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Editoriale

Juve: il coraggio e la scelta (pericolosa) di Allegri. De Boer, elogio della normalità (e il club pensa a un gran rinforzo...). Milan: complimenti e un rimpianto. Napoli, c'è uno strano silenzio. Tanti auguri Totti, ma...

27.09.2016 08.06 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 75888 volte
© foto di Alessio Alaimo

Eccoci. Per prima cosa devo scrivere "Gianmarco" perché un ragazzo (tal Gianmarco M.) questa settimana mi ha chiesto a più riprese via facebook: "Per favore puoi inserire il mio nome in un punto a caso del prossimo editoriale, meglio se all'inizio? So che ti sembrerà una richiesta strana, ma se puoi fallo". Fatto.
Mi piace pensare che Gianmarco ora possa andare al bar degli amici con la stampata del pezzo e dire: "Avevate ragione, è talmente cretino che ha eseguito".
La seconda cosa che mi piace pensare è che abbia scritto "meglio se all'inizio" perché colcazzo aveva intenzione di leggere tutta la pappardella. Se è così, caro Gianmarco, ti auguro di passare due settimane nella casa del Grande Fratello Vip (credo che di peggio al momento non si possa augurare).
In ogni caso, per buttarla definitivamente in vacca e far passare l'inutile autunno, inauguro la rubrica "manda la parola o il pensiero che ti pare", il sottoscritto pubblicherà l'ambaradan in contesti più o meno calcistici nel prossimo editoriale (sempre se non mi cacciano prima).
Tutta la manfrina di cui sopra mi serviva per: A) realizzare il sogno di Gianmarco e per trovare il modo di innescare la catena Grande Fratello Vip - Ilary Blasi - Caso-Totti. Credo di esserci riuscito egregiamente.
Il caso-Totti è molto più centrale del Grande Fratello Vip, ma al momento ci tengo molto a parlarvi di Costantino Vitagliano.
Costantino Vitagliano è un concorrente del Grande Fratello Vip. Si è meritato la convocazione perché a suo tempo ne trombò molte partecipando da protagonista a "Uomini e Donne" della De Filippi.
Quando partecipi a "Uomini e Donne" della De Filippi e sei belloccio, è facile che tu possa entrare in questo tipo di loop: 1) Diventi un manzo di cui tutti parlano. 2) Trombi molto. 3) Fai le ospitate in discoteca. 4) Un altro manzo diventa più importante di te. 5) Tromba al posto tuo. 6) Non ti vogliono più neanche alla "sagra del finferlo e del tronista bollito". 7) Scompari dai radar. 8) Ti ripescano molti anni dopo in un qualche reality tipo "Vip per coccodrilli", il reality dove ex famosi vengono gettati nella fossa degli alligatori e vediamo un po' che cazzo succede. Il tutto nel segno della grande ironia e del rispetto degli animali, ci mancherebbe.
Molti accettano perché sperano nel riscatto. Molti altri muoiono divorati dagli alligatori. Quelli che ce la fanno in genere finiscono dalla D'Urso e rimpiangono gli alligatori.
Vitagliano è stato un filo più fortunato ed è finito al Grande Fratello Vip, dove al posto degli alligatori ci sono Valeria Marini struccata, Pamela Prati struccata, Clemente Russo struccato, Stefano Bettarini che parla solo di rumori intestinali tipo bambini delle medie, Elenoire Casalegno sempre gran figueira, Laura Freddi con pigiami da sei mesi con la condizionale, più un'altra serie di sconosciuti che a volte parlano tra di loro con sguardi assai interrogativi e si dicono cose tipo "oh, zio, tu perché sei qui?". E l'altro: "Boh. Una volta sono arrivato quinto a "Reazione a Catena". Tu?". E quello: "Boh. Mi hanno scartato a Vip per coccodrilli e allora ho fatto richiesta qui. Devo aver fatto bella impressione".
Tutto questo viene sapientemente gestito da Ilary Blasi, che non ha avuto il coraggio di dire a Vitagliano: "Zio, hai cinquant'anni e vai ancora in giro a torso nudo, mettiti una canotta", ma invece si è permessa di rompere le balle a Spalletti.
La questione è talmente nota che è il caso di arrivare immediatamente al punto: qualunque fosse il suo scopo, la Blasi ha fatto una cazzata o, comunque, non certamente il bene della Roma. La sensazione è che la brava Ilary si stia comportando come la moglie dell'Imperatore cui tutto è permesso, anche di esagerare in nome del rispetto che si deve a cotanto Francesco.
Oggi doveva essere il giorno dei legittimi festeggiamenti per i 40 anni del Pupone e, invece, si è trasformato in quello dei veleni a scoppio ritardato. Aveva senso buttare la bomba atomica in questo preciso momento? Aveva senso contestare una "mancanza" del tecnico a sei mesi di distanza? Aveva senso innescare il pandemonio ora che il capitano ha ritrovato minuti in campo e sorrisi (quantomeno di facciata), utili per far proseguire la convivenza? Aveva senso anteporre i fastidi della famiglia ai bisogni di tranquillità di un club troppo spesso al centro della bufera? Un capitano è tale non solo quando indossa la fascia, ma anche e soprattutto quando butta giù bocconi amari in nome del bene comune, lo stesso vale per sua moglie.
Per carità, onore e gloria a cotanto giocatore, il cui stampino è andato perso 40 anni fa, ma il calcio non è tennis, non si gioca da soli: ci sono i compagni, l'allenatore, i dirigenti, c'è soprattutto uno spogliatoio da rispettare e preservare. Non sappiamo se quello di Ilary è stato peccato "mortale" o peccato "di ingenuità", sappiamo che il risultato è lo stesso: una giornata di festa si è trasformata in un delirio che va a pesare non sulle spalle dei "tottiani" o degli "spallettiani", ma su quello della Roma. Che a guardar bene dovrebbe essere il bene comune (e al netto dell'elegantissimo ma allo stesso tempo tardivo comunicato arrivato a tarda sera per mettere insieme la frittata...).

L'altro "caso" del giorno riguarda Frank De Boer, allenatore dell'Inter "colpevole" di aver sostituito un suo giocatore non a fine primo tempo, bensì quando a metà del primo tempo. Un atto irriguardoso, secondo qualcuno, perché "così non si fa". Siamo alla follia: un tecnico viene giudicato non nel merito della sua scelta (Kondogbia non era in partita - provo a migliorare la situazione - lo tolgo) , ma per la tempistica (doveva aspettare per questioni di rispetto e bla bla bla). Allo stesso modo non si giudicano i contenuti della sua spiegazione post-gara, semmai si valuta la sua scarsa dimestichezza con la lingua italiana.
Sapete che c'è? Lunga vita a De Boer, alla sua naturalezza, quella di chi se ne frega di articoli e avverbi ma riesce comunque ad arrivare al sodo molto più di tanti colleghi: Kondogbia andava sostituito perché ci stava capendo poco e perché non aveva rispettato le consegne. Stop. Se il prezzo dello "scarso italiano" è avere a che fare con un tecnico "vero", speriamo che non impari troppo in fretta forme tipo "scelta tecnica" o "una giornata storta ci può stare". No, non ci può stare, soprattutto se hai passato la settimana a provare determinate soluzioni.
De Boer non ha defenestrato Kondogbia, lo ha invitato a guadagnarsi la pagnotta. Il francese avrà spazio e modo per dimostrare se ha imparato la lezione e ci farà capire che tipo di giocatore è. Ci sono quelli che dopo la punizione "mettono il muso" e quelli che tirano fuori l'orgoglio e reagiscono. L'Inter e tutte le altre squadre del pianeta hanno bisogno dei secondi. Si rischia il danno economico? Si finirà col depauperare il valore del giocatore? Può darsi, ma anche in questo caso il bene ultimo è l'Inter: alla peggio il francese varrà qualche soldo in meno e chi lo ha sostituito e per un anno non si è visto mai (Gnoukouri) proverà a far capire che "avere vent'anni" non per forza deve far rima con "ci vuole tempo".
Il resto son questioni di "filosofia", quelle di coloro che giustamente valutano il pareggio di Bologna come un'occasione persa per dare un segnale in zona-Champions, ma anche quelle degli eterni brontoloni, "appassionati con la passione per la critica", gente che non vedeva l'ora arrivasse la prima partita senza gol di Icardi per ricominciare con la cantilena ("Sa fare solo gol, anzi a volte neppure quelli") o perfino quelli che hanno già bollato Gabigol ("mah, in un quarto d'ora non ha fatto vedere niente...").
Questi ultimi fanno il paio con i "critici della presentazione", quelli che "che baracconata la presentazione del brasiliano" e non si accorgono che trattasi di puro tentativo di fare marketing, ovvero quella cosa che invidiamo tanto ai club esteri, ma che da noi diventa pretesto per storcere il naso e buttarla in caciara.
Infine il mercato, quella cosa che a citarla a settembre inoltrato fa venire il prurito, ma che in certi casi ha ragione di tornare alla ribalta. L'Inter sta valutando Caceres, lo segue, parla con il suo agente (Fonseca). Non sappiamo se l'ex difensore bianconero, attualmente svincolato, verrà invitato fin da subito ad allenarsi con i nerazzurri, sappiamo però che l'interesse è molto concreto.

Quindi il Milan, una squadra viva, giovane, una squadra che prova ad andare oltre i suoi limiti e solo per questo merita un applauso. Lasciamo perdere per una volta le faccende "cinesi", anche perché scriveremmo solo puttanate interlocutorie (i cento milioni... i cinesi ci sono... diffidate da chi diffida ma anche da chi offre certezze... bla bla bla), concentriamoci invece su un tizio in particolare, che poi è Montolivo. Chi scrive ha spesso e volentieri criticato il capitano dei rossoneri, sia per come ha gestito certe faccende fuori dal campo, sia per numerose prestazioni scadenti sul terreno di gioco. Non saranno un paio di partite positive a modificare la valutazione complessiva di un giocatore che - parere soggettivo - poteva dare molto più di quello che ha dato, ma sono le stesse belle prestazioni che fanno ancora di più arrabbiare coloro che da almeno un paio d'anni chiedono a gran voce un centrocampista "di qualità" da affiancare proprio a Montolivo. Se in un mondo parallelo esistesse un Milan che invece di buttar via quattrini per rincalzi evidentemente poco utili alla causa (attualmente il mercato 2016 non è pervenuto) avesse puntato tutto su un giocatore "alla" Borja Valero, oggi i rossoneri disporrebbero di una squadra davvero interessante e più a misura di Montella, attualmente costretto a replicare - saggiamente - lo schema-Mihajlovic fatto di difesa e ripartenze. Costava troppo? Non c'erano i soldi? Cazzate: meglio un solo giocatore buono ma titolare, che tante riserve a far mucchio. In ogni caso, davvero, complimenti ai ragazzi di Montella.

Infine la Juve, chiamata oggi a un impegno agevole solo sulla carta. Il pareggio con il Siviglia impone i tre punti, gli stessi arrivati in casa con il Cagliari e a Palermo e neanche troppo celebrati perché "per la Juve è normale". E siamo sempre alle solite: Allegri è destinato a vincere tutte, quantomeno in campionato. Viceversa verrà attaccato, giudicato "inadatto". Forse è eccessivo, forse è il destino di chi ha tra le mani una squadra costruita per provare a trionfare in Italia e in Europa. Di sicuro, il mancato arrivo di Witsel si fa sentire più del previsto, tanto che il livornese sarà costretto (ma senza fare tragedie, anzi...) a puntare su Hernanes regista a causa degli infortuni. Che sia la volta buona per il Profeta di fare finalmente amicizia con la Signora?

Quasi ci si dimenticava del Napoli. Capita così nel mondo dell'informazione: le polemiche in prima pagina, i successi senza clamori "dopo". Complimenti a Sarri che batte rivali in gran forma senza colpo ferire (il Chievo) e cancella le polemiche della settimana con le prestazioni sul campo. Se porta questi risultati, lunga vita al silenzio (e al "centenario" Hamsik, ovvio).

In chiusura vi lascio con un pezzo molto più serio di quel che possiate pensare, dedicato alla faccenda che ha riempito quotidiani e siti la scorsa settimana, ovvero il Leotta-Gate. Sembra passato un secolo, ma è il limite della cosiddetta "informazione moderna", che un giorno ci fa vedere le cose come "fondamentali" e il giorno dopo... ce le siamo già dimenticate. Bah... (Twitter: @FBiasin @ilsensodelgol Mail: ilsensodelgol@gmail.com).

E, insomma, sono spuntate queste foto di Diletta Leotta, «rubate» dal suo smartphone. Riassunto in sette parole su «chi è Diletta Leotta»: una-giornalista-sportiva-non-brutta-di-Sky.

Il «non brutta» è per non fare la figura degli arrapati prima del decimo rigo.

Queste foto di Diletta Leotta, hackerate da qualche porcaccione (traduzione di «hackerate»: fottute grazie a qualche magheggio tecnologico), hanno coinvolto gli italiani più del terremoto, più della questione immigrati, più di Uomini&Donne Senior di Maria De Filippi. Questo perlomeno nella popolazione maschile compresa tra i 7 e i 112 anni (sopra i 112 anni ha prevalso ancora Uomini & Donne Senior).

È tutto ciò ridicolo e vergognoso? È, questa, prova evidente della deriva pecoreccia presa da noialtri italiani, dell'imbarbarimento che presto porterà tutti noi a diventare ciechi e callosi? Lo è, ma la cosa era arcinota anche prima di vedere le grazie di «sua grazia» e, soprattutto, ci distrae dall'obiettivo. Riassumiamo il contenuto delle foto e, infine, andiamo al punto.

Contenuto delle foto sintetizzato in poche parole: la Leotta sfrutta il metodo fotografico denominato «selfie» per immortalare parti del suo corpo che preferiamo lasciarvi intuire. Per aiutare coloro che sono appena sbarcati da Plutone vi diremo che non si tratta né del ginocchio, né dell'alluce valgo e che c'entrano le tette. Fine degli aiuti.

Veniamo infine al punto: 1) ha Diletta Leotta fatto qualcosa di sbagliato? No, queste foto erano semplicemente «cazzi suoi» sottratti in maniera bieca. 2) Deve Diletta Leotta vergognarsi di qualcosa? No, a casa sua e nel rispetto degli altrui diritti, ognuno fa quel che gli pare. Se invece pensate «sì, che svergognata» riflettete su quel che c'è nel vostro telefono o in quello dei vostri figli/parenti stretti: chi più, chi meno, siamo tutti sulla stessa barca goduriosa salpata ai tempi degli Assiri e dei Babilonesi, solo che all'epoca non c'erano gli smartphone. 3) È Diletta «colpevole di ingenuità» per aver lasciato codeste foto in un posto denominato «iCloud», sorta di cassetta di sicurezza virtuale dove chiunque può archiviare i fattacci suoi? No, non lo è, quantomeno non più delle vittime dei furti in banca. 4) Queste foto fanno realmente «impressione»? Scandalizzano davvero? Non scherziamo, per l'amor del cielo. Avrebbe fatto molto più scalpore se nel cellulare della Leotta avessimo trovato non lei con le bocce di fuori (ha 25 anni ed è figa, se non lo fa codesta bellezza chi lo deve fare, Malgioglio?), ma uno scatto di Massimo Mauro in guèpière.

E ora caliamo le braghe (in senso figurato, per carità): questo è un pezzo in difesa di Diletta Leotta, del suo diritto (che è anche il nostro) di farsi tutte le foto del cazzo che vuole. Solo che se le facciamo io e te restano foto del cazzo (in ogni senso) e non se le fila nessuno, se invece se le fa lei creano un putiferio ormonale e morale da film di Pierino.

Questo è un pezzo in difesa di Diletta Leotta per almeno tre motivi: 1) La ragazza è buona come il pane ma allo stesso tempo è brava, sa condurre e si merita quello che ha. 2) Magari pensa «che gentili costoro» e le buttiamo là un apericena. 3) Tutti quanti dobbiamo iniziare ad avere paura. Ma di brutto.

Lasciamo perdere il populistico e assai facile «il caso Tiziana Cantone non ci ha insegnato niente!» e ragioniamo su altro. Al giorno d'oggi se non stai attento sei fregato: ti sputtanano, e lo sputtanamento non si diffonde con il vecchio «passaparola», ma con la velocità siderale conferita dal web. Al giorno d'oggi questioni vitali e non vitali sono alla mercé di tutti. E «tutti» non siamo io e te più o meno dotati di senno, ma gente ai limiti della malattia mentale che gode nell'infierire, che enfatizza, che trasfigura la realtà e magari al «pacchetto di foto osé» aggiunge un fotomontaggio per buttarla ancor più in caciara. E in un attimo uno pensa: «Questa è lei o non è lei? Forse è un falso», ma inconsciamente ha già deciso che sì, «quella che mostra il culo è proprio la Leotta» e nulla gli farà cambiare idea.

Si chiama «bestiale invidia», si chiama «mondo dell'informazione andato a puttane», per fortuna si chiama anche «totale superficialità», quella che oggi ci fa sbavare sulla questione Leotta e che domani ci farà dimenticare anche questa troiata, perché tanto ci sarà qualcun altro da massacrare o difendere alla bisogna. E allora la chiudiamo con un doveroso #jesuisleotta, ché proprio il jesuis «buttato là» è il simbolo di quanto ormai tutto scada più in fretta di uno yogurt.

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