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Juve, la mossa-Marotta per Gundogan (e Zaza ha deciso...). Inter: idee definite su Lavezzi (e in difesa arriva lo svizzero...). Milan: c'è un nome concreto per il centrocampo (e non è Witsel)! Napoli: la sentenza del cinepanettone

05.01.2016 14.07 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 149029 volte
© foto di Alessio Alaimo

Ciao. È il 2016. Per i cronometristi del capodanno Rai, quasi 2017. Ma invece è solo il 5 gennaio. In ogni caso non è cambiato granché dal 2015: noi italiani, minchioni eravamo e minchioni siamo rimasti. Per dire, oggi in gran parte d'Italia iniziano i saldi. Da qualche parte in realtà sono già cominciati in maniera più o meno ufficiale. L'altro giorno sono entrato in un negozio. E la commessa: "Desidera?". Io: "Niente grazie". Lei: "Se le interessa quel maglione guardi bene il prezzo... cioè, è quello ma non è proprio quello...". E io: "Mi sta dicendo che avete già i saldi ma fate finta di un cazzo?". Lei: "Beh no, cioè i saldi iniziano martedì, ma mi dica... lei è dell'Annonaria?". Io: "No, scopra pure le sue carte signorina". Lei: "Allora, parliamoci chiaro, i misto-lana da 49,90 in realtà glieli faccio a 35; sui pantaloni tronchi tutto di netto alla metà, un bel 50% e non se ne parla più; se mi prende pantalone + maglione le faccio i calzini all'80% di sconto. Capisce? Siamo al clamoroso FuoriTutto con tre giorni di anticipo sulla concorrenza! Ne approfitti finché ce n'è!". Io: "Sono dell'Annonaria". Lei: "Oh cazzo, scherza vero?". Io: "Sì, ma ora i calzini me li fa all'85% altrimenti chiamo i gendarmi". Capite? Tra noi italiani è un continuo giocare a incularella. O a farci condizionare dalla "maggioranza" e dai luoghi comuni di questo inizio 2016. Prendete Zalone. Molti sono andati o stanno andando a vedere l'ultimo celebratissimo film di super Checco. Alcuni per inerzia. Mia madre: "Stasera vado al cinema a vedere Zallone". Io: "Mamma, Zalone con una elle. Mi spieghi perché ci vai? Non entri in un cinema dai tempi de "La Principessa Sissi", era il 1955". Lei: "Mi ha detto la parrucchiera che se non vai a vedere Zallone non sei nessuno. Tutti ci vanno". Io: "Mamma, guarda che secondo me non lo capisci, non fa per te". Lei: "Comunque Grignani è stato grande con D'Alessio, alla fine è l'unico vero rocker rimasto in Italia". Io: "Mamma, non conosci neanche una canzone di Grignani, su da brava". Lei: "Una vergogna il Lungo Tevere chiuso per la merda... Povera Italia". Io: "Mamma la smetti di dire cose che senti in giro?". Lei: "Lo sanno tutti che bloccare il traffico non serve ad abbassare il Pm 10, però alla fine che belle le città senza macchine". Io: "Mangiato pesante?". Lei: "Sì, tipo Benitez. Dovevano farlo fuori dopo le quattro pere col Barcellona. Ma c'è ancora chi ci casca con CiccioRafa?". Io: "Sì, vabbe, ti saluto che inizia il mercato". Lei: "Il mercato di riparazione serve alle squadre che hanno lavorato male d'estate, i toppleier non cambiano casacca a gennaio, si prendono solo fregature". E niente. Ha riaperto il mercato e io per tradizione famigliare procederò con altrettanti luoghi comuni.
Lo sapete, sarà un lungo mese. Anche bello, per carità, ma estenuante. La scorsa estate scrissi 4 boiate sulle regole da seguire per non farsi fregare da quelli come me che non sanno niente ma devono far credere di saperne tantissimo. Ebbene, quelle regole valgono ancora di più a gennaio. Negli ultimi 5 giorni si sono già fatti i nomi di 3432 giocatori "potenzialmente buoni" per altrettante squadre, poi ti rendi conto che di "ciccia", di cose concrete, ce ne sono assai poche.

Prendete la Juve. Ogni gennaio sembra che a Torino debbano arrivare chissà quanti fenomeni per sistemare una squadra che, invece, va già benissimo così. Per carità, Allegri spera in un centrocampista, ma è il primo a sapere che Marotta e Paratici non butterano via quattrini a sproposito. E allora Gundogan resta un'opzione, ma a certe cifre solo per giugno. Isco? Stesso discorso, soprattutto ora che lo spagnolo vorrà mettersi in mostra con mister Zizou. La Signora sfrutterà la finestra di mercato per "perfezionare" e programmare la rosa 2016-17, interverrà in questa sessione solo e soltanto se qualcuno dovesse partire. Zaza? Non andrà via: il club ha già rifiutato offerte milionarie e lo stesso ragazzo sa che in questa seconda parte di stagione avrà lo spazio che merita. Caceres? Lascerà Torino solo in presenza di offerte corpose e comunque difficilmente in direzione Milano. Rugani? Non si muove e a sua volta avrà le sue occasioni secondo la regola di Allegri "ogni cosa a suo tempo". Ergo, la Juve e il suo tecnico ritengono l'attuale rosa all'altezza di giocarsi scudetto e coppe. Sì, anche contro il Bayern. Fanno bene? Beh, torniamo alla solita "frase fatta" ma molto condivisibile: il mercato di riparazione serve per chi deve "riparare" quello estivo per "costruire". La Juve a guardar bene ha ben poco da riparare.

Inter. Il discorso è sempre lo stesso. Molti pensano che Mancini spingerà per una mini-rivoluzione come 365 giorni fa, ma si sbagliano di grosso. I nerazzurri hanno costruito un gruppo solido che al limite va puntellato. Ausilio in particolare deve rispettare il comandamento di Thohir: gennaio va chiuso senza passivi in bilancio e, anzi, possibilmente con un attivo che vada a colmare i circa sette milioni di disavanzo dell'estate scorsa. Ecco perché Lavezzi resta un'opzione impraticabile. Il giocatore pretende un ingaggio da 5 milioni. A queste condizioni "l'arrivederci e grazie" sarà categorico anche a giugno. Ma il "no" al Pocho non dipende solo da questioni economiche. Mancini è soddisfatto dei suoi giocatori "offensivi", ragazzi che già ora sgomitano per trovare spazio, figuriamoci in presenza di un mammasantissima come l'argentino. Per questo l'Inter non toccherà il reparto avanzato e neppure il centrocampo. Mancini punterà - giustamente - su Kndogbia, ovvero quel giocatore che nei primi mesi "italiani" ha deluso e che ora è chiamato a dimostrare di valere tutti i 30+5 milioni spesi per lui. Acquistare un regista significherebbe depauperare un'operazione di mercato (la più costosa in assoluto degli ultimi anni) fatta solo sei mesi fa. Thohir lo sa bene, l'allenatore anche. Brozovic? Anche lui non si muoverà secondo il discorso assai logico "inutile incassare ora x milioni se poi si rischia di perderne altrettanti per non aver raggiunto la qualificazione alla Champions". Discorso diverso in difesa: con Ranocchia sicuro partente (ma non c'è solo il Bologna), probabile che due tra Santon, Montoya, D'Ambrosio, Jesus e Dodò (quest'ultimo promesso alla Samp) lascino Appiano, in quel caso i nerazzurri cercheranno di arrivare in tutti i modi a Widmer dell'Udinese, già adocchiato esattamente un anno fa. Con Pozzo la questione è sempre la stessa: non vale la "formula Ausilio", quella del prestito con diritto/obbligo di riscatto. Se l'Inter vuole il giocatore deve investire i circa 10 milioni richiesti dai friulani, soldi che il ds nerazzurro - nel caso - dovrà recuperare vendendo i giocatori "in eccesso" (e magari inserendo qualche giovane contropartita...).

E poi il Milan. Ovvero la squadra che più di tutte avrebbe bisogno di ritocchi, ma che al momento ragiona solo sui tesserati "da spedire". Sette giorni fa parlavamo dell'"opzione El Shaarawy", ovvero della possibilità che il Faraone potesse essere utilizzato come pedina di scambio per arrivare a un buon centrocampista da affiancare ai "soliti" Montolivo e Bertolacci. Il club, invece, a quanto pare non intende rinunciare ai quattrini promessi (e non concessi) dal Monaco. Da Arcore arrivano segnali chiari: il club dopo aver immesso sul mercato estivo i "famosi" 90 milioni, difficilmente concederà ulteriori fiches a Galliani. Boateng "coprirà" la prossima partenza di Cerci, difficile (se non impossibile) puntare a Witsel. Per fortuna dei rossoneri, però, il parco centrocampisti è ampio, anche a costi ridotti. Con Banega bloccato dal Siviglia, il nome giusto potrebbe essere quello di Ben Arfa: 28 anni, francese del Nizza, capace di giocare sia da esterno di destra che da centrale. Non ha completamente mantenuto le promesse del passato, ma potrebbe cercare riscatto proprio in rossonero, non fosse altro che ha il contratto in scadenza e verrebbe via per pochi milioni. Il Milan pare che ci stia provando, sarebbe un bel segnale per un ambiente stufo marcio di sentir parlare sempre e solo di "asse Milano-Genova".

Quindi il Napoli, che tratterrà Valdifiori ma comunque punterà a un altro centrocampista. Il nome (favorito su tutte le alternative straniere) è sempre lo stesso, Soriano, messo in vetrina a caro prezzo da Ferrero. Per la difesa il "solito" (e a sua volta caro) Maksimovic del Toro. Domanda: De Laurentiis quanto è disposto a investire? Il suo "Natale col Boss" al 3 gennaio aveva incassato poco più di 7 milioni di euro; se il patron crede nello scudetto dovrà decisamente intervenire con soldi "extra cine-panettone". Ne vale la pena? Beh, se non ci prova nell'anno delle 5 squadre in 4 punti, allora quando?

In chiusura il personalissimo "Pagellone di Capodanno", scritto dal sottoscritto su Libero all'indomani dei botti TV di San Silvestro. Per ricordarci che l'Italia è un Paese meraviglioso, anche e soprattutto nel 2016. Buon anno, buon mercato e buone fregnacce a tutti.

Va ora in onda «Il Pagellone di Capodanno», perdibilissima rassegna di quel che è andato in onda in televisione mentre il 2015 si levava dai maroni. Se pensate che questo possa essere un articolo populista, demagogico, facilone, con il solo scopo di mettere alla berlina i protagonisti della notte di San Silvestro in tv, vi confermiamo che sì, è proprio così.

10) CLAUDIO LIPPI
Doveva condurre con Amadeus e Papaleo «L'anno che verrà» in diretta da Matera. Non si è presentato a causa di un malore. Il coccolone gli ha risparmiato micidiali duetti con Alessandro Greco, Roberta Giarrusso o Silvia Salemi. Come si suol dire «Non tutti i mali vengono per nuocere».

9) GIANLUCA GRIGNANI
Nel mare magnum dei cantanti «a gettone» e delle facili promesse tipo «nel 2016 sarò più buono», Grignani non smentisce se stesso e si comporta da vero rocker maledetto. Sale sul palco di Bari, canta il cazzo che gli pare, mette in imbarazzo D'Alessio, stona il giusto, rimette in imbarazzo D'Alessio, prende la chitarra-poggia la chitarra-riprende la chitarra, non vuole scendere dal palco, ri-rimette in imbarazzo D'Alessio, non riappare sul palco per il salutone finale. Ci piace credere che ieri, al suo risveglio, il Grigna in pieno hangover abbia pensato «Ammazza che incubo, ho sognato che cantavo con Gigi D'Alessio».

8) FEDELISSIMI ALL'ARTEMIO
«Il ragazzo di campagna» (su Iris alle 21) con Renato Pozzetto, la Mariarosa e il «posto per commensale che non c'è», fa segnare l'1,91% di share con 346mila spettatori. Vi vogliamo bene.

7) PIUTOST CHE NIENT...
Il budget, per tutti, «è quello che è». E allora Gigi D'Alessio su Canale 5 canta la hit «Bailandoooooooooooo!» non con il figaccione Enrique Iglesias, bensì con un attore a caso della celebre telenovela «Il Segreto». Rai 1 a sua volta «resuscita» Michael Jackson e la sua Smooth Criminal. Tu pensi: «Minchia! Lo sapevo che non era morto!». Poi ti accorgi che nei panni della leggenda del pop c'è la Guaccero, che di nome fa Bianca. Jacko avrebbe gradito.

6) AMICI A PROFUSIONE
Ottavio De Stefano, Greta Manuzi, Davide Mogavero, Giada Agasucci, Vincenzo Capua, Alessio Iodice, Gennaro Raia, Leiner Riflessi, molti altri. Ovvero: gli ex «Amici» di Maria, i prodotti di X-factor, gli avanzi di The Voice, ecc ecc. Sono gli «effetti collaterali» dei talent, che a volte creano pop star ma più spesso producono «riempi palco» di Capodanno.

5) DAMMI SOLO UN MINUTO
Colpo di genio degli autori de «L'anno che verrà», che fanno esplodere il 2016 con un minuto di anticipo sulla concorrenza. La gente si incazza, ma non capisce che Mamma Rai intendeva omaggiare il grande «maestro Canello» di Fantozzi, colui che anticipava il Veglione per incassare paga doppia («All'una e trenta, ora illegale del maestro Canello, vale a dire la mezzanotte reale, la città salutò esplodendo l'Anno Nuovo...» cit). La citazione vale da sola il perdono per il colpevole.

4) IL MICIDIALE CIRCO
L'agghiacciante «Festival Internazionale di Montecarlo», ovvero il circo su Rai3, fa registrare l'8,21% di share con 1 milione e 545 mila spettatori. Questa è la prova che siamo noi a non capire nulla, perché eravamo pronti a scrivere la seguente puttanata: «Ci sono solo 2 cose più tristi del circo 1) Il circo in tv. 2) Il circo in tv a Capodanno». Alla fine l'abbiamo scritta.

3) L'ENTUSIASMO DI GIGI
La hit di Gigi il cui ritornello fa «na na/ na na/ na na/ na na il corazon!» viene cantata dalle 123 alle 176 volte. Sul palco bionde e more sfidano il freschetto di Bari e mostrano chiappe micidiali, poi appare la signora D'Alessio che tu pensi «avrà 35/40 anni» e invece ne ha solo 28. A dirigere il traffico lui, scazzatissimo, il Gigi Nazionale costretto di tanto in tanto a fare la pubblicità al panno carta. «Non dirgli mai» che ha fatto solo il 17,49% di share.

2) I ROMANTICONI
Su Rete 4, 631mila cristiani guardano «Notting Hill» con Grant e la Roberts. C'era la Mariarosa su Iris: imperdonabili.

1) IL BESTEMMIONE
L'idea geniale della tv di Stato: sms a pagamento da far scorrere in sovraimpressione per dire quel che vi pare. A garantire il filtro un incaricato (prontamente silurato). E allora, tra un «Franco ti amo!» e un «Buon hanno» con l'acca, ecco lo spoilerone su «Star Wars» (che non citiamo per rispetto di chi ancora «non sa») e infine «il bestemmione» di un simpatico anonimo da Taranto, visto in diretta da 5milioni e 565mila italiani (31,45% di share). Repliche previste ad agosto, al ricevimento della bolletta elettrica con sontuosa aggiuntina di Canone Rai.
(Twitter: @FBiasin @ilsensodelgol)


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