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Editoriale

Juve: il regalo per l'Euro qualificazione è un big a gennaio. Al Milan la rivolta degli ex! Ecco cosa c'è dietro. L'Inter ha un segreto... vecchio di qualche mese. Napoli: il mistero della sconfitta di Bologna

08.12.2015 10.23 di Fabrizio Biasin  Twitter:   articolo letto 102207 volte
© foto di Alessio Alaimo

Ognuno ha il Santo che si merita. A Milano vince Ambrogio. Tutte le volte che si approssima il 7 dicembre mi balzano in testa due cose assolutamente poco importanti. Ve le segnalo.

1.      Lo spot Anni 80 del Ferrero Rocher che col Santo non c'entra niente ma con Ambrogio c'entra eccome. Ambientazione: macchinone. Protagonisti: due. A) Milfona vestita di giallo assai piacente e chiaramente miliardaria. B) Autista/maggiordomo sulla cinquantina con tuba e malcelata voglia di dare due colpi al milfone. Dialogo. MR (Milfona ricca): "Ambrogio!". AP (Autista porcone): "Signora!". MR: "Avverto un leggero languorino". AP: "Ci fermiamo a prendere qualcosa?". MR: "Mmm. Non saprei che cosa, Ambrogio. La mia non è proprio fame. È più voglia di qualcosa di buono". E lì zac! Nel mio spot ideale Ambrogio tira fuori il tartufone e chi s'è visto s'è visto.

2.      La fiera degli "Obej obej". Ognuno ha la "sua" fiera degli Obej obej, quella milanese va in scena proprio a Sant'Amborgio. Trattasi del classico mercatino, dove trovi un po' di tutto. E tu pensi: "Vado alla fiera degli Obej Obej a cercare dei regalini per Natale". Non si sa perché ma l'avventore "tipo" del mercatino di Natale, prima di entrare nel dedalo di bancarelle pensa "Io so fare gli affari, il venditore non mi fotterà", appena varca la soglia del puttanaio inizia a credere che tutto sia straordinariamente bello e assolutamente da comprare: "Va che bellina questa spilla a forma di calorifero, questa qui non la trovi in negozio; va che bello il cappello indios in acrilico, questo qui lo trovi solo qui perché in Perù li fanno di lana; orcaeva la pietra pomice in pomice, ne prendo tre; minchia la bancarella dei formaggi! Figata! Prendo una forma di caciotta australiana made in Italy che costa un decimo ed è molto buona". Il mercatino ti rincoglionisce e i venditori ben lo sanno. Tipologia del venditore più pericoloso: quello dei coltelli tipo Shogun o Chef Tony. I venditori dei coltelli tipo Shogun o Chef Tony, sono quelli che riescono a farti credere che se in casa non hai almeno 123 affetta-verdure non sei un cazzo di nessuno. Per convincerti fanno la dimostrazione. Cioè, loro in 17 secondi trasformano una carota in un presepe, tu torni a casa e ti accorgi che A) Avevi comprato gli stessi coltelli ieri. B) Non tagliano neanche la Gazzetta. C) Sei allergico alle carote. Per fortuna hai acquistato anche la "Super centrifuga", quella che il venditore butta dentro frutta a caso e produce spremute rare, tipo papananas o lampelmo. Quella che pensi "Minchia la centrifuga! Questa la regalo alla Marisa così ci sveglieremo tutte le mattine a far la spremuta e diventeremo delle persone sane!". Poi vai a casa e ti rendi conto che A) Avevi comprato la stessa centrifuga ieri. B) La Marisa è scappata con lo Chef Tony che si fa di crac con i soldi incassati dalla vendita delle centrifughe. Sempre nei mercatini puoi trovare i veri dominatori del cucuzzaro: i venditori di cazzibibboli e addobbi per alberi di Natale. Tu: "Vorrei una pallina per l'albero di Natale". Loro, come se fosse normale: "Sono 15 euro, se ne prende 4 fanno 59 euro, conviene". Tu: "Minchia, care!". Lui: "Mi scusi, ma lei ha in mano tre "Super centrifughe" e rompe il cazzo a me?". Cose così. Poi ti avvii verso casa consapevole di aver acquistato puttanate, incroci un amico che ha comprato le stesse puttanate e per lavarvi la coscienza tirate fuori un grande classico degli anni Duemila: "Sì, cioè, tanta gente in giro ma nei negozi non c'è quasi nessuno. La crisi...".

La crisi è soprattutto cosa di calcio. Appena perdi un paio di partite arriva, inesorabile, tipo maledizione divina. Pensiamo al Napoli. L'altroieri si sprecavano i paragoni del genere "Maradona è meglio 'e Pelè ma entrambi sono peggio del Pipita", oppure ci si accordava su dove organizzare la festa scudetto a maggio ("Facciamola da me che ho il condizionatore Daikin". "Se la facciamo da me viene anche un cugino di Aronica"). Oggi, complice il ko di Bologna, si disegnano scenari da tregenda: "Sarri non sa gestire il gruppo (...) Il Napoli ha solo Higuain, gli altri sono comparse (...) Manca lo spirito della grande squadra (...) De Laurentiis se ci crede davvero deve comprare almeno 3 centrocampisti e una paio di difensori (...) E comunque il mister mangia il panettone ma solo perché è già aperto". Il pessimismo cosmico è di parecchi tifosi, ma anche di molti commentatori.

Chi scrive non cambia idea: il Napoli resta la squadra favorita per lo scudetto, complessivamente la più forte a patto che sappia "sfruttare" le tre sberle di Bologna e provveda a un salutare "bagno di umiltà". Perdere dopo due mesi perfetti, soprattutto, può servire a convincere De Laurentiis che la squadra è forte, fortissima, ma certamente perfettibile: serve il "Soriano" sfuggito l'ultimo giorno di mercato (non lui per forza, sia chiaro), serve un difensore per far rifiatare i titolari quando è il caso. In fondo non è molto. L'importante è non trasformare settimanalmente i matrimoni in funerali e viceversa.

Decisamente più complicata la situazione Milan. Non è una questione di risultati, o comunque non solo. In rossonero ormai si vive di dichiarazioni più o meno sibilline di allenatori ("c'è un'aria strana", "Speriamo che il patron non sbagli spogliatoio"), altre molto più dirette e promosse da ex bandiere (l'ultimo Albertini: "Al Milan serve un progetto, non si fanno gli acquisti solo con le opportunità offerte da certi agenti"), soprattutto passa in secondo piano il "presente", quello - per fare un esempio - di una panchina che domenica a Modena si presentava così: Abbiati, Suso, Poli, Rodrigo Ely, Mexes, Josè Mauri, Zapata, De Jong, Calabria, Honda, Livieri, Luiz Adriano. Questa non è una panchina adatta a una squadra che si pone come obiettivo il terzo posto, così come quello in campo non è un 11 che può "bastare a se stesso". Se quella del Milan fosse una rosa "ben costruita", un qualunque allenatore avrebbe "sbriciolato" i suoi cambi dopo pochi minuti del secondo tempo. Mihajlovic invece si è limitato a inserire Adriano per Cerci. Perché? Perché - badate bene, per colpe anche sue - non si fida dei famosi 11 "anti-Crotone". Un vero affronto alla luce dei 90 milioni spesi la scorsa estate. La situazione è brutta, ma non tanto per la questione "classifica", quanto per la totale assenza di unità di intenti. Sabatini a Roma se la passa male, malissimo. Potrebbe scaricare fango su Garcia, potrebbe appellarsi all'abusatissimo detto "Chi non vince tace", invece a 24 ore dalla partita da dentro o fuori contro il Bate chiarisce: "Se affondiamo lo facciamo tutti assieme". Varrà poco in termini di risultati, ma quantomeno fa capire che la questione è una e una sola e si chiama "Roma". A Milano invece ci sono "tanti Milan": quello del tecnico di turno, quello dei singoli giocatori che proteggono il rispettivo orticello, quello dei due amministratori delegati, quello societario e vai a capire che fine ha fatto la trattativa con Mr Bee, quello - badate bene - delle ex bandiere che prima tacevano e improvvisamente hanno rotto gli argini perché "se l'ha fatto Paolo allora possiamo farlo anche noi".

Il Milan non deve ripartire dai risultati, o comunque non solo da quelli: il Milan deve ripartire dalla consapevolezza di essere un club che non può essere preso ad esempio per la "cattiva gestione". Negli ultimi anni una delle poche cose belle (costosa, ma bella) "costruita" dal Diavolo è "Casa Milan": in attesa di capire se qualcosa cambierà a livello di organizzazione (il famoso direttore sportivo da affiancare all'amministratore delegato) sarebbe utile (e a costo zero) anche solo una visita tutti assieme nella famosa "Sala dei Trofei". Così, giusto per far capire a ogni singolo tesserato da dove arriva questo club. Potrebbe essere più utile di un allenamento passato a parlare di 4-4-2 o 4-3-3, potrebbe servire per ritrovare l'orgoglio perduto in troppi anni in cui il Diavolo da "club più invidiato al mondo" è diventato un "problema creato da altri". Perché c'è sempre "un altro" a cui dare la colpa.  

L'altra sponda di Milano ride, e non solo per il primato in classifica. Icardi non segna? Pazienza, ci pensano gli altri. Ride perché - incredibile a dirsi - sta iniziando anche a giocare bene. É vero, il gol contro il Genoa è arrivato da un rimbalzo assassino a centro area, ma prima Perin aveva fatto i miracoli. E l'attacco leggero regge bene, ma ancora meglio fa la difesa. E pazienza se Capello dice che il suo Milan creava più occasioni, i tre punti sono sempre uguali. Risultato: nessuno sa se questa squadra vincerà lo scudetto, arriverà terza o fallirà miseramente, ma tutti sanno che chi ha lavorato per costruirla ha la coscienza a posto. E non è poco.

Chiusura sulla Juve, la brillantissima Signora scesa in campo negli ultimi 40 giorni. Ad Allegri e figliocci basta un punto stasera per assicurarsi il primo posto nel girone, consolidare il momento magico della rimonta in campionato e magari recuperare anche Morata. Arrivare a Natale di nuovo in corsa per lo scudetto (anche questa volta Allegri non ha sbagliato la sua "profezia") e con un bel sorteggio negli ottavi, farebbe quasi dimenticare l'addio estivo di quei tre. I fantasmi di Pirlo-Vidal e Tevez sono stati scacciati dai gol di Dybala e dalla concretezza di questa Signora sicuramente meno "sfarzosa" ma persino più efficace di prima; soprattutto una squadra con un futuro garantito da un mercato troppo presto criticato. Marotta ha sbagliato solo nella faccenda "trequartista" ma può rimediare a gennaio: se per la Befana Allegri riceverà in regalo il suo uomo (Gundogan? Lavezzi?) allora potrebbe persino fare meglio dell'anno scorso. A ottobre per una frase del genere avrebbero chiesto il ricovero coatto...

Saluti e baci amici cari. Siamo entrati nelle due settimane che precedono il Natale. Ci sono tre tipologie di uomini che approcciano alle festività: 1) Quelli entusiasti che cantano gingolbels, adorano le cene aziendali, organizzano le tombolate e al 7 gennaio vanno in analisi. 2) Quelli che entrano in totale depressione, sorridono solo quando Italia 1 dà "Una Poltrona per due" e il 7 gennaio godono nel vedere gli altri che vanno in analisi. 3) Gli Chef Tony e le Marise che invece in analisi non ci vanno mai. Maledetti... (Twitter: @FBiasin @ilsensodelgol).    


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