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Juve: il colpo di Marotta e il giorno decisivo di Mister M.! Inter: il "non detto" sul caso-Mancini (per De Boer 2 rinforzi "condivisi"). Milan: le 3 decisioni dei cinesi. Napoli-Icardi: Adl prepara l'ultima offerta ma ha pronto un sontuoso piano B

09.08.2016 16.32 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 185987 volte
© foto di Alessio Alaimo

Sto facendo l'alba a guardare robe olimpiche. Sono un appassionato "da divano" cresciuto a "pane e Franco Bragagna", il noto telecronista Rai. Da ragazzino mettevo il termometro nel pentolone dell'acqua bollente per saltare scuola e guardare le gare in tv. ("Mamma, sto male, guarda il termometro, non mente". Mamma: "In effetti con 84 di febbre è un rischio farti uscire. Tra l'altro il termometro sa di ziti al sugo della Barilla, devi avere un morbo brutto. Stai a casa". Mamma era complice silente).

Oggi seguo tutto, sono un bulimico dello sport, anche di quelli che non capisco o non approvo.

Non capisco il sollevamento pesi, soprattutto quello femminile. Donne sporadicamente baffute alzano pesi superiori al doppio della loro stessa stazza. Non capisco se "il baffo" faccia parte del regolamento o sia un vezzo. Non capisco come possa esistere siffatto dialogo tra bambine che approcciano al mondo dello sport. Bambina A: "Noi andiamo a raccogliere margherite e poi giochiamo a pallavolo, vieni anche tu Giuditta?". "No, io sollevo mia nonna e spero, un giorno, di avere dei baffi tipo sparviero".

Non capisco le discipline a cavallo. O meglio: capisco il salto a ostacoli, meno il dressage, lo "zampettio", quella specialità dell'equitazione secondo la quale un cavallo viene giudicato per il "moonwalk" alla Michael Jackson. Mi immagino giovani puledri che auscultano i discorsi dei loro allevatori. Allevatore: "Allora, a Razzo Tonante facciamo fare il salto a ostacoli, FruFru invece lo indirizziamo al dressage". Poi, nell'intimità della stalla. Razzo Tonante: "Mi spiace Fru Fru, dovrai fare lo zampettio a vita". Fru Fru: "Razzo, ti dirò, meglio il dressage della bresaola". Fru Fru è cavallo assai pragmatico.

Capisco il beach volley. Soprattutto quello femminile.

Non capisco il calcio olimpico, ma di questo vi parlo a fine editoriale.

Precedenza ai temi calcistici. All'Inter e a Roberto Mancini, ormai ex tecnico dei nerazzurri. La cronaca la conoscete già: dopo due mesi di tira e molla, borbottii, frasi dette e non dette, l'Inter cambia guida tecnica a stagione ampiamente iniziata. "Son cose che succedono", si dirà. Neanche per idea. Dirigenza e tecnico avevano il dovere di essere più chiari gli uni con gli altri per evitare di causare un danno al "bene ultimo", ovvero l'Inter stessa. Qui invece ognuno ha pensato ai fatti suoi: il tecnico che aveva promesso "un passo indietro" se non avesse visto totale gradimento da parte dei dirigenti (e invece ha atteso e se ne va con paffuta buonuscita), Thohir e Bolingbroke che intimamente avevano perfetta coscienza di come sarebbe finita la faccenda. Un errore difficile da perdonare, una decisione tardiva e, nonostante tutto, inevitabile. Inutile andare avanti, proseguire, fingere serenità. L'Inter ha buttato via il primo mese di preparazione, probabilmente il più importante, ma quantomeno ha avuto il coraggio di non perseverare nel suo errore.

Arriva Frank De Boer, pupillo di Thohir. Chi spergiura "io so come gioca De Boer" non dice una bugia, ma neppure la verità. Le idee tattiche dell'olandese sono interessanti, il suo 4-3-3 alternabile al 4-2-3-1 è certamente"moderno" e veloce, ma va testato con la dura realtà della serie A. Sul mercato ci sono medie certezze: Luiz Gustavo e Gabigol restano gli obiettivi (il brasiliano in particolare piace tantissimo al nuovo tecnico), ma tocca aspettare. Icardi? La società non cambia idea: il giocatore non si muove per scelta consapevole e - va detto - anche per mancanza di alternative. In ogni caso è tempo che l'argentino e il suo procuratore cambino registro. Basta messaggi social, basta rebus, basta cazzeggio mediatico per arrivare all'aumento: l'Inter non è un video di Rovazzi, l'Inter è una cosa seria.

Le certezze (per fortuna ci sono anche quelle) arrivano dai sorrisi del nuovo allenatore, atterrato a Linate con la faccia di chi è orgoglioso di aver conquistato una delle panchine più gloriose d'Europa. Direte voi "ci mancherebbe". Eppure negli ultimi tempi non era così. Non sono bastati gli acquisti (oltre a Candreva ha chiesto una punta che potesse prendere il posto di Eder) o l'ingaggione, Roberto Mancini voleva di più, voleva continuare a essere "Mancini" nonostante il cambio di proprietà, nonostante gli obiettivi non pienamente raggiunti, nonostante una proposta di rinnovo di contratto che contemplava "onori" solo in caso di "obiettivi raggiunti", nonostante tutto.

Mancini dice addio all'Inter per la seconda volta e lo fa - dicono in molti - senza fare polemiche. È vero, il tweet d'addio è stato "signorile" e la cosa non era affatto scontata, ma la sensazione è che se davvero avesse creduto nella squadra che lui stesso ha costruito (ed è una grande squadra), se avesse scommesso di più sulle sue capacità (e invece il dato di fatto è che "Mancini non si fida di Mancini"), se avesse anteposto al suo voler essere "al centro del sistema Inter" l'Inter stessa, ora probabilmente sarebbe ancora al suo posto.

Mancini lascia l'Inter perché intimamente sa di poterne fare a meno e allora sì, resta l'amarezza... ma è giusto così.

Il Milan dal canto suo può finalmente sorridere. I mesi delle incertezze hanno lasciato spazio a una certezza: i cinesi esistono e hanno intenzioni serie. Chi scrive, nelle ultime settimane ha fatto un passo indietro e se mai ha accennato all'argomento si è preso insulti molteplici (ci stanno, è il gioco delle parti). Tesi 1: "Non ho certezze, ma tutta questa attesa mi fa pensare che i cinesi non esistano". Reazione1: "Stronzo, ti piacerebbe eh?". Tesi 2: "Mi sembra di capire - ma non ho certezze - che qualcosa si stia muovendo". Reazione 2: "Stronzo, hai paura eh?". Cose così.

Ebbene, una telefonata, definiamola "importante" mi ha illuminato la strada e finalmente posso dire di avere certezze. Riassumo: i cinesi esistono. Nel recente passato hanno dato mandato a Galatioto di contattare Fassone poi - per motivi ancora misteriosi - l'advisor è stato "messo da parte". La scorsa settimana il buon Han ha contattato lo stesso Fassone proponendogli di fungere da "controllore" delle cose rossonere (acquisti e cessioni) fino al momento del closing. A quel punto l'ex dirigente di Inter, Napoli e Juve sarà chiamato a rivestire il ruolo dell'amministratore delegato unico con possibilità - tra le altre - di scegliere un direttore sportivo. Nel frattempo il mercato sarà gestito "in collaborazione" e bisognerà capire se prevarrà l'anima Fininvest che non intende concedere liquidità o quella che invece sarebbe disposta ad anticipare quattrini. Il prossimi 20 giorni di mercato diranno la verità, ma il punto è che effettivamente "la Cina" (o meglio, "il governo" cinese) e Berlusconi hanno intenzioni serie: il bene del Milan passa da un inevitabile e profondo rinnovamento.

Quindi la Juve. Il mercato ruota attorno al domandone: chi sostituirà Pogba? Sappiamo di Witsel, sappiamo delle resistenze del presidente Psg su Matuidi ("non si muove"), sappiamo in particolare che Matic resta il preferito nonostante le difficoltà oggettive. La Juve ha il "sì" del giocatore ed è pronta ad offrire 25 milioni al Chelsea. Si attende il confronto (probabilmente già oggi) tra il centrocampista e la dirigenza dei Blues: per convincerlo a non mettersi di traverso le maestranze londinesi dovranno essere molto convincenti.

Per il resto "soliti" complimenti alla "solita" dirigenza bianconera, capace di far digerire l'addio non di un terzinaccio qualunque, ma di Pogba, senza creare particolari dissapori nell'ambiente. Un vero capolavoro.

E il Napoli? I tentativi per Icardi non sono finiti, "scaldati" dall'ultimo e misterioso tweet firmato Wanda. De Laurentiis tornerà alla carica, sa che dall'altra parte il muro resta solido ma è convinto di avere interessanti argomenti per creparlo. In alternativa prepara il piano B: Diego Costa resta una possibilità concreta (alla faccia del piano B...). Poi, forse, un giorno il mondo si accorgerà che Gabbiadini già oggi è un grande, grandissimo attaccante. Ma questo è un altro discorso...

Vi lascio al "calcio olimpico", ovvero a queste poche righe che intendono raccontare l'esperienza di un vero eroe moderno: il portiere delle Isole Fiji (Twitter: FBiasin @ilsensodelgol Mail: ilsensodelgol@gmail.com).

Il portiere delle Isole Fiji è uno stronzone.

Mi rendo conto che sia un modo poco elegante per iniziare un pezzo, ma qui "andiamo a rincarare": lo spirito olimpico è una stronzata.

La prima notte di Giochi, la Rai sforna il pallonaro e sontuoso Isole Fiji-Korea. Il primo tempo è una merda, finisce 1-0 tra un chilo di noia e due etti di obbrobri tecnici. Il secondo è pure peggio: 7-0 per i koreani, che sono delle mezze seghe ma fanno i fighetti contro gli isolani. In porta un tizio del quale non riusciamo a scovare il nome e quindi chiameremo "Franco", uno che chiaramente è il figlio del notaio delle Fiji, o del Questore: senza raccomandazione non si spiega la presenza.
Il portiere delle Isole Fiji è il tipico giocatore scarso che lo vedi in poltrona e pensi: "Ziomannaro, ma io sono meglio di questa pippa!". Nove volte su dieci dici una cazzata, ti sopravvaluti, in questo caso no.

Il portiere delle Isole Fiji esce girato di culo e con gli occhi chiusi. Smanaccia anche se non c'è da smanacciare. Quando lo inquadrano scorgi nei suoi occhi il terrore, l'imbarazzo, lo vedi che vorrebbe essere a pesca con gli amici a Fiji sud - zona dove tra l'altro il pescato abbonda - e invece si ritrova a Manaus, in piena Amazzonia, là dove Balotelli fece l'ultima grande cosa della sua carriera segnando agli inglesi. Ma questa è un'altra storia.

Perché questa, è la storia del portiere delle Isole Fiji. Io e te, al suo posto, semplicemente stando fermi in mezzo alla porta avremmo fatto figura più dignitosa. Lui no, ad ogni pallone che gravita nei paraggi tenta la mossa disperata: l'uscita di pugno alla cieca, l'urlo di Hokuto, la scivolata alla carlona. Cazzo scivoli, portiere delle Isole Fiji? Siam mica all'Acquafan.

La linea a quattro dei difensori delle Isole Fiji, che spesso da "linea a quattro" si trasforma in "linea a cazzo", certo non lo aiuta. Ma qui non stiamo a fare le pulci ai difensori, ma al portiere delle Isole Fiji.

Tutti noi quando andiamo le prime volte all'oratorio sappiamo che l'ultimo merdone scelto al momento della composizione delle squadre, finirà in porta. Nessuno vuole andare in porta, non prendiamoci per il culo. Infatti prima di iniziare a giocare si fa il gioco del "chi tocca per ultimo la traversa va in porta". In ogni caso l'andare in porta nei nostri oratori può ancora avere un senso, non negli oratori delle Isole Fiji. Se nell'oratorio delle Isole Fiji ti sbattono in porta, tu devi avere la dignità di dire "preferisco andare a pescare a Fiji Sud, zona tra l'altro assai pescosa", oppure "col cazzo vado in porta, vado a fare una vasca in centro-Fiji, da Bershka che c'hanno i saldi". Ma in porta no, altrimenti non hai dignità.

E infatti il portiere delle Isole Fiji non ha avuto dignità.

La colpa in ogni caso non è sua.

La colpa - è ora di dirlo - è di "un minchia" di francese, tra l'altro barone: tal De Coubertin.

Il noto pedagogista un bel giorno disse: "Non è giusto che ci siano gli stronzi e i meno stronzi, siam tutti uguali e con pari diritti sportivi". Siam tutti uguali un paio di cazzi. Alex Meret, il portiere dell'Italia futuro fenomeno, non è uguale al portiere delle Isole Fiji, eppure alle Olimpiadi non c'è. Perché? Forse perché non è il figlio di notaio? No, solo perché andava accontentata la "quota Oceania" ai Giochi e quindi "dentro le Fiji, fuori gli altri".

De Coubertin con le sue idee della fava l'altra sera ha in definitiva rovinato la vita ad almeno due persone:

1) A me che mi son rotto il cazzo davanti alla televisione.

2) Al portiere delle Isole Fiji che ora tornerà casa e verrà preso per il culo dagli amici suoi al grido di "minchia ma non potevi andare a pescare a Fiji Sud - zona tra l'altro assai pescosa - come tutti noi? No, dovevi fare il portiere alle Olimpiadi. E dire che sei il figlio del notaio, coglione".

Fine.

Ps. De Coubertin pare che per giocare all'oratorio dovesse portare da casa il SuperTele.

Ps2. Stanotte c'è Canada-Zimbabwe. Portieri del Canada e dello Zimbabwe, dateci retta: se siete figli del Sindaco del Canada o del Prefetto dello Zimbabwe - e quindi raccomandati - fingete di essere stati contagiati dalla fetente Zika. Eviterete la figura di merda del portiere delle isole Fiji che in questo momento vorrebbe essere a Fiji Sud a tirar su sogliole e branzini.

Che sciagura lo spirito olimpico.


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