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Editoriale

Juve, il ritardo di Pogba dipende da una cosa non detta (e da un nuovo incontro Braida-Marotta!). Mancini ha individuato il vero nemico dell'Inter. Napoli, tra tante gioie ora Sarri ha un problema. Milan, il Diavolo migliorerà solo a un patto...

Nato a Milano il 3/7/1978, laureato in Scienze ambientali presso l'Università dell'Insubria di Como, da ottobre 2008 è Capo Servizio Sport presso il quotidiano "Libero". Opinionista Rai, TeleLombardia e Sportitalia
20.10.2015 18.02 di Fabrizio Biasin  Twitter:   articolo letto 148603 volte
© foto di Alessio Alaimo

Questa settima poche ciance, vorrei semplicemente raccontarvi di alcuni tizi che ho visto e incontrato qua e là. Non sono tanti. Meglio per tutti.

Cristiano Malgioglio
Partiamo dall'ultima. Ieri sono stato a pranzo con Cristiano Malgioglio. Voi direte: "Cazzo c'entra?". Assolutamente niente. Solo che era in zona Porta Venezia a Milano e siamo andati a mangiare, in fondo Cristiano è un amico. Aveva il ciuffo biondo e una sciarpa sbarazzina alla Fellini. Che stile. Gli faccio "Cri, mortacci tua, perché non ti sei tenuto il ciuffazzo blu elettrico che sfoggiavi alla prima puntata del Grande Fratello? Sembravi Ronaldo da Lima al Mondiale 2002". E lui: "Che nome curioso questo da Lima... Mmmmmm". E io: "Rifatti il ciuffo blu!". E lui: "Amore, mi piace cambiare, ora me lo faccio rosso". E poi: "Cri, me lo dici per che squadra tieni?". E lui: "A me fa impazzire quello che è sposato con la biondona argentina". Io: "Ah, Icardi...". Lui: "Madoooooonna che bbono Icarti". E io: "Icardi, non Icarti". E lui: "Pensa che quando è venuto ospite da Chiambretti la signora Nara mi ha invitato a casa loro, poi non se n'è fatto niente, che peccato". Ho pensato a Cristiano in slip a bordo piscina di fianco a Wanda: un'immagine forte. Troppo. Ho infine chiesto il caffè dopo sontuoso e agghiacciante "selfone" totale (se trovo il coraggio lo pubblico sui soliti social. Ma ci vuole coraggio).
Roberto Mancini
A San Siro per Juve-Inter, ho osservato dall'alto Roberto Mancini. Aveva il ciuffo biondo e una sciarpa sbarazzina alla Fellini. Praticamente sembrava Malgioglio. Non ho avuto modo di parlargli ma ho ascoltato attentamente quello che aveva da dire dopo la partita. "Basta parlare male dell'Inter". Beh, non ha tutti i torti. L'Inter gioca male, è vero; fatica a trovare la porta, è vero; Icarti (o Icardi) ha le polveri bagnate, è vero; la squadra arriva da un ko e due pareggi, è vero. Tutto vero, insomma, ma sentir parlare di squadra "impresentabile" (sì, si è letto anche questo) è francamente scorretto. Dopo otto giornate non sei secondo in classifica se la tua squadra è "impresentabile", probabilmente lo scudetto finirà in qualche altra città ma è bene ricordare che l'obiettivo dei nerazzurri era e rimane il terzo posto. La missione non è affatto semplice e si può concretizzare solo passando da un giuoco migliore.
Si può pensare a un'Inter che prossimamente inizierà anche a essere più bella? La cosa è auspicabile, non sicura, ma l'unica certezza è che al momento non è tutto da buttare, soprattutto la classifica (che poi è la cosa che conta di più). Con tanti saluti a quelli che "ahhh che bello l'Empoli di Giampaolo", poi guardi i punti e non ti capaciti: Inter oscena (seconda), Empoli stiloso (quart'ultimo). Mah...
Paul Pogba
Dalla stessa postazione privilegiata (livello "scrocco biglietti" ai massimi) ho osservato Paul Pogba. Non aveva il ciuffo, né la sciarpa sbarazzina alla Fellini, ma nel primo tempo sembrava Malgioglio: zero idee, poca presenza, nessun contrasto vinto. Il ragazzo si è svegliato nella ripresa e, almeno a sprazzi, ha fatto vedere perché vale la montagna di soldi che vale. Ieri si sono scatenati i criticoni e cattivoni: "Andava venduto la scorsa estate" o "altro che 100 milioni non ne vale neanche 30" o "Pirlo e Vidal celavano i limiti caratteriali del francese". Balle. Pogba è un fenomeno, lo sarà ancora di più in futuro. Il problema è che quasi tutti sanno che il suo futuro non sarà alla Juve. C'è chi parla di un accordo già sottoscritto con il Barcellona per il passaggio del ragazzo in blaugrana dopo l'Europeo. Non sappiamo se è vero, ma se così fosse i bianconeri avrebbero commesso un colossale errore: non si rifonda una squadra poggiandola sulle spalle di un giocatore che se ne andrà. Se l'hai tenuto è perché speri che rimanga a lungo, viceversa meglio sarebbe stato venderlo subito e tenersi Vidal. La via di mezzo (me lo tengo, ma ho già l'accordo con il Barcellona) può rivelarsi una sciagura secondo l'equazione "giocatore già accasato e con gli Europei da disputare = giocatore che inconsciamente non sputa sangue". Se, come possibile, non esiste alcun pre-accordo con gli spagnoli, allora il club bianconero bene farebbe a zittire le sirene griffate "Mundo Deportivo" che anche di recente hanno ribadito "Pogba è già del Barcellona" e che ieri hanno parlato dell'ennesimo incontro Braida-Marotta per definire la modalità. Voci decisamente fastidiose.
Massimiliano Allegri
Ah, a San Siro c'era pure Allegri. Molto elegante devo dire. E neppure spettinato. Considerazioni post-match del tecnico: "La corsa per lo scudetto è lunga, ne riparliamo a marzo". Ha ragione. Chi pensa che i bianconeri si arrenderanno o che siano già fuorigioco si sbaglia. È vero che tra la Signora e la vetta al momento ci sono tanti punti e tante squadre, è vero anche che i bianconeri continuano ad avere problemi in fase conclusiva, ma attenzione, la storia di Allegri dice che da Natale in avanti spesso le sue squadre diventano rulli compressori. Forse non basterà per vincere il titolo, ma per lottare per un posto in Champions decisamente sì.
Maurizio Sarri
Sarri? L'ho visto in televisione. Sì, vale anche così. Col cazzo che aveva sciarpetta e ciuffo. Indossava solo tuta e occhiali, gli basta per fare spettacolo. E che spettacolo. Inutile dilungarsi più di tanto: il Napoli è una bellezza, addirittura gioca fin troppo bene e questa cosa rischia di generare eccessivo entusiasmo. Ma, diciamolo, sono effetti collaterali che tutti vorrebbero avere. Chi segue le mie cose da quattro soldi, sa che sono sportivamente "innamorato" del progetto Sarri. Mi affascina il suo modo di gestire campioni e "comprimari", mi piace il suo sorriso dopo una vittoria (cosa per nulla scontata tra i tecnici assai snob di certe squadre blasonate), mi piace il fatto che sia riuscito a effettuare il lavaggio del cervello ad alcuni giocatori che sembravano "Mmmmm..." e invece sono "Wowwww!". Penso a Koulibaly che pare il miglior Thuram, penso a Hamsik che pare tornato indietro di 5 anni, penso a Higuain che è sempre stato un fenomeno ma ora è un fenomeno felice. Penso in particolare a Rolando Maran, mister dell'ottimo Chievo che ho incrociato giusto ieri negli studi di Sportitalia e prossimo avversario proprio del Napoli. Io: "Mister, la prossima è dura, il Napoli è una potenza". Mi ha guardato come per dire "fatti i cazzi tuoi" ma è davvero un signore e mi ha risposto "sì, sono davvero forti".
Sinisa Mihajlovic
Ho visto Torino-Milan in un bar di quart'ordine. Si parlava del "Nuovo Diavolo", del "Nuovo schema", del "4-3-3 che è la strada giusta", il giorno dopo si è parlato di una squadra "finalmente squadra" (almeno fino al vantaggio) e di un gruppo che deve imparare a gestire i risultati. Tutto vero, dalla prima all'ultima considerazione. Ho pensato però che i difetti di questo gruppo restano di difficile soluzione. Le considerazioni sono sempre le stesse: rosa assemblata con uno zic di superficialità, giocatori anche bravi ma che si "sposano" male insieme, limiti caratteriali da parte di chi dovrebbe dare la scossa nei momenti "caldi" delle partite, abbondanza di giocatori già bollati in passato, eppure ancora in rosa (e pure col nervoso). La matassa è affidata a Mihajlovic, mister chiamato a sbrogliarla ma a sua volta sotto pressione perché a inizio stagione il club ha chiesto un terzo posto che oggi pare una chimera. Chi conosce le cose di Milan dice: "Il gruppo si allena bene, ascolta il mister, tutti remano in un'unica direzione". È certamente così, ma questo non fa altro che dar credito a coloro che indicano nella costruzione del gruppo il problema più grave. Può il Milan risalire la classifica? Sì, può farlo, ma nessuno deve pretendere la luna, soprattutto chi si è dimenticato di mettere la benzina all'Apollo.
Bene, a questo punto vi sarete accordi che il fil rouge "persone che ho visto e incontrato" era una troiata senza senso buttata là per arrivare in fondo a questo pezzo. Vi lascio con l'ultimo incontro - "antico" ma reale - avvenuto in un bar tra il sottoscritto e Clarence Seedorf. Mi scuso con chi ha già letto della cosa sul blog "ilsensodelgol.it", ma il fatto è che avete apprezzato e quindi ve lo ripiazzo qui sotto. Soprattutto vi invito a mettere il maledetto "mi piace" alla pagina facebook del blog stesso. Solo in presenza di molti like, infatti, potrò finalmente zittire mio padre che a suo tempo sentenziò: "Il logo con Fantozzi, Filini e Calboni è una puttanata, mettici piuttosto una bella figa altrimenti la gente va sui blog dove ci sono quelle con le tette di fuori e tutti scrivono alle tizie poppute "escile". Siamo intesi pistola?". È chiaro che mio padre è a un passo dalla demenza senile. O forse ha capito tutto (Twitter: @FBiasin, @ilsensodelgol).
La prima (e unica) volta che ho parlato con Clarence Seedorf mi ha serenamente mandato affanculo.

Era ancora un calciatore del Milan ma questo è solo un dettaglio temporale.

Lo incrocio verso la mezzanotte in un locale di Milano di cui non posso fare il nome: il "Baobar". Un posto a suo tempo gestito da quarti di bue brasiliani con addominali ruvidi tipo grattugie e, soprattutto, invaso da manze di ogni razza e religione. Manze e buoi: praticamente un macello. Tipologia delle manze: giovani donne assai romantiche e idealiste del genere che se non hai 700 euro in tasca e 1000 cavalli parcheggiati in divieto di sosta fuori dal locale, è meglio se non ti avvicini. Se sei molto coraggioso e tenti l'approccio, sappi che rischi di imbatterti nel temibile sguardo "stana poveri" della manza in questione. Ti annusa tipo cane da tartufo e ti stronca con frasi come "il parmigiano non teme il tuo addome ma, anzi, chiede asilo politico".

Il sottoscritto avendo in tasca la miseria di 18 euro (di cui otto in moneta) e essendo dotato di scalcinata autovettura Fiat gentilmente prestata da sua madre, scansa scientemente le tartufone malcelando supponenza del genere "a voi penso dopo che ho cose più importanti da fare", quindi si dirige in zona Seedorf.
Clarence è solo. Poggia il suo culone su una poltroncina in un angolo appartato e "manza free" del locale. Pare Budda. Mi faccio coraggio e tento il simpatico contatto per strappare una sontuosa intervista. Io: "Buonasera Seedorf, mi presento, sono un giovane giorn...". Lui: "Stop. Silenzio. Taci. Mi vedi in compagnia?". Io: "No, non mi sembra...". Lui: "Secondo te sono qui per divertirmi o per parlare con te?". Io: "Ehm, no, le spiego...". Lui: "Non c'è da spiegare, c'è da andare. Prego, vada". E con la manona mi indica l'uscita. Debacle totale.

Lo odio. Nel tragitto che mi porta all'uscita penso a tre cose: 1) "Con 18 euro saltano fuori un gintonic fatto con gin marca "Gyn" è una birra piccola. Buttali via". 2) "Da oggi parlerò e scriverò male di Seedorf perché è uno stronzo". 3) "Quanta bella tartufona c'è sempre al Bao". Non faccio in tempo a terminare il pensiero sulla tartufona che mi cade la moneta. Si sparpaglia sul pavimento del locale. Posso fare due cose: 1) Raccoglierla tipo mendicante. 2) Andarmene fingendo disinteresse per l'inutile monetaglia. Fingo. Esco. Mi volto. Seedorf è di spalle. Se ne fotte. Pare Budda in versione "me ne fotto". Lo odio. "Parlerò per sempre male di Clarence Seedorf, questo è certo". Multa sulla Fiat. "Orcatroia". Fine.

Clarence Seedorf diventerà un grande allenatore. Io almeno la penso così. Ha un carattere di merda ma qui siam mica alle selezioni di Miss Italia. Se avesse avuto la possibilità di lavorare, se gli avessero dato carta bianca come oggi ne ha Mancini all'Inter, se avessero affidato a lui la gestione degli 80 milioni che la scorsa estate il Milan ha speso sul mercato, oggi il Diavolo non sarebbe una squadra da scudetto, ma una squadra con un futuro sì.

E invece niente. Non gli è stato concesso. L'hanno trattato come quello "antipatico", "diverso", "temuto dai giocatori", "uno che voleva cambiare lo status quo". Tutte cose vere e giuste, tra l'altro, perché un tecnico chiamato a fare la rivoluzione deve essere proprio così: "cattivo" e con qualche idea. Berlusconi credeva in lui. Berlusconi aveva avuto una grande intuizione. Quindi ha cambiato opinione, convinto non si capisce bene da chi: una parte dello spogliatoio, una parte della dirigenza, tutti quelli che incontrava nei locali alla moda.

Oggi Seedorf incassa - euro più, euro meno - 10mila cucuzze tutti i santi giorni. Senza fare niente. Si alza e se le ritrova in tasca. Io spero in moneta, ma questo è un altro discorso.

Domani forse allenerà l'Olanda, la cara vecchia patria delle donnine in vetrina e delle biciclette che puoi anche non legare al palo della luce che tanto non te le ciulano, mica come a Milano. Gli oranje devono ripartire dopo il fallimento e forse sceglieranno lui, Clarence, uno stronzo che al Baobar ti tratta come sputo di piccione ma capace di conquistarti con verità dette senza pensare alle conseguenze: "Il Milan è una squadra da ricostruire da capo a piedi". Era la primavera del 2014. Son passati 18 mesi. Continuiamo a dire le stesse cose.


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