marketing, sul merchandising, sulle enormi possibilità che un brand noto nel mondo come la Juventus può offrire. Sta lavorando benissimo nello scouting anche alla ricerca dei giovani italiani e ne ha già comprati diversi.

Nei dieci anni dopo Calciopoli, ripartendo dalla serie B e sportivamente da zero, a livello società i bianconeri hanno fatto più che nei trent'anni precedenti. Ora hanno organizzazione e management a livello europeo.

Purtroppo, e questo dovrebbero ammetterlo anche tutti i tifosi più ciechi, il gioco dei bianconeri non è così evoluto. Questo è l'ultimo scalino da salire, il divario da colmare, secondo me, per porsi definitivamente all'altezza dei più grandi club d'Europa che anche quando non vincono fanno comunque parlare per il loro modo di giocare spettacolare, propositivo, divertente.

Il mondo è cambiato. Anche la Juventus si deve interrogare come mai in Europa, calcisticamente parlando, non ha lo stesso appeal di Arsenal, tanto per dirne una, o di altre che più o meno sono al livello dei bianconeri. La risposta è semplice: per il gioco, per la cultura calcistica.

La Juventus è ancora accostata a un gioco utilitaristico e difensivista e anche se dei progressi sono stati fatti nella gestione della fase difensiva, non è ancora un calcio che piace e diverte. E non può piacere.

L'altra sera con il Bayern c'è stata l'esibizione di una tattica straordinaria. Allegri è bravo a studiare l'avversario, a capire come far giocare la sua squadra a seconda delle circostanze. Detto che i tedeschi hanno giocato il peggior primo tempo che io ricordi a livello internazionale (nella Bundesliga qualche caduta ce l'hanno), la Juve ha giocato con attenzione, intelligenza e grande efficacia. Ma sempre tutti dietro la linea della palla, con l'intenzione di distruggere il calcio dell'avversario, non di imporre il proprio. Intendiamoci, il contropiede non mi fa schifo. L'azione di Morata con gol di Cuadrado è da manuale delle ripartenze, ma questa non può e non deve essere l'unica arma a disposizione di una grande squadra.
Sul due a zero, straordinario, i bianconeri dovevano essere in grado di fare possesso palla, di alzare la linea della difesa e del pressing, dovevano portare a casa il vantaggio usando armi e un gioco diversi per impedire al Bayern di riorganizzarsi.

Era chiaro che la difesa a oltranza alla lunga avrebbe tolto lucidità e concentrazione, l'errore prima o poi doveva capitare. Quando invece hai dalla tua la personalità, la qualità e la voglia di imporre il gioco, puoi giocartela meglio.

Non accuso Allegri, è bravo, anche se la sua cultura è molto italianista. Il passaggio a un gioco più moderno, più europeo, a una squadra che vada in campo per imporsi globalmente e non solo per vincere in qualsiasi modo o sfruttando sfruttare i limiti degli avversari, deve essere una strategia di lavoro, un'idea futuribile.

Il passaggio impone l'acquisto di giocatori più tecnici, una rosa di valore più altro, ma le idee e il coraggio devono essere la molla principale.

Oggi, alla vigilia del varo del campionato europeo per club, la Juventus non può più accontentarsi di dominare in Italia, deve progettare, programmare e costruire un team tecnico e una squadra con una idea tattica diversa che avvicini stabilmente i bianconeri al Real, al Bayern, al Chelsea o al City.

La modernità e la forza della squadra devono viaggiare alla pari con la modernità e la forza del club.

Agnelli deve farsi carico di questo passaggio che è culturale prima che sportivo.

Poi, credetemi, giocando con personalità e una cultura diversi, sarà più facile battere anche il Bayern di turno. Questo passaggio culturale il Bayern l'ha fatto qualche anno fa andando a prendere Guardiola. Non bastava vincere, c'era da alzare il livello del gioco del calcio e l'operazione è ampiamente riuscita. Oggi nel mondo il Bayern è un brand con un valore ben diverso rispetto a qualche (pochi) anno fa.

Se poi a voi basta vincere uno a zero in contropiede nella miglior tradizione. O se godete per aver messo sotto il Bayern per un quarto d'ora all'andata e un tempo al ritorno, prendetemi per pazzo o per bollito, fate finta di non aver letto e non parliamone più.

Tornando alla serata di Monaco, forse Marotta si poteva risparmiare qualche parola, ma resta un fatto incontestabile. Sia all'andata che al ritorno i bianconeri sono stati penalizzati da arbitraggi scadenti e da arbitri (soprattutto il primo) fuori forma. Il gol annullato per fuorigioco inesistente è uno scandalo. Ma non credo al complotto o al potere del Bayern, piuttosto sono state penalizzate un po' tutte le italiane.

Per fortuna che il designatore si chiama Collina. Lo sapete cosa penso, conoscendolo?

Per evitare facili critiche o sospetti, per ingraziarsi politicamente la maggioranza dei paesi europei, per far vedere che tratta l'Italia come tutte le altre nazioni, è più facile che mandi arbitri in forma alle altre piuttosto che alle nostre squadre. Presto diventerà capo degli arbitri mondiali, ormai per lui l'Italia è solo sulla sua carta d'identità.

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